Vicende Economiche e Giudiziarie Riguardanti Parroci in Italia

Il panorama ecclesiastico italiano è stato recentemente teatro di diverse vicende giudiziarie e finanziarie che hanno coinvolto figure di spicco della Chiesa, mettendo in luce sia casi di presunta malversazione che episodi di truffa ai danni di sacerdoti. Di seguito, un approfondimento su due casi distinti che hanno catturato l'attenzione pubblica.

Il Caso di Don Paolo Bianciotto: Accuse di Circonvenzione di Incapaci a Pinerolo

Il 30 gennaio 2026, presso il tribunale di Torino, si sono concluse le dichiarazioni spontanee di don Paolo Bianciotto, ex parroco di Pinerolo, attualmente 82enne. L'ex prelato, difeso dagli avvocati Wladimiro Lanzetti e Simone Chiappori, ha dichiarato: “Non ho mai commesso illeciti o reati, ho solo cercato di aiutare i bisognosi”.

Le Accuse e la Difesa

Don Bianciotto è accusato di circonvenzione di incapaci per aver presumibilmente convinto alcuni parrocchiani a versargli centinaia di migliaia di euro tra il 2017 e il 2021, approfittando delle loro fragilità. La famiglia di una delle presunte vittime si è costituita parte civile con l’avvocata Anna Baldacci. Tuttavia, altri parrocchiani hanno espresso la loro continua fiducia nel prelato, affermando di non voler indietro il denaro che gli avevano donato.

Il parroco ha cercato di giustificare alcuni dei versamenti sospetti, sostenendo che “erano elargizioni per la parrocchia. Le hanno eseguite liberamente, sapendo che il denaro veniva usato per i bisognosi”. Riguardo a una delle presunte vittime, assistita da un amministratore di sostegno, don Bianciotto ha spiegato: “Sapevo che il tribunale lo avesse rimosso dall’incarico perché non era più necessario. Non ho mai dubitato della capacità di questa donna di disporre del proprio denaro”. Intercettato, quando aveva appreso di essere finito nei guai, l'82enne si era lasciato andare a frasi offensive, riferendosi agli inquirenti che indagavano su di lui.

La Carriera Ecclesiastica e le Opere

Al palazzo di giustizia, don Bianciotto ha ripercorso la propria carriera ecclesiastica, dichiarando: “Sono stato ordinato nel 1968 e nominato parroco della parrocchia Madonna di Fatima nel 1976. Ho sempre cercato di fare comunità e incentivare l’aggregazione sociale”. Con questo spirito, ha contribuito alla realizzazione di importanti opere, tra cui un moderno teatro vicino alla chiesa, un imponente organo artigianale inaugurato nel 2011 e una bocciofila inaugurata nel 2014.

Foto della Chiesa della Madonna di Fatima a Pinerolo

Le Risorse Personali e le Spese Parrocchiali

La famiglia di don Bianciotto è descritta come molto facoltosa, e lui stesso ha potuto contare su notevoli proprietà immobiliari, incluso un albergo a Bordighera, e su una significativa liquidità. Si è anche menzionato che avrebbe fatto regali per 800mila euro alla perpetua, una vicenda estranea al processo in corso. “La parrocchia ha sempre avuto molte spese e poche risorse”, ha spiegato don Bianciotto, aggiungendo: “Spesso, ho pagato gli interventi con le mie risorse personali, accumulando crediti. Adesso mi resta solo più la mia pensione, anche perché ho usato molte risorse anche per aiutare i bisognosi”.

L'Intervento del Vescovo

Gli inquirenti hanno documentato, oltre alle presunte pressanti richieste di denaro ad anziani e malati, ammanchi per circa 300.000 euro dalle casse della parrocchia e per oltre 100.000 euro da un’associazione di cui don Bianciotto era legale rappresentante. Fatti di questo tipo possono essere processati solo se chi si ritiene danneggiato sporge querela.

