Il concetto di "chiamata" è uno dei pilastri fondamentali della fede e della teologia biblica, attraversando l'intera Scrittura dall'Antico al Nuovo Testamento. L'atto del "chiamare" da parte di Dio e il termine "vocazione" descrivono un processo in cui l'uomo è invitato a dialogare con il Creatore e, in virtù di tale relazione, a scegliere di vivere secondo un progetto di felicità e salvezza. Questa dinamica coinvolge l'esistenza umana a più livelli, dalla vita personale alla missione comunitaria.
Radici Linguistiche e Significato Fondamentale della "Chiamata"
Il verbo "chiamare" nella Bibbia assume un valore rilevante ed è espresso in due lingue principali: l'ebraico e il greco. Nell'Antico Testamento, il termine ebraico è qārā’, che ricorre 876 volte e significa anche "proclamare" o "chiamare l'attenzione in modo forte e incisivo". Non a caso, gli Ebrei definiscono la Bibbia miqra’, ovvero "proclamazione, lettura" solenne della Parola di Dio, vocabolo che deriva proprio da qārā’. Il libro sacro musulmano, il Qur’an, contiene la stessa radice verbale, indicando un identico significato. Questo sottolinea come la Parola divina "chiama" interpellando orecchie e cuori.
Nel Nuovo Testamento, il verbo greco è kalein, presente 148 volte. Sia qārā’ che kalein indicano un appello, un invito che può avere diverse gradazioni di urgenza e implicazione. La chiamata primordiale di Dio si manifesta già nella Genesi, dove la sua parola crea e dà esistenza a tutto il creato e all'uomo stesso. Per la creatura umana, oltre all'esistere, esiste però un'altra chiamata, quella che riguarda il suo progetto di vita, una "vocazione" diversa per la storia di ciascuno. A questa chiamata è richiesta una risposta libera, che può comprendere anche il rifiuto, a differenza delle altre creature che obbediscono a leggi fisiche obbligatorie.

La Vocazione nella Teologia Biblica: L'Analisi di Giuseppe De Virgilio
Giuseppe De Virgilio, presbitero e professore di Esegesi del NT e di Teologia Biblica, ha approfondito il tema della vocazione nel suo lavoro "La vocazione nella Bibbia. Figure e simboli dei racconti di chiamata". La sua analisi fornisce una struttura dettagliata per comprendere il dinamismo e la profondità della chiamata divina.
Il Dinamismo della Vocazione e i Racconti di Chiamata
De Virgilio analizza l'impiego biblico di "vocazione-chiamata" attraverso l'uso dei verbi qārā’ nell’AT e kalein nel NT, esplorando il dinamismo della chiamata (klḗsis) secondo Paolo. Egli individua diversi schemi interpretativi dei racconti di chiamata:
- Lo schema militare: strutturato sulla dialettica ordine-esecuzione.
- Lo schema diplomatico: prevede la chiamata di YHWH, l'obiezione del chiamato, la rassicurazione-protezione di YHWH, il conferimento di un segno e l'esecuzione della missione.
- Lo schema politico: presenta Dio come un sovrano circondato dalla corte, in cui il protagonista avanza la sua candidatura attraverso auto-designazione, conferimento dell’incarico ed esecuzione.
- Lo schema pedagogico: prevede che la persona chiamata da Dio compia un cammino di maturazione della propria vocazione lungo l’intero arco della sua esistenza.
- Lo schema interpretativo: rappresentato dal trinomio: ascoltare, obbedire, scoprire.
Nel Nuovo Testamento è presente anche una caratterizzazione "familiare" dei racconti di chiamata dei discepoli di Gesù, che si articola in quattro tappe: la chiamata, la costituzione dei Dodici, l'istruzione e la missione pre-pasquale, e infine la missione post-pasquale.
Immagine, Motivo Letterario e Archetipo nella Chiamata
De Virgilio delinea il senso e la funzione dell'immagine e del motivo letterario a livello narratologico. L'"immagine" si definisce come «una parola che nomina (designa) una realtà o un’azione concreta», implicando una doppia operazione di lettura: interpretazione letterale e simbolica.
Per "motivo letterario" si intende un «modello che si individua in uno schema emergente da un testo scritto», costituito da elementi che ricorrono spesso in racconti simili, diventando aspettative nella mente dello scrittore e del lettore. Si individua una scena-tipo per delineare il motivo con i suoi ingredienti.
