Padre Pio: Lo Sguardo tra Angelico e Demoniaco

La figura di San Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, è indissolubilmente legata alla sua terra natale. Come ha sottolineato fr. Luigi Lavecchia durante la presentazione del suo libro "L'uomo Francesco Forgione - Padre Pio da Pietrelcina - attraverso i Componimenti scolastici e l'Epistolario", la tempra della "Morgia", la rocciosità e la caparbietà dei pietrelcinesi, capaci di trasformare una terra ostile con un lavoro tenace e intriso di sudore, si ritrovano pienamente nella personalità del Santo. Fr. Nazario Vasciarelli, Guardiano del Convento di Isernia, ha ulteriormente approfondito questo aspetto, analizzando il Padre Pio di vico Storto Valla, un ragazzo che cresce con i valori della sua famiglia, che si confronta con Dio e che avverte il fascino del mondo prima di abbracciare la via dei Cappuccini.

Padre Pio, figlio di contadini e amico di Mercurio Scocca, è stato un referente per i suoi compagni di studentato e un orante figlio della Madonna della Libera. Incarnava valori essenziali come il rispetto, la gentilezza, la gratitudine, la cordialità e la fiducia. La sua vita fu caratterizzata da una profonda fedeltà: fedeltà a Dio, all'uomo, alla vita che aveva scelto, agli impegni assunti con il Signore e con le creature, e alla Chiesa. In questa logica si inserì il suo impegno a schierarsi dalla parte degli ultimi, dei poveri, dei bisognosi, degli ammalati e dei peccatori.

Ritratto fotografico di Padre Pio con espressione riflessiva

Il Segreto del Santo: La Quotidiana Relazione con l'Angiolino

Il segreto di un Santo, come rivelato da fr. Luigi Lavecchia, risiede nella quotidianità. Per Padre Pio, questa quotidianità era permeata da un rapporto vivo, intenso e schietto con il suo angelo custode, che egli affettuosamente chiamava "angiolino". Molti testimoni hanno raccontato di questa straordinaria relazione tra il frate cappuccino di Pietrelcina e il suo piccolo messaggero celeste che lo accompagnava nelle sue giornate. Nel libro "Il catechismo di Padre Pio", Renzo Allegri riporta alcuni aneddoti curiosi che illustrano la profondità di questo legame.

Aneddoti sul rapporto tra Padre Pio e il suo Angelo Custode

La guardia alla casa

All'inizio degli anni '70, quando Renzo Allegri si recò a Pietrelcina per raccogliere testimonianze sulla vita di Padre Pio, erano ancora in vita persone che lo avevano conosciuto da giovane. Essi ricordavano che Padre Pio, appena ordinato sacerdote e spesso malato, non risiedeva in convento ma in una casa vicino a quella dei suoi genitori. Mi raccontavano che, uscendo, non chiudeva mai la porta a chiave. A chi gli faceva notare il rischio di ladri, rispondeva: "C'è l'angiolino che fa la guardia alla mia casa".

"Salutami l'angiolino"

Al termine delle lettere indirizzate a persone amiche, in particolare sacerdoti che conoscevano bene le sue esperienze mistiche, Padre Pio scriveva immancabilmente: "Salutami l'angiolino". Con il nome "Angiolino", il Santo intendeva il suo angelo custode.

"L'angelo ti accompagni"

L'angelo custode era un richiamo costante nella vita di Padre Pio. A chi andava a salutarlo prima di un viaggio diceva: "L'angelo di Dio ti accompagni". Oppure: "Che l'angelo di Dio ti accompagni e ti apra le porte". O anche: "Che l'angelo di Dio ti sia luce, aiuto, forza, conforto e guida".

"Mi credi sordo?"

A chi chiedeva a Padre Pio un aiuto o un ricordo nelle preghiere per qualche difficoltà particolare, rispondeva: "Quando hai bisogno mandami il tuo angelo custode". Un figlio spirituale gli chiese un giorno: "Ma lei sente veramente quello che le mando a dire per il mio angelo custode?". E il padre rispose: "E che, mi credi sordo?".

"Sono nostri fratelli"

Padre Pio esortava alla devozione verso gli angeli: "Dobbiamo essere devoti agli angeli: invocarli spesso". Alla domanda se gli angeli ci sorridessero, rispondeva: "Sicuro, sono nostri fratelli". Riguardo agli angeli ribelli, spiegava: "Non erano in paradiso, ma in un altro mondo. Solo dopo la prova gli angeli fedeli furono ammessi alla visione beatifica". L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei, chiamati Angeli nella Sacra Scrittura, è una verità di fede. Come afferma Sant'Agostino, la parola "angelo" designa l'ufficio, non la natura; la loro natura è spirito, mentre il loro compito è quello di angelo. Essi "vedono sempre la faccia del Padre... che è nei cieli" (Mt. 18,10) e sono "potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola" (Salmo 103,20).

