Battista Paolo: Profilo Professionale e Storia di Santa Maria Capua Vetere

Profilo Professionale di Battista Paolo

Battista Paolo è un ex Dirigente d’Azienda, oggi Formatore e Consulente di Direzione, con una lunga esperienza nelle Operations maturata in contesti produttivi complessi e altamente competitivi.

Competenze e Aree di Intervento

La sua carriera è iniziata nella specializzazione tecnica, occupandosi di automazione, manutenzione e processi di stabilizzazione dell’efficienza, per poi evolvere verso ruoli di direzione manageriale. Ha sviluppato una visione completa del Sistema Azienda, guidando riorganizzazioni secondo i principi della Lean Production, intervenendo sia sui processi che sulla cultura organizzativa e affrontando anche situazioni di crisi. Nel corso degli anni ha conseguito risultati concreti in termini di riduzione dei costi economici e finanziari, aumento di produttività, miglioramento di qualità e sicurezza.

Foto di un consulente aziendale in una sala riunioni, con grafici sullo sfondo

Esperienze Aziendali e Ristrutturazioni

Transizione Tecnologica e Ristrutturazione Commerciale

A seguito di una transizione tecnologica del settore, un prodotto di punta era giunto a fine ciclo di vita, mantenuto artificialmente sul mercato da promesse fuorvianti dei principali operatori telefonici. In tale contesto, insieme all’imprenditore, è stato redatto un piano di ristrutturazione organizzativa e commerciale.

Crisi Operativa e Rilancio nella Produzione Metalmeccanica

Un'esperienza significativa ha riguardato una media azienda teramana attiva nella produzione di componenti metallici per i settori automotive, special applications e hobbies. Il primo traguardo, ovvero il lancio di nuovi prodotti, è stato raggiunto nel medio periodo in autonomia. Tuttavia, nel giro di poco tempo, l’azienda è entrata in una fase di caos operativo, costretta a rincorrere le urgenze e subendo pesanti perdite economiche. Il Direttore Generale ha affidato il ruolo di assistente Operations per affrontare questa situazione complessa.

Miglioramento del Profit/Loss e Ottimizzazione dei Processi

Rispondendo direttamente all’Amministratore Unico, è stato ricevuto l’incarico di migliorare il Profit/Loss di due stabilimenti su sei del Gruppo. L’approccio si ispira al flusso dell’acqua in un canale di irrigazione: il processo produttivo deve scorrere senza ostacoli, in modo rapido e bilanciato. Ogni postazione di lavoro è stata strutturata per gestire prodotti diversi con tempi standard e bilanciati, garantendo flessibilità ed efficienza.

Infografica sulla Lean Production e il flusso di valore

Meccanica di Precisione e Fiducia nella Lean Production

Un'ulteriore esperienza si è svolta in una media azienda del Varesotto, attiva nel settore della meccanica di precisione e specializzata in sub-componenti per automotive. Nella fase iniziale sono emerse significative lacune nei flussi produttivi e nella cultura aziendale, che generavano inefficienze e un elevato impegno finanziario. La sfida principale è stata rafforzare la fiducia della Presidenza nel fatto che la Lean potesse essere una reale opportunità di rilancio.

Sostenibilità (SDGs & ESG)

Battista Paolo vanta un'esperienza diretta di Azienda Sostenibile in una Multinazionale, avendo seguito tutti i processi di transizione: Culturale, Organizzativa e Operativa. Con la necessità di rivisitare tutti i processi aziendali, ha testato tutte le opportunità disponibili in questo ambito.

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La Storia Millenaria di Santa Maria Capua Vetere

Alla storia di Capua, oggi in gran parte corrispondente all'area di Santa Maria Capua Vetere, hanno contribuito in varia misura, tra vicende di luce e di lutto, osci ed etruschi, sanniti e romani, cartaginesi e greci, bizantini e saraceni, longobardi e normanni, svevi ed angioini, aragonesi e borboni, lasciando impresso ciascuno di essi un segno di grandezza non delebile nelle sue mura e nelle sue memorie.

