La Camera Apostolica e la Gestione Finanziaria della Santa Sede: Storia, Ruoli e Archivi

Introduzione alla Camera Apostolica

La Camera Apostolica (CA), in latino Camera Apostolica, è l'organo finanziario e amministrativo che cura gli interessi patrimoniali della Chiesa romana. Questa designazione prevalse a partire dall'XI secolo, riflettendo la crescente complessità e centralizzazione delle finanze pontificie. Con la costituzione apostolica di papa Paolo VI Regimini Ecclesiae Universae (1967) e la successiva Pastor bonus di Giovanni Paolo II (1988), la Camera Apostolica è divenuta uno degli uffici amministrativi della Curia romana, con il compito specifico di curare e amministrare i beni e i diritti temporali della Santa Sede nel periodo in cui questa è vacante.

Origini e Sviluppo Storico della Gestione Finanziaria Ecclesiastica

La nascita del ruolo del Tesoriere e del Camerlengo

Sin dalle sue origini, la Chiesa ebbe bisogno di figure dedicate alla gestione degli averi. I Vangeli ricordano che anche Gesù nella sua attività pubblica ebbe bisogno di un responsabile della cassa, funzione svolta da Giuda Iscariota. Anche la Chiesa nascente dovette trovare chi svolgesse tale funzione con l'istituzione della figura dei diaconi, come descritto negli Atti degli Apostoli. Una figura molto nota della Chiesa dei primi secoli fu il diacono san Lorenzo. A capo dei diaconi fu creata la figura del cardinale Arcidiacono della Chiesa romana, che risiedeva nell'arcidiaconia di santa Maria in Domnica, dove, nei primi secoli, vi era l'erario della Santa Sede. A lui fu affidato il compito di conservare e amministrare i patrimoni della Santa Sede e le rendite del principato temporale che prese il nome di Camera apostolica. Il cardinale arcidiacono era aiutato nella custodia del tesoro dall'arcario, dal saccellario, dal vestarario e da altri funzionari.

Avendo questa figura assunto nel tempo eccessiva importanza e potere, papa Gregorio VII l'abolì nel 1076 per sostituirla con la figura del camerlengo di santa romana Chiesa. In seguito, il camerlengo fu aiutato nello svolgimento dei suoi compiti dai chierici di camera, e a uno di essi fu affidata la custodia del tesoro pontificio. Nacque così la figura del tesoriere generale, mentre prima tale alto funzionario era chiamato *Arcario*. Incerta è l'epoca dell'introduzione del tesoriere generale nella corte pontificia, sebbene il cardinale Giuseppe Garampi citi un *thesaurarii Innocentii* morto nel 1254. Alla fine del XIII secolo, papa Bonifacio VIII nominò tesoriere generale Francesco Caetani.

L'Evoluzione della Camera Apostolica

La parola latina per indicare il tesoriere di un libero comune era *camerarius*, termine che venne adottato dalla Santa Sede nell'XI secolo. Il *Camerarius domini papae* era responsabile della gestione finanziaria. In quel primo periodo, le entrate della tesoreria provenivano principalmente da rendite di varia provenienza o da gabelle e tributi riscossi nei territori soggetti alla Santa Sede, e dalle chiese e monasteri che dipendevano direttamente dalla Chiesa di Roma. Nel 1192, il camerlengo dell'epoca, Cencio (poi papa Onorio III, 1216-1227), redasse un inventario di tutte le fonti di reddito pontificio, noto come il "Liber Censuum Romanae Ecclesiae".

Nel XIII secolo, la Camera apostolica entrò in una nuova fase di sviluppo. A partire da allora, le autorità episcopali (vescovi o abati), per ottenere la propria conferma, dovettero versare alla Camera apostolica una somma corrispondente ai proventi (diocesani o abbaziali) di un anno solare. Inoltre, la raccolta delle tasse sulle crociate, effettuata regolarmente dopo Innocenzo III (1198-1216), aumentò le incombenze della tesoreria pontificia, alla quale fu commissionata la raccolta e la ridistribuzione di questi proventi. In questo stesso secolo, i sistemi di pagamento furono trasformati in sistemi valutari, in un processo influenzato dall'amministrazione papale.

schema storico-organizzativo della Camera Apostolica e delle sue funzioni nel tempo

La composizione di questo tribunale si stabilizzò durante il pontificato di Sisto V. Le cause in primo grado, secondo le particolari materie, venivano dibattute o avanti al camerlengo, o avanti al tesoriere, o avanti ai chierici di camera, o avanti alla congregazione camerale, o avanti alla congregazione per la revisione dei conti; in secondo grado le cause erano portate avanti al tribunale della piena Camera. Il tribunale fu ripristinato con l'editto del 13 maggio 1814; tuttavia, il motu proprio del 22 novembre 1817 diede alla giurisdizione camerale un nuovo assetto, e il tribunale della Camera, così come aveva funzionato per tre secoli, cessò di esistere.