Con "archetipo" si intende invece «un elemento importante nella comprensione-trasmissione del racconto», che designa un’immagine o uno schema ricorrente nella letteratura e nella vita. Gli archetipi sono elementi universali dell'esperienza umana, rientranti in una delle tre categorie: un'immagine (o un simbolo), uno schema narrativo o un tipo di personaggio. L'autore esamina quindici immagini vocazionali che ritraggono diverse figure bibliche, fornendo una base biblico-teologica per l'interpretazione dei racconti vocazionali.

Chiavi Vocazionali nei Personaggi Biblici
Il dialogo con i personaggi dei racconti biblici comporta un lasciarsi interpellare da essi e aprirsi a una trasformazione interiore. Il dinamismo della chiamata di Dio e della risposta libera del singolo protagonista non è circoscritto al solo racconto di chiamata, ma va compreso nel più ampio percorso esistenziale che si esprime nella missione di colui che è stato chiamato e nelle diverse tappe del suo itinerario. In questo senso, De Virgilio analizza cinque profili vocazionali dell'Antico Testamento e cinque del Nuovo Testamento, a ciascuno dei quali corrisponde un motivo teologico pregnante. Questi profili fanno emergere chiavi interpretative che consentono di comprendere il senso della risposta dell'uomo al progetto di Dio, assumendo un valore pedagogico per cogliere il dinamismo che caratterizza l'esperienza della vocazione e della missione. A uno sguardo unitario, emerge la ricchezza del motivo vocazionale, declinato nel corso della storia della salvezza, con elementi di notevole importanza e attualità per il discernimento spirituale.
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Le Diverse Facce della Chiamata nel Cristianesimo
Il termine "chiamata" nel contesto cristiano non si limita a un unico significato, ma comprende diverse dimensioni che si estendono dalla vita quotidiana ai ministeri specifici.
La Chiamata Generale: Vita Cristiana come Vocazione
La "chiamata in senso generale" esprime la vita cristiana stessa come "vocazione", in quanto il cristiano è chiamato a viverla "servendo Dio… nella condizione in cui era quando fu chiamato" (1 Corinzi 7:20). Con questa vocazione generale, tutti i cristiani esercitano un duplice compito:
- Quello di "testimoni" di Cristo, che consiste nella responsabilità di annunciare la grazia di Cristo al mondo con la propria testimonianza personale, non soltanto a parole ma con una condotta che onori il Signore (Atti 1:8).
- Il secondo compito è quello di "sacerdote", che riguarda la nostra offerta a Dio nel rapporto individuale instaurato con Lui.
La Vocazione Particolare: Il Ministero della Parola
Il Nuovo Testamento insegna chiaramente che, sebbene ogni cristiano sia "testimone di Cristo" e "sacerdote a Dio", non tutti i credenti hanno ricevuto una "vocazione particolare", che consiste nel "ministero della Parola" (Atti 6:4). Questo è un dono ben definito impartito dal Signore Gesù glorificato, non un titolo di prestigio né il risultato di corsi di studio teologici. Il ministero cristiano non può essere esercitato da "funzionari" o "addetti ai lavori" che fondano la loro opera unicamente su un corso di studi teologici, poiché è un "carisma" dato da Cristo stesso mediante l'azione dello Spirito Santo.
Gli elementi che caratterizzano il ministero della Parola sono:
- Il desiderio: chiaramente originato da Dio, non per acquisire una posizione, ma per essere collaboratori di Dio nella Sua opera. È un anelito indefinito di servire il Signore e il Suo popolo, un sentimento persistente non legato a circostanze particolari.
- La ferma convinzione: la certezza che Dio ha chiamato al ministero e che non esiste alcuna alternativa.
- La dedizione o consacrazione: nell'esercizio del ministero della Parola sono assolutamente indispensabili sentimenti e una condotta puri e santi.
- I frutti: "Voi li riconoscerete dai loro frutti" (Matteo 7:16). Ciò include il riconoscimento della comunità e la guida divina nelle scelte, senza tener conto di condizioni, località o prestigio.
- La capacità di annunciare: un cristiano che ha ricevuto il "ministero della Parola" avrà la capacità di annunciare, predicare, insegnare in pubblico, colpendo ed edificando l'uditorio.