Mappa storica dell'antica Capua e del territorio circostante

Dalle Origini Mitiche all'Età Osco-Etrusca

Le Ipotesi sulle Origini del Nome

Intorno al nome del suo fondatore ruota una girandola di mitiche e variegate ascendenze. Per Dionigi di Alicarnasso, fu Remo che la chiamò così "dal bisnonno Capys" (Arc., I, 73); per Ecateo di Mileto fu "Capy troiano" (Per. Fram. I, 70); mentre per Livio i Sanniti l’avrebbero così denominata "dal carattere campestre della sua posizione" (AUc., IV, 37).

La città, di fatto, estesa e distesa in un giardino che dalle falde del monte Tifata toccava le rive del Volturno e quelle del mare Tirreno, ebbe origine nell’VIII secolo secondo il parere di Velleio Patercolo (Storie I, VII), un'affermazione confermata dal ritrovamento di necropoli che hanno chiare attinenze con la cultura villanoviana. Da primitivo villaggio di capanne osco si trasformò in agglomerato urbano alla fine del secolo che vide la colonizzazione greca della Campania. L'antico nome del centro opico Volturnum, legato alla divinità tutelare Velthur (avvoltoio), restò ad indicare l'omonimo fiume.

La Dodecapoli Etrusca e la Tabula Capuana

Nel VI secolo gli Etruschi, che si erano insignoriti di quasi tutta l’Italia attraverso il triplice vincolo delle confederazioni Circumpadana, Arno-Tiberina e Campana, della Dodecapoli fondata in questa regione, "chiamarono Capua la capitale" (Strab. V, c, 242), "dopo aver osservato l’auspicio di un falcone che in lingua etrusca è detto capys" (Serv. Ad Aen. X, 14, 5). Della Dodecapoli campana facevano parte:

  • Cuma
  • Pozzuoli
  • Formia
  • Napoli
  • Ercolano
  • Pompei
  • Nocera
  • Marcina
  • Suessa
  • Cales
  • Nola

Un "momento-chiave" della civiltà etrusca è la Tegola di Capua che più correttamente andrebbe definita Tabula Capuana, un calendario di prescrizioni cultuali.

Foto della Tabula Capuana

L'Ascesa dei Sanniti e i Conflitti con Roma

L'Insediamento Sannita e l'Uso dell'Osco

La battaglia di Cuma (474 a.C.), indebolendo e riducendo la compagine etrusca, consentì il riemergere e l’affermarsi dell’originaria componente osca, così che nel 438 a.C. i coloni italici ottennero, con l’autodeterminazione, il diritto di cittadinanza. A questo punto, con veemente protagonismo, irruppero sulla scena i Sanniti. Costoro, che per progressive infiltrazioni si erano resi così presenti in Capua fino a prendere parte al suo governo, nel 423 a.C. se ne impossessarono attraverso un feroce eccidio degli aristocratici sorpresi nel sonno dopo un banchetto. Appropriatisi dell’alfabeto etrusco e adattandolo alle proprie esigenze fonetiche, fecero dell’osco una lingua scritta che perdurò come lingua ufficiale fino alla guerra sociale.

I Patti e le Guerre Sannitiche

Nel 354 a.C. venne stipulato fra Roma e il Sannio un foedus equm, un patto fra eguali, inteso a stabilire le reciproche sfere d’interesse nella valle del medio Liri, un’area d’importanza cruciale per la supremazia sull’Italia. Il conflitto scoppiò per assicurarsi il controllo della Campania settentrionale, regione quant’altre mai fertile e popolosa. Nel 343 a.C. i Sidicini, abitanti di Teano e dintorni, minacciati dai Sanniti, invocarono l’aiuto della Lega Campana capeggiata da Capua. I Campani, a loro volta, invocarono l’aiuto di Roma ponendosi sotto la sua incondizionata protezione, ricevendone, in qualità di socii, la cittadinanza e i diritti connessi. Le ostilità si conclusero con una pace negoziata che riconosceva l’appartenenza dei Campani alla sfera d’influenza di Roma e dei Sidicini a quella del Sannio.

Capua sotto il Dominio Romano

La Ribellione Annibalica e le Sue Conseguenze

Nel corso della seconda guerra sannitica (326-304 a.C.), dopo la sconfitta dei Romani a Caudio, Capua defezionò da Roma, ma, ribaltandosi le sorti della guerra, le si sottomise rientrando nel precedente stato di cittadinanza senza diritto di voto. Nel 318 a.C. l’autorità dei suoi magistrati venne ridimensionata con l’istituzione di due prefetti. Tra il 313 e il 312 a.C., con l’impiego di prigionieri sanniti, fu costruita la Via Appia, della lunghezza di 132 miglia, che univa Capua a Roma, prolungata poi da Traiano fino a Brindisi.