Funzioni e Poteri delle Figure Chiave

Il Camerlengo di Santa Romana Chiesa

Fra i doveri principali del cardinale camerlengo rientra quello di reggere la Santa Sede tra la morte di un pontefice e l'elezione del successivo. Fino alla seconda metà del XVIII secolo, il camerlengo, come vertice della Camera apostolica, rappresentò la massima autorità in campo economico ed amministrativo dello Stato Pontificio. L'eccessiva ampiezza delle attribuzioni, i conflitti d'autorità con gli altri dicasteri e la necessità di adeguare l'organizzazione amministrativa dello Stato a sistemi più efficienti furono le motivazioni che indussero i papi a diminuire gradualmente le competenze del camerlengo.

Il Tesoriere Generale della Camera Apostolica

Il tesoriere generale aveva il compito di coadiuvare il camerlengo nella gestione della finanza camerale, controllando per suo conto le entrate e disponendo, su suo ordine, le spese. Il primo documento pontificio nel quale furono organicamente delineate le attribuzioni del tesoriere generale è la bolla di Sisto V In conferendis precipuis, pubblicata il 23 gennaio 1590. Con essa, Sisto V conferì a Bartolomeo Cesi l'ufficio di tesoriere generale e di collettore generale degli spogli, concedendogli amplissimi poteri nell'ambito delle riscossioni di entrate camerali. Gli concesse il diritto di intervenire in tutte le Congregazioni di interesse camerale e di conferire direttamente con il Papa su tutti gli appalti di beni e rendite camerali. Lo investì del potere di costringere i gestori di denaro camerale (tesorieri provinciali, depositari, appaltatori di gabelle, affittuari di beni) a rendere i conti in Camera; sottopose alla sua giurisdizione i titoli di debito pubblico (*Monti camerali*), la gestione degli introiti e della costruzione della nuova città di Terracina e l'amministrazione del lotto. Gli fu concessa pure la potestà di amministrare la giustizia nelle suddette materie e di emanare editti.

Nel 1621, Gregorio XV restituì tuttavia un'ampia potestà su tali materie al camerlengo, esortando i chierici di Camera e il tesoriere all'obbedienza. Innocenzo XII con i chirografi del 7 dicembre 1695 e del 19 giugno 1700 riaffermò le disposizioni dei predecessori e ne estese la competenza esclusiva alle gabelle, diritti, appalti o affitti camerali, tasse e imposizioni ove in qualsivoglia modo si trattasse di interesse camerale, con facoltà di emanare editti e di procedere giudizialmente. Nel 1731, Clemente XII attribuì al tesoriere la competenza giudiziaria e normativa sulle dogane generali di Roma. Benedetto XIV, nel chirografo del marzo 1742, su richiesta del camerlengo, fissò lo spartiacque tra le competenze delle due magistrature camerali: confermò al tesoriere generale i poteri fin qui elencati e una generale competenza nell'economico della Camera, mentre riservò al camerlengo competenza esclusiva in materia di poste, nomina di consoli pontifici, infeudazione e concessione di beni giurisdizionali, mercati e fiere. Nella costituzione del 18 marzo 1746, lo stesso pontefice riformò la computisteria generale dettando norme circa appalti, rendicontazione e controllo contabile. Il tesoriere generale si delineò definitivamente come il responsabile di tutta la gestione finanziaria che faceva capo alla Camera apostolica, con l'esclusione solo delle entrate della Dataria e della Segreteria dei memoriali.

Altri Ufficiali: Chierici di Camera e Uditore Generale

Le funzioni relative alla raccolta delle entrate, alla custodia del tesoro e ai pagamenti erano di pertinenza del *Thesaurarii Papae*. Al loro servizio vi era un certo numero di funzionari: notai, scrivani e messaggeri. Il collegio dei chierici della Camera apostolica era composto da sette membri, sebbene in passato il loro numero fosse variabile. Quando papa Pio IX, dopo l'insediamento dei vari ministeri, divise tra loro i doveri amministrativi, assegnò a ciascun chierico della Camera la presidenza di una sezione del dipartimento della finanza. L'Auditor camerae, anch'esso uno dei prelati più importanti, era, in passato, il giudice supremo in materia di amministrazione finanziaria della Curia. Stretto collaboratore del tesoriere era il commissario, che aveva il compito d'istruire le azioni in sede civile atte a recuperare le imposte sui redditi nascosti al fisco pontificio. Quando il papa appariva in pubblico nelle occasioni solenni, i membri della Camera avevano dei posti ben precisi nei cortei papali e nei concistori pubblici. Alla morte del pontefice prendevano possesso dei palazzi apostolici, erano addetti a stilare gli inventari e dirigevano la politica interna ed estera durante la Sede vacante. Durante il conclave si occupavano di tutti i bisogni dei cardinali.

