Gesù di Nazareth: Informazioni Bibliche e Storiche

La figura di Gesù di Nazareth ha generato, nel corso dei secoli, una moltitudine di interpretazioni e rappresentazioni, spesso contrastanti. Come osserva uno scrittore, Gesù è stato descritto in vari modi: da "acceso paladino degli oppressi" a "clown crocifisso", da "mistico sfasato" a "ciarlatano ben intenzionato". Questa confusione è ulteriormente amplificata dalla diversità con cui viene raffigurato nella letteratura e nei film. Per comprendere appieno la sua figura, è essenziale rivolgersi alle fonti principali e analizzare le diverse prospettive che lo riguardano.

La Veridicità dei Resoconti Biblici e le Fonti Storiche

L'Esistenza Storica di Gesù

Storici secolari dell’antichità fanno riferimento a Gesù abbastanza spesso da comprovarne l’esistenza, fornendo tuttavia poche informazioni dettagliate su di lui. Per questo motivo, l'Encyclopædia Britannica afferma che è "impossibile scrivere una biografia di Gesù nel senso convenzionale del termine". Nonostante ciò, non mancano "fonti principali" accessibili, i cui scrittori furono o intimi compagni di Gesù o persone che li avevano frequentati, ovvero i Vangeli.

Non è mai stata scoperta nessuna prova fondata che metta in dubbio la veracità degli uomini che scrissero questi racconti evangelici inerenti a Gesù, anzi, è avvenuto il contrario. Il famoso scienziato Isaac Newton dichiarò: "Trovo segni di autenticità più sicuri nella Bibbia che in qualsiasi altra storia profana". Anche il filosofo francese del XVIII secolo, Jean Jacques Rousseau, scrisse: "Dobbiamo supporre che la storia evangelica sia una semplice invenzione? Sarebbe pertanto saggio esaminare le summenzionate descrizioni di Gesù alla luce del racconto biblico."

Fino al periodo dell’Illuminismo, credenti e non credenti erano convinti che tutto ciò che potevamo sapere su Gesù era contenuto nei quattro Vangeli. Tuttavia, a partire dal XIX secolo, alcuni storici hanno messo in dubbio l'oggettività di queste informazioni, poiché i testi sono stati scritti da chi professava la fede in Cristo. Di conseguenza, fino a metà del XX secolo, si è arrivati ad affermare che di Gesù "non possiamo sapere quasi nulla" (R. Bultmann).

Oggi, con il progresso della scienza storica e dell’archeologia e una più profonda conoscenza delle fonti antiche, si può affermare, con le parole di un noto specialista del mondo giudaico del I secolo dopo Cristo, E.P. Sanders, che "possiamo sapere molto di Gesù". Sanders ha elencato una serie di affermazioni storicamente fuori discussione:

  1. Gesù nacque intorno all’anno 4 a.C., poco prima della morte di Erode il Grande.
  2. Trascorse la sua infanzia e i primi anni dell’età adulta a Nazaret, in Galilea.
  3. Fu battezzato da Giovanni Battista.
  4. Scelse quelli che sarebbero stati i suoi discepoli.
  5. Predicò nei villaggi e nelle campagne della Galilea.
  6. Annunciò il "Regno di Dio".
  7. Intorno all’anno 30 si recò a Gerusalemme in occasione della Pasqua.
  8. Provocò un certo scompiglio nella zona del tempio.
  9. Celebrò un’ultima cena con i suoi discepoli.
  10. Fu catturato e interrogato dalle autorità giudaiche, in particolare dal Sommo Sacerdote.
  11. Fu giustiziato per ordine del prefetto romano, Ponzio Pilato.

Sanders aggiunge che, come conseguenza della vita di Gesù, sono altrettanto sicuri i seguenti fatti:

  • All’inizio i suoi discepoli fuggirono.
  • Lo videro (gli storici discutono in che senso) dopo la sua morte.
  • In conseguenza di ciò, credettero che sarebbe tornato per instaurare il suo Regno.
  • Costituirono una comunità nell’attesa del suo ritorno e cercarono di convincere altri che Gesù era il Messia di Dio.