Durante la terza guerra sannitica (300-295 a.C.), la prima guerra punica (264-242 a.C.) e la campagna contro i Galli (225-222 a.C.), Capua fu a fianco di Roma, mal sopportando, tuttavia, il suo giogo. Per cui, dopo la battaglia di Canne (216 a.C.), si ribellò assumendo a pretesto il rifiuto del Senato romano di concederle, in cambio del suo aiuto, che da allora in poi uno dei due consoli fosse campano. Per questo motivo il partito popolare, con a capo Pacuvio Calavio e Vibio Virio, aprì le porte della città ad Annibale in procinto di marciare su Roma. L’alleanza con Annibale prevedeva: la piena sovranità di Capua, l’esonero dal servizio militare cartaginese dei cittadini capuani e la consegna di trecento nobili romani prigionieri a salvaguardia dei cavalieri campani che militavano nell’esercito romano in Sicilia.

Ricostruzione del centro storico di Capua in epoca romana

Nel 215 a.C. l’esercito romano, forte di centomila uomini, si mosse verso Capua, che venne sottoposta ad un assedio sempre più stringente, fino a che non le fu posto l’aut-aut per la resa: avrebbe conservato la libertà personale e i propri beni chi si fosse sottomesso prima del 15 marzo del 211 a.C. Annibale accorse alla difesa di Capua con un intervento fiacco e tardivo e, visto l’esito incerto della lotta, nella presunzione di favorire l’alleggerimento della pressione su Capua, si portò, ma inutilmente, verso la Capitale. Fatta prigioniera la guarnigione cartaginese, altri cinquantatré senatori furono tradotti in catene a Calvi e Teano e sottoposti a giudizio dal proconsole Fulvio Flacco che li fece prima massacrare a colpi di verga e poi decapitare con la scure. Altri trecento nobili furono gettati in carcere e un numero ingente di cittadini venduti come schiavi. Dopo di che “tolsero a Capua le magistrature, il senato, l’assemblea popolare, insomma tutti i caratteri distintivi di uno Stato… vollero che Capua fosse l’asilo degli agricoltori, il mercato dei campagnoli, il magazzino e il granaio del territorio Campano”. La popolazione fu dispersa nei pagi o deportata a colonizzare i meno fertili terreni del Lazio interno.

La Rinascita Romana e l'Epoca Imperiale

Nonostante le nefaste conseguenze della guerra annibalica, alla fine del secondo secolo a.C. ebbe inizio la rinascita di Capua, che nel 58 a.C. riebbe la cittadinanza e l’istituzione dei primi duumviri Pisone e Pompeo. Nello stesso tempo si consumò la sua definitiva romanizzazione. Fu innalzata al grado di primaria Colonia e sempre Metropoli della regione Campana. Al 73 a.C. risale la ribellione dello schiavo Spartaco. Egli, con altri settantaquattro gladiatori della scuola diretta da Lelio Barbato a Capua, dove erano tenuti rinchiusi, cominciò a saccheggiare borghi e a taglieggiare le popolazioni circostanti mentre le sue fila si andavano ingrossando. Sotto l’incalzare dei soldati romani si spostarono in Lucania, dove, braccati dall’esercito di Crasso, vi furono decimati; seimila superstiti vennero crocifissi ai lati della Via Appia.

Illustrazione di gladiatori e della rivolta di Spartaco

Cesare, durante il suo primo consolato nel 59 a.C., fece passare la Lex Julia campana per dividere l’agro campano e il campo stellato fra ventimila cittadini romani e arricchì la città dell’acquedotto. Augusto, che ridusse l’Italia unita sotto il suo scettro e la divise poi in undici regioni per renderne più funzionale l’amministrazione, collocò al primo posto la Campania unita al vecchio e al nuovo Lazio, a parte del Sannio e ai Piacentini, confermando Capua Metropoli di questa vasta regione col titolo di Colonia Julia Augusta Felix. A questa età risale la costruzione di un acquedotto che canalizzava le acque sorgenti ai piedi del Monte Tifata, sul quale per iniziativa del console Servo Flacco era stato costruito un tempio in onore di Diana Tifatina nel 135 a.C. e sulle cui rovine si innalzerà la Basilica Cristiana voluta dall’Abate Desiderio.