- I risultati: un vero ministero divino si manifesterà con conversioni genuine e l'edificazione spirituale delle persone.

La "Chiamata Efficace" di Dio: Un Percorso Irresistibile di Salvezza
Nella teologia paolina, in particolare nella Lettera ai Romani, emerge il concetto di una "chiamata" divina che è intrinsecamente legata al processo di salvezza e che non può essere rifiutata. Romani 8:28-30 afferma: "Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che ha preconosciuti li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati".
Questa è la "chiamata efficace" (o determinante, decisiva, operativa, irresistibile), una convocazione ineluttabile di Dio che non può essere ignorata o respinta. Essa è un mandato divino non per giudizio, ma affinché si possa essere dichiarati giusti, perdonati e liberati da ogni condanna. Tale chiamata è limitata a coloro che sono stati eletti e predestinati, e porta direttamente alla giustificazione e alla gloria eterna. Non va confusa con la "chiamata generale" o l'invito universale del Vangelo ("Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti" - Matteo 22:14), che può essere accettata o rifiutata. La chiamata efficace, essendo un'opera di Dio, è intrinsecamente efficace: le persone chiamate vengono sempre a Dio.
Il termine greco kaleō, in questo contesto, significa "chiamare alla propria presenza" o "convocare". La Chiesa stessa è l'ekklesia, parola derivante da ek-kaleō, che significa "chiamati fuori". I credenti sono "i chiamati fuori", l'assemblea di coloro che sono stati convocati da Dio.
Le epistole paoline illustrano la natura di questa chiamata in diversi modi:
- Paolo: "chiamato ad essere apostolo" (Romani 1:1, 1 Corinzi 1:1), una convocazione sovrana e irresistibile.
- I Corinzi: "santi per chiamata" (1 Corinzi 1:2), "chiamati alla comunione con il Figlio suo" (1 Corinzi 1:9).
- I Galati: "chiamati mediante la grazia di Cristo" (Galati 1:6), un richiamo all'elezione divina fin dal grembo materno (Galati 1:15).
- Gli Efesini: esortati a "camminare in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta" (Efesini 4:1), una chiamata che richiede una vita trasformata, in unità con l'unico Spirito, Signore e Padre.
- I Colossesi: "chiamati in un unico corpo" (Colossesi 3:15), un'invocazione alla pace di Cristo.
- I Tessalonicesi: Dio "che vi chiama al suo regno e alla sua gloria" (1 Tessalonicesi 2:12), una chiamata alla salvezza che si estende alla santificazione dello Spirito e alla fede nella verità (2 Tessalonicesi 2:13-14).
Ogni volta che l'idea della chiamata alla salvezza compare nelle epistole del Nuovo Testamento, è sempre una chiamata efficace, efficiente e salvifica, una convocazione divina al regno e alla gloria di Dio.

Le Resistenze alla Chiamata Divina
Nonostante la natura divina della chiamata, la Bibbia presenta anche esempi di resistenza umana. Figure bibliche di spicco come Mosè o Geremia, pur avendo accettato il loro incarico divino, furono tentate di rigettare la loro vocazione, esprimendo dubbi o riluttanza. Tuttavia, le resistenze più esplicite emergono di fronte alla persona di Gesù di Nazaret, che invita alla sequela.
Il Giovane Ricco: L'Ostacolo dei Beni Materiali
L'incontro di Gesù con il giovane ricco, narrato nel Vangelo di Marco (10:17-22), è un racconto vocazionale che si conclude senza successo. Il giovane si avvicina a Gesù con rispetto, chiamandolo "buono" e chiedendo cosa debba fare per ottenere la vita eterna. Gesù lo rimanda all'osservanza dei comandamenti, in particolare quelli relativi alle relazioni umane ("Non uccidere. Non commettere adulterio. Non rubare. Non testimoniare il falso. Non frodare. Onora tuo padre e tua madre").
Il giovane, affermando di aver osservato tali precetti fin dalla giovinezza, manifesta un desiderio di "qualcosa di più". Gesù, cogliendo in profondità il moto del suo animo, lo guarda e lo ama, proponendogli una sfida esigente: "Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi". Questa richiesta implica una rottura radicale con le sicurezze materiali, un tagliare i ponti con la vita precedente per abbracciare una nuova esistenza in "convivium" con il Maestro.
