La visita apostolica di Papa Benedetto XVI in Turchia, svoltasi tra il 28 novembre e l'1 dicembre, ha rappresentato un momento cruciale di dialogo interreligioso e diplomatico, richiamando l'attenzione globale. Questo viaggio nel "Paese a cavallo tra Europa ed Asia" ha seguito le orme dei predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II, toccando tappe significative come Ankara, Istanbul ed Efeso.

Il Contesto e le Aspettative Prima del Viaggio
La Turchia, "Terra Santa della Chiesa" e Crogiolo di Culture
La Turchia è riconosciuta come una vasta regione definita "terra santa della Chiesa". Da oltre Tevere si ricorda che è in essa "che la comunità cristiana, soprattutto nei grandi centri di Antiochia e di Efeso, ha preso coscienza della sua identità e si è consolidata. Qui la Chiesa si è aperta al mondo antico in un processo di inculturazione e di adattamento che l’ha resa veramente «cattolica», ossia aperta a tutte le espressioni culturali". Inoltre, da queste terre è partita la prima evangelizzazione sia dell’Estremo Oriente che quella dei popoli slavi. Per sottolineare questa esperienza, il Vaticano ha messo in uso un annullo, che propone lo stemma del pontefice e un testo commemorativo.
Le Posizioni Pre-Pontificato di Joseph Ratzinger e la Percezione Turca
L’elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio, con il nome di Benedetto XVI, è stata seguita con grande attenzione dall’opinione pubblica turca. I media si sono interrogati sull’atteggiamento che il nuovo Papa avrebbe avuto rispetto al cammino europeo del Paese, ripercorrendo le posizioni espresse dal cardinale Ratzinger. Vennero sottolineate le sue posizioni contrarie all’adesione turca, espresse nel recente passato e confermate da soprannomi quali "Rottweiler di Dio" o "Panzerkardinal".
Pressoché unanime fu la preoccupazione della stampa turca per il possibile ritorno nell’agenda politica del tema delle radici cristiane dell’Europa e per il conseguente rafforzamento del fronte dei contrari all’adesione turca. Quotidiani come Cumhuriyet titolarono "Il Papa contrario alla Turchia", mentre l'islamico Yeni Safak sottolineò la contrarietà di Ratzinger all’adesione. Il popolare Hurriyet ricordò la polemica risposta del Premier Erdoğan alle dichiarazioni rilasciate da Ratzinger a Le Figaro, in cui il Cardinale si diceva contrario per ragioni storiche e culturali all’adesione della Turchia.
In quell'intervista, Ratzinger aveva sostenuto l’estraneità della Turchia all’Europa, affermando: "Ha combattuto contro Bisanzio, conquistato Costantinopoli, minacciato Vienna e l’Austria, occupato i Balcani" e aveva suggerito alla Turchia di cercare il proprio posto all’interno del mondo islamico. Egli aveva poi ribadito le sue posizioni in settembre, sottolineando come l’adesione della Turchia all’UE sarebbe un grosso errore e che il carattere fondamentale dell’Europa fosse il Cristianesimo, nonostante la Repubblica laica fondata da Atatürk.
La partecipazione del Vaticano a un fronte di opposizione all'adesione turca, sviluppatosi in alcuni paesi europei, era vista come un "cattivo messaggio" per i turchi e per i musulmani in genere. Tuttavia, si sperava che la scelta del nome Benedetto, in omaggio a Benedetto XV che combatté il conservatorismo, potesse indicare un messaggio di pace e un approccio più equilibrato da parte del Vaticano.

L'Arrivo ad Ankara e gli Incontri Istituzionali
Accoglienza all'Aeroporto Esemboğa e l'Incontro con il Primo Ministro Erdoğan
La storica visita di Papa Benedetto XVI nel Paese della Mezzaluna è iniziata alle ore 12 in punto, con il suo arrivo all'aeroporto Esemboğa di Ankara. Tra imponenti misure di sicurezza, il Santo Padre è stato accolto dal Primo Ministro S.E. il Sig. Recep Tayyip Erdoğan, dal Governatore della Regione, dal Comandante militare e dal Sindaco di Ankara. Erano presenti anche il Presidente della Conferenza Episcopale Cattolica della Turchia, S.E. Mons. Ruggero Franceschini, O.F.M. Cap., e il Segretario della Nunziatura Apostolica, Mons. Christophe-Zakhia El-Kassis.
