La Parrocchia di Santa Giustina ad Affori: Storia, Arte e Architettura

Ad Affori, un quartiere situato a nord-ovest del centro di Milano, sorge la chiesa parrocchiale di Santa Giustina. In origine, nell'antico borgo di Affori, si trovava una cappella dedicata alla martire padovana Giustina, una delle più venerate dagli abitanti del luogo sin da subito.

Dalle Origini all'Edificio Neoclassico

Le Prime Fasi Costruttive

Nel 1454, la cappella fu elevata a vera e propria chiesa, eretta in stile rinascimentale. Già negli anni successivi, con l'arrivo ad Affori di contadini dalle zone di Como e Bergamo, si dovettero realizzare ampliamenti dell'edificio, che era divenuto angusto. La cappella non fu costruita sulla via principale a causa del frequente passaggio di eserciti e bande armate, ma su una strada secondaria, l'odierno Viale Affori.

La Nuova Parrocchiale del XIX Secolo

Fu all'inizio del XIX secolo che si ebbe la svolta più radicale: si decise per la costruzione di una nuova e più monumentale chiesa, in uno spiazzo situato su quel viale che conduceva alla settecentesca Villa Litta. Costruita nel 1859 su disegno dell'architetto Giacomo Moraglia, la nuova parrocchiale presenta un impianto a croce greca con cupola all'incrocio dei quattro bracci, secondo uno schema molto comune nell'edilizia sacra neoclassica (basti pensare a un’altra chiesa dello stesso Moraglia, la basilica di Gallarate, che segue questo modello).

Pianta architettonica della Chiesa Parrocchiale di Santa Giustina ad Affori

Architettura Esterna: Facciata e Campanile

L'edificio si distingue per la sua monumentale facciata. La parte centrale, in cui si apre un austero portale ad architrave piatta, è caratterizzata, alle estremità, da due coppie di lesene corinzie scanalate che sostengono un cornicione. Nell’ordine superiore si apre un lunettone semicircolare cieco, con un affresco sbiadito. La facciata presenta notevoli somiglianze con altre opere del Moraglia, come quella di S. Maria della Visitazione a Milano (1838) o quella della parrocchiale di Chiari, presso Brescia (1845-1846). Alla destra della facciata si innalza un alto campanile coevo, con cella campanaria a serliane e cupolino a pinnacolo.

L'Interno della Chiesa

L'interno, austero e semplice nelle sue forme, nonostante l'accademica decorazione di Achille Albertazzi (1927), è sostenuto da quattro grandiose colonne corinzie che sorreggono la cupola. La chiesa conserva numerose opere d’arte, per lo più contemporanee.

Tesori Artistici e Sacri Arredi

Le Porte e la Cappella di San Giuseppe

Si entra attraverso le porte dai battenti bronzei, realizzate dagli scultori Zegna e Abram e inaugurate nel 1990, raffiguranti episodi della vita e Passione di Cristo. La cappella a destra è dedicata a S. Giuseppe, il cui culto, come quello di Giustina, fu sempre molto seguito ad Affori. Sull’altare di questa cappella, un'edicola rinascimentale (unico resto della vecchia chiesa quattrocentesca), ospita una statua marmorea del Divino Falegname, opera di artista ignoto, datata 1721.

Il Presbiterio e l'Altare Maggiore

Il presbiterio è caratterizzato dalla presenza dell’imponente altar maggiore, opera di Luigi Clerichetti (1862) e di Luigi Marchesi (fratello del famoso scultore Pompeo), che realizzò il tempietto circolare su sei colonnine corinzie. Al centro dell’abside troneggia la sedia presbiteriale in noce, opera di un anonimo ebanista di fine XVI secolo, molto probabilmente coetaneo di Carlo Borromeo, con medaglioni raffiguranti santi e simboli di Cristo.

Gli Affreschi dell'Abside e le Quarantore

Nell’abside gli affreschi, che narrano storie di S. Carlo Borromeo e di S. Antonio Maria Zaccaria, sono opere di fine '800 e inizio '900 di Luigi Valtorta e del suo allievo Davide Beghè. Dirimpetto a questi affreschi, nel 1904, lo stesso pittore Luigi Valtorta (maestro del Beghè) ha richiamato l’episodio dell’istituzione a Milano delle SS. Quarantore, ideate da S. Antonio Maria Zaccaria nel 1530. Il Santo, fondatore dei Chierici Regolari di S. Paolo (detti Barnabiti) e delle Suore Angeliche, è raffigurato nell’atto di invitare i fedeli all’adorazione del SS. Sacramento. Due affreschi quindi che richiamano l’Eucaristia e la presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche.

La "Vergine delle Rocce" di Affori

Forse l’opera più preziosa e curiosa conservata nella chiesa è la "Vergine delle Rocce". Si tratta di un dipinto a olio del 1503 circa, trasportato su tavola e raffigurante il soggetto leonardesco nella sua seconda edizione, quella che è esposta alla National Gallery di Londra. Quest'opera fu originariamente preparata per la chiesa scomparsa di San Francesco Grande a Milano.