La reazione del ricco è di tristezza e rifiuto, "poiché aveva molti beni". Egli è diviso tra l'attrazione per Gesù e le delizie della ricchezza, e alla fine si fa vincere dalle seconde, portando con sé il rammarico di non aver saputo aprirsi a un'avventura unica. Questo episodio evidenzia la difficoltà per un ricco di salvarsi ("È più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio"), sottolineando che il superamento di tale resistenza è possibile solo aprendosi all'amore gratuito di Dio, che rende possibile ciò che è impossibile agli uomini.

Lo Scriba e l'Itineranza del Figlio dell'Uomo
Un altro esempio di resistenza si trova nel racconto di Matteo (8:19-20) e Luca (9:57-58), che presenta uno scriba desideroso di seguire Gesù: "Ti seguirò, dovunque tu vada!". Il rapporto tra Gesù e i discepoli appariva ai contemporanei simile a quello tra scolaro e rabbino, con il discepolo che seguiva il maestro.
Tuttavia, Gesù risponde indirettamente con un detto preciso: "Le volpi hanno tane e gli uccelli del cielo nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove reclinare il capo". Questo lóghion chiarisce che la sequela di Gesù non è un'esperienza in una comunità scolastica stabile, ma di vagabondaggio, di itineranza. Il "Figlio dell'uomo" non ha un luogo fisso in cui trovare riparo, e chi vuole seguirlo nella sua missione escatologica deve essere consapevole di una condizione diversa dalla massa, uno stile apparentemente disumano, una vita pericolosa in cui famiglia e casa vengono relativizzate in riferimento alla missione e al regno di Dio. La risposta dello scriba a questa radicale implicazione della chiamata rimane non specificata nel testo, suggerendo la difficoltà di rapportarsi a Gesù in una relazione di totale sottomissione.
La Chiamata nel Quotidiano: Un Appello alla Relazione Profonda
La parola "chiamata", sebbene intrisa di significati religiosi, è profondamente radicata anche nel linguaggio laico e quotidiano. Pensiamo alle "chiamate" telefoniche, che esprimono un desiderio di connessione e comunicazione. Se applichiamo questa analogia al rapporto con Dio, si aprono prospettive nuove:
- Il desiderio e il coraggio di rivolgersi all'altro: Dio ci chiama, invitandoci a una relazione.
- La possibilità di scegliere di rispondere: come visualizziamo il nome di chi ci chiama, così possiamo scegliere di accogliere o meno l'appello divino.
- La necessità di ascolto, attenzione e collaborazione: perché la conversazione con Dio funzioni, serve l'intenzione di partecipare attivamente.
Spesso, sentendo parlare della "chiamata di Dio", si pensa subito alla vocazione a diventare preti o suore, ma Papa Francesco ci ricorda che discernere la propria vocazione significa riconoscere che essa è la chiamata di un amico: Gesù. Dio ci parla, la Bibbia è piena della Parola di Dio all'uomo, e ogni incontro nasce da un Suo appello, da un desiderio di scambio e di bene. La chiamata di Gesù, come nel caso dei primi discepoli che lasciarono tutto per seguirlo, è personale ma ci ricorda che abbiamo bisogno di altri, di testimoni, soprattutto nei momenti difficili, per cogliere quanto tanta bellezza sia vera e reale.
La chiamata è sempre un invito a seguire colui che cammina, spingendoci a essere sempre in movimento e spesso comportando il "lasciare qualcosa". Sr. Theresa Aletheia Noble, una religiosa cattolica ex punk rocker e attivista atea, testimonia come Gesù cerchi e trovi le persone esattamente dove sono e in quello che fanno, nei loro desideri e nelle loro aspirazioni più grandi. La chiamata, intesa in senso ampio come appello di Dio alla vita, all'amicizia con Lui e alla santità, risuona nell'ordinarietà dei giorni: nelle persone che incontriamo, nelle scelte da affrontare, nella routine quotidiana e negli imprevisti, nelle sofferenze e nelle gioie. È un appello a relazionarsi profondamente con Lui e ad amare gli altri con affetto e spirito di aiuto, in modi diversi.
LA BIBBIA – LA STORIA COMPLETA (2025): Il Film che ha Sconvolto il Mondo
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