La Chiesa di San Bartolomeo Apostolo rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura religiosa del XVI secolo nel territorio del Polesine. Situata in Piazzale San Bortolo, vicino a Via Antonio Oroboni, questa struttura costituisce un punto di riferimento storico per la città di Rovigo e per gli appassionati d'arte.

Origini e sviluppo monastico
La storia dell'edificio affonda le radici nel XIII secolo, quando una comunità di monaci Umiliati si stabilì a sud di Rovigo, fuori dalle mura cittadine. Il 10 giugno 1255, il vescovo Guglielmo d'Este autorizzò la costruzione di una chiesa dedicata a San Bartolomeo. La comunità prosperò inizialmente grazie al commercio della lana, ma verso la fine del XIII secolo la presenza monastica iniziò a declinare.
Nel 1444 il monastero fu affidato al vescovo di Adria, Bartolomeo Roverella. Grazie all'influenza della famiglia Roverella, il complesso visse una rinascita. Papa Sisto IV, nel 1474, ne sancì l'annessione all'Abbazia Olivetana di San Pietro in Maone. Questo passaggio segnò l'inizio di ampi interventi di ristrutturazione, tra cui la demolizione del vecchio convento e la costruzione di un nuovo chiostro con dodici stanze.
La costruzione della chiesa attuale
La chiesa che ammiriamo oggi fu edificata a partire dal 1562. La posa della prima pietra avvenne il 21 marzo di quell'anno, sotto la guida del progettista Bartolomeo Bonrizzo. Alla costruzione collaborarono i maestri muratori ferraresi Bartolomeo Facino e Alberto Schiatti, a quest'ultimo viene attribuita la progettazione del campanile, completato nel 1592.

Architettura e apparato decorativo
La facciata, in muratura intonacata, si sviluppa su due ordini sovrapposti seguendo uno schema rinascimentale. Negli spazi tra le lesene si trovano le statue di San Bartolomeo e San Benedetto. L'interno è caratterizzato da un'unica navata con otto cappelle laterali, un presbiterio rialzato e un'abside curva, il tutto coperto da una volta a botte.
Le cappelle laterali e i tesori artistici
- Prima cappella (Passione di Gesù): Ospita una copia della Deposizione di Cristo del Correggio, eseguita da Francesco Ferrari.
- Seconda cappella (San Benedetto): Conserva la pala Il transito di San Benedetto, opera del pittore veronese Giovanni Murari (1686).
- Terza cappella (Immacolata Concezione): Decorata con una tela attribuita a Rizzi, sostituisce l'originaria dedica a Santa Caterina d'Alessandria.
- Quarta cappella (Santa Francesca Romana): La pala è attribuita a Camillo Ricci, con influenze dei modi pietistici ferraresi.
Di particolare pregio è l'altare maggiore, eretto nel 1691 dal padovano Francesco Fasolato e impreziosito dalle tarsie marmoree di Antonio Corberelli. Ai lati si stagliano due angeli portacero in marmo di Carrara, capolavori dello scultore Giusto Le Court.

Il patrimonio musicale: L'organo Callido
La chiesa ospita un pregevole organo progettato e costruito da Gaetano Callido nel 1778. Lo strumento, situato su una cantoria accanto all'altare maggiore, è composto da una tastiera di 45 tasti e una pedaliera di 18 pedali. Nel 1980, l'organo è stato oggetto di un importante restauro a cura di Alfredo Piccinelli di Padova, che ne ha riportato in luce le caratteristiche tecniche e sonore originali.
Dalla soppressione alla parrocchia moderna
Con l'arrivo dei Francesi nel 1797, il monastero fu soppresso e, nel 1810, i monaci furono definitivamente allontanati. La chiesa divenne sussidiaria di San Francesco e il complesso fu destinato a usi civili, tra cui una Casa di Ricovero. Solo nel 1990 sono stati avviati significativi lavori di restauro che hanno permesso di recuperare il valore monumentale del sito. Dal 1956, il complesso è tornato a ricoprire un ruolo centrale come sede parrocchiale, servendo una comunità di circa 600 fedeli.
La chiesa di San Bartolomeo è uno scrigno di veri tesori artistici
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