Dipinto La Vergine delle Rocce, Parrocchia Santa Giustina Affori

La tavola venne donata alla parrocchia di Affori dal cavaliere Luigi Taccioli, proprietario di Villa Litta, con suo testamento del 10 settembre 1844, e consegnata dagli eredi Erico e Gaetano Taccioli nel 1861. L’opera, di grande pregio e appartenente alla chiesa dal 1884, non è mai stata attribuita con certezza: Marco d’Oggiono, pupillo di Leonardo, è il nome più probabile dell’autore, ma nel corso del tempo il dipinto è stato attribuito allo stesso Leonardo o a Bernardino Luini. Studi più recenti hanno attribuito l'opera a più mani, suggerendo che il grande Maestro potrebbe aver realizzato i volti di Maria e dell’Angelo, mentre il paesaggio parrebbe più d’impronta del Luini.

L'importanza del dipinto è testimoniata dalle sue esposizioni: fu esposta nel 1939 alla Mostra di Leonardo da Vinci al Castello Sforzesco, richiesta a Parigi nel 1962 ed esposta nel Museo Poldi Pezzoli nel 1982 nella rassegna Zenale e Leonardo.

Altri Arredi e Simboli Liturgici

Il Nuovo Altare e Ambone

In sostituzione dell’altare provvisorio in legno intagliato da artisti della Val Gardena, durante la S. Messa del 5 febbraio 2011, sono stati inaugurati il nuovo altare e l’ambone per la lettura della Parola di Dio. Donati da una parrocchiana, le opere sono costituite da un purpureo blocco di roccia, abbellito da due fusioni in bronzo effettuate dalla CU.PRO. Il geologo Dr. Piercarlo Cattaneo ha descritto il blocco marmoreo come "sedimento calcareo del Periodo Devoniano (Paleozoico) trasformato, attraverso un processo metamorfico, sotto enormi pressioni e temperature, nel corso di centinaia di milioni di anni."

La Via Crucis

Nei documenti si legge che "il signor Luigi Mauro fece dono di magnifica Via Crucis a stampa, benedetta da un Frate Minore Osservante del Convento di S. Angelo in Milano, con artistiche cornici intagliate da Ambrogio Ghezzi di Niguarda." La lapide incisa in lingua latina recita, tradotta: "Questa Via Crucis, che ricorda i misteri della Passione di Cristo, condecora internamente il Sacro Tempio - LUIGI MAURO - eresse nell’anno del Signore 1864. La sua memoria sia in benedizione." La preziosità delle 14 stampe fu molto apprezzata dalla popolazione, tanto che il parroco don Giovanni Panceri pubblicò la notizia sul quotidiano "La Gazzetta di Milano" del 12 aprile 1864. Le stampe d’epoca, in buono stato di conservazione, recano impressa la loro origine: autore - J. Carot - ed. Massard - Impr. Villain - Edit. Varie.

Le Vetrate Artistiche

Varie ed a soggetti con diversi messaggi sono le vetrate artistiche che danno luce alla parrocchiale e ne riflettono le luci all’esterno in occasione di solenni riti serali. Le vetrate che illuminano il coro presentano due Angeli: quello di sinistra sorregge un’ardente lampada, l’altro stringe al petto una croce, ed entrambi hanno in testata un cartiglio recante l’espressione paolina ai Colossesi 1-24: "Adimpleo ea quae desunt passionum Christi in carne mea". Ai lati superiori dell’altare maggiore, una vetrata raffigura il pellicano che nutre i suoi piccoli col proprio sangue e l’agnello, tradizionale simbolo della mansuetudine della vittima sacrificale. Due grandi lunotti superiori immettono luce dorata dall’alba al tramonto.

Statue e Tabernacoli

In occasione di solenni festività, l'altare maggiore è condecorato da quattro Santi Vescovi, raffigurati ad altezza naturale in statue di bronzo dorato di egregia fattura, opera della famosa Ditta Broggi di Milano, donate nel 1883 dal cav. Agostino (di Tagaste), San Barnaba (originario dell’Isola di Cipro), e altri. Appena oltrepassato l’ingresso laterale destro della parrocchiale si accede a una cappelletta riservata ai Santi che in precedenza avevano statue dislocate nello spazio della chiesa, ora poste in un unico luogo in armonia con le nuove disposizioni liturgiche. Gli Afforesi avevano particolare devozione ai Santi Francesco, Rita da Cascia, Antonio da Padova e Teresa del Bambin Gesù, scolpiti in legno dallo scultore parrocchiano Gattolin Benvenuto, affiancando la Patrona Giustina e introducendo nel sacello dedicato ai defunti.