Resti dell'Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere

Crisi e Invasioni Barbariche

Adriano mostrò particolare predilezione per Capua, adornandola copiosamente di edifici, di statue, di colonne. Fu fatta sede di un Consolare, di un Pretorio, di una Curia nella quale venivano promulgati gli statuti imperiali. Nell’era del suo massimo splendore, Capua vantava 300.000 abitanti e la presenza di 200 argentieri, 300 armieri, 4.800 famiglie di artieri, 32.670 di aratori ed agricoltori e 40.000 gladiatori. Ma dal II secolo dell’Impero lo sviluppo delle province occidentali, specie della Gallia, sottraendo alla produzione italiana i vecchi mercati, provocò una crisi recessiva delle attività economico-commerciali di Capua, cui si aggiunse una flessione demografica che si andò accentuando nel III e V secolo. In seguito a questa crisi si determinò, per Capua, una tendenza a distaccarsi dal potere centrale e a recludersi in circuiti provinciali e nell’ambito agricolo. Inoltre, come tante altre regioni d’Italia, anch’essa sperimentò la furia devastatrice delle invasioni barbariche.

L'Età dei Longobardi: Distruzione e Rifondazione

La Conquista Longobarda e la Contea di Capua

Una certa ripresa si avvertì con gli Ostrogoti di Teodorico (493 d.C.). Con la vittoria di Narsete sui Goti (555 d.C.) Capua venne ricostruita, riottenne l’autonomia amministrativa ed fu governata da un tribuno bizantino con poteri militari e civili, l’ultimo dei quali fu Gregorio che, pur insignito degli onori comitali, dovette cedere ai Longobardi che nel 594 d.C. conquistarono Capua.

Essi vi si stanziarono e la elevarono a Contea cui facevano capo numerosi gastaldi dipendenti dal Ducato di Benevento, denominato anche Longobardia Minore. Ad opera soprattutto del Conte Landone (843-861), del Vescovo e Conte Landolfo (862-879) e, da ultimo, di Atenolfo (887-910) fu raggiunta l’autonomia della Contea che nel IX secolo inglobava anche i gastaldati di Sessa, Teano, Carinola e da Telese fin oltre Venafro.

La Distruzione dell'Antica Capua e la Nascita della Nuova Città

Fin dai primi anni del IX secolo i Saraceni, che avevano iniziato a saccheggiare e incendiare i centri delle coste tirreniche, si inserirono successivamente, in qualità di mercenari, negli stati dell’Italia Meridionale, specie nel conflitto per la divisione del Principato di Benevento. Nell’841 d.C., chiamati da Radelchi contro Siconolfo, ridussero “in cenere tutta l’antica Capua”. I Capuani allora si rifugiarono sulla collina di Triflisco, detta Palombara (chiamata Sicopoli dal nome del Principe Sicone che ne ordinò al conte Landolfo l’edificazione).

Distrutta anche Sicopoli da un incendio, i Longobardi fondarono la nuova città nella doppia ansa del fiume Volturno presso il ponte chiamato Casilino. Nell’anno 856 d.C. fu edificata la nuova città di Capua. Nella città, dalle ampie mura turrite e di forma quasi rettangolare, si aprivano quattro porte: del Castello (ad ovest lungo l’Appia), l’Aurea (ad est lungo la Platea Maior o via Silicis, perché selciata, oggi Corso Gran Priorato di Malta), a sud la Capuana e la Fluviale (lungo via Roma che si proietta all’interno della Limata). Il ponte sul Volturno era difeso da un Castello così come la Porta Fluviale. Una torre esisteva presso il Monastero di Santa Maria delle Dame Monache, fuori Porta Sant’Angelo, ed un’altra ancora presso la Porta Capuana o di S. Eligio, baluardi elevati a protezione strategica di una città che nel periodo longobardo (856-1062) subì più di dieci assedi, alcuni dei quali durarono anche per mesi.