Le Entrate Pontificie e il Ruolo dei Collettori

Nel XIII secolo, oltre ai *servitia communia* di vescovi ed abati, definiti secondo somme fisse, il reddito che affluiva regolarmente alla Curia dalle varie tasse divenne molto elevato. A questi tributi si aggiungevano le decime (specialmente quelle ricevute durante i pontificati di Clemente V e Giovanni XXII), i sussidi straordinari, imposti sin dalla fine del XIII secolo, le rendite, nonché altri redditi. Le funzioni relative alla raccolta delle entrate, alla custodia del tesoro e ai pagamenti, erano di pertinenza del *Thesaurarii Papae*. I collettori, in genere, agivano nell'ambito del territorio diocesano; spesso però la loro competenza era più ampia e si estendeva al territorio di una nunziatura. In quest'ultimo caso non era raro che lo stesso nunzio ricoprisse le funzioni di collettore generale e che nei suoi registri fossero annotate, tra le uscite, anche le spese del tribunale della nunziatura. Le entrate delle decime e, talvolta, anche di proventi come il collocamento delle indulgenze o l'alienazione degli spogli, la cui riscossione veniva affidata ai collettori e ai subcollettori. Le spese sostenute erano per la gestione della collettoria, il pagamento del personale e l'amministrazione dei benefici vacanti.

mappa storica dello Stato Pontificio con indicazione delle zone di riscossione delle tasse

Riforme, Declino e Abolizione

Con il motu proprio di papa Pio IX del 12 giugno 1847, il tesoriere fu privato delle funzioni giudiziarie, segnando l'ultima riforma della carica prima dell'istituzione dei ministeri. L'importanza di questo organismo finanziario, pur continuamente incrementata, iniziò il suo declino a causa dell'eccessiva ampiezza delle attribuzioni e della necessità di adeguare l'organizzazione amministrativa a sistemi più efficienti. Alla metà del XIX secolo, la carica del camerlengo era rimasta quasi completamente di facciata. La stessa Camera apostolica fu trasformata nel «Ministero del Commercio, Belle arti, Agricoltura e Industria», affidato ad un laico.

Nel 1870, anno della fine del potere temporale della Chiesa, la Camera apostolica cessò quasi del tutto di esercitare un'effettiva influenza sull'amministrazione pontificia, poiché i proventi della tesoreria pontificia derivavano principalmente dall'Obolo di San Pietro e dalle altre elemosine dei fedeli. Il 1º marzo 2013 la Camera apostolica si riunì al completo per l'ultima volta a seguito della rinuncia al ministero petrino di papa Benedetto XVI. A quell'epoca, risultava composta dal cardinale camerlengo Tarcisio Bertone, dal vice camerlengo Pier Luigi Celata, dall'uditore generale Giuseppe Sciacca, dal collegio dei prelati chierici di camera (mons. Assunto Scotti, mons. Paolo Luca Braida, rev.do Philip James Whitmore, rev.do Winfried König, mons. Osvaldo Neves de Almeida, mons. Krzysztof Józef Nykiel, mons. Lucio Bonora e mons. Antonio Lazzaro) e dal notaro di camera. Dopo che l'Annuario pontificio del 2020 non riportava più la carica di uditore generale né la composizione del collegio dei prelati chierici di camera, la Camera apostolica è stata di fatto abolita nel 2022, contestualmente all'entrata in vigore della costituzione apostolica promulgata da papa Francesco Praedicate evangelium.

L'Archivio Apostolico Vaticano: Custode della Memoria della Camera Apostolica

Dall'Archivio Segreto all'Archivio Apostolico

L’Archivio Apostolico Vaticano è l’archivio di concentrazione della Santa Sede e custodisce gli archivi storici di diverse istituzioni pubbliche e private. Nell’immaginario collettivo, l'”Archivio Segreto Vaticano” è stato sempre evocato come luogo inaccessibile e misterioso. La locuzione secretum ha assunto nei secoli l’eccezione di "nascosto, da non rivelare e da riservare per pochi". Tuttavia, Papa Francesco ha dichiarato che è "tutto il contrario di quanto è sempre stato e intende essere l’Archivio Segreto Vaticano che conserva echi e vestigia nella Storia della Chiesa". Con il suo Motu Proprio, reso noto a ottobre 2019, ha stabilito: "Da ora in poi l’attuale Archivio Segreto, nulla mutando della sua identità del suo assetto e della sua missione sia denominato Archivio Apostolico Vaticano".

