Per secoli carrozze, portantine e automobili hanno accompagnato i Papi nei loro spostamenti. Il Padiglione delle Carrozze, situato nei Giardini Vaticani e parte integrante delle collezioni storiche dei Musei Vaticani, è di fatto il “garage del Papa”. Rinnovato e ampliato di recente, accompagna il visitatore in un viaggio nel tempo al seguito dei Pontefici e dei loro veicoli. Dal 1931, con l’istituzione del Registro automobilistico, i veicoli portano la targa SCV (Stato della Città del Vaticano) a lettere nere su sfondo bianco, eccetto una, quella a lettere rosse riservata alla vettura privata del Santo Padre.

Il Museo delle Carrozze: Storia ed Esposizione
Il Museo delle Carrozze, parte dei Musei Vaticani, venne istituito per volere di papa Paolo VI e allestito nel 1967 in un ampio locale, edificato tra il 1963 e il 1964, sotto il cosiddetto Giardino Quadrato. Dopo un lungo lavoro di ampliamento e riallestimento, il 16 ottobre 2012, il Museo è stato riaperto al pubblico. Si tratta di una sezione distaccata del Museo Storico che dal 1991 ha sede nel Palazzo del Laterano.
L'itinerario museale si sviluppa in due sezioni espositive, che documentano la storia della mobilità pontificia attraverso un'originale raccolta di mezzi di trasporto (carrozze, automobili, portantine, ecc.) e oggetti a questi collegati (selle, finimenti e bardature per i cavalli, ecc.) adoperate da vari papi.
Le Carrozze di Gala e da Viaggio
La visita inizia con splendidi esemplari di carrozze e portantine impreziosite da stucchi, pitture e decorazioni che le rendono veri e propri gioielli d’arte. Il primo itinerario, quello delle “Carrozze”, conserva splendidi e sfarzosi mezzi di trasporto di “protocollo”, tra cui spicca la Berlina di gran gala (1826), costruita per papa Leone XII dal celebre carrozziere romano Gaetano Peroni e arricchita successivamente nei suoi decori per papa Gregorio XVI nel 1841. Questa maestosa carrozza venne usata nelle grandi solennità anche dai pontefici successivi fino a Pio IX (1878).
Altro piccolo capolavoro è la Berlina di gala rossa e oro, del XIX secolo, appartenente al cardinale Luciano Luigi Bonaparte che l’ebbe in dono da suo cugino, l’imperatore di Francia Napoleone III. Agli occhi risalta lo stemma in ottone dell’aquila napoleonica.
Sono poi esposte carrozze per lunghi viaggi o per il trasporto quotidiano e cittadino, comprese le portantine, i finimenti e le bardature per i cavalli, i quali costituiscono una rara testimonianza storica della mobilità pontificia, che ebbe un brusco arresto con la presa di Roma del 1870 e la sua annessione al Regno d’Italia. Da quel momento, infatti, il Papa non ha lasciato i suoi appartamenti situati all’interno delle mura vaticane fino al 1929.
Di particolare interesse storico sono due berline da viaggio, adatte a sostenere lunghi percorsi su strade sconnesse. La prima venne utilizzata da Pio IX, dopo lo scoppio dei moti rivoluzionari a Roma, per fuggire a Gaeta nel novembre del 1849, e per il suo rientro dall’esilio dopo la fine della Repubblica Romana. L’altra venne adoperata per il viaggio di ritorno dello stesso Pontefice, ultimo “Papa Re”, nei territori dello Stato Pontificio della Romagna e delle Marche settentrionali. Vi sono poi dei “Landaux” neri, usati per il trasporto giornaliero dei papi fino agli anni ’20 del 1900. Inoltre, non mancano le portantine più recenti, come quella risalente all’ultimo quarto del XIX secolo, foderata in damasco rosso, fatta costruire da Leone XIII. O quella del 1887, realizzata in legno, ma mai usata dal Papa, donata a Leone XIII dai fedeli napoletani in occasione del 50° anniversario del suo sacerdozio.

