La storia e il culto delle figure mariane e dei santi legati al mare sono profondamente radicati nella cultura italiana, in particolare nelle comunità costiere. Questi racconti, spesso intrisi di leggende e miracoli, testimoniano la forte connessione tra la fede e la vita quotidiana dei pescatori e degli abitanti delle borgate marittime. Tra le molte storie, spiccano quelle della "Madonna che viene dal Mare" di Salerno e della "Madonna del Lume" di Porticello, entrambe caratterizzate da ritrovamenti miracolosi e intense celebrazioni.
La "Madonna che viene dal Mare" di Salerno
Una delle storie più toccanti è quella dell'icona della Madonna di Costantinopoli, conosciuta a Salerno come la "Madonna che viene dal Mare". Questo "tesoro", un "dono" di Maria alla città di Salerno, è portatrice di benedizione e di grazie.
Il Naufragio e il Miracoloso Ritrovamento
La "Profuga", come tante altre, fuggì dalle violenze che devastarono Costantinopoli nel 1453, imbarcandosi su una nave di mercanti diretta a Napoli. Giunta nei pressi della costa salernitana, una forte tempesta causò il naufragio dell’imbarcazione. Di Lei, come della maggior parte dell’equipaggio e del carico, non si seppe più niente, fino a quando, poco tempo dopo, un muratore in cerca di sabbia sulla riva del mare con la sua zappa colpì qualcosa di insolito. Era l'icona della Madonna di Costantinopoli. Quella che è stata collocata il 31 dicembre e il 1° gennaio al lato dell’altare della Confessione della basilica di San Pietro, in ricordo della Madre di Dio.
La tradizione narra che quell’uomo, dopo aver colpito con la zappa il sopracciglio dell’immagine della Vergine, rimase con le braccia paralizzate. Iniziò così a gridare per chiedere aiuto. Giunta della gente in suo soccorso, si scavò nella sabbia e fu rinvenuta l'icona, riconosciuta poi dai marinai sopravvissuti che l'avevano portata via da Costantinopoli. Il muratore ha “salvato” Maria dai flutti e Lei ha contraccambiato con la sua protezione su tutti gli abitanti. L’“avventura” dell’icona, invece, ha avuto un epilogo felice, perché quel muratore inconsapevolmente ha trovato un “tesoro”, un “dono” di Maria alla città di Salerno. La "Profuga" è stata portatrice di benedizione e di grazie.
Dalla Spiaggia alla Chiesa: i Prodigi dell'Icona
La scena del ritrovamento attirò l’attenzione dei religiosi agostiniani, la cui comunità si trovava presso la spiaggia vicino alle mura. Mentre la gente gridava al miracolo, vollero portare l’immagine nella loro chiesa, organizzando una processione. Perfino le campane, senza che nessuno le toccasse, suonarono a festa. L’immagine venne collocata così nella cappella dello Spirito Santo della famiglia Mazza, dove il giorno dopo però sparì. Fu rinvenuta nella stalla in cui la famiglia teneva i cavalli, che vennero trovati inginocchiati davanti all’icona. Fu riportata di nuovo nella chiesa, ma ancora una volta riapparve nella stalla, come se la "Profuga" Maria volesse condividere in tutto la sorte di tanti disperati che non trovano alloggio in sontuosi edifici, ma in rifugi di fortuna. Gli agostiniani, allora, trasformarono quel luogo in una cappella, dove Maria rimase esposta alla venerazione dei fedeli. Con la successiva costruzione della chiesa di Sant’Agostino, l’icona venne collocata al suo interno, prima in una cappella laterale, poi sull’altare maggiore.
Salerno celebra la Madonna che viene dal mare
L'Iconografia e il Suo Significato
L'immagine della "Madonna che viene dal Mare" raffigura Maria assisa in trono. È vestita con un elegante abito azzurro bordato di rosso, dalle rifiniture dorate. Con la mano destra indica il Bambino, che sorregge con l'altro braccio, e lo offre in adorazione ai fedeli. Gesù indossa una veste rossa e benedice il popolo con la mano destra sollevata. In alto, ai lati dell'immagine, due angeli venerano e assistono Maria. La realizzazione dell’icona è stata collocata intorno alla metà del XIV secolo. L’immagine sacra rappresenta Maria come "Madre di Dio" e come "Colei che conduce, che indica la via". Essa "parla" ai fedeli e mostra che il gesto di intercessione della Vergine provoca la risposta del Figlio, il quale leva in alto la mano per benedire. Maria mostra al mondo il Bambino, invitando a seguirlo, mentre Gesù guarda sua Madre, la sua prima discepola.