Dopo aver inizialmente preannunciato la sua assenza dal Paese, il Premier Erdoğan ha accolto Benedetto XVI per un breve incontro di circa 15 minuti in una saletta privata dell'aeroporto, prima di partire per Riga, in Lettonia, per un vertice Nato. Questo incontro è stato definito un "segno molto positivo" dal cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei Cristiani. Il Papa e Erdoğan, accompagnati dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e alti dignitari turchi, si sono intrattenuti in colloquio dopo le foto di rito. Al termine, Erdoğan ha riferito ai giornalisti che il Papa si è detto favorevole all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, nonostante la dichiarazione di Benedetto XVI che la sua visita fosse un "viaggio pastorale" e non politico, con lo scopo di "approfondire l'amicizia tra Turchia e Santa Sede".
Visita al Mausoleo di Atatürk
Concluso l’incontro con il Primo Ministro, il Papa si è trasferito in auto dall’aeroporto al Mausoleo di Atatürk, che custodisce le spoglie di Mustafa Kemal "Atatürk" (Padre dei Turchi), fondatore e primo Presidente della Repubblica Turca. Accolto dal Comandante del Corpo di Guardia, Benedetto XVI è entrato nel Mausoleo e ha deposto una corona di fiori in prossimità del feretro. Successivamente, è stato accompagnato alla sala del "Tower National Pact", dove ha firmato il Libro d’Oro, destinato agli ospiti più illustri. Ha scritto, in inglese, una frase significativa: «In this land, a meeting point of different religions and cultures, and bridge between Asia and Europe, I gladly make my own the words of the Founder of the Turkish Republic: "Peace at Home, peace in the World".» Tradotto in italiano: «In questa terra, punto d’incontro e crocevia di religioni e culture, cerniera tra l’Asia e l’Europa, volentieri faccio mie le parole del Fondatore della Repubblica Turca per esprimere l’augurio: "Pace in Patria, pace nel mondo".» Questa frase ha voluto sottolineare il suo apprezzamento per il paese anatolico.

Incontri con il Presidente della Repubblica e il Vice-Primo Ministro
Dopo la visita al Mausoleo di Atatürk, alle ore 15 il Papa ha raggiunto in auto il Palazzo Presidenziale di Ankara per la Cerimonia di Benvenuto e per la Visita di Cortesia al Presidente della Repubblica, S.E. il Sig. Ahmet Necdet Sezer. Alle ore 16, dopo la visita di cortesia al Presidente, il Santo Padre Benedetto XVI si è trasferito alla Guest House del Palazzo Presidenziale dove ha incontrato il Vice-Primo Ministro Mehmet Ali Şahin.
Il Dialogo Interreligioso: L'Incontro alla "Diyanet"
Le Aspettative e il Contesto Post-Ratisbona
Un momento particolarmente delicato della visita è stato l'incontro con il Presidente per gli Affari Religiosi, Prof. Ali Bardakoğlu, capo della Presidenza per gli Affari Religiosi "Diyanet" di Ankara. Bardakoğlu era stato il primo a criticare il Papa per le sue dichiarazioni di Ratisbona del settembre precedente, che avevano scatenato l'ira del mondo musulmano. La diplomazia vaticana era sotto esame affinché si cancellasse del tutto dalla memoria l'episodio "Ratisbona" che aveva lasciato strascichi ancora vivi.
All'incontro hanno partecipato Personalità della Comunità musulmana, tra cui il Gran Mufti di Ankara e il Gran Mufti di Istanbul, insieme a Cardinali e Vescovi del seguito papale. C'era grande attesa per i discorsi che entrambi avrebbero pronunciato.
Il Discorso del Santo Padre alla "Diyanet"
Concluso l’incontro privato, il Santo Padre Benedetto XVI e il Presidente per gli Affari Religiosi si sono recati nella Conference Room della "Diyanet". Qui, dopo il discorso del Presidente Bardakoğlu, il Papa ha pronunciato un discorso significativo, di cui riportiamo ampi estratti della traduzione italiana:
«Eccellenze, Signore e Signori!
