Spiegare il Crocifisso ai Bambini: Un Cammino di Amore e Speranza

Spiegare il significato del crocifisso ai bambini può sembrare una sfida, data la sua intrinseca rappresentazione di sofferenza e morte. Tuttavia, è fondamentale comprendere che, per i cristiani, la Croce non è solo un simbolo di dolore, ma soprattutto di amore incondizionato, sacrificio e vittoria sulla morte. La reticenza a mostrare ai bambini la croce come simbolo positivo, o la preoccupazione che possa danneggiare la loro sensibilità, deriva spesso da una nostra difficoltà adulta nel raccontarci la morte e il suo significato.

illustrazione di bambini che ascoltano una storia sulla croce

L'Importanza della Croce nella Fede Cristiana

La Pasqua per i cristiani ha un nesso indissolubile con il simbolo che ci caratterizza e rappresenta: la Croce. Non si tratta di esporre i bambini a simboli di morte e sofferenza in modo morboso, ma di aiutarli a cogliere il messaggio profondo che essa racchiude.

Perché Gesù morì sulla Croce?

Una domanda comune tra i bambini, posta con disarmante semplicità, è: "Perché morire così? Perché non morire di vecchiaia o da eroe leggendario?". Per intuire qualche risposta, è utile rileggere le ultime ore di vita di Gesù, che, morendo nel pieno dell'amore, stava vincendo il regno delle tenebre. Illuminando di perdono le creature che gli conficcavano i chiodi, li toglieva al regno delle tenebre. Come il leone Aslan de "Le cronache di Narnia", Gesù stava vincendo il gelo e la morte, adagiandosi liberamente sul legno alla croce, per la salvezza di tutti.

disegno stilizzato di Gesù sulla croce con raggi di luce

Gesù non ha lasciato dubbi su questo: «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni». Il potere delle tenebre era deciso a vincere quello della Luce e, come un drago impazzito, scaraventava schegge di odio a destra e a manca. Quella notte era arrivato il momento propizio e Gesù, per regalare ai discepoli un po’ della sua consapevolezza, li aveva illuminati con scintille di rivelazioni divine. «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato… Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora!». Ma era difficile essere lucidi come Gesù sui fatti che sarebbero accaduti da lì a poco. Come un effetto domino velocissimo, infatti, tutto precipitò in poche ore: l'arresto, le torture, la morte, la tomba. Tutti erano sotto shock. L’imprevedibile e l’impensabile si erano alleati, facendo accadere l’inimmaginabile.

La Croce come Mito Vero e Vittoria

Come diceva C.S. Lewis, «quello che non riuscivo a capire era come la vita e la morte di Qualcun Altro (chiunque questi fosse) duemila anni fa potesse aiutare noi adesso - se non nella misura in cui poteva esserci utile il suo esempio. Ora, quello che Dyson e Tolkien mi hanno mostrato era questo: che se io incontro l’idea del sacrificio in un racconto pagano questa non mi crea alcun problema: anzi, che se mi trovo davanti un dio che si sacrifica, ne sono attratto e misteriosamente commosso. Ancora, che l’idea del dio che muore e risorge (Balder, Adone, Bacco) mi colpisce così tanto a condizione che io la trovi ovunque tranne che nei Vangeli. La ragione è che nei racconti pagani io sono stato preparato a percepire il mito nella sua profondità e suggestione di significati oltre ogni mia capacità di comprensione, anche se poi nella freddezza della prosa io non riesco a dire “cosa significhi”. Ora la storia di Cristo è semplicemente un mito vero: un mito che agisce su di noi come gli altri, ma con la tremenda differenza che questo è davvero avvenuto».

«Gesù ha spogliato i principati e le potenze in un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce. Per rendere impotente con la sua morte colui che ha l’impero della morte, cioè il diavolo».

Approcci per Spiegare la Croce ai Bambini

Con i bambini è utile utilizzare fiabe e storie fantastiche per far entrare nel loro cuore il messaggio che sorregge ogni essere vivente. Come in una fiaba reale, l’umanità stava per assistere alla vittoria definitiva del bene, imparando per sempre che «i draghi si possono sconfiggere».