La Devozione e l'Incoronazione
Il ritrovamento dell’icona, come riportato dalla tradizione, viene ogni anno solennemente celebrato e ricordato ogni prima domenica di agosto, con una processione sul mare. L'immagine di Maria è trasportata su un peschereccio per rievocare il suo approdo sulle spiagge di Salerno. Grande devozione si è sviluppata, nel corso dei secoli, verso la "Madonna che viene dal mare". Il Capitolo Vaticano, il 15 dicembre 1901, decretò la sua incoronazione, che avvenne il 6 agosto 1922.
La Madonna del Lume a Porticello
Un'altra significativa festa legata al mare si celebra la prima settimana di ottobre a Porticello, in provincia di Palermo: i festeggiamenti della Madonna del Lume, patrona della borgata marinara, il cui culto fu introdotto con molta probabilità nel XVII secolo.
La Leggenda del Ritrovamento e il Luogo di Culto
Una leggenda circonda il ritrovamento del quadro della Vergine, che i pescatori raccontano ancora con acceso entusiasmo. A Piano Stenditore, nella parte nord occidentale della borgata, si trova l'antico molo di Santa Nicolicchia, chiamato così perché vi sorgeva sin dal 1439 un'antica cappella dedicata a San Nicola di Bari. Un particolare del quadro raffigura la Madonna del Lume, intenta a salvare un peccatore dagli Inferi. La gente del posto pensò di collocare il quadro nella minuscola chiesa di Santa Nicolicchia e la proclamarono patrona del mare e protettrice del borgo di "Perriera" (così all'epoca si chiamava Porticello) e dei suoi abitanti.
Le Celebrazioni Solenni
Il lunedì successivo alla prima domenica di ottobre è il giorno che vede il tanto venerato quadro percorrere le strade di Porticello andando incontro alla gente di mare che da un anno attende questo momento. Verso le 10.00 sono i pescatori a condurre la "vara" (feretro) che dovrà accogliere il quadro. Alle ore 15.00 avviene il momento forse più emozionante dell’intera festa, ossia la “scinnuta du Quatru”. I devoti gremiscono la non grande chiesa e in molti si posizionano su di un'impalcatura lignea montata "ad hoc" a ridosso dell'altare. Il sacerdote vi sale per sganciare il quadro dalla nicchia che, annunciato dal suono della campanella, viene passato di mano in mano dai devoti che gli imprimono baci focosi tra invocazioni, pianti e grida.

Dopo un'attesa di due ore, la "vara" viene portata a spalla dai devoti, in maggioranza pescatori, a piedi scalzi, con pantaloni e camicia celesti e un fazzoletto rosso annodato alla "scinnuta del quadrocollo". A tarda sera la processione fa ritorno in chiesa mentre la banda esegue un concerto su un palco al Piano Stenditore, in attesa dei fantasmagorici giochi pirotecnici che sono tra i più rinomati della provincia di Palermo. Nel primo pomeriggio, l'immagine della Madonna viene portata al porto. Qui, viene imbarcata su un motopeschereccio e viene seguita in processione da una teoria di barche. Al termine della processione marina, la "vara" viene ricondotta in chiesa per ricollocare il quadro nella nicchia dell'altare maggiore con le stesse modalità della "scinnuta" del lunedì precedente. La festa così giunge al suo epilogo.
La Tonnara di Vergine Maria a Palermo: Storia e Devozione a Sant'Antonio
La borgata di Vergine Maria a Palermo, oltre alla sua ricca storia legata alla pesca e all'industria del bergamotto, ospita anche importanti testimonianze di fede e devozione, tra cui il culto di Sant'Antonio di Padova, la cui statua fu anch'essa ritrovata in mare.
La Tonnara Bordonaro: Un Impianto Storico
La Tonnara Bordonaro o Tonnara Vergine Maria, un complesso di impianto tardo quattrocentesco e ampiamente trasformato nel corso dei secoli, ha oggi una connotazione settecentesca, pur mantenendo la torre di impianto precedente. Si trova a Piazza Bordonaro 9, 90142 Palermo, estendendosi verso il Mar Tirreno a nord della Sicilia. La torre, che si evidenzia nella parte dell’impianto rivolto verso il mare, costituisce il corpo più antico dell’intero complesso. La presenza della torre fa sì che il sito entri a far parte del circuito difensivo delle coste siciliane, e per tal motivo alla fine del 1500 essa diventa oggetto di studi. Lo Spanocchi già nel 1578, in seguito a numerose indagini, ne denunzierà le avanzate condizioni di degrado prescrivendo per essa i necessari lavori di restauro. Cinque anni più tardi, nel 1583, Camillo Camilliani, nella sua ricognizione delle coste siciliane, non mancherà di descriverne le fattezze e la collocazione. Nella relazione da lui redatta si legge: “[…] seguendo per spazio di un miglio le rocche difficoltose a camminarvi, conducono a uno scaro artificialmente fatto, là dove più avanti esce una punta talmente acconcia, che diede occasione a fabbricarvi una torre, con suo baglio, siccome oggi si esercita, ed è la Tonnara di Nostra Signora del Ruotolo”.

