Differenze tra il Libro della Torah Ebraica e la Bibbia Cristiana

Le Sacre Scritture rivestono un ruolo fondamentale nelle grandi religioni monoteiste, ma presentano significative differenze nella loro struttura, composizione e interpretazione. È essenziale distinguere tra la Bibbia ebraica (Tanakh) e la Bibbia cristiana, che è composta dall'Antico e dal Nuovo Testamento.

rappresentazione della Torah e di una Bibbia cristiana affiancate

La Torah: il fondamento dell'Ebraismo

La Torah, che significa "Legge" o "Insegnamento", è il cuore della Bibbia ebraica. Secondo la tradizione, la Torah è stata data al popolo d'Israele sul Monte Sinai e contiene le leggi e i comandamenti, insieme alla storia d'Israele dalla creazione del mondo fino alla morte di Mosè, prima dell'ingresso del popolo d'Israele nella Terra Promessa. Composta da 5.888 versi e 79.976 parole, la Torah è anche conosciuta come Pentateuco, termine di origine greca che indica i "cinque libri".

Struttura della Torah

  • Genesi (Bereshit: "In principio..."): Racconta la storia dell'Uomo, dalla creazione alla vita di Giuseppe e il suo soggiorno in Egitto.
  • Esodo (Shemot: "Nomi"): Narra la schiavitù del popolo d'Israele e la sua uscita dall'Egitto.
  • Levitico (Vayikra: "Ed egli chiamò..."): Tratta del culto e delle leggi sacerdotali.
  • Numeri (Bamidbar: “Nel deserto”): Racconta la storia delle prove e delle rivolte degli Ebrei nel deserto.
  • Deuteronomio (Devarim: “Parole”): Riassume le leggi ebraiche e presenta le ultime raccomandazioni di Mosè, che muore prima dell'ingresso degli Ebrei in Terra Promessa.

Significato e Culto della Torah

Secondo André Chouraqui, il messaggio centrale della Torah risiede nel monoteismo etico che gli Ebrei furono i primi a divulgare. L'adorazione di un Dio unico, giusto, invisibile, creatore del cielo e della terra, implicava il rifiuto, da parte dei Benei (figli) d’Israele, di tutti gli idoli adorati dalle nazioni e di qualsiasi forma di paganesimo. Lo studio della Torah è un obbligo religioso, e il suo contenuto e la sua esegesi fanno parte dei fondamenti del giudaismo.

La Torah è scritta a mano su una lunga pergamena attaccata su due aste di legno provviste di manici. I rotoli della Torah (o “Séfèr Torah” in ebraico) sono poi ricoperti di un tessuto in velluto (nella tradizione ashkenazita) o rinchiusi in un cofanetto con due porte (nella tradizione sefardita). In cima alle aste sono attaccati ornamenti metallici (“rimonim”) circondati da una corona (“kètèr”). Vi si attacca anche la “mano” (“yad”) che serve da indice per leggere il testo.

rotolo della Torah con gli ornamenti metallici

La Torah viene letta alla sinagoga il lunedì, il giovedì, lo Shabbat, i giorni di festa, il primo giorno del mese e i giorni di digiuno. L’insieme della Torah viene letto in un anno, e il ciclo finisce e ricomincia durante la festa di Simhat Torah. Ogni volta che la lettura della Torah ha luogo nella sinagoga, i fedeli si tengono in piedi mentre i rotoli vengono estratti dall’Arca e portati in processione prima di arrivare alla Teba (scrivania) per la lettura. Dei fedeli sono chiamati individualmente a “salire alla Torah” (“aliya”), per affermare che il testo letto è frutto della Rivelazione divina. Una volta finita la lettura, i rotoli vengono rivestiti e si svolge una nuova processione prima di rimettere la Torah nell’Arca.

Lettura della meghilat Ester alla sinagoga italiana di Gerusalemme

La Bibbia Cristiana e la Bibbia Ebraica: un confronto

Come sottolineato dal Prof. Piero Stefani, autore del libro "Bibbia e Corano, un confronto", è fondamentale distinguere tra Bibbia ebraica e Bibbia cristiana. La Bibbia ebraica è costituita da tre parti principali:

  • Torah (Legge o Pentateuco)
  • Neviim (Profeti)
  • Ketuvim (Scritti)

Il ruolo decisivo è svolto dalla prima parte, la Torah; nell'armadio sacro presente in ogni sinagoga è contenuta, non a caso, solo una copia manoscritta della Torah, l'unica che fonda i precetti osservati dagli ebrei.