Il Segno della Croce: Un Gesto di Fede

Il segno della croce è il primo simbolo cristiano tracciato su di noi nel battesimo. Sarà l'ultimo segno che tracceranno su di noi, al momento del passaggio alla vita eterna. Siamo nati in questo segno e moriremo in questo segno. Tutti i sacramenti sono caratterizzati dal segno di croce.

💖IMPARIAMO IL SEGNO DELLA CROCE- UN CAMMINO CON GESU'

Con il segno della croce ogni cristiano si riconosce fratello di Gesù, figlio di Dio Padre e dimora dello Spirito Santo. È importante che i bambini imparino, fin da subito, a farsi il segno di croce, per iniziare e concludere la giornata, gli incontri di catechesi, le preghiere, le celebrazioni... Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. È un segno che abbraccia tutta la nostra persona e richiama la croce di Gesù; evoca la sua passione, morte e risurrezione.

Quando tracciamo il segno della croce:

  • il I movimento è in onore di Dio Padre. Portiamo la mano sulla fronte, perché il centro dei nostri pensieri e della nostra intelligenza è Dio che ci ha creati. Gesù si rivolgeva a Dio con il nome Padre e ha invitato i suoi discepoli a rivolgersi a Dio con questo appellativo;
  • il II movimento è in onore del Figlio Gesù che si è incarnato, è morto ed è risorto per donarci la vita;
  • il III movimento è offerto allo Spirito Santo, dono di Gesù risorto per noi, affinché il suo amore sia in noi.

Il segno di croce esprime il mistero della Trinità: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Un simbolo unico che dà riferimento alle tre persone divine. È da fare bene. Non affrettato, rattrappito, ma lento, ampio, dalla fronte al petto, da una spalla sinistra alla destra.

La Via Crucis: Un Racconto Familiare

Spiegare la Via Crucis attraverso un dialogo familiare può essere molto efficace. Ascoltiamo le domande dei bambini, come Martin e Francesca che chiedono: "Perché Gesù si fece uccidere?". I genitori rispondono che Dio non costringe nessuno ad amarlo, ma lascia che ogni uomo scelga liberamente il suo cammino. Gesù, per volere del Padre, venne sulla terra e accettò la condizione umana fino alla morte, come un riscatto per aprire di nuovo le porte del cielo agli uomini.

Prima Stazione: Gesù è Condannato a Morte

Gesù è solo, immobile nel palazzo di Pilato. I suoi amici, impauriti, sono fuggiti. Tutte le persone urlano e lo insultano. Però Gesù non si arrabbia, rimane tranquillo sopportando tutto per amore nostro. Ci insegna in questo modo come usare il silenzio quando la malignità non vuole ascoltare le buone parole.

Seconda Stazione: Gesù Prende la Croce

La croce era molto grossa e pesante. Gli misero sul capo una corona di spine e lo prendevano in giro chiamandolo Re. Gesù accettò di portare la croce perché voleva fare la volontà di suo Padre Dio; Egli disse "Sì" per salvarci. Ogni volta che ci comportiamo male, che gridiamo, che mentiamo o che ci arrabbiamo, che ogni volta che non lo andiamo a trovare la domenica durante la messa o che non ci confessiamo, quella croce diventa più pesante per Gesù e più difficile da portare.

Terza Stazione: Gesù Cade per la Prima Volta

Gesù camminò per tutta la città con la croce sopra le spalle. La croce era tanto pesante che la stanchezza lo vinse e le sue gambe si piegarono: non poteva resistere sotto il peso della croce. I suoi occhi si riempirono di lacrime e cadde al suolo. Gesù si alzò, fu coraggioso e seguitò a camminare. Esistono molti modi di cadere, non solo fisicamente, ma anche attraverso le nostre cattive azioni. Queste sono cadute che nessuno vede, tranne Dio nostro Padre. Lui soffre per queste nostre cadute, e ci aiuta a rialzarci.