Questi dati oggettivi criticamente verificabili permettono di stabilire un grado di certezza per la sua esistenza e i principali eventi della sua vita, paragonabile o superiore a quello di altri personaggi storici noti come Socrate o Pericle.

La Natura Narrativa dei Vangeli

I Vangeli, secoli di lettura prevalentemente religiosa, ci hanno fatto dimenticare che sono anzitutto racconti, come ha sottolineato Mario Pomilio. La lettura "prevalentemente religiosa" è stata spesso guidata da criteri teologici, spirituali o morali, ma i Vangeli stessi dichiarano il loro statuto di "narrazione", parlando di `diéghesis`.

La Bibbia, infatti, narra la storia di un Dio che si manifesta nella storia e nella compagnia degli uomini. Non formula principi teologici astratti, ma racconta storie, come quella del "Arameo errante" in Deuteronomio 26:5-7. È una "storia di salvezza" che si esprime attraverso una molteplicità di storie e personaggi, da Adamo ed Eva fino a Gesù di Nazaret e i suoi discepoli.

L'atto di raccontare, il "Tu dirai a tuo figlio" (Esodo 13:8), è un `leitmotiv` della Bibbia, valorizzando la funzione "dativa" del pensiero, che instaura e rafforza relazioni. La forza della narrazione sta nella sua capacità di dare senso, trasformando i fatti in una trama di eventi significativi e fornendo una cornice che rende comprensibile ciò che altrimenti non lo sarebbe.

Antichi manoscritti dei Vangeli o pergamene bibliche

Identità e Natura di Gesù: Diverse Prospettive

Gesù: Dio o Figlio di Dio?

Molti cattolici e protestanti affermano che Gesù fosse Dio stesso, "Dio vero da Dio vero... consustanziale col Padre". Tuttavia, le scritture presentano sfumature. È vero che Gesù disse: "Io e il Padre siamo uno" (Giovanni 10:30), ma pregò anche affinché i suoi seguaci fossero "uno", proprio come lui e il Padre. E sebbene abbia affermato: "Chi ha visto me ha visto anche il Padre" (Giovanni 14:9), Paolo scrisse di Gesù: "Egli è immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura" (Colossesi 1:15).

Se Gesù fosse stato "Dio vero da Dio vero", perché avrebbe detto: "Il Padre è più grande di me"? (Giovanni 14:28). E perché avrebbe pregato Dio: "Non si faccia la mia, ma la tua volontà", se non fossero stati due persone distinte con volontà separate?

Alcuni modernisti, come un ex ministro luterano della Germania Occidentale, ritengono che Gesù fosse un uomo normale, esaltato in seguito dai primi cristiani come Figlio di Dio. Ma se fosse stato solo un uomo, come si spiegano la sua capacità di dominare gli elementi, guarire i malati, destare i morti (Matteo 8:23-27; 9:18-26; Marco 8:22-26) e profetizzare eventi futuri (Matteo capitolo 24 e Luca capitolo 21)? Inoltre, Giovanni il Battezzatore, all’inizio del ministero di Gesù, esclamò: "Ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio".

Molti unitariani credono che Gesù fosse "non il preesistente Figlio di Dio ma un semplice uomo... 'adottato' da Dio al suo battesimo quando ricevette il potere divino". Tuttavia, Luca 3:23 specifica che Gesù era "figlio, come si credeva, di Giuseppe", e l'angelo disse a Maria: "Lo spirito santo verrà su di te... per questa ragione quello che nascerà sarà chiamato santo, Figlio di Dio" (Luca 1:35). Se Gesù fosse stato solo un figlio adottivo, Dio al suo battesimo avrebbe detto "Tu sei il mio Figlio adottivo", anziché "Tu sei il mio Figlio".