Sono grato dell'opportunità di visitare questa terra, così ricca di storia e di cultura, per ammirarne le bellezze naturali, per vedere con i miei occhi la creatività del Popolo turco, e per gustare la vostra antica cultura come pure la vostra lunga storia, sia civile che religiosa. Appena sono giunto in Turchia, sono stato gentilmente ricevuto dal Presidente della Repubblica. È stato per me un grande onore incontrare anche e salutare il Primo Ministro, Signor Erdoğan, all’aeroporto. Nel salutarli, ho avuto il piacere di esprimere il mio profondo rispetto per tutti gli abitanti di questa grande Nazione e di onorare, nel suo Mausoleo, il fondatore della moderna Turchia, Mustafa Kemal Atatürk.
Ora ho la gioia di incontrare Lei, che è il Presidente del Direttorato degli Affari Religiosi. Le porgo l’espressione dei miei sentimenti di stima, riconoscendo le Sue grandi responsabilità, ed estendo il mio saluto a tutti i leader religiosi della Turchia, specialmente ai Gran Muftì di Ankara e Istanbul. Nella Sua persona, Signor Presidente, saluto tutti i musulmani della Turchia con particolare stima ed affettuosa considerazione.
Il Suo Paese è molto caro ai cristiani: molte delle primitive comunità della Chiesa furono fondate qui e vi raggiunsero la maturità, ispirate dalla predicazione degli Apostoli, particolarmente di san Paolo e di san Giovanni. La tradizione giunta sino a noi afferma che Maria, la Madre di Gesù, visse ad Efeso, nella casa dell'apostolo san Giovanni. Questa nobile terra ha visto, inoltre, una ragguardevole fioritura della civiltà islamica nei più svariati campi, inclusa la letteratura e l'arte, come pure le istituzioni. Vi sono tantissimi monumenti cristiani e musulmani che testimoniano il glorioso passato della Turchia. Voi ne andate giustamente fieri, preservandoli per l'ammirazione di un numero sempre crescente di visitatori che qui accorrono numerosi.
Mi sono preparato a questa visita in Turchia con i medesimi sentimenti espressi dal mio Predecessore, il Beato Giovanni XXIII, quando giunse qui come Arcivescovo Angelo Giuseppe Roncalli, per adempiere l'incarico di Rappresentante Pontificio ad Istanbul: "Io sento di voler bene al Popolo turco - affermò -, presso il quale il Signore mi ha mandato... Io amo i Turchi, apprezzo le qualità naturali di questo Popolo, che ha pure il suo posto preparato nel cammino della civilizzazione" (Giornale dell'anima, 231.237). Per parte mia, desidero anch’io sottolineare le qualità della popolazione turca.
Qui faccio mie le parole del mio immediato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II di beata memoria, il quale disse, in occasione della sua visita nel 1979: "Mi domando se non sia urgente, proprio oggi in cui i cristiani e i musulmani sono entrati in un nuovo periodo della storia, riconoscere e sviluppare i vincoli spirituali che ci uniscono, al fine di 'promuovere e difendere insieme i valori morali, la pace e la libertà'" (Alla comunità cattolica di Ankara, 29 novembre 1979, 3). Tali questioni hanno continuato a presentarsi lungo gli anni successivi; in effetti, come ho rilevato proprio all'inizio del mio Pontificato, esse ci sospingono a portare avanti il nostro dialogo come un sincero scambio tra amici. Quando ebbi la gioia di incontrare i membri delle comunità islamiche lo scorso anno a Colonia, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, ho ribadito la necessità di affrontare il dialogo interreligioso e interculturale con ottimismo e speranza. Esso non può essere ridotto ad un extra opzionale: al contrario, esso è "una necessità vitale, dalla quale dipende in larga misura il nostro futuro" (Ai rappresentanti delle comunità islamiche, Colonia, 20 agosto 2005).
I cristiani e i musulmani, seguendo le loro rispettive religioni, richiamano l’attenzione sulla verità del carattere sacro e della dignità della persona. È questa la base del nostro reciproco rispetto e stima, questa è la base per la collaborazione al servizio della pace fra nazioni e popoli, il desiderio più caro di tutti i credenti e di tutte le persone di buona volontà. Per più di quarant'anni, l'insegnamento del Concilio Vaticano II ha ispirato e guidato l'approccio della Santa Sede e delle Chiese locali di tutto il mondo alle relazioni con i seguaci delle altre religioni. Seguendo la tradizione biblica, il Concilio insegna che l'intera razza umana condivide un'origine comune e un destino comune: Dio, nostro Creatore e meta del nostro pellegrinaggio terreno.
