Cenni Storici e l'Antico Oratorio
In passato, in una posizione elevata nella parte più antica di Castelpoggio, esisteva una chiesa-oratorio, oggi abbandonata e nascosta tra case fatiscenti. Questa piccola e poco accogliente struttura, priva di sagrato e affacciata su una strada stretta (ottanta centimetri al massimo un metro), era costruita con "grottoni" di varie pietre ed era dedicata a San Sisto.L'attuale Chiesa Parrocchiale, dedicata alla Natività di Maria Vergine e a Sant’Antonio Abate, si trova al termine della scalinata di via Vasco Venturelli, dotata di una piazzetta. Il protettore di Castelpoggio è San Sisto II, papa, la cui festa ricorre il 6 agosto.Architettura Esterna e Dettagli Storici
L'edificio presenta una bella linea armonica, sia nell'esterno che nell'interno, tanto che risulta difficile immaginare le diverse ristrutturazioni subite nei secoli passati.Il Portale e le Sculture
Il portale esterno è impreziosito da una trifora del 1900. Nel timpano si trova una nicchia circolare che ospita la statua marmorea di San Sisto II°, datata 1712, poggiata su un piedistallo. Nel cuscinetto marmoreo del portale sono incise le parole latine: «Quasi plantato rosae in Jerico», del 1832.
L'Interno della Chiesa
Il Battistero
Entrando, sulla destra, si trova il Battistero, una piccola area racchiusa da una cancellata di ferro. Originariamente situato a sinistra, con una balaustra di marmo, fu spostato a destra durante i lavori di rifacimento del 1867. La sua costruzione risale al 1769, ad opera dello scultore carrarese Andrea Chiapoella, che utilizzò marmo di Michel Angelo Jardone. Questo rimpiazzò un battistero più modesto già esistente nel 1634. Sulla cupola del vaso battesimale è presente una statuetta di San Giovannino. La benedizione dell’acqua benedetta battesimale il giorno del Sabato Santo fu autorizzata dal Vescovo di Sarzana il 5 febbraio 1788; in precedenza, l'acqua doveva essere ritirata presso il Duomo di Carrara. Sulla parete adiacente è visibile una piccola scultura in marmo bianco, un po’ sbiadita, che rappresenta Sant’Antonio Abate, donata da Pucciarelli Dario e considerata un'opera del 1300 proveniente dalla sua casa in Castello.L'Acquasantiera e le Lapidi Fondative
Quasi al centro della prima lesena, murata a una colonna, si trova un'acquasantiera di marmo con la data 1699 incisa nel piedistallo e un grande vaso marmoreo per l'acqua benedetta. Questa sostituì una precedente, più piccola e bassa, datata 1° luglio 1584, che si ruppe. La vecchia acquasantiera è tuttora murata alla parete, sempre della prima lesena. Al di sopra di essa, una scritta in latino su lapide marmorea annuncia: «Questa chiesa fu consacrata il 1° luglio 1564 dal Vescovo di Sarsina (FC), visitatore apostolico, durante il pontificato di Gregorio XIII. Giovanni Maria Franceschi, rettore». Questa lapide fu posta qui con decreto di Mons. Angelo Peruzzi, ma fino al 1776 si trovava sopra l’ingresso della chiesa. È interessante notare un errore di data in questa lapide: non è 1564, ma 1584, un errore la cui ragione non è giustificata. Una lapide sottostante, anch'essa in marmo bianco e murata sulla parete, conferma l'errore: commemorava il 400° anniversario dalla costruzione, riferendosi a una manifestazione del 1° luglio 1984, con la partecipazione di tutti i paesani, del Vescovo diocesano Mons. Aldo Forzoni (nel suo 50° di sacerdozio), di Mons. Angelo Ricci (già Parroco castelpoggino) e dell’allora Parroco di Castelpoggio (dal 1960), Don Umberto Pisani, fossolese, a futuro ricordo (Q.M.P.).Il Quadro della Madonna del Rosario
