Le Stanze sopra la Beata Vergine di Palestrina: Un Capolavoro Polifonico

Le "Stanze sopra la Beata Vergine" rappresentano uno dei cicli madrigalistici più significativi di Giovanni Pierluigi da Palestrina, compresi nel suo "Il primo libro de madrigali a 5". Questa raccolta offre un'immersione profonda nella spiritualità mariana del XVI secolo, attraverso la maestria polifonica del compositore.

Spartito antico di Palestrina, dettaglio di polifonia a cinque voci

Le Origini del Testo: Tra Petrarca e Migliori

Il fondamento testuale di quest'opera è il poemetto intitolato "Priego alla Beata Vergine Maria", scritto in ottava rima dal teologo Antonio Migliori. Questo testo fu composto a Roma nel 1593 e pubblicato presso lo stampatore Guglielmo Facciotti ad istanza dell’editore Giovanni Martinelli.

Il "Priego" fu dedicato «alla Serenissima Gran Duchessa di Toscana», Cristina di Lorena. Dalla lettera dedicatoria, come ci spiega il musicologo Daniele Filippi, si apprende che un fratello di Antonio, Simeone, serviva «in cose dello Spirito», ossia era probabilmente cappellano, del granduca Ferdinando de’ Medici, marito di Cristina (e già cardinale).

Ritratto di Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana

La Struttura del Poemetto di Migliori

La struttura del poemetto è presto descritta: include due stanze proemiali, dedicate all'invocazione a Cristo, seguite da ventisette stanze rivolte direttamente alla Vergine. Il componimento si conclude con una stanza di congedo, indirizzata a Dio Padre, e che parafrasa la diffusissima orazione "Gratiam tuam, quaesumus Domine", quella con cui si chiude la recita dell’Angelus.

Nelle stanze mariane così incastonate non succede, beninteso, nulla: non c’è alcuna progressione narrativa. Ben lungi, insomma, dall’essere ottave epiche, quelle di Migliori sono piuttosto ‘ottave litaniche’, variazioni su uno stesso tema e schema: a uno o più epiteti mariani (tratti da note sequenze di litanie, e forse da altre raccolte coeve di lodi e attributi della Madonna) si contrappongono retoricamente le passate mancanze del peccatore, che ora esprime segni e propositi di conversione, e invoca la salvezza eterna.

Nel panorama della letteratura spirituale cinquecentesca, in cui la riscrittura e reinvenzione lirica delle forme della preghiera cristiana (dai salmi alle antifone mariane, dagli inni ai misteri del rosario) ha una parte notevole, il "Priego" è, insomma, la trasposizione glossante del modello litanico al livello di una poesia colta, preziosa, lato sensu petrarchista e tassesca.

Il testo poetico si basa su un'ispirazione profonda, dove «In una stanza, con immaginarie mura, un’anima credente si rivolge penitente al Cristo sacrificato per intercessione della più umile e potente delle creature: la Madre». Si evince inoltre che la Canzone CCCLXVI "Vergine bella, che di sol vestita" di Francesco Petrarca (1304 - 1374), contenuta nel Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta), nella sezione "Rime In morte di Madonna Laura", funge da base testuale primaria.

La Composizione di Palestrina: Trenta Madrigali

Palestrina intona trenta madrigali indipendenti ma collegati da un percorso tonale molto preciso e ordinato secondo gli otto modi del sistema classico. Geometricamente, il compositore pianifica quattro macrosezioni piuttosto bilanciate tra loro.

Lo Stile Polifonico a Cinque Parti

Nel "Priego", Palestrina dispiega uno stile alto di polifonia a cinque parti, esigente sia per gli esecutori (costretti a un tour de force non meno dal variare delle estensioni che dalla mobilità dell’orchestrazione vocale), sia per gli ascoltatori (impegnati, nel caso di una esecuzione integrale, in un prolungato esercizio immersivo per i sensi e per lo spirito).

Indulgendo alla mistica dello stile tardo e del «canto del cigno», si è tentati di parlare per il "Priego" di una summa palestriniana di questa scrittura, quintessenza del Cinquecento polifonico. È una sintesi in cui sarebbe vano cercare un’effettistica à la Marenzio, ma che certo destituisce di fondamento qualunque lettura inespressiva di Palestrina.

Questa sintesi è distillata tramite precisissime gradazioni. Tanto per fare un esempio, Palestrina riserva all’ottava conclusiva, con l’appello diretto a Dio Padre, l’incipit omoritmico a cinque - altre ottave iniziavano omoritmicamente, ma mai a pieno organico.

Una sintesi che, sebbene codifichi nel prodigioso controllo testurale e nelle contrapposizioni ritmiche le inflessioni dinamiche e agogiche del canto, pure richiede un’interpretazione tutt’altro che meccanica, rinunciataria o inutilmente castigata, bensì capace di lasciar respirare e prender forma alle immagini che si inseguono, senza perdere l’orientamento globale.

Esempi di Stanze Musicate e Registrazioni

Tra le numerose stanze musicate da Palestrina nel ciclo figurano:

  • No. 4, Vergine santa
  • No. 7, Vergine quante lagrime
  • No. 8, Vergine tale è terra

La stanza "Vergine santa" è stata oggetto di specifiche registrazioni, come quella inclusa nell'album "Palestrina: Canticum Canticorum", pubblicato nell'agosto 2003. La traccia ha una durata di 3 minuti e 54 secondi ed è stata interpretata da Paul Hillier e The Hilliard Ensemble.

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