Commento al Vangelo e alle Letture del 14 Giugno

Il commento alle letture liturgiche proposte per il 14 giugno ci invita a riflettere su temi profondi come l'amore di Cristo, la chiamata al ministero della riconciliazione, la radicale sincerità della nostra parola e la centralità di Gesù come Via, Verità e Vita.

Gesù che parla ai suoi discepoli in un contesto biblico

La Prima Lettura: L'Amore di Cristo e il Ministero della Riconciliazione (2 Cor 5,14-21)

Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.

Una Nuova Creazione in Cristo

L'amore del Cristo ci possiede, e in virtù di questo amore, riconosciamo che la morte di uno per tutti significa che tutti sono morti al vecchio modo di vivere. Questo sacrificio di Cristo ci chiama a non vivere più per noi stessi, ma per Lui che è morto e risorto per noi. Di conseguenza, il nostro sguardo sugli altri non è più puramente umano, e anche se in passato abbiamo conosciuto Cristo in modo umano, ora lo conosciamo in una dimensione nuova e trasformante. Se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate e ne sono nate di nuove, grazie a Dio che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.

Il Ministero della Riconciliazione

Dio ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Egli stesso riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Siamo, dunque, ambasciatori in nome di Cristo, e per mezzo nostro è Dio stesso che esorta, supplicandoci di lasciarci riconciliare con Lui. Questo ci spinge a una vita di fedeltà alla sua Parola, un cammino che, pur essendo arduo e toccando ogni aspetto della nostra esistenza - relazioni, lavoro, uso del tempo, capacità e beni - si rivela una via maestra. Ogni giorno diventa un'opportunità per esprimere il nostro amore a Gesù e al Padre, un'esistenza consegnata che non cerca consolazioni o affermazioni di sé.

Il Salmo Responsoriale (Sal 102/103) e il Versetto al Vangelo (Sal 118/119)

R/. Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici. Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Non è in lite per sempre, non rimane adirato in eterno. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia. Perché quanto il cielo è alto sulla terra, così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono; quanto dista l’oriente dall’occidente, così egli allontana da noi le nostre colpe.

Versetto prima del Vangelo: Alleluia, alleluia. Piega il mio cuore, o Dio, verso i tuoi insegnamenti; donami la grazia della tua legge.

Mani giunte in preghiera, simboleggianti la devozione e la supplica

Il Vangelo secondo Matteo: La Verità della Parola e il Non Giurare (Mt 5,33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno».

L'Igiene delle Parole: Sì, Sì; No, No

Il Vangelo di Matteo di oggi ci invita a un’igiene delle parole. Vivere la fede talvolta ci porta in un circuito di ragionamenti, pratiche, riti e meccanismi retorici dove si può perdere il controllo. Un credente non gioca con le parole; il suo parlare deve essere molto chiaro e asciutto, senza la preoccupazione di compiacere tutti. Il "di più" nel parlare è ciò che ferisce, crea problemi, giudica, sparla, mette in cattiva luce, mistifica e stravolge. Si tratta dello sparlare, del parlare a sproposito, del voler a tutti i costi dire la propria su tutto, del pontificare in ogni occasione, dell'ostentare sicurezze e certezze in ogni angolo complesso e problematico dell'esistenza.

Papa Francesco: "Non mercifichiamo la grazia".

Perfezionamento della Legge e la Verità

Gesù viene a perfezionare la Legge, e quindi a perfezionare noi stessi. Gli israeliti avevano un grande rispetto verso il nome di Dio, consapevoli che il nome si riferisce alla persona divina, che merita ogni rispetto, onore e gloria. Giurare significa mettere Dio come testimone della verità di ciò che diciamo. La Legge comandava: «Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti». Gesù va oltre, dicendo: «Non giurate affatto», neppure per il cielo, la terra o Gerusalemme, o per la propria testa, poiché non si ha il potere di cambiare nemmeno un capello. La fede ci invita a chiamare per nome le cose, a saper dire Sì e No davanti alla verità o alla menzogna. La domanda "Cos'è la verità?" trova la sua risposta in Dio stesso. Chi vive compiacendo a Dio, adempiendo ai suoi comandamenti, vive nella verità. Il santo Curato d'Ars sottolinea come l'ignoranza possa impedire ai cristiani di agire con la sola intenzione di compiacere Dio, rendendo necessaria la formazione attraverso il Vangelo e il Catechismo. Lo spergiuro, infatti, costituisce una grave mancanza di rispetto per il Signore, che è il padrone di ogni parola (Catechismo della Chiesa Cattolica).