Gesù nel Corano

Secondo il Corano, Gesù fu uno dei profeti di Dio, ma non il Figlio di Dio o uno che morì di una morte di sacrificio. Il Corano ammette che "prima di esso, il Libro di Mosè fu regola e prova di misericordia" e si presenta come "conferma di ciò che c’era già prima in fatto di scritture". Tuttavia, se il Corano è una "conferma", come si concilia con Genesi 6:2, 4, che parla dei "figli del vero Dio", e con Esodo 4:22, che dice: "Geova ha detto questo: ‘Israele è mio figlio, il mio primogenito’"? Se Gesù fu un vero profeta di Dio ma non il Figlio di Dio, perché parlò ripetutamente di Dio come del Padre suo?

Profeta o Messia?

La questione se Gesù di Nazareth si sia considerato o sia stato considerato un profeta o un messia porta con sé due risposte apparentemente contraddittorie: sì e no. In vita, Gesù non si è mai apertamente dichiarato messia e i contemporanei lo hanno al massimo indicato come profeta. Fu dopo la sua morte, con la fede nella sua resurrezione, che i suoi discepoli iniziarono a vederlo come il Messia.

È importante notare che Gesù fu condannato a morte come "Re dei Giudei", un'accusa che implicava una pretesa messianica regale. In altri termini, il Gesù storico non fu generalmente riconosciuto come il Messia, mentre il Gesù della tradizione lo è diventato. La comprensione del messaggio di Gesù richiede di ricollocarlo nel quadro delle attese giudaiche del I secolo. Molto probabilmente, Gesù fu un pio giudeo della Galilea, un profeta carismatico che si trasformò, o fu trasformato, in un profeta escatologico prima di essere designato col titolo di Messia.

Il Vangelo secondo Matteo, pur affermando il suo carattere profetico e messianico, lo presenta anche come un predicatore di sinagoga e un annunciatore di buona novella, similmente ai predicatori farisei. In ogni caso, Gesù si trovò al centro di una speranza nuova.

La Vita e il Ministero di Gesù

L'Infanzia e la Vita Nascosta a Nazareth

I Vangeli offrono poche informazioni sulla vita di Gesù fino ai trent'anni. L'ultimo episodio della sua infanzia è la visita al tempio, descritta nel Vangelo di Luca (2,41-50), dove Gesù, a dodici anni, sorprende i maestri con la sua comprensione. Da quel momento, si narra che "Gesù cresceva, in età, sapienza e grazia, davanti a Dio ed agli uomini" (Luca 2:52). Questa crescita armonica era visibile e sperimentabile, poiché avveniva di fronte agli uomini.

Gesù trascorse la sua infanzia e giovinezza a Nazareth, vivendo nella quotidianità familiare, condividendo tradizioni e pratiche religiose. La tradizione, accolta dalla Chiesa, interpreta questo periodo come la volontà di Gesù di condividere e santificare la vita quotidiana: nelle relazioni affettive, educative e spirituali con Maria e Giuseppe, nell'esperienza del lavoro con Giuseppe, e nella pratica religiosa del suo popolo, frequentando la sinagoga.

Paolo VI, in occasione del suo pellegrinaggio in Terrasanta nel 1964, a Nazareth parlò del mistero della vita nascosta di Gesù come di una "scuola del vangelo". Essa ci insegna il silenzio, il modo di vivere in famiglia e il valore del lavoro. Anche se Gesù visse l'umana quotidianità, mantenne e manifestò la consapevolezza di figlio di Dio, come nell'episodio del tempio a dodici anni, quando disse ai genitori preoccupati: "Non sapevate che devo occuparmi delle cose del padre mio?" (Luca 2:49).

Gesù da bambino a Nazareth con Maria e Giuseppe

Gesù, il Grande Narratore: Le Parabole

Gesù è riconosciuto come un narratore di parabole. Il suo linguaggio è simbolico, unendo cielo e terra, Dio e uomo. È un linguaggio maieutico, che permette agli ascoltatori di trarre da sé l'insegnamento profondo della storia raccontata. Non è un linguaggio assertivo, ma aperto e democratico, tratto dalla vita quotidiana, rendendolo accessibile a tutti.