Cristiani e musulmani appartengono alla famiglia di coloro che credono nell'unico Dio e che, secondo le loro rispettive tradizioni, fanno risalire la loro discendenza ad Abramo (cfr. Concilio Vaticano II, Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra Aetate 1, 3). Questa unità umana e spirituale nelle nostre origini e nel nostro destino ci spinge a cercare un percorso comune mentre svolgiamo il nostro ruolo nella ricerca dei valori fondamentali così caratteristici delle persone del nostro tempo. Come uomini e donne di religione, siamo chiamati dalla diffusa aspirazione alla giustizia, allo sviluppo, alla solidarietà, alla libertà, alla sicurezza, alla pace, alla difesa della vita, alla protezione dell'ambiente e delle risorse della terra. Questo perché anche noi, pur rispettando la legittima autonomia degli affari temporali, abbiamo un contributo specifico da offrire nella ricerca di soluzioni appropriate a queste pressanti questioni.
Soprattutto, possiamo offrire una risposta credibile alla domanda che emerge chiaramente dalla società odierna, anche se spesso viene accantonata, la domanda sul significato e lo scopo della vita, per ogni individuo e per l'umanità nel suo complesso. Siamo chiamati a lavorare insieme, per aiutare la società ad aprirsi al trascendente, dando a Dio Onnipotente il suo giusto posto. La strada migliore è attraverso un dialogo autentico tra cristiani e musulmani, basato sulla verità e ispirato da un sincero desiderio di conoscersi meglio, rispettando le differenze e riconoscendo ciò che abbiamo in comune. Ciò porterà a un autentico rispetto per le scelte responsabili che ogni persona fa, specialmente quelle relative ai valori fondamentali e alle convinzioni religiose personali. Come esempio del rispetto fraterno con cui cristiani e musulmani possono lavorare insieme, vorrei citare alcune parole rivolte da Papa Gregorio VII nel 1076 a un principe musulmano del Nord Africa che aveva agito con grande benevolenza verso i cristiani sotto la sua giurisdizione. Papa Gregorio parlò della particolare carità che cristiani e musulmani si devono reciprocamente "perché crediamo in un solo Dio, sebbene in modo diverso, e perché lo lodiamo e lo adoriamo ogni giorno come Creatore e Reggitore del mondo".
La libertà di religione, istituzionalmente garantita ed effettivamente rispettata nella pratica, sia per gli individui che per le comunità, costituisce per tutti i credenti la condizione necessaria per il loro leale contributo alla costruzione della società, in un atteggiamento di autentico servizio, specialmente verso i più vulnerabili e i più poveri.
Signor Presidente, vorrei finire lodando l'Onnipotente e misericordioso Dio per questa felice occasione che ci unisce nel suo nome. Prego che possa essere un segno del nostro comune impegno al dialogo tra cristiani e musulmani, e un incoraggiamento a perseverare su quel percorso, nel rispetto e nell'amicizia. Possamo conoscerci meglio, rafforzando i legami di affetto tra noi nel nostro comune desiderio di vivere insieme in armonia, pace e fiducia reciproca. Come credenti, attingiamo dalla nostra preghiera la forza necessaria per superare ogni traccia di pregiudizio e per dare testimonianza congiunta della nostra ferma fede in Dio. Che la sua benedizione sia sempre su di noi! Grazie.»
Reazioni e Proseguimento del Dialogo
Il Gran Muftì Ali Bardakoglu, nel suo discorso, aveva voluto porre l'accento sull'«islamofobia crescente» in Occidente, e, pur senza nominare direttamente i fatti di Ratisbona, non aveva mancato di lanciare una "frecciata" al Papa tedesco. Bardakoglu aveva sottolineato che la crescita dell'islamofobia «è dovuta a una mentalità secondo cui l'islam, con la sua storia e le sue origini, contiene e incoraggia la violenza e si è diffuso con la spada».