La Nostra Interiorità e la Parola

La parola può far vivere o uccidere. Una parola detta bene, al momento opportuno, può ridonare speranza a un cuore affranto, essere una parola benedetta. Parlare in modo sensato e corretto è una scelta quotidiana che coinvolge tutta la nostra esistenza. Spesso sprechiamo parole spacciandole continuamente per verità, e ascoltiamo parole spacciate per verità ad ogni momento della giornata, anche attraverso i media. La nostra parola, o è creatrice o è distruttrice. Se vogliamo che il nostro parlare sia "Sì sì, No no", dobbiamo porre attenzione alla fonte di questo parlare, che è la nostra interiorità. È fondamentale abbandonare le preoccupazioni legate all’esteriorità e impegnarci ogni giorno a educare la nostra interiorità. Fino a che il nostro agire dipende dall’agire degli altri, non saremo liberi. Siamo chiamati ad essere veri con noi stessi, affinché la nostra parola, come il nostro silenzio, i nostri sì, come i nostri no, siano moti di creazione e di creatività per il nostro mondo. L’attenzione alla nostra interiorità, basata sul fondamento della Parola di Dio, è il richiamo che arriva a noi oggi. La parola, come il silenzio, è luogo di impegno e di vita, e non possiamo sprecarla in futili esercizi di chiacchiera che demoliscono l’onorabilità dell’altro. Ascoltare la Parola e farla nostra, lasciando che educhi il nostro cuore, non ha bisogno di giuramenti.

Coerenza e Affidabilità

Il Signore ci chiede di essere persone trasparenti, affidabili, la cui parola sia sempre vera, senza bisogno di aggiungere giuramenti o assicurazioni. Questa esigenza di verità trova eco nell’Antico Testamento: «La bocca veritiera rimane salda per sempre, la lingua bugiarda solo per un istante» (Proverbi 12,19). La verità è il fondamento di ogni relazione autentica e di ogni comunità che voglia vivere nella luce di Dio. Nel mese di giugno, dedicato al Sacro Cuore di Gesù, siamo invitati a contemplare il cuore mite e umile del Signore, sorgente di verità e di amore fedele. Santa Margherita Maria Alacoque ci ricorda: «Il Cuore di Gesù è un abisso di verità e di chiarezza; chi si rifugia in Lui non teme l’inganno». Attualizzando il Vangelo nella vita quotidiana, possiamo impegnarci a essere persone di parola, coerenti tra ciò che diciamo e ciò che facciamo, anche nelle piccole cose.

Il Vangelo secondo Giovanni: Gesù Via, Verità e Vita, e la Dimora di Dio (Gv 14,6-14 e Gv 14,23-27)

In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio.

Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me.

Gesù e il Padre: Unità e Rivelazione

Gesù fa affermazioni molto forti sulla sua uguaglianza con il Padre. Non si può giungere al Padre e conoscerlo se non si conosce Gesù, l’unica via per arrivarci. Di fronte alla richiesta di Filippo di mostrargli il Padre, Gesù afferma che egli non è semplicemente una via che conduce al Padre e che, una volta terminato il suo compito, cessa di essere rilevante. Al contrario, egli è la via che permanentemente mostra e rivela il Padre, al punto che «chi ha visto me ha visto il Padre». C’è una presenza del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre che è coessenziale ai due, una logica dell’amore che li unisce. In Dio, questa unione si manifesta non solo in alcuni aspetti del carattere, ma per la globalità della persona: nella carne di Gesù è presente l’interezza e la totalità della divinità, perché il Figlio appartiene totalmente al Padre, nella sua carne di uomo. Grazie a questo, il nome di Gesù è potente, perché partecipa della potenza d’amore del Padre. Quando preghiamo, abbiamo questa fiducia?