Egli racconta Dio narrando storie umane: di contadini, pescatori, pastori, massaie, amici, giudici, re e banchetti nuziali. Queste storie, pur sembrando a volte fiabe, hanno una straordinaria verità umana e un contenuto di umanità. La loro semplicità, indeterminazione ("C'era un uomo che aveva due figli...", Luca 15:11), tipizzazione e universalità le apparentano alle fiabe.

Le parabole hanno un valore di rivelazione e un significato teologico. Non mirano a insegnare mestieri, ma aprono una finestra sul mondo, consentendo al lettore di guardarlo in modo radicalmente rinnovato. Esse sono attraversate dalla logica del paradosso: il piccolo grano di senape che diviene un grande albero (Matteo 13:31-32), il pastore che rischia la vita per una pecora smarrita (Luca 15:4-7), il padrone della vigna che retribuisce equamente chi ha lavorato poco e chi ha lavorato molto (Matteo 20:1-16), mettendo in discussione le concezioni umane basate sul merito e introducendo concetti di gratuità e benevolenza.

La logica del paradosso nelle parabole disorienta per ri-orientare, con un fine non informativo, ma trasformativo. Esse spingono il destinatario a guardare al proprio mondo in modo diverso e a modificarne le logiche. Come scrive Ricoeur, ascoltare le parabole significa "lasciare aperta l’immaginazione alle nuove possibilità dischiuse grazie alla stravaganza di questi brevi racconti". L'immaginazione, in questo contesto, è creativa e proiettiva, capace di generare qualcosa di nuovo nel lettore e di anticipare azioni trasformative.

Gesù insegna, circondato da discepoli e persone, in una scena di parabole

L'Impatto dei Personaggi Evangelici sul Lettore

Tra gli strumenti che il narratore evangelico offre al lettore per entrare nel racconto, vi è la rete di personaggi che dà forza, colore e vita alla trama. La narrazione permette al lettore di entrare in un mondo di personaggi che offrono molteplici opportunità di identificazione, suscitando una partecipazione emotivamente intensa e un percorso trasformativo.

Il lettore può sentire la tristezza dell'uomo ricco che si allontana da Gesù (Marco 10:22), la ferita della domanda di Gesù a Pietro "Mi ami tu?" (Giovanni 21:17), i pensieri nascosti del fariseo Simone scandalizzato da una prostituta (Luca 7:39). È invitato a seguire Zaccheo che sale sul sicomoro (Luca 19:1-5) e a interrogarsi sulla propria ricerca di Dio, scoprendo di essere lui stesso cercato. Il percorso di Nicodemo (Giovanni 3:1-21; 7:50-52; 19:38-42) o del cieco nato (Giovanni 9:1-41) sono esempi di cammini di iniziazione alla fede.

I molti personaggi che incrociano il cammino di Gesù offrono al lettore diverse possibilità di atteggiamenti e reazioni in rapporto a Cristo: la determinata donna cananea (Matteo 15:21-28), la coraggiosa donna emorroissa (Marco 5:25-34), la vedova che dona tutto (Marco 12:41-44), la prostituta che compie gesti d'amore gratuito (Luca 7:36-50), Anna e Simeone che riconoscono il Messia nel bambino (Luca 2:25-32, 36-38), il samaritano grato (Luca 17:11-19), Zaccheo che cerca Gesù (Luca 19:1-10), Bartimeo che non si lascia intimidire (Marco 10:46-52), la donna di Samaria che accetta il rinnovamento della sua storia (Giovanni 4).

Vari personaggi dei Vangeli interagiscono con Gesù, scena biblica

La Missione, la Morte e la Resurrezione di Gesù Cristo

La Missione Redentrice

Lungi dall'essere le caricature descritte all'inizio, Gesù fu l'uomo più equilibrato che sia mai vissuto: coraggioso, forte e virile, ma anche tenero; capace di divertirsi a una festa nuziale, ma con gli interessi spirituali sempre al primo posto; perfetto, ma mai esigente o prepotente. Dio ha affidato al suo Figlio la missione di salvare l’uomo, togliendo il peccato del mondo.