I libri dell'Antico Testamento cristiano coincidono, salvo alcuni casi particolari, con quelli della Bibbia ebraica. Tuttavia, nel cristianesimo, si è creato un insieme da leggere e interpretare in maniera diversa. Il Nuovo Testamento, incentrato sulla figura di Gesù Cristo, rappresenta la chiave interpretativa per leggere l'intera Bibbia.

L'assenza di alcuni libri nella Bibbia Ebraica

La Bibbia ebraica non include alcuni libri presenti nell'Antico Testamento cristiano, come Sapienza o Maccabei. Questo è dovuto a diverse ragioni:

  1. Alcuni consideravano sacri soltanto i libri antichi, scritti in ebraico, e non quelli scritti in greco.
  2. Secondo la testimonianza di Giuseppe Flavio, storico ebreo del primo secolo, esistono altri libri che non possono essere equiparati ai protocanonici perché manca un profeta che possa dichiararli sacri.

Il termine "Bibbia" stesso non è di origine ebraica, ma greca ("ta biblia" - "i libri"). Questa denominazione nacque ad Alessandria d'Egitto nel III secolo a.C., dove una folta comunità ebraica aveva bisogno di una traduzione in greco dei propri libri sacri. La Bibbia dei Settanta è tuttora la versione liturgica dell'Antico Testamento usata dalla Chiesa ortodossa orientale di tradizione greca. La Vulgata, traduzione di San Girolamo nel latino del V secolo d.C., fu dichiarata autentica dal Concilio di Trento e fu un'edizione per il popolo.

Punti in comune tra le religioni del Libro

Nonostante le differenze strutturali, le tre grandi religioni monoteiste - Ebraismo, Cristianesimo e Islam - condividono un terreno comune profondo, come evidenziato dal Prof. Stefani:

Dio Creatore

Il primo e irrinunciabile punto in comune è che Dio è definito creatore. Ciò significa che la realtà nel suo insieme ha avuto inizio a causa di un atto libero di Dio. Per tutte e tre, non si tratta di dimostrare l'esistenza di Dio a partire da quanto sperimentiamo in noi e attorno a noi, quanto affermato dalle tre religioni è che in noi e attorno a noi ci sono segni dell'opera creatrice di Dio.

Leggi Divine

Un altro punto accomunante è che Dio abbia comunicato agli esseri umani delle leggi (come i Dieci comandamenti) volte a regolare sia i rapporti interni alle singole comunità religiose sia quelli con le altre persone e società. La questione del rapporto tra queste leggi di origine divina e i tempi storici in cui sono sorte, così come la loro relazione con le leggi che regolano la società civile, rappresenta un interrogativo comune, sebbene le risposte siano molteplici e spesso non concordi.

L'Origine del Male

Le tre tradizioni individuano l'origine del male nella trasgressione di una legge o un comando divino. Il mito fondativo più noto è quello della proibizione di mangiare l'albero della conoscenza del bene e del male. Alcune prospettive, presenti nell'apocalittica giudaica e cristiana, così come nel Corano, pensano a una violazione antecedente a quella compiuta dalle creature umane, come il peccato angelico nell'Islam, connesso alla figura di Iblis. L'individuare la radice del male nella trasgressione porta però al problema di chi spinge a trasgredire, "personalizzando" il peccato come una forza che induce a compiere atti brutali. La storia di Caino è un simbolo comune di questo concetto. Tuttavia, si riconosce anche che Dio stesso può creare il male (Isaia 45,7), un'affermazione che non va assolutizzata ma neppure accantonata, poiché la presenza del male rimane uno scoglio complesso per tutte le fedi.

La Resurrezione dei Morti

Il tema della resurrezione dei morti è affrontato in maniera differente: nella Bibbia ebraica è presentato in modo più defilato, trovandosi con chiarezza solo nel tardo e apocalittico libro di Daniele. Nel Nuovo Testamento, invece, svolge un ruolo centrale, essendo il kerygma cristiano fondato sulla "buona novella" di Gesù Cristo morto e risorto. Per la fede cristiana, vi è un legame inscindibile tra la risurrezione di Gesù Cristo e quella dei salvati. Nel Corano, la resurrezione dei morti è affermata in maniera forte e inequivocabile, basata sulla perenne attività del Dio creatore. La resurrezione è intrinsecamente legata al giudizio, in virtù del quale si è o beati o dannati.

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