Il Pontefice ha quindi voluto "gettare acqua sul fuoco", esortando a un dialogo vero tra cristiani e musulmani «basato sulla verità e ispirato dalla sincera volontà di conoscenza reciproca, nel rispetto delle differenze e nel riconoscimento di quanto abbiamo in comune». A indicare la sua volontà di "voltare definitivamente la pagina, nera, di Ratisbona", il Papa ha ricordato «il comune impegno per la pace» e le comuni radici abramitiche delle due religioni, che rappresentano «un impegno per la fratellanza dell'umanità». Questo punto è stato particolarmente apprezzato da Bardakoglu, che ha commentato positivamente la discussione con il Pontefice, definendo la sua visita «un passo molto importante per l'alleanza tra religioni e culture diverse».
Il gelo tra Benedetto XVI e la Turchia è sembrato superato, con il Papa che ha sottolineato «il comune impegno per la pace» delle religioni di fronte «al tanto sangue umano versato ogni giorno». Ratzinger ha quindi ricordato le comuni radici abramitiche delle due religioni, che rappresentano un impegno per «la fratellanza dell'umanità». Questo "viaggio per il dialogo e per la pace" ha servito a "approfondire l'amicizia tra Turchia e Santa Sede".
Immagini suggestive dell'incontro fra Benedetto XVI e una marea di giovani a Cracovia
Significato e Ulteriori Tappe della Visita
Un "Viaggio per il Dialogo e per la Pace"
Benedetto XVI ha voluto chiarire che il suo non era un viaggio politico ma un "viaggio pastorale" che aveva come sua determinazione "il dialogo e l'impegno comune per la pace". È stato il quinto viaggio apostolico fuori dall'Italia per Benedetto XVI, accompagnato dal Segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone e da una delegazione di cardinali, tra cui il cardinale Paul Popard e il cardinale Walter Kasper.
Il viaggio è stato definito "delicato, difficile, non privo di sorprese", con un massiccio dispositivo di sicurezza predisposto dalle autorità turche, evitando "bagni di folla" al Pontefice. Tutto il mondo ha osservato attentamente ogni minimo particolare di quello che è stato definito il viaggio più delicato del pontificato di Ratzinger, un "viaggio storico" come lo ha definito il cardinale Tarcisio Bertone.
La Questione dell'Adesione della Turchia all'Unione Europea
Durante il viaggio, il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano, ha chiarito la posizione della Chiesa cattolica riguardo all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, affermando che la Chiesa non ha un "potere particolare per favorire l'ingresso della Turchia in Europa o per opporvi un veto". Ha riconosciuto che la Turchia è da molto tempo un partner dell'Europa e che, pur conoscendo "un sistema di laicità particolare e un regime che tende verso più democrazia", è interesse dell'Europa aiutarla a essere una vera democrazia per consolidare un sistema di valori.
Nonostante le precedenti posizioni dell'allora cardinale Ratzinger, le dichiarazioni emerse dall'incontro con Erdoğan, e le successive del Segretario di Stato, hanno segnato un approccio più cauto e neutrale, sebbene la stampa turca abbia interpretato la posizione come un "voltafaccia". Joseph Ratzinger, "smessi i panni del cardinale conservatore", si è comportato da statista, facendo partire questo difficile viaggio nel migliore dei modi.
Prossime Tappe e Obiettivi Pastorali
La visita si è concentrata anche su una "triplice dimensione": dialogo con gli ortodossi, dialogo con l'Islam e incontro con le minoranze cattolica e armena. Nell'agenda mancava una tappa a Trebisonda, la piccola cittadina sul Mar Nero, dove l'anno scorso fu assassinato don Andrea Santoro, ma non sono mancate parole del Pontefice in ricordo del religioso italiano.
Dopo Ankara, il Papa avrebbe proseguito per Istanbul ed Efeso. Giovedì pomeriggio è stata prevista la visita alla Moschea Blu a Istanbul, dopo la tappa a Santa Sofia, rendendolo il secondo Papa a varcare la soglia di una Moschea, dopo Giovanni Paolo II a Damasco nel 2001. A Istanbul, il Papa si è dedicato all'obiettivo originario della sua visita pastorale: l'incontro con il Patriarca Bartolomeo I e l'appianamento delle divergenze con la Chiesa Ortodossa.