L'Era delle Automobili Pontificie
Nel 1909 l’arcivescovo di New York offrì in dono una Itala 20/30 a Pio X, regalo rifiutato dal Pontefice che preferì continuare le sue passeggiate nei Giardini Vaticani su una comoda, e meno rumorosa, carrozza. La prima vettura entrata in Vaticano risale al pontificato di Pio XI, una Bianchi Tipo 15, donata al Papa dall’Associazione delle Donne Cattoliche dell’Arcidiocesi di Milano. Poiché la questione della sovranità della Santa Sede non era ancora risolta, a questa vettura fu affissa la targa del Corpo Diplomatico (CD 404).
A Pio XI venne regalata anche un’automobile Bianchi Tipo 20, donata subito dopo la precedente dalla stessa casa automobilistica italiana, che ottenne così, per prima, l’ambito titolo di “Fornitori Pontifici”. Con la firma dei Patti Lateranensi, avvenuta l’11 febbraio del 1929, le principali case automobilistiche internazionali fecero a gara per regalare ai pontefici le loro vetture migliori.
Le Automobili di Pio XI e Pio XII
Nel grande salone interrato del Padiglione delle Carrozze, troviamo diverse automobili storiche. Tra queste, una Fiat 525 M, donata nell’aprile del 1929, l’Isotta Fraschini 8, offerta il 1 maggio dello stesso anno, e la Graham Paige 837, donata nel dicembre del ’29. La Graham Paige “Type 837” fu particolarmente prediletta da Pio XI, che la utilizzò per la prima uscita dal Vaticano per celebrare il cinquantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale.
Nel 1930 entrò a far parte della flotta vaticana la Citroën C6 Lictoria Sex, appositamente progettata per Pio XI e costruita per gli standard di una carrozza pontificia, con carrozzeria color amaranto, cromature in bagno d’oro e un abitacolo posteriore trasformato in salottino settecentesco.
Dal 1931, le carrozze pontificie cedono il posto alle automobili a tutti gli effetti, e venne istituito il Registro Automobilistico del Vaticano. Le targhe SCV (Stato della Città del Vaticano) sono a lettere rosse su sfondo bianco per il Papa e a lettere nere su sfondo bianco per tutte le altre vetture.
La Mercedes Benz venne utilizzata il 19 luglio del 1943 da papa Pio XII, dopo il violento bombardamento sul quartiere di San Lorenzo, per visitare i luoghi colpiti dalla crudeltà della guerra che scosse anche Roma. Questa vettura è diventata famosa per una foto che ritrae Pio XII mentre benedice la popolazione alla quale era andato a portare conforto dopo il bombardamento. Un’altra Mercedes Benz presente è la 460 Nürburg limousine a passo lungo, disegnata da Ferdinand Porsche e donata al Pontefice nel novembre del 1930.

Le Papamobili e le acquisizioni recenti
In linea con i tempi, subito dopo il Giubileo del 1975, arrivò anche la prima ‘Papamobile’, un fuoristrada bianco utilizzato dal Pontefice per percorrere brevi itinerari ed essere visto dalla folla. La Fiat 1107 Nuova Campagnola è famosa perché su di essa Giovanni Paolo II subì l’attentato del 13 maggio 1981. L’esposizione di questa vettura assume un valore simbolico, come sottolineato da Antonio Paolucci, ex direttore dei Musei Vaticani: “Quest’automobile come la Chiesa, anche se ferita, va avanti”.