Quarta Stazione: Gesù Incontra Sua Madre

Gesù avanza molto lentamente sotto il peso della croce. Nel frattempo la Vergine Maria, Sua madre, era corsa per arrivare ad un punto della strada da cui poteva veder passare suo figlio così da riuscire ad avvicinarsi a Lui. Potevano solamente guardarsi. Soffrivano molto. Non si parlarono perché non glielo permisero, però Gesù si sentì amato e appoggiato da sua madre. Gesù voleva fare la volontà del Padre Dio. Doveva arrivare alla cima del monte Calvario portando la croce sulle spalle. Sapeva, che alla fine di questo cammino lo attendeva la morte e sapeva che avrebbe vinto la morte risuscitando.

Quinta Stazione: Gesù è Aiutato da Simone di Cirene

Simone di Cirene fu pagato per portare la croce. Senza volerlo aiutò Gesù a percorrere il cammino di salvezza per tutti gli uomini. Mentre portava la croce questo signore capì quello che stava facendo, si convertì e credette a Gesù. Ognuno di noi ha qualcosa che non vuole fare, qualcosa a cui sfugge o qualcosa che non vuole vedere. Se si presta attenzione a ciò e se si accetta di fare o di cambiare con amore e allegria offrendolo a Dio, questo è portare la croce; una croce che non si vede, ma che si porta nel cuore.

Sesta Stazione: La Veronica Asciuga il Volto di Gesù

Veronica era una donna molto silenziosa che non amava mettersi in mostra. Ma quando vide Gesù sanguinante non poté fare a meno di aiutarlo mettendosi in mostra. Così che dopo duemila anni parliamo ancora di lei. Ella passò tra la gente e asciugò il volto di Gesù.

disegni colorati delle stazioni della Via Crucis

La Croce della Gioia: Un Percorso Quaresimale

La Croce della Gioia è un nuovo dono per ragazzi e ragazze, per accompagnarli durante il tempo di Quaresima. Volutamente disegnata in modo semplice, su un formato sottile e trasparente, per portarla ovunque, inserirla in un libro, tenerla nel proprio angolo della preghiera. Potranno ogni giorno leggere un consiglio e recitare una breve preghiera grazie al piccolo libretto tascabile che viene consegnato insieme alla Croce. Si riempirà dei "colori della Quaresima" che verranno dati ogni settimana, per sottolineare il cammino che condurrà a comprendere che l'amore del Signore Gesù, Crocifisso e Risorto, cambia la nostra tristezza in gioia. La Croce può essere un segno di gioia? Lo è certamente se il Crocifisso è Gesù, il Risorto.

fotografia di una croce trasparente e colorata

Passando attraverso Lui anche la sofferenza, il dolore, il peccato, assumono un significato nuovo e devono essere letti nel solco della riconciliazione e della speranza. Sulla Croce della Gioia c’è dunque il Risorto che non nasconde il suo essere stato inchiodato "per amore", ma già mostra il suo volto sorridente, in una luce nuova. La Croce della Gioia è trasparente e fa passare la luce: si può vedere il mondo in una prospettiva diversa se lo si osserva attraverso la Croce e se si comprende, guardando Gesù, che «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15, 13).

Se c’è amore nel vivere la propria relazione con Dio, con i fratelli e con sé stessi possiamo davvero gustare che proprio nella nostra vita «c’è gioia!». Per questo ci impegniamo ad accompagnare ragazzi e ragazze a esercitare il proprio amore verso queste tre direzioni, trovando i modi per invitarli a pregare quotidianamente, a compiere gesti di amore e generosità verso gli altri, suggerendo azioni buone e il bene possibile, a rinunciare a qualcosa e a fare qualche sacrificio per poter crescere abbandonando forme di egoismo e i "capricci". In questo senso la Quaresima è il momento più importante per educare all’amore.