Padre Pio: l'uomo, il frate, il santo. (La vera storia di Padre Pio - 26 settembre 2023)

Il Tormento Demoniaco: Un Duello Senza Tregua

Padre Pio è stato oggetto di grande attenzione non solo da parte degli angeli, ma anche dagli spiriti infernali. Si può affermare, senza esagerare, che nessun uomo di Dio è stato tormentato dal demonio quanto lui. L'intervento del diavolo nel suo itinerario spirituale è un fenomeno, a prima vista, sconcertante. Si trattò di un duello a morte, senza tregua e senza risparmio di colpi, tra la sua anima e il suo accanito nemico. Innumerevoli furono le insidie, assidui gli attacchi, atroci le tentazioni.

Le Testimonianze di Padre Pio sugli Attacchi Demoniaci

In una lettera del 28 giugno 1912, Padre Pio scriveva: "L'altra notte la passai malissimo; quel cosaccio da verso le dieci, che mi misi a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che picchiarmi continuamente. Molte furono le diaboliche suggestioni che mi poneva davanti alla mente, pensieri di disperazione, di sfiducia verso Dio; ma viva Gesù, poiché io mi schermii col ripetere a Gesù: vulnera tua, merita mea. Credevo proprio che fosse quella propriamente l'ultima notte di mia esistenza; o, anche non morendo, perdere la ragione. Ma sia benedetto Gesù che niente di ciò s'avverò. Alle cinque del mattino, allorché quel cosaccio andò via, un freddo s'impossessò di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a piedi, come una canna esposta ad un impetuosissimo vento. Durò un paio d'ore. Andai del sangue per la bocca."

In un'altra occasione, riferendosi ai demoni: "E tutt'altro che spaventarmi, mi preparai alla pugna con un beffardo sorriso sulle labbra verso costoro. Allora sì che mi si presentarono sotto le più abominevoli forme e per farmi prevaricare incominciarono a trattarmi con guanti gialli; ma grazie al cielo, li strigliai per bene, trattandoli per quello che valgono."

Il 1° febbraio 1913, Padre Pio raccontava: "Quei cosacci ultimamente, nel ricevere la vostra lettera, prima di aprirla mi dissero di strapparla ovvero l'avessi buttata nel fuoco [...]. Risposi loro che nulla sarebbe valso a smuovermi dal mio proposito. Mi si scagliarono addosso come tante tigri affamate, maledicendomi e minacciandomi che me lo avrebbero fatto pagare. Padre mio, hanno mantenuto la parola! Da quel giorno mi hanno quotidianamente percosso. Ma non mi atterrisco."

Gli attacchi erano costanti: "Ormai sono sonati ventidue giorni continui che Gesù permette a costoro [brutti ceffoni] di sfogare la loro ira su di me. Ed ora, babbo mio, chi potrebbe narrarvi tutto quello che ho dovuto sostenere! Sono stato solo di notte, solo di giorno. Di tutto ciò [le tentazioni impure] me ne rido come cose da non curarsi, seguendo il suo consiglio. Queste tentazioni mi fanno tremare da capo a piedi di offendere Iddio" (1° ottobre 1910).

La lotta con l'inferno raggiunse spesso punti estremi: "La lotta con l'inferno è arrivata al punto in cui non si può più andare più innanzi [...]. Veramente vi sono dei momenti, e questi non sono rari, nei quali mi sento come schiacciato sotto la potente forza di questo triste cosaccio. Non so proprio a quale mezzo appigliarmi; prego, e molte volte la luce tarda a venire. Cosa devo fare? I nemici insorgono, o padre, di continuo contro la navicella del mio spirito e tutti d'accordo mi gridano: abbattiamolo, schiacciamolo, perocché è debole e non potrà a lungo resistere. Deh! per carità non mi negate il vostro soccorso, non mai negate i vostri ammaestramenti, sapendo che il demonio più che mai va infierendo contro la navicella del mio povero spirito. Padre mio, non ne posso proprio più, mi sento venir meno tutte le forze; la battaglia è proprio al suo ultimo stadio, da un momento all'altro mi sembra di rimaner soffocato dalle acque della tribolazione. Ahimé! chi mi salverà? Sono solo a combattere, e di giorno e di notte, contro un nemico sì forte e sì potente. Chi vincerà? A chi sorriderà la vittoria? Si combatte estremamente da ambo le parti, padre mio; a misurare le forze da ambedue le parti, mi veggo debole, mi veggo fiacco di fronte alle schiere nemiche, sono sul punto di essere schiacciato, di essere ridotto al nulla. Breve, tutto calcolato, il vinto a me sembra che debba propriamente essere io. Ma che dico mai?! È possibile che il Signore il permetterà?! Giammai! La debolezza del mio essere mi fa tremare e mi fa sudar freddo; satana con le sue arti maligne non si stanca di muovermi guerra e di espugnare la piccola fortezza, col prenderla d'assedio per ogni dove. Insomma, Satana è per me come un potente nemico, che risoluto di espugnare una piazza, non si contenta da assalirla in una cortina o in un bastione, ma tutta per ogni parte la circonda, in ogni parte l'assalta, in ogni parte la tormenta. Mio Dio, quegli spiriti maligni, padre mio, fanno tutti gli sforzi per perdermi; vogliono vincermi per forza; sembra che approfittino proprio della mia debolezza fisica per maggiormente sfogare contro di me il loro livore ed in tale stato veder se sia loro possibile strapparmi dal petto quella fede e quella fortezza che mi viene dal Padre dei lumi. Fratelli, aiutatemi! fratelli, aiutatemi!".

