La Parrocchia Santa Maria Assunta a Villanova del Battista: Storia, Fede e Comunità

Villanova del Battista: Un Viaggio nella Storia del Borgo Irpino

Geografia e Prime Cenni Storici

Il comune di Villanova del Battista sorge nell'area della Valle dell'Ufita, in provincia di Avellino, nella regione Campania. È un paese di 1.592 abitanti, situato a 742 metri sul livello del mare e a 57 km dal capoluogo Avellino. Il territorio si estende per 20 km² e i comuni confinanti sono: Ariano Irpino, Zungoli e Flumeri.

Questo paese fu distrutto più volte in passato, rinascendo dalle proprie ceneri: raso al suolo nel XIV secolo, fu riedificato nel secolo successivo dalla famiglia Del Balzo, ma nel 1694 fu sconvolto da un terremoto, nuovamente ricostruito e ancora una volta distrutto a causa dell'evento sismico del 1930.

Mappa storica dell'area della Valle dell'Ufita con evidenziato Villanova del Battista

Le Origini del Nome: Da Polcarino a Villanova

La denominazione originaria del borgo, Polcarino, è presente per la prima volta in un documento del 1086, menzionato da Nicola Flammia, che include Polcarino nella contea di Ariano. Si ritrova poi nel Catalogus Baronum, compilato tra il 1150 e il 1168, con la forma latinizzata Pulcarinum. Le sue origini sono affascinanti e si legano alla storia dei Longobardi in Italia. Il re longobardo Grimoaldo, attorno al 663, utilizzò i soldati Bulgari, arrivati pacificamente nella nostra penisola al seguito di Alzeco, per difendere varie zone della pianura Padana che erano anche d’importanza strategica per il controllo di Ravenna, sede dell’esarcato bizantino, e dei nemici provenienti dalle Alpi. Alcune terre campane erano così spopolate che i Longobardi, volentieri e in cambio di aiuto militare, concessero intere contrade a stranieri per abitarvi. È appunto quanto potrebbe essere successo nel territorio dell’antica Villanova: forse fu assegnato a un capo bulgaro che di conseguenza diede il nome al luogo; il termine Bulgaro, infatti, si è andato deformando nel tempo, diventando prima Pòlcaro, poi Polcàro, quindi Polcarino. Poiché i Bulgari presenti nella penisola non si videro concessa dai Longobardi alcuna autonomia politico-territoriale, dovettero industriarsi in ciò in cui erano più capaci, vale a dire l’agricoltura, da lì la loro “conversione dalla spada alla zappa” e l’integrazione completa nella cultura locale, con la rapida scomparsa dei caratteri che li connotavano.

La successiva storia di Polcarino si mosse secondo le consuete vicende che si svilupparono in Italia dal Medioevo fino all’età contemporanea. Sotto gli Svevi fu feudo di Mascambruno, passò poi ai Del Balzo, ai Consalvo di Cordova, ai Carafa, ai Gonzaga e, nel 1645, a Giovanni Ossorio, i cui discendenti l’ebbero sempre in feudo col titolo di marchesi. Menzionata come Polcarino in fonti documentarie del XII secolo, la località venne annessa in epoca angioina alla baronia di Vico e ne seguì le vicende storiche fino ai primi anni del XVI secolo. Rasa al suolo da un terribile terremoto nella seconda metà del Quattrocento, la località venne ricostruita e ripopolata da una colonia di schiavi slavi, giunti qui per volere di Pietro Del Balzo, signore del luogo. Separata dalla baronia di Vico nel 1515, passò al marchese di Corato e nel 1524 pervenne a Francesco Carafa, duca di Ariano.

In seguito al tracollo produttivo e alla crisi del XIV secolo, le zone dell’arianese subirono gravi perdite in campo demografico, economico e nell’esistenza stessa di centri abitati. Alla fine del 1400 divenne quasi automatico il fenomeno dell’immigrazione in queste terre di Franco-provenzali, Albanesi e Schiavoni. Il documento che attesta la presenza di serbo-croati a Polcarino è la Consulta della Regia Camera della Sommaria del 24 marzo 1509, ma altri studi, ad esempio quelli degli inizi del Novecento del grande slavista Milan Rešetar, dell’Università di Vienna, hanno aggiunto dati importanti al rapporto tra il paese e gli Schiavoni.