Superare la Paura di Parlare della Croce

A volte c'è un'errata riluttanza a parlare della Croce ai bambini piccoli, per paura di impressionarli e dare loro un'immagine dolorista della fede cristiana. Non c'è nulla di amabile nella croce in sé: è lo strumento di un supplizio particolarmente crudele, e si può capire la ripugnanza di coloro che la guardano senza sapere cosa significa. Ma Gesù non è un uomo come gli altri, e se ha subito la crocifissione, non è perché Egli non poteva fare altrimenti. Figlio di Dio e Dio Lui Stesso, ha offerto la Sua vita per amore nostro. Avrebbe potuto annientare coloro che Lo mettevano a morte, ma ha scelto liberamente di non farlo, per salvarli, per salvarci. Ecco perché è importante, soprattutto il Venerdì Santo, parlarne con i bambini.

Non Soffermarsi sui Dettagli Macabri, ma Annunciare l'Amore del Signore

La croce è impressionante, è vero. Dei bambini molto emotivi potrebbero essere profondamente segnati dal realismo di alcuni crocifissi o da immagini che mostrano Gesù coperto di sangue, esausto e dolorante. Con il pretesto di spiegare quanto Gesù ci ha amato, non usiamo queste rappresentazioni: i bambini rischiano di essere segnati solo dall'orrore dei tormenti inflitti a Gesù e di esserne spaventati. Come ci ricorda San Paolo: «Noi proclamiamo un Messia crocifisso» (1 Cor 1, 23). In altre parole, noi proclamiamo Gesù venuto a rivelarci l'Infinita Misericordia di Dio. Parlare della croce non è soffermarsi su dettagli macabri, ma annunciare l'amore del Signore per ognuno di noi: Lui, il Figlio di Dio, l'Onnipotente, si fa povero e impotente nelle nostre mani, per dare la Sua vita per amore. E la croce è il segno tangibile di questo Amore.

Affidarsi al Vangelo

Per aiutare i bambini a capirlo, non affidiamoci alla descrizione dettagliata dei supplizi di Gesù, ma alla Parola di Dio! Non sono le nostre parole che li faranno entrare nel mistero della Croce, ma lo Spirito Santo stesso, attraverso quello che diremo. Il Signore ha bisogno di noi per farSi conoscere ai nostri figli, ma siamo chiamati come San Paolo ad annunciare il Vangelo "senza ricorrere alla sapienza del linguaggio umano, ciò svuoterebbe la Croce di Cristo del Suo significato" (1 Cor 1, 17). «Non sono venuto ad annunciarvi il mistero di Dio con il prestigio del linguaggio umano o della sapienza", scrive l'apostolo. "Tra di voi non ho voluto conoscere altro che Gesù, e Gesù Crocifisso» (1 Cor 2, 1-2).

Partiamo dal testo stesso del Vangelo. Per esempio, ogni sera della Settimana Santa, quando preghiamo in famiglia, rileggiamo un brano della Passione. I più giovani forse non ascolteranno tutto, né capiranno tutto (nemmeno noi), ma la Parola di Dio Si farà strada in loro. Ciò che è nascosto ai saggi e ai dotti si rivela ai piccoli, non dimentichiamolo. Possiamo mostrare loro un crocifisso, che onoreremo il Venerdì Santo. L'importante è viverlo in un clima di pace, amore e contemplazione, non solo nel momento della preghiera, ma durante tutta questa Settimana Santa.

La Croce non Può Essere Separata dalla Risurrezione

Anche se insisteremo di più sulla Croce il Venerdì Santo e sulla Risurrezione la domenica di Pasqua, ognuno di questi due eventi è inseparabile dall'altro. Per questo è bene, soprattutto con i bambini piccoli per i quali tre giorni rappresentano un'eternità, terminare la Via Crucis (quando se ne fa una), o la preghiera famigliare del Venerdì Santo, annunciando la Resurrezione, e le feste pasquali che verranno. Ugualmente, se passiamo sotto silenzio la Passione di Gesù, cosa potremo dire della Resurrezione? Rischiamo di ridurLa a un rinnovamento della vita, come quello della primavera dopo l'inverno.

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