Statue dei Santi e arredi sacri, Parrocchia Santa Giustina

Al momento della sua costruzione (1862), l’altare maggiore era dotato di un tabernacolo in legno dorato, in netto contrasto con la maestosità del complesso marmoreo. Solo qualche anno dopo si provvide alla sistemazione di un tabernacolo in marmo. Nel 1933, su disegno del parrocchiano e già famoso architetto Ambrogio Annoni, si installò l’odierno artistico tabernacolo con porticina dorata e gemmata, sovrastato da un’icona dell’Agnello inserito in una conchiglia. L’altare della cappella dedicata a S. Giuseppe presenta un tabernacolo di semplice fattura e in linea col complesso di quello che dal 1836 fungeva da altare maggiore dell’antica parrocchiale. Un diverso soggetto raffigura la porticina dorata del tabernacolo all’altare della cappella dedicata a Maria SS.: un Cristo Risorto, luminoso e trionfante sembra uscire dal tabernacolo modellato a forma di antico sepolcro.

La Ricostruzione Post-Bellica e i Cicli di Affreschi

Il Bombardamento del 1944 e la Rinascita

Distrutta in seguito al bombardamento del 10 settembre 1944, l’area del semicatino sovrastante l’abside venne ricostruita nel 1945 e affidata alla maestria del pittore Carlo Cocquio. La scena raffigurata presenta in un spazioso orizzonte la Santissima Trinità in gloria: il Padre, lo Spirito Santo e il Figlio, in continuità spaziale, in un cielo a nubi concentriche sono circondati da dodici Arcangeli che cantano l’eterna lode al Cristo Risorto. Un gruppo di dieci Santi affianca il Cristo in gloria e ai lati estremi due angioletti recano cartigli con scritta. Partendo da sinistra si vedono S. Severo (artigiano scalpellino e poi vescovo del IV secolo), S. Eurosia vergine (la cui cappella venne edificata solo nel 1698), S. Clemente I papa e martire, S. Giustina martire di Padova (la Patrona), Maria SS., S. Pietro, S. Mamete (giovinetto martire di Cappadocia), l’Arcangelo S. Michele (il difensore contro le forze del male), S. Apollinare (primo vescovo di Ravenna del II secolo) e S. Martino vescovo di Tours.

Delle antiche cappelle, solo quella dedicata a S. Mamete, coi suoi preziosi affreschi del 1100, si è salvata nel corso dei secoli e ancora oggi racconta della profonda devozione degli antenati. L’angioletto alla sinistra, detto “l’angelo del dolore” col cartiglio, ricorda la triste notte di morte del 10 settembre 1944 che distrusse la parte nord della parrocchiale.

Gli Affreschi dei Transetti (1942)

Nel 1942 fu affidato al pittore Carlo Cocquio il primo incarico di affrescare con quattro episodi della vita di Gesù gli spazi alti dei transetti.

  1. Nell’affresco della Natività, l’espressione dolcemente materna di Maria, l’estasiata ammirazione di Giuseppe e l’umile e semplice offerta di doni dei pastori, vengono irradiati dalla luminosa immagine del piccolo nato Figlio di Dio.
  2. Il discorso della montagna riassume il programma della dottrina del Verbo: la nuova scelta di valori fondamentali per un cammino verso il Regno. Il popolo d’ogni età e condizione attornia il Messia e Lo ascolta con attenzione.
  3. Gesù affida la nascente Chiesa a Pietro, fondandola sulla roccia: “Tu sei Pietro e su questa pietra fondo la mia Chiesa”. Gli Apostoli assistono al grande evento in cui Cielo e terra si toccano per la continuità della Buona Novella di salvezza per il nuovo popolo di santi.
  4. Un’atmosfera di dignitoso dolore soffonde la scena della deposizione: gli sguardi fissi su quel Corpo martoriato ed inerte, abbandonato in mani pietose ed amiche. Maria accenna a un’ultima materna carezza al suo Figlio, la Maddalena a un delicato quanto significativo gesto di affetto, Giovanni a un moto di pietà.

Questi quattro affreschi sintetizzano la vita del Messia, dalla nascita alla proclamazione della Buona Novella, dalla fondazione della Chiesa alla definitiva chiusura della vicenda umana del Messia, preludio alla gloriosa resurrezione.

Gli Affreschi dell'Abside (1948)

Nel 1948, sempre al pittore Carlo Cocquio, fu affidata l’affrescatura dell’abside con due quadri raffiguranti il processo a Giustina e Cipriano e il martirio dei due giovani ordinato dall’imperatore Diocleziano nel IV secolo a Nicomedia. Una nota curiosa: il pittore Cocquio, per meglio inserire la vicenda della Santa Patrona nel contesto della comunità afforese, si ispirò a veri personaggi del quartiere. Particolare fu la designazione della figura di Satana sconfitto e cacciato in un angolo della scena: il parroco don Tognola segnalò al pittore un ragazzo la cui vivacità ed irrequietezza erano ben note tra la popolazione. Nella scena del martirio è ben visibile tra il pubblico la figura del parroco don Tognola, solerte animatore nella gravosa opera della ricostruzione della parrocchiale.

Le vicende raffigurate negli affreschi dell’abside si riferiscono a Giustina (e Cipriano) che, per molto tempo, sino a qualche decennio fa, i parrocchiani avevano indicato come Patrona.

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