Una grave perdita ha colpito la comunità ecclesiastica: è venuto a mancare improvvisamente don Nicolò Giosuè, parroco di Sant’Alberto e Savarna. Il sacerdote, 59 anni, è stato stroncato da un malore mentre si trovava in montagna, nella Val Camonica, in località Edolo, per un campo parrocchiale con le famiglie della parrocchia di Ponte Nuovo. L'evento tragico si è verificato mercoledì 30 luglio, intorno alle 14:30, lungo il sentiero che conduce al lago d'Aviolo.
Don Giosuè, originario di Marmirolo nel Mantovano e ordinato sacerdote nel 2000, si era attardato per riposare durante una passeggiata post-pranzo. È stato ritrovato riverso a terra da un secondo gruppo di partecipanti al campo, che ha immediatamente allertato i soccorsi. Nonostante i prolungati tentativi di rianimazione da parte dei tecnici del Cnsas (Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico) della stazione di Temù, del Sagf (Soccorso alpino della Guardia di Finanza) di Edolo e del personale medico giunto via elicottero da Bergamo, per don Nicolò Giosuè non c’è stato purtroppo nulla da fare. Il decesso è stato dichiarato intorno alle 15:00.

Un Pastore Amato e una Guida Affidabile
La notizia della sua scomparsa ha suscitato profonda commozione e numerosi messaggi di cordoglio. Mirko De Carli, Portavoce Nazionale de il Popolo della Famiglia, ha espresso il suo dolore, ricordando don Nicolò Giosuè non solo come un amico sincero, ma come una "roccia sicura, un rifugio sempre presente e una speranza chiara e forte". De Carli ha sottolineato come il sacerdote abbia attraversato con lui "tutte le sfide che hanno caratterizzato i miei impegni negli ultimi anni: dalla politica, dagli impegni istituzionali, dalla testimonianza cristiana delle varie iniziative che sono stato chiamato ad affrontare".
Un ricordo commosso arriva anche da Dario Kesicki, parroco di Ponte Nuovo e confratello di don Giosuè. "La Sacra Scrittura e le confessioni: questo sera il cuore del suo ministero. Per le confessioni c’era sempre - dichiara - e non gli ho mai sentito dire un solo no. Accoglieva ed ascoltava tutti". Kesicki ha evidenziato la grande umiltà del sacerdote.
Don Andrea Bonazzi, parroco di Mezzano, ha aggiunto: "La fraternità sacerdotale era un tratto della suo essere prete - racconta -, si vedeva anche nel desiderio di incontrarci. L’aspetto sacramentale era il cuore della sua fede. Al centro c’era il suo sentire la presenza reale del Signore nell’eucaristia e nei sacramenti. Mi ha sempre colpito poi la fedeltà a tutti i momenti di preghiera, anche quelli con pochissime persone".
Un Ministero Dedicato alla Comunità
Don Nicolò Giosuè, nato nel 1966, ha svolto il suo ministero in diverse comunità. Prima di assumere l'incarico di parroco di Sant’Alberto e Savarna, era stato parroco a Ripapersico, Portorotta e Quartiere, nel Portuense, e rettore della chiesa di Mandriole. In precedenza, aveva servito come cappellano a San Rocco.
Teresa Colombarini, sua parrocchiana a Quartiere, lo ricorda con affetto: "Arrivò a Portorotta, Quartiere e Ripapersico molto giovane - è il ricordo di Teresa Colombarini, sua parrocchiana a Quartiere - e si fece subito attivo per rivitalizzare la chiesa locale anche attraverso diverse opere di ristrutturazione immobiliare e anche pastorale. Una delle sue opere principali fu l’ampliamento dell’asilo parrocchiale di Ripapersico, oggi tristemente abbandonato".
La sua dedizione e il suo sorriso hanno segnato la vita di molti, portando il messaggio di Cristo a "tante donne e tanti uomini, tanti giovani e tante persone che spesso erano lontane dalla parola di Dio". Come amava ripetere don Giosuè, in terre come la Romagna, "c'è un grande bisogno di missione cristiana per riportare il Vangelo nel cuore di tanti". La sua scomparsa lascia un vuoto significativo per Ravenna, la Romagna, e il mondo ecclesiastico.
