La Pala di Gradara
La Pinacoteca comunale di Gradara è situata all'interno delle mura, nella vecchia sede degli uffici comunali, in un seicentesco palazzo gentilizio appartenuto alla famiglia Rubini-Vesin. L'opera più nota di questa collezione è la Pala di Giovanni Santi, padre del celeberrimo Raffaello Sanzio.
Il dipinto, realizzato su una tavola di 2,10 x 1,70 metri, fu eseguito per la Pieve di S. Sofia "entro le mura". L'opera raffigura la Madonna sul trono con il Bambino, attorniata dai santi Stefano, Sofia, Giovanni Battista e Michele Arcangelo, i quali rappresentano i protettori delle antiche quattro parrocchie del paese.

Analisi stilistica e conservazione
Il critico Michelini Tocci, analizzando questa mirabile tavola datata 1484, sottolinea come l'arte del pittore dimostri un'evoluzione rapida e feconda nell'ultima decade della sua vita. Sebbene permangano reminiscenze stilistiche legate ai discepoli di Melozzo, a Palmezzano e ad Antoniazzo Romano, la figura di S. Sofia - che regge nella mano il modello della città di Gradara - risulta particolarmente riuscita.
Il pittore concentra la sua abilità nelle figure della Vergine e del Bambino: la Madonna è raffigurata con un atteggiamento di tenero abbandono, mentre il Bambino, ignudo e ornato da una collana di coralli, richiama da vicino le soluzioni adottate dall'artista nella successiva Pala di Montefiorentino.
Nel corso del XIX secolo, l'opera fu oggetto di attenzione da parte di illustri studiosi come il Morelli e il Cavalcaselle, che il 6 maggio 1861 ne registrarono lo stato di conservazione: la tavola presentava una spaccatura nella parte destra e una caduta di colore in diverse zone, con un valore stimato all'epoca in 5.000 lire. Nel 1881, il professor Filippo Fiscali di Firenze ne curò il restauro, concluso nel marzo dello stesso anno.
La Pala Buffi di Urbino
Un'altra opera fondamentale di Giovanni Santi è la cosiddetta "Pala Buffi" (1489), conservata presso la Galleria Nazionale delle Marche nel Palazzo Ducale di Urbino. Si tratta di una tempera su tavola centinata di 330x221 cm, originariamente destinata alla Cappella di San Sebastiano nella chiesa di San Francesco a Urbino.
Il dipinto raffigura la Madonna col Bambino in trono tra i santi Giovanni Battista, Francesco, Girolamo, Sebastiano e i committenti, appartenenti alla famiglia Buffi. La loro presenza, raffigurata quasi in forma ritrattistica ai piedi della Vergine, rivela l'intento devozionale dell'opera, concepita come un grande ex voto.

Caratteristiche iconografiche e tecniche
In quest'opera, Giovanni Santi raggiunge la piena maturità artistica, integrando schemi già adottati nelle pale di Gradara, Fano e Frontino. La composizione è retta da una solida struttura prospettica, definita dalle linee di fuga del pavimento e dell'architettura marmorea del trono, che convergono sulla Vergine Maria.
| Soggetto | Attributi e dettagli |
|---|---|
| San Giovanni Battista | Indica il Bambino e regge il cartiglio "ECCE AGNUS DEI" |
| San Girolamo | Rappresentato come traduttore della Bibbia |
| San Francesco e San Sebastiano | Titolari della chiesa e della cappella di destinazione |
| Gesù Bambino | Presenta collana, braccialetti e un ramo di corallo |
È inoltre evidente l'influsso della pittura fiamminga, appreso dal Santi attraverso il contatto con Pedro Berruguete e Giusto di Gand, riscontrabile nella trattazione minuziosa dei particolari descrittivi. Nel registro superiore, la figura del Padre Eterno e gli angeli danzanti che reggono la corona e il ramo d'ulivo testimoniano l'assimilazione di modelli provenienti dalla pittura umbra.