Amare Gesù e Osservare la Sua Parola

Gesù risponde all’obiezione di Giuda Taddeo, che si chiedeva perché Gesù si manifestasse solo ai discepoli e non al mondo. Quella con Gesù è un’avventura d’amore, non di costrizione. L’evidenza costringe, mentre la fede è scelta di libertà. Gesù mostra il cammino per incontrarlo e per giungere a essere dimora sua e del Padre. Si tratta di amarlo davvero: «Se uno mi ama…». Gesù non esige la partecipazione emotiva, ma ci consegna un altro modo di amarlo, austero e libero dalla volatilità dei sentimenti: «osserverà la mia parola», cioè la custodirà con la stessa cura con cui si custodisce un figlio, con dono di tempo, di libertà, di vita. Quando uno s’incammina in questo pellegrinaggio d’amore, riceve un dono immenso: la porta del cuore si apre per diventare in permanenza abitazione del Padre e di suo figlio Gesù. È lo Spirito Santo, dono del Padre e del Figlio, che ci dà di volere, comprendere, praticare la Parola e diventare abitazione del Padre e di Gesù, tutto questo con gioia. Amare Gesù non è trattenerlo, ma lasciarsi da lui condurre al Padre.

La Vera Pace

È il tempo della redenzione, della liberazione. È il tempo in cui siamo chiamati ad essere veri con noi stessi, affinché la nostra parola, come il nostro silenzio, i nostri sì, come i nostri no, siano moti di creazione e di creatività per il nostro mondo. Allora sperimentiamo la pace vera, eredità di Gesù, quella pace profonda che lui ha sperimentato anche nel dolore, avendovissuto la Parola del Padre. Questa pace non viene dall’annientamento dell’altro o da un ordine imposto, ma è vita in Dio, una decisione ferma in Lui di amare sempre.

Vivere la Fede in un Tempo di Prova

Stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro, in cui eventi imprevisti possono rivoluzionare la nostra quotidianità. Ci affidiamo alle indicazioni degli organi preposti, ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che «il Signore ci guiderà sempre» (Is 58,11). La libertà, secondo il programma di Cristo e del suo Regno, non vuol dire godimento ma fatica: la fatica della libertà. A prezzo di questa fatica, l’uomo «non disperde», ma insieme con Cristo «raccoglie», ottenendo anche in se stesso quell’unità propria del Regno di Dio. Questa unità è un compito particolare, per non cedere all’unità di un altro programma, quello del “padre della menzogna” (Gv 8,44). Impariamo a pensare, a parlare, ad agire secondo i principi della semplicità e della chiarezza evangelica: «Sì, sì, no, no». Impariamo a chiamare bianco il bianco, e nero il nero - male il male, e bene il bene. Impariamo a chiamare peccato il peccato, e non chiamiamolo liberazione o progresso, anche se tutta la moda e la propaganda fossero contrarie. Mediante tale semplicità e tale chiarezza si costruisce l’unità del Regno di Dio, un’unità interiore di ogni uomo, fondamento dell’unità dei coniugi e delle famiglie, e forza delle società che cercano di distruggerle e scomporle dal di dentro. Non possiamo cambiare nemmeno una virgola di ciò che diciamo e facciamo, siamo fragili e limitati. L’amore vissuto nella fedeltà alla sua Parola è una via ardua perché tocca tutta la vita: le relazioni, il lavoro, l’uso del tempo, delle capacità, dei beni. È una via maestra, perché tutto il quotidiano diventa opportunità di esprimere l’amore a Gesù e al Padre. È una via austera, perché non cerca consolazioni, affermazioni di sé, è esistenza consegnata.

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