Tra le nuove acquisizioni, spicca una simpatica Renault 4 bianca donata a Papa Francesco da don Renzo Zocca, sacerdote veronese, molto attivo nel volontariato sociale a favore delle persone meno agiate. Anche una Volkswagen “Maggiolino” 2003, donata a Giovanni Paolo II, è parte delle recenti acquisizioni. Essa è l’ultima prodotta dalla catena di montaggio della casa automobilistica in Messico (30 luglio 2003), dopo la quale è stata dismessa. Fu donato nel 2004 dal presidente del Messico, Luis Manuel Abella Armella, a Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro dopo un’udienza, in segno di gratitudine per la visita effettuata dal Pontefice nel Paese nordamericano.
Vi è poi il volante della “Formula 1 - Ferrari 2003” di Michael Schumacher, donato a Benedetto XVI dall’allora presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, con la dedica: “Il volante della F1 Campione del Mondo a Sua Santità, pilota della cristianità”.
L'Isotta Fraschini: Un Marchio di Lusso e Innovazione
L'Isotta Fraschini, storico marchio milanese, fu fondata nel 1900 dall’Avv. Cesare Isotta e dai fratelli Antonio, Oreste e Vincenzo Fraschini. Inizialmente specializzata nella manutenzione e rimessaggio di vetture francesi, l'azienda si distinse presto per la costruzione di prestanti motori non solo per automezzi militari, ma soprattutto per dirigibili, locomotive, aeroplani e natanti. Durante la Prima Guerra Mondiale, i propulsori Isotta Fraschini equipaggiarono gli idrovolanti della trasvolata atlantica di Italo Balbo e i leggendari motoscafi MAS.
La Isotta Fraschini divenne famosa negli anni ’20 per le sue auto di super lusso, amatissime dai vip dell’epoca, come il poeta Gabriele D’Annunzio e il divo del cinema Rodolfo Valentino. Era considerata la regina del lusso a quattro ruote, rivaleggiando con Rolls Royce, Bentley, Hispano-Suiza, Bugatti e Maybach, e tra queste era addirittura una delle più costose.

Successi nelle Corse e Innovazioni Tecnologiche
Il prestigio della casa milanese, alimentato dai primi trionfi sportivi, varcò i confini italiani nel 1908, quando un suo modello stabilì negli Stati Uniti un importante record con una velocità media di 105 km/h. Sempre in quell’anno vide la luce la Tipo FE: mossa da un innovativo 1.2 a quattro cilindri, raggiungeva i 100 km/h e ottenne diversi successi nei Gran Premi dell’epoca.
L'Isotta Fraschini è ricordata per le sue innovazioni tecnologiche. Alcune di esse rappresentano dei primati assoluti e hanno cambiato per sempre l’industria automobilistica, come l’adozione su tutti i modelli, a partire dal 1910, dei freni sulle ruote anteriori. Un'altra innovazione fu la Tipo 8, successivamente declinata come 8A, 8A Spinto, 8A Super Spinto e 8B.
Isotta Fraschini e i Personaggi Illustri
Al fascino delle Isotta Fraschini non seppe resistere neppure Benito Mussolini: nel 1927 se ne regalò una, affidando il telaio alla carrozzeria Garavini di Torino che, per il Duce, confezionò una pregevole limousine. Le automobili con la vittoria alata sulla calandra erano amatissime anche dal Principe di Piemonte, Umberto II di Savoia, che acquistò una fiammante coupé de ville carrozzata dagli Stabilimenti Farina. Anche Papa Pio XI era tra i proprietari di una Isotta Fraschini 8.
Rodolfo Valentino ne ebbe addirittura due con allestimenti esclusivi, una delle quali acquistata dall’importatore di New York Ugo Veniero D’Annunzio, terzo figlio del Vate. D’Annunzio, peraltro, aveva utilizzato l’acronimo Isotta Fraschini per coniare il personalissimo motto “Intrepida Fides”, che contraddistinguerà poi la statuetta della vittoria alata che campeggiava sul radiatore dell’auto.
L’Isotta Fraschini puntò molto sul mercato statunitense, diventando la vettura straniera più venduta negli USA, fino al 1929, quando il crollo di Wall Street pose fine agli anni ruggenti.