I decreti della Congregazione delle Cause dei Santi riguardanti il miracolo e le virtù eroiche del Cardinale József Mindszenty hanno segnato un momento di particolare importanza per i tempi contemporanei. In questa settimana, ci concentriamo sulla figura del venerabile primate d'Ungheria, un baluardo e gloria della Chiesa contro il comunismo e contro le gerarchie ecclesiastiche accomodanti con il regime sovietico.

Primi anni e formazione
József Mindszenty nacque a Mindszent il 29 marzo 1892, in un villaggio della campagna ungherese. Studiò nel seminario di Szombathely e fu ordinato sacerdote il 12 giugno 1915. Dopo la Prima Guerra Mondiale e il crollo dell'Impero asburgico, in Ungheria presero il potere i comunisti guidati da Béla Kun. In questo contesto turbolento, la sua vocazione sacerdotale si sviluppò con una profonda dedizione alla fede e alla patria.
Ascesa ecclesiastica e persecuzione
Il 3 marzo 1944, József Mindszenty fu nominato vescovo di Veszprém e consacrato il 25 marzo dello stesso anno nella cattedrale di Strigonio. Tra il 1944 e il 1945, subì la cattura e l'incarcerazione da parte dei nazisti. Il 2 ottobre 1945, fu promosso arcivescovo di Esztergom e primate d'Ungheria. Papa Pio XII lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 18 febbraio 1946.
Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, l'Ungheria divenne un satellite dell'Unione Sovietica. In questo scenario, la Chiesa iniziò a essere duramente perseguitata, e il Cardinale Mindszenty divenne il bersaglio dell'odio delle autorità comuniste. Il 26 dicembre 1948, fu arrestato dalla polizia. Sottoposto a torture, umiliazioni e droghe, fu costretto ad ascoltare oscenità nel tentativo di fargli confessare reati inesistenti contro il regime. Seguì un processo-farsa, al termine del quale fu condannato all'ergastolo.

La prigionia e la fede incrollabile
Nonostante le sofferenze fisiche e psicologiche, il Cardinale Mindszenty mantenne una lucidità eroica, sottoscrivendo l'accusa di cospirazione solo con la sigla "C.F." (coactus feci, ovvero "firmai perché costretto"). Subì 22 anni di prigionia, intervallati da arresti domiciliari. Durante questo periodo, gli fu impedito di leggere testi sacri e di inginocchiarsi, e le guardie avevano l'ordine di interromperlo se avesse iniziato a pregare. L'offerta della Santa Messa, quando gli fu permessa, divenne il centro della sua giornata.
Nelle sue Memorie, il Cardinale descriveva la sua vita in prigione: "Meditavo, pregavo per i bisogni della Chiesa ungherese e per la Patria. Nelle mie preghiere includevo sempre il Papa, i cardinali, i vescovi, i sacerdoti, i malati, mia madre, mia sorella, i miei seminaristi che vivevano in mezzo alle tentazioni e alle tribolazioni, e poi i nemici. Le guardie, i carcerati, la patria, i profughi, le madri e i padri, la gioventù, la vita delle famiglie ungheresi."
Mindszenty evidenziò con dolore le connivenze dell'Occidente con l'Unione Sovietica e i compromessi a cui giunse la Santa Sede per salvaguardare la diplomazia e la prudenza politica internazionale. Tuttavia, riconosceva anche gli aspetti positivi della prigionia: "In prigione non esistono solo cose brutte. C’è anche del buono. La prigione salvaguarda da certi pericoli e da certe tentazioni. Nel caso mio mi ha evitato di dover prestar giuramento e di dover concludere un accordo con i carnefici del mio popolo, che avevano calpestato la Chiesa [...]. Il tempo passato in prigione è propizio per l’esame di coscienza, il pentimento, l’introspezione e per elevare l’anima a Dio, in altre parole è un tempo di salvezza."
Cardinal Jozsef Mindszenty
La liberazione e l'esilio
Nel 1956, durante l'insurrezione popolare in Ungheria, il Cardinale Mindszenty fu liberato dagli insorti. Tuttavia, i carri armati sovietici ristabilirono il potere del governo tirannico. A quel punto, trovò rifugio nell'ambasciata statunitense di Budapest, che divenne il suo luogo di esilio.
A causa della sua posizione di ferma opposizione al comunismo, non poté partecipare ai conclavi del 1958 (elezione di Giovanni XXIII) e del 1963 (elezione di Paolo VI). Il Concilio Vaticano II, inoltre, non vide una presa di posizione della Chiesa contro il comunismo, a causa di un accordo stipulato tra la Santa Sede e la Chiesa ortodossa russa nel 1962.
Alcune testimonianze riportano che durante la sua permanenza a Budapest, il Cardinale Mindszenty fu confortato dalla bilocazione di San Pio da Pietrelcina, il quale si recò anche dal Cardinale Stepinac e da altre vittime del comunismo. Suor Rita Montella e Padre Franco D’Anastasio sono tra coloro che hanno raccolto dati su questi eventi.
Conflitto con Roma e gli ultimi anni
Il Cardinale Mindszenty si oppose sempre, con fermezza e senza cedimenti, ai compromessi e alle trattative tra la Chiesa e i governi comunisti, nonostante le pressioni politiche vaticane, rappresentate in particolare dal Cardinale Agostino Casaroli. Egli fu un testimone della persecuzione comunista contro la Chiesa e, al contempo, dei "tradimenti" della Santa Sede nei confronti di prelati e clero abbandonati.
Mindszenty non temette uno scontro diretto con Roma, lottando contro l'impostazione di una Santa Sede votata ai compromessi con i governi comunisti. Per diversi anni rifiutò l'invito del Vaticano di trovare riparo a Roma. La sua posizione isolata e coraggiosa lo rese una personalità scomoda anche per gli americani. Nel 1971, con l'intervento del Presidente degli Stati Uniti Nixon, lasciò l'ambasciata statunitense per raggiungere la Santa Sede.
Scelse di risiedere a Vienna, presso il collegio Pázmány. In questo periodo, nonostante l'età avanzata, intraprese numerosi viaggi per raggiungere le comunità ungheresi sparse nel mondo, portando loro vicinanza e descrivendo la cruda realtà del comunismo. Tuttavia, il regime di Budapest ottenne dal Vaticano il suo silenzio. Nonostante la norma che prevedeva il ritiro dei vescovi a 75 anni, nel suo caso non fu applicata. Il 1º novembre 1973, quando aveva superato gli 81 anni, Papa Paolo VI chiese le sue dimissioni dalla cattedra primaziale di Esztergom, ma il Cardinale oppose un rifiuto rispettoso ma netto.
Morte e eredità
Il 6 maggio 1975, József Mindszenty morì a Vienna. Nel 1991, le sue spoglie furono solennemente trasportate da Mariazell a Esztergom e tumulate nella cripta della cattedrale di Nostra Signora e di Sant'Adalberto. Nel 2012, Mindszenty ha ottenuto la completa riabilitazione legale, morale e politica.
La sua figura continua a essere ricordata e celebrata attraverso pubblicazioni, film e opere artistiche. Il Servo di Dio József Mindszenty gode di una venerazione continua da molti decenni, e la sua tomba è meta costante di pellegrini.