In un documento del 1532 in riferimento al paese si legge: “Villam seu Casal de Porcarino”, quindi per la prima volta si dice Villam, termine che indicava un gruppo di case rustiche abitate da villani, in genere abituati a chiedere la protezione di un monastero. Nel Basso Medioevo, i nuovi villaggi fondati o ricostruiti, spesso assumevano il nome Villanova o Villafranca, a indicare l’acquisizione di qualche libertà dagli obblighi feudali. Infatti, anche per Polcarino a Villam si aggiunse Nova o Novi e fu la marchesina Vincenzina Magnacervo, che portava in dote il paese per il matrimonio con il marchese Diego Ossorio, a volere il nome Villa Nova. Nel 1620 la denominazione divenne un termine tutto intero, Villanova (lo si desume da atti parrocchiali), che continuò a convivere col vecchio nome Polcarino e le sue tante deformazioni. Nel 1694 il borgo fu devastato da un altro terremoto e, una volta ricostruito, assunse l'attuale denominazione. Quest'ultima, citata nel Catalogus Baronum (1150-1168), deriva dal sostantivo latino VILLA, 'dimora di campagna', 'fattoria' o 'piccola città'; la specificazione fa invece riferimento al Santo Patrono.

Illustrazione storica di un villaggio medievale o insediamento rurale

La Chiesa di Santa Maria Assunta: Fulcro della Vita Spirituale

Architettura, Arte e Culto Mariano

La Chiesa di Santa Maria Assunta, situata nel comune di Villanova del Battista, è un importante luogo di culto e di tradizione religiosa. La chiesa, dedicata alla Vergine Maria Assunta in cielo, è una delle principali attrazioni turistiche del territorio e un punto di riferimento per la comunità religiosa del luogo. All'interno della chiesa sono conservate numerose opere d'arte, tra cui dipinti, sculture e affreschi di grande valore artistico e storico.

Foto esterna della Chiesa di Santa Maria Assunta a Villanova del Battista

La Chiesa di Santa Maria Assunta è anche luogo di importanti tradizioni religiose e festività, come la celebrazione della festa dell'Assunzione di Maria, che si tiene ogni anno il 15 agosto e richiama numerosi visitatori e pellegrini da tutto il territorio circostante. La presenza della Chiesa di Santa Maria Assunta nel comune di Villanova del Battista è motivo di orgoglio per la comunità locale e rappresenta un punto di riferimento per la vita religiosa e sociale del territorio.

Interno della Chiesa di Santa Maria Assunta, focalizzando su un dipinto o affresco

Le Radici Storiche e la Precedente Dedicazione a San Giovanni Battista

L'attuale Chiesa di Santa Maria Assunta sorse sulle rovine di quella intitolata a San Giovanni Battista, costruita agli inizi del 1900 con le offerte generose di tutti i cittadini e specialmente di quelli emigrati in USA. Della chiesa precedente non è rimasto quasi nulla ad eccezione di due pregevoli tele raffiguranti due scene della «Via Crucis». Raffigurano una la Caduta di Gesù e l’altra la Deposizione dalla Croce.

Foto delle tele della Via Crucis conservate nella chiesa

La Profonda Devozione a San Giovanni Battista

Tradizione e Festività

Da tempo immemorabile i villanovesi hanno espresso la loro devozione a San Giovanni Battista. Le sacre ricorrenze sono precedute da novene di preghiere e la festa di agosto è un giorno molto sentito dai compaesani, ovunque essi si trovino.

Il Miracolo del Colera del 1854

Era l’anno 1854 quando a Villanova scoppiò il colera. Si era nel pieno dell'epidemia, quando una notte, il 13 dicembre, San Giovanni Battista andò in sogno ad una vecchietta di Villanova dicendole: "Alzati, va dall’arciprete, digli di preparare due grosse caldaie di acqua benedetta, le ponga sotto i due tigli che sono vicino alla Chiesa e faccia suonare le campane a festa". La donna, pensando ad un sogno come tanti altri, non vi badò, ma il sogno si ripeté. Corse dal sacerdote, il quale aveva fatto il medesimo sogno. Pensarono che non poteva essere solamente una coincidenza, per cui prepararono ogni cosa come desiderava il Protettore del Paese.

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