Nella complessa struttura della Chiesa Cattolica, esistono diverse figure e titoli che distinguono i membri del clero in base al loro ministero, alle loro funzioni o a particolari onorificenze. Tra queste, la figura del Monsignore e quella del Parroco sono centrali, sebbene rappresentino aspetti diversi della vita sacerdotale. La domanda se un Monsignore possa essere Parroco richiede un'analisi approfondita di entrambi i ruoli e del loro fondamento teologico e canonico.
Il Monsignore: Un Titolo di Onorificenza
La figura del Monsignore nella Chiesa Cattolica appartiene a coloro che hanno ricevuto il Sacramento per l’Episcopato, o può essere attribuita anche ai preti diocesani che, solo sotto concessione da parte della Santa Sede, vengono elevati in tal modo al rango di prelati. Il termine “Monsignore”, ovvero “mio signore”, deriva dal francese “monseigneur”.
L’appellativo Monsignore è utilizzato in simbolo di onorificenza e si riferisce, oltre che al Vescovo, anche a vari presbiteri che rivestono uffici particolari. Tra questi figurano:
- Vicari Generali o Episcopali delle Diocesi;
- Canonici effettivi ed onorari dei Capitoli Cattedrali durante munere;
- Cappellani del Sovrano Militare Ordine di Malta;
- Cavalieri dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Inoltre, l'Annuario Pontificio ricorda che questa dignità è un titolo d'onore, con il quale vengono insigniti chierici benemeriti