Il Ruolo Culturale dei Monasteri e il "Placito di Capua"

Negli ultimi decenni del IX secolo i Saraceni “depredarono i complessi monastici di S. Benedetto a Montecassino e di S. Vincenzo alle fonti del Volturno. I religiosi di questi centri spirituali divennero elementi catalizzatori dell’influenza politico-diplomatica e culturale capuana. Accolti nella città-fortezza di Capua, con ogni onore, vi fondarono due monasteri con il nome di quelli abbandonati. Qui costituirono due centri spirituali e culturali di notevole portata. Furono riprese le antiche attività: gli amanuensi trascrissero testi umanistici e scientifici; la decorazione dei codici determinò una scuola miniaturistica tipica; la scuola cronachistica del cassinese Paolo Diacono trovò il suo epigono capuano in Erchemperto; il culto dei santi martiri promosse la ricerca delle loro reliquie e la fioritura della narrativa agiografica. Anche quando l’organizzazione centrale dei benedettini di Montecassino e di S. Vincenzo al Volturno tornò nelle sedi storiche (932-934), l’attività diplomatico-culturale della città, pur subendo una certa caduta di tensione, continuò ad essere operante attraverso la corte dei principi e la curia vescovile”. Di questa attività miniaturistica benedettina ci resta il celebre rotolo dell’Exultet che si conserva nel tesoro della Cattedrale di Capua.

Successivamente fu all’interno del potere giurisdizionale esercitato dai principi longobardi di Capua sull’area cassinese che ebbe luogo quella vertenza giudiziaria legata al famoso “Placito di Capua”, nel quale, attraverso espressioni romanze e vernacolari, affiora il primo documento della lingua italiana.

Illustrazione del Placito di Capua o dello scriptorium benedettino

Il Principato di Pandolfo Capodiferro e gli Stemmi Cittadini

La città-fortezza verso la metà del secolo X raggiunse il culmine del prestigio e del potere con Pandolfo Capodiferro (961-981). Egli, infatti, riunì in un unico principato non solo Benevento, Salerno e Capua, ma lo estese, per l’investitura di Ottone I, fino a comprendervi il ducato di Spoleto e la marca di Camerino da Osimo a Pescara. E la sua chiesa, prima fra tutte quelle del meridione d’Italia, venne elevata a sede metropolitana dal papa Giovanni XIII.

Giovanni XIII, in segno di gratitudine verso Capua per il suo attaccamento dimostrato alla Santa Sede, le concedeva di fregiarsi dello stemma con la croce rossa coronata d’oro in campo d’oro. La corona si vuole sia stata aggiunta da Anfuso, figlio di Ruggiero normanno, investito dal padre del Principato di Capua. I d’Angiò lo completarono con il motto: “Est Capua Regni Clavis, Crux Horrida Pravis. Capua Ab Initio Speciosa” (Capua è chiave del Regno, Croce che incute orrore ai malvagi. Capua eccelsa fin dal sorgere). Accanto a questo si colloca l’antico stemma raffigurante una coppa d’oro in campo rosso da cui emergono sette vipere o draghi.

L'Era Normanna: Dalla Resa alla Conquista Definitiva

Al principato longobardo seguì a Capua quello dei Normanni. La resa di Capua ai Normanni avvenne solo per gradi, attraverso reiterati e contrastati tentativi di conquista. Nel 999 d.C. il primo gruppo di 40 Normanni mise per la prima volta piede in Italia sbarcando a Salerno. Nel 1030 formarono ad Aversa la loro prima signoria con Rainulfo Drengot. Riccardo I, avido di espandere il suo potere, intraprese azioni di scorrerie, di brigantaggio e rapine nei confronti delle terre capuane e vi desistette dietro versamento di 7.000 bizanti.

Nel 1057, approfittando della crisi interna determinata dalla morte di Pandolfo V e respingendo ogni offerta di denaro, costrinse Capua ad arrendersi, che però rifiutò di consegnare le torri e i castelli lungo le mura. Sancita dopo il Concilio di Melfi (1059) l’alleanza tra il Papato e i Normanni, Niccolò II assegnò a Riccardo il principato di Capua mentre ne era ancora signore Landolfo VI (1057-1062). Riccardo decise allora di conquistare anche le fortezze della città. La resa senza condizione avvenne nel 1062. Probabilmente in quell’occasione fu elevato il Castrum Lapidum, il Castello delle Pietre, o torre massima dove i Normanni si rifugiavano in caso di guerra mentre il Sacro Palazzo era la loro residenza abituale.

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