Giungiamo così all'idea centrale: Gesù di Nazaret fu il Cristo, l’unto di Dio - non Dio stesso, ma il suo Figlio primogenito - mandato sulla terra in forma umana perfetta per servire come profeta di Dio, per rendere testimonianza alla verità e per dare la sua vita come riscatto per l’umanità.

La Morte e la Resurrezione

L'uomo terreno Gesù di Nazaret fu messo a morte nel 33 E.V. Ma al suo battesimo, avvenuto tre anni e mezzo prima, untato con lo spirito santo di Dio, Gesù di Nazaret divenne Gesù Cristo, l’unto, il promesso Messia. Come tale fu risuscitato da Dio alla vita celeste il terzo giorno dopo la sua morte. Quindi, anche se l’uomo Gesù di Nazaret è morto, Gesù Cristo è vivo. Per quanto sia importante sapere chi era Gesù di Nazaret, è ancora più importante sapere chi è Gesù Cristo.

Gesù risorto appare ai discepoli

Il Ruolo degli Apostoli e dello Spirito Santo

I Vangeli mostrano come, pur avendo vissuto a contatto con Gesù, gli Apostoli compresero poco di Lui, e molti non credettero neanche dopo averlo visto risorto. Tutto cambiò quando Egli aprì la loro mente alla comprensione della Sacra Scrittura, rendendo chiaro che tutte le profezie dell'Antico Testamento si erano compiute in Gesù di Nazareth.

Gli Atti degli Apostoli rivelano che la Chiesa non è guidata solo dalla Parola, ma dallo Spirito Santo che dona la Parola da annunciare. La forza della Chiesa risiede nello Spirito Santo che porta il Vangelo nella sua piena verità nei cuori di chi lo legge. Per la conversione, infatti, è necessario che lo Spirito Santo scriva Cristo nei cuori, secondo l'antica profezia di Geremia.

Il Significato dell'Eucaristia

La missione di Cristo sulla Terra era salvare l'uomo togliendo il peccato del mondo, e l'uomo si salva attraverso la carne, il corpo, nel momento dell'Eucaristia. Gesù, durante l'Ultima Cena, ha moltiplicato il proprio corpo affinché si potesse mangiare di Lui per vivere per Lui.

L'Eucaristia è il centro della vita di tutta la Chiesa e della vita cristiana, perché è Cristo che vive e agisce in noi. Durante la celebrazione, pane e vino vengono offerti per essere trasformati in corpo e sangue di Cristo. L'Eucaristia, cioè Gesù che si fa cibo, opera in noi tre effetti:

  • ci nutre spiritualmente
  • ci fa divenire una cosa sola con Lui
  • ci unisce gli uni con gli altri

La Prima Comunione, solitamente ricevuta al secondo anno di scuola primaria, rappresenta il punto di arrivo dell'iniziazione cristiana. In questa occasione si rinnovano le promesse battesimali, sperimentando la comunione con Gesù e ricevendo il simbolo del suo corpo e del suo sangue, un momento emozionante per il bambino e la sua famiglia.

Rappresentazione dell'Ultima Cena

3MC 38 - Cos’è l’Eucaristia?

Il Futuro del Regno di Cristo

Vivo e in cielo, Cristo è ora a capo di un governo celeste che presto farà sparire dalla terra tutta la malvagità. Le benedizioni che il suo governo perfetto porterà sono immense. "Della pace non ci sarà fine", promette Isaia 9:6, 7. Il suo regno sarà fermamente stabilito "mediante il diritto e mediante la giustizia", "sin da ora e a tempo indefinito". Questa è la garanzia di una meravigliosa prospettiva di vivere sotto il dominio di questo "Principe della pace" su una terra paradisiaca.

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