Quest'ultimo grido seguì un pesante tonfo che fece traballare il pavimento. Padre Pio fu trovato dai confratelli a terra, bocconi, sanguinante dalla fronte e dal naso, con una seria ferita all'arco sopracciliare destro che richiese due punti a carne viva. Questa caduta fu inspiegabile. Quel giorno il Padre era passato davanti a un'ossessa proveniente da un paese del bergamasco. Il giorno seguente il demonio, per bocca dell'ossessa, ammise che alle ore 22 del giorno precedente "era stato a trovare qualcuno... si era vendicato... così imparerà per un'altra volta...".

Padre Pio descriveva una vera agonia: "...un'agonia mortale attraversa il mio povero spirito, riversandosi pure sul povero corpo e tutte le membra me le sento rattrappirsi. La vita allora davanti a me la veggo come se mi si arrestasse: ella è sospesa. Lo spettacolo è assai triste e luttuoso: solo chi ne è stato posto alla prova potrà immaginarlo. Quanta è dura, padre mio, la prova che ci mette all'estremo rischio di offendere il Salvatore e Redentore nostro! Sì, qui si gioca il tutto per tutto."

La lotta con Satana durò tutta la vita del Santo. In una lettera a Padre Agostino del 18 gennaio 1912, Padre Pio scriveva: "Barbablù non si vuole dare per vinto. Ha preso quasi tutte le forme. Da vari giorni in qua mi viene a visitare assieme con altri suoi satelliti armati di bastoni e di ordigni di ferro e quello che è peggio sotto le proprie forme. ... Chissà quante volte mi ha gittato dal letto trascinandomi per la stanza."

Illustrazione o rappresentazione artistica di una scena di lotta spirituale tra un monaco e figure demoniache

L'Aiuto dell'Angelo Custode nella Lotta Contro il Demonio

Il 13 dicembre 1912, Padre Pio scriveva dalla sua cara terra natale a padre Agostino: "Coll'aiuto del buon angiolino si è trionfato questa volta sul perfido disegno di quel cosaccio; la vostra lettera è stata letta. L'angiolino mi aveva suggerito, che all'arrivo di una vostra lettera l'avessi aspersa coll'acqua benedetta prima d'aprirla. Così feci coll'ultima vostra. Ma chi può dire la rabbia provata da barbablù! egli vorrebbe finirmi ad ogni costo. Sta mettendo su tutte le sue diaboliche arti. Ma rimarrà schiacciato. L'angiolino me lo assicura, ed il paradiso è con noi."

L'inganno demoniaco si manifestò anche sotto altre forme: "L'altra notte mi si è presentato sotto le sembianze di un nostro padre, trasmettendomi un severissimo ordine del padre provinciale di non scrivervi più, perché contrario alla povertà e di grave impedimento alla perfezione. Confesso la mia debolezza, babbo mio, piansi amaramente, credendo essere ciò stato una realtà. E non avrei potuto mai sospettare, anche debolmente, essere questo invece un tranello di barbablù, se l'angiolino non mi avesse svelato l'inganno. E solo Gesù sa che ci volle per persuadermi. Il compagno della mia infanzia cerca di smorzarne i dolori che mi affliggono quegl'impuri apostati, col cullarmi lo spirito in un sogno di speranza. Io sono tranquillo, rassegnato a tutto, ed oso sperare che questi diabolici artifici non produrranno gli effetti disastrosi, che per un pezzo mi paventarono. Barbablù si arrabbia di più allorché scrivete in lingua gallica."

Padre Pio: Un Fascino Interiore tra Angeli e Demoni

Padre Pio, primo sacerdote nella storia universale a ricevere il segno visibile delle stigmate nel 1918, portava nel cuore un affascinante mondo interiore, popolato di angeli e demoni. Un mondo luminoso, per la parte degli angeli, e impietoso, per quella dei demoni, come del resto accade a ciascuno di noi. A giudizio di Gianluigi Pasquale, proprio questa dialettica tra visibile e invisibile restituisce completamente la figura dello stigmatizzato del Gargano e permette di comprendere le tensioni e i contrasti nati intorno alla sua persona. La sua vita fu una costante testimonianza della lotta spirituale che ogni credente è chiamato ad affrontare, ma anche della potente intercessione e protezione divina attraverso i suoi angeli.

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