Tale nome nasceva da un racconto tramandato dalla tradizione orale secondo cui un quadro della Vergine trovato in mare fu posto in una piccola grotta della costa, nelle vicinanze della rocca dei Rotoli. Nello stesso periodo la tonnara viene citata nell’opera di Alfonso Crivella “Trattato di Sicilia” del 1593, in cui viene pubblicato l’elenco delle tonnare rimaste in possesso della corte regia e, tra le altre, la tonnara risulta affittata al proprietario dell’epoca per una somma pari a 1400 scudi. Successivamente il Marchese di Villabianca descrive la tonnara nel suo “Le tonnare di Sicilia” del 1754 in cui si legge “tonnara a torre messa del mare della Vergine Maria così dalla cala dove si da a pescare che colla detta voce di Vergine Maria si appella (…). La possiede oggi la famiglia degli Oneto dè duchi di Sperlinga ripartita restando né (…) rami principe e cadetto di detta casa. Fazio di Genova ne fu il primo acquistatore dalle mani della corte”. Nell'immediato dopoguerra la tonnara fu acquistata dalla famiglia Caputo La Vecchia, che preservò l’aspetto e l’organizzazione storica della fabbrica con piccoli interventi di manutenzione straordinaria. Qualche anno più tardi il regista Luchino Visconti, in occasione della riprese del film “Il Gattopardo”, prese in affitto la tonnara facendo apportare alcuni ritocchi alla facciata e piccoli lavori agli interni. Gli ultimi trenta anni furono per la tonnara un periodo di completo abbandono ed eventi disastrosi. Nel 1986, in seguito ad una violenta mareggiata, crollò parte della volta del marfaraggio nel cui interno sono ancora visibili delle grosse barche usate per le mattanze.
Il complesso ha perso la sua funzione originaria negli anni ’50, così come, gradualmente, le altre tonnare intorno a Palermo, soprattutto a causa del cambiamento di rotta dei tonni. Nel 2011 i locali del trizzale, come altri ambienti della tonnara, sono stati set di una fiction Mediaset. Questo fatto, all’epoca, ha sollevato non poche polemiche circa il mancato rispetto per i luoghi. Poi, un recente incendio di origine probabilmente dolosa, ha fatto il resto.
Il Culto di Sant'Antonio e la Rivalità tra Borgate
Tra il 12 e il 13 giugno all'Arenella si festeggia il culto di una statua ripescata in mare, che accese la rivalità tra i pescatori delle due borgate confinanti. La statua del Santo, ripescata nei fondali marini di Palermo, fu all’origine di aspre rivendicazioni tra i pescatori dell’Arenella e quelli di Vergine Maria. Furono dunque per primi gli abitanti di Vergine Maria a rendere i dovuti onori a Sant’Antonio, portando, subito dopo il ritrovamento, la statua in legno di cipresso in solenne processione, lungo tutta la costa. I pescatori di Vergine Maria custodirono la statua di Sant’Antonio nella loro antica chiesetta, edificata in una grotta sotto la Torre del Rotolo, un luogo molto difficile da raggiungere. Forse si trattò di un segnale del cielo: il Santo manifestava così il suo disappunto e la paura di poter finire di nuovo in acqua. Si pensò allora di farvi fare rientro nella borgata via mare, dato che dal mare era arrivata. A questo punto la gente cominciò a pensare che la statua del Santo non voleva più andar via dalla chiesa dell’Arenella. Si decise infine allora di porre la statua su un carro trainato da buoi e di lasciare liberi gli animali.
A curare i festeggiamenti per Sant’Antonio da Padova, che si celebra il 13 Giugno, è la Confraternita, nata nel 1935. La congregazione che è sorta con lo scopo di diffondere la devozione al Santo e veste l’abito francescano del Patrono, con il trascorrere degli anni ha accolto devoti d’ogni ceto sociale, non solo i pescatori, ma solo questi ultimi possono portare in processione il fercolo del Santo. Qualcuno dubita che questa statua raffiguri veramente Sant’Antonio da Padova, non rispecchiandone affatto l’iconografia tradizionale. Non si formulano ipotesi alternative tuttavia sulla reale identità della statua, che anticamente era rivestita durante la festa del 13 Giugno con un saio di colore bruno scuro, su cui erano appuntati ex voto d’argento in forma di pesce, dono dei pescatori, per propiziare un’abbondante pesca. Finalmente, dopo due anni di silenzio a causa della pandemia, quest’anno si tornerà a festeggiare il Santo: nel pomeriggio dell’11 Giugno 2022 a partire dalle ore 16.00 avrà luogo la processione del Simulacro dei pescatori, che si snoderà per le vie del borgo: Via San Vincenzo de’Paoli, Via Cardinale Guglielmo Massala, Via dell’Arenella, Piazza Tonnara, Porticciolo Arenella.