Il vescovo di Pinerolo, Derio Oliviero, informato di tutto, aveva preferito non denunciare don Bianciotto, evitando così che la procura gli chiedesse di rendere conto anche di questi fatti. Il monsignore ha spiegato in una precedente udienza: “Don Bianciotto è anziano e, a quanto mi risulta, attualmente non ha disponibilità economiche. Anche in caso di condanna, credo che non andrebbe in carcere e non riuscirebbe a risarcire la parrocchia. È per questo motivo che ho deciso di non denunciarlo”.

Ha poi aggiunto: “Riconosco che non è corretto chiedere offerte e contributi con l'insistenza che usava lui. Al di là della denuncia, ho deciso di punirlo rimuovendolo dalla guida della parrocchia di Pinerolo e mandandolo per quasi due anni in un centro di recupero a Biella. Adesso è tornato in città, ma celebra Messa solo più privatamente. Se sarà condannato per appropriazione indebita nei confronti dei fedeli, mi riserverò di prendere altri provvedimenti”. Nei mesi scorsi, molti parrocchiani sono stati sentiti come testimoni.

Truffa Aggravata ai Danni di un Parroco nel Bresciano

Un'altra vicenda ha riguardato il parroco di Palazzolo sull'Oglio (Brescia), vittima di una truffa aggravata che ha portato all'arresto di un 63enne di origini bosniache. L'operazione è stata condotta dai Carabinieri della Compagnia di Chiari, che hanno recuperato la somma sottratta.

Il Raggiro e le Richieste di Denaro

Il raggiro è stato messo in atto sfruttando la buona fede del sacerdote, con la promessa di una futura donazione alla parrocchia in cambio di un aiuto economico per sbloccare una presunta eredità in Bosnia. Il parroco aveva ricevuto la chiamata di un uomo che si era spacciato per un ufficiale dei Carabinieri di Chiari, convincendolo ad aiutare un presunto benefattore in difficoltà. Già il 30 aprile, il parroco aveva consegnato 4mila euro in contanti, convinto di fare del bene. Tuttavia, la successiva richiesta di altro denaro per fantomatiche “tasse arretrate” ha fatto scattare il sospetto, poiché qualcosa nelle richieste non tornava.

L'Intervento dei Carabinieri e l'Arresto

Mosso da dubbi crescenti, il sacerdote ha deciso di contattare la Compagnia dei Carabinieri di Chiari, segnalando quanto stava accadendo. La svolta è arrivata il 2 maggio, quando il parroco, di fronte a una nuova richiesta di denaro, si è rivolto nuovamente ai Carabinieri. Gli uomini dell’Arma hanno predisposto un intervento tempestivo, riuscendo a fermare il 63enne proprio mentre si presentava per riscuotere l’ulteriore somma richiesta. I Carabinieri, nascosti nella canonica, hanno assistito alla consegna e sono intervenuti subito dopo, bloccando l’uomo in flagranza di reato. Il denaro recuperato è stato restituito immediatamente al parroco.

Illustrazione di Carabinieri che intervengono per una truffa

Il Complice e la Struttura della Truffa

L’indagine ha permesso di accertare che il 63enne, già noto alle Forze dell’Ordine e domiciliato nel Bresciano, non avrebbe agito da solo. Un complice, infatti, si sarebbe spacciato telefonicamente per un Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, contattando il parroco e convincendolo a fornire un aiuto economico al presunto bisognoso. La motivazione addotta era la necessità di fondi per sbloccare una cospicua eredità in Bosnia, con la promessa che, una volta ottenuta, parte di essa sarebbe stata devoluta in beneficenza alla parrocchia. Questa storia era costruita ad arte per fare leva sulla buona fede e sullo spirito di carità di un sacerdote, un classico schema della truffa confezionato su misura per abbattere le difese di chi per vocazione tende ad aiutare il prossimo.

La telefonata del parroco ai militari ha smontato immediatamente l'intera messa in scena: i Carabinieri hanno confermato che nessun ufficiale dell'Arma aveva mai contattato il sacerdote, e hanno deciso d'intervenire subito. Messo inizialmente ai domiciliari, il 63enne è comparso davanti al Tribunale di Brescia per l'udienza con rito direttissimo, dove il giudice ha convalidato la misura cautelare in attesa del processo. Il complice che si spacciava per ufficiale dei Carabinieri è ancora ricercato.

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