Tra la prima e la seconda lesena è collocato un imponente quadro della Madonna del Rosario (200 x 180 cm). L'autore e la data di origine di questa pittura sono ignoti, ma si presume sia posteriore al 1653, anno in cui venne approvata la Società della Madonna del Rosario. La bolla di approvazione, datata 14 giugno 1553, fu ritrovata nel 1980 tra i documenti parrocchiali in pessime condizioni, mancante di molte righe, ammuffita e rosicchiata; è stata poi ricucita, completata e posta sotto un quadro più piccolo (55 x 40 cm) che raffigura la Madonna mentre porge la corona del rosario a San Domenico sulla destra, e Santa Caterina da Siena sulla sinistra, con piccoli 15 cerchi a rappresentare i misteri del rosario. Questo quadro, di notevole valore artistico, è stato restaurato più volte (nel 1819, 1829, 1981) e prima del 1848 si trovava sull’altare della Madonna, a sinistra.Il Confessionale e l'Altare del Suffragio
Tra la seconda e la terza lesena è posizionato il confessionale, realizzato in marmi policromi e finemente lavorati, con l'iscrizione «Sanat contritos corde. 1766», che significa "risana i pentiti di cuore".Tra la terza e la quarta lesena si trova l'Altare del Suffragio, costruito nel 1763 grazie al contributo di Francesco Andrea Chiapelli, che ricevette la somma per la costruzione dal priore Domenico Vaira. È sormontato da un quadro su tela del 1675, proveniente da Ortonovo, che rappresenta in basso figure di anime purganti, al centro Papa Gregorio Magno con Sant’Antonio da Padova, San Vincenzo Ferrari e San Luigi Gonzaga, in atti di supplica per le anime purganti, mentre angeli coronano la scena. Il quadro fu riparato nel 1736 e ripulito nel 1983 dal pittore carrarese Giovanni Castelli. Sopra le decorazioni marmoree, è inciso il verso latino del Salmo 129: «Siano le tue orecchie attente alla voce della mia supplica. 1763».Nel pavimento, a lato dell'Altare del Suffragio, sono presenti lapidi sepolcrali con iscrizioni latine, tra cui: «A Dio ottimo massimo. Qui sono raccolte le ossa del sacerdote Pietro Morelli di Castelpoggio, che visse 64 anni. Parroco dal 1777. Morì il 31 maggio 1814». Don Pietro Morelli era fratello di Don Andrea, parroco di Avenza, dove fece elevare la chiesa da rettoria (chiesa non parrocchiale) a priora (chiesa con cura d'anime di intermedia dignità). Entrambi erano nati da genitori gragnanini.Il Presbiterio e l'Altare Maggiore
Il presbiterio, che comprende l’altare maggiore, è delimitato da una balaustra di marmo, bloccata da punti di ferro, con una parte antica risalente al 1687. L’altare maggiore, della stessa epoca dell’altare del Suffragio e dei Confessionali, e forse opera dello stesso artista Andrea Chiapelli, ha sostituito un altare in muratura sormontato da un quadro del 1736. Dietro l’altare sono incuneati due piccoli tabernacoli con porticina in legno: uno per gli Oli Santi (datato 1768) e l’altro, più grande, per le Reliquie (datato 1771). Il Crocifisso che sovrasta l’altare è del 1695 e fino al 1930 veniva portato in processione da robusti castelpoggini, circondato da quattro alti lanternoni. Il baldacchino sospeso in alto è del 1756. Il tabernacolo è in marmo policromo all’esterno, mentre all’interno è foderato in ottone con l’iscrizione: «A Gesù Sacramentato in ricordo delle nozze d’oro sacerdotali del Can. Don Primo Corsini - Parroco di Castelpoggio - i congiunti Corsini, Giunti, Conti e Galletti, 1956». Per alcuni anni (1775, 1781, 1836) i documenti parrocchiali amministrativi citavano un contraltare di un quadro dietro l’altare, di cui non esiste più alcun riferimento. Anche la colomba in marmo giallo, posta sopra il tabernacolo nel 1836, ora non è più esistente, sostituita da due cherubini.Elementi Decorativi e Iconografia
Una vista generale degli altari mostra la balaustra in blocchi di marmo del Coro e, in alto sulla cupola, una pittura che rappresenta i Santi Sisto II° e S.S. Maria Vergine, Santa Lucia (con San Pietro a sinistra e San Paolo Apostoli a destra), con un grande Crocifisso centrale.Il primo altare include un bassorilievo sottostante che raffigura Gesù nell'Orto degli Ulivi o Getsemani, realizzato in marmo statuario, con quattro colonne in breccia marrone. Questo evoca il momento in cui Gesù si ritirò dopo l'Ultima Cena prima di essere tradito da Giuda. Tutta la Chiesa è arricchita da Cherubini di marmo. Le due statue laterali, una di San Sisto II° e l’altra della Madonna con Bambino, sono in legno di pero colorato.