Fu Paolo V (1605-1621) a istituire un “nuovo archivio” nel Palazzo Apostolico in Vaticano, poiché il patrimonio documentario della Santa Sede era custodito in diversi luoghi, inclusa la Camera Apostolica e l'antico Archivio nei sotterranei di Castel Sant'Angelo. Sollecitato da concrete esigenze di governo, Paolo V decise di accorpare in un unico luogo tutta la documentazione. La data di nascita dell’Archivio Segreto Vaticano è il 31 gennaio del 1612, coincidente con la nomina del primo “custode e pubblico ufficiale del nuovo archivio” nella persona di Baldassarre Ansidei. Il locale ove fu allestito l'Archivio era situato nel corridoio immediatamente sottostante l'attuale Galleria degli Arazzi dei Musei Vaticani, dove tra il 1611 e il 1613 furono trasportati centinaia di registri e faldoni. Nel 1613 furono pronti i locali attigui, corredati da “quarantuno armadi di pioppo e noce e riccamente affrescati”.

Contenuto e Rilevanza dei Fondi Archivistici

L’Archivio Apostolico Vaticano, nel Palazzo Apostolico, si estende lungo l’ala sudovest del Cortile del Belvedere, lungo il braccio di Pio IV che si affaccia sui Giardini Vaticani e a Est sul Cortile della Biblioteca Vaticana. Un vasto deposito, posizionato su due piani, si estende lungo il lato orientale del Cortile del Belvedere. Nei suoi 85 km di scaffali sono disposti 650 fondi archivistici con milioni di documenti che coprono un periodo di dodici secoli. Vi sono poi due sale climatizzate a temperatura e umidità controllata riservate a circa 30 mila pergamene. L'archivio custodisce fonti documentarie di primaria importanza per la storia dei cinque continenti. Accanto alle fonti documentarie dei più antichi uffici della Curia Romana, come la Cancelleria e la Camera Apostolica, si trovano carteggi delle congregazioni cardinalizie istituite da Sisto V, gli atti del Concilio Vaticano I e Concilio Vaticano II e un vasto spezzone del Concilio di Trento.

Sono poi conservate carte e pergamene che fino al 1798 erano custodite nell’antico Archivio di Castel Sant’Angelo. In quell'anno, Mons. Gaetano Marini mise al sicuro nell’archivio segreto il patrimonio conservato da tre secoli nella Mole Adriana. Tra i documenti più preziosi custoditi si annoverano: una lettera scritta nel 1651 in caratteri cinesi su un drappo di seta inviata a papa Innocenzo X dall’imperatrice cinese Wang; un sigillo impresso alla fine del messaggio inviato da Guyuk Khan, sovrano dei Mongoli, a papa Innocenzo IV nel 1246; un rotolo di oltre 60 metri formato da 90 pergamene in cui sono trascritti gli interrogatori dei 231 Templari di Francia tra il 1309 e il 1311; e il breve messaggio di dodici righe che Maria Antonietta d’Asburgo Lorena inviò dalla Torre del Tempio al cognato poco prima che Luigi XVI fosse ghigliottinato. L’Archivio conserva anche una quantità immensa di sigilli, in cera, ceralacca, piombo e oro, inclusi 64 pezzi in lamina d’oro e 4 in oro massiccio. Una notizia importante per gli storici e i ricercatori è l’apertura della documentazione dal 2 marzo 2020, «per mia disposizione» come annunciato da Papa Francesco, di tutti gli atti sino alla fine del Pontificato di Pio XII.

foto storica di un sigillo pontificio in oro o di una pergamena antica significativa

Fondi Specifici e Documentazione Correlata ai Collettori

L'Archivio Apostolico Vaticano custodisce gli archivi storici di diverse istituzioni pubbliche e private, confluiti in esso per effettiva competenza o per deliberata scelta dell’ente produttore. Tra questi si trovano archivi storici degli attuali Organismi della Curia Romana, archivi storici di oltre 75 rappresentanze diplomatiche della Santa Sede, archivi di famiglie nobili legate allo Stato Pontificio, e archivi di abbazie e arciconfraternite romane. La serie ha il suo precedente nelle serie delle Collectoriae e Introitus et exitus, conservate presso l'Archivio Vaticano e si esaurisce nei primi anni del '700. I libri mastri delle decime relativi in particolare a Roma e al suo territorio si conservano nella serie Entrata e uscita delle decime. La documentazione relativa ai rapporti fra i collettori e il tesoriere generale, che è presente anche in alcuni fascicoli della serie di cui trattasi, si conserva in:

  • Camerale II, Decime;
  • Camerale II, Spogli e vacabili;
  • Camerale II, Epistolario, Carteggio del tesoriere generale;
  • Camerale III.

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