Storia Cimiteriale e Sepolture in Chiesa
L'Evoluzione delle Pratiche Sepolcrali
Nella Chiesa Patronale, il sepolcro in terra, dietro l’altare maggiore, nell'attuale coro, è segnalato da una botola con lastra sepolcrale. Si ipotizza che possa trattarsi del locale precedente che era la sacrestia, o forse il sepolcro della famiglia Rossi. Altri suggeriscono fosse un sepolcro comune per i defunti prima dell'istituzione del nuovo Camposanto. Don Angelo Ricci confermava un odore nauseabondo proveniente da quella botola. In quell'epoca, era consuetudine non seppellire i cadaveri in bare sigillate, ma avvolgerli in un telo e calarli tramite la botola nel sepolcro. L'apertura della botola causava emanazioni pestilenziali, tanto che nel 1835 il Vescovo diocesano, dopo una visita pastorale da Massa, ordinò di eliminare i sepolcri familiari nelle chiese. Queste disposizioni furono percepite come insulti e disagi dai fedeli, specialmente in relazione alle leggi costituzionali sulla costruzione di cimiteri fuori e lontano dai luoghi abitati, emanate durante il dominio francese in Italia (1796-1814). Tuttavia, i comuni, ad eccezione di Massa, non ebbero il tempo di eseguirle completamente. A Castelpoggio, le prime tumulazioni con casse sigillate si verificarono tra il 1804 e il 1807.L'Epidemia di Colera del 1855 e il Nuovo Camposanto
Nel 1855, l'epidemia di colera a Castelpoggio causò 51 vittime. Dopo la fine dell'epidemia, prevalse il ritorno alla sepoltura in chiesa, poiché il camposanto nella piana ai Canepari non era recintato né protetto.Il Registro dei Morti dal 1854 al 1902 rivela l'esistenza di sepolcri familiari all’interno della Parrocchia, appartenenti a famiglie come gli Stefani, i Vaira, i Pucciarelli, i Danesi, i Giromini, i Rossi, i Morelli, i Fantoni, i Lunardelli, i Maneschi e i Rocchi. Le tracce di questi sepolcri familiari nella chiesa di Castelpoggio (e in altre chiese) sono scomparse a seguito del rifacimento del pavimento con quadrette di marmo bianco e grigio scuro, tagliate a mano, alla fine del XX secolo. Sono rimasti intatti solo i sepolcri, con epigrafe latina, del parroco Don Francesco Rossi (morto nel 1805) e di Don Pietro Morelli (sacerdote paesano, morto nel 1814).In molte parrocchie, le sepolture avvenivano in terreni adiacenti le mura esterne della chiesa. Con l'espansione delle costruzioni abitative, tali cimiteri rimasero "strozzati" tra i fabbricati, portando a preferire la sepoltura all’interno delle chiese, una pratica comune nei secoli XVI e XVII che però creava situazioni poco igieniche. In Francia, il divieto di seppellimento nelle chiese fu introdotto dal 1765, seguito da altre leggi nel 1774 e 1776. In Italia, il divieto fu introdotto durante il dominio napoleonico, ma non si generalizzò a causa della resistenza popolare e della breve durata di tale dominio.Il micidiale "morbo cholera" arrivò a Castelpoggio negli anni 1854-1855, uccidendo 51 persone, tra adulti, bambini e neonati, tutti sepolti nel cimitero ai Canepari. Superato il periodo più critico, si tornò a seppellire in chiesa fino al giugno 1870. Il parroco don Nicolao Geminiani, in questa situazione di emergenza e in base alle leggi estensi, esercitò anche le prerogative di notaio per alcuni abitanti di Castelpoggio e Gragnana.Il Camposanto Moderno e i Caduti di Guerra
Il suddetto parroco redasse la seguente nota: «La terra ai Canepari che già negli anni 1854 e 1855 aveva servito da Camposanto ai decessi di colera, in quest’anno 1870 e dal primo luglio, per cura del Municipio di Carrara, fu cinta di mura e decentemente ridotta all’uso di Camposanto, come ingiunto dal medesimo Municipio».Così, dal secondo semestre del 1870, l’uso del seppellimento in chiesa cessò definitivamente, e con il Camposanto o Cimitero, avviato per necessità nel 1854, si affermò il nuovo e più igienico sistema dell’inumazione dei cadaveri fuori dall’abitato, in aperta campagna.Verso il 1930, il Camposanto fu ampliato nella parte posteriore e quasi raddoppiato. Successivamente, iniziarono le costruzioni private dei cosiddetti "forni", "loculi" e "cappelle", un uso che si diffuse ampiamente dopo il 1950, spingendo il Comune a realizzare costruzioni in serie. Questo luogo sacro ospita anche le tombe di eroi della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, vittime delle rappresaglie nazi-fasciste tra agosto e dicembre 1944. Un cippo, offerto da Guido Murray Fabbricotti, si trova a sinistra dell'ingresso e fu inaugurato nel 1920; attualmente, l'elenco dei defunti (1915-1918) è stato rifatto e murato all'esterno.Le sepolture nelle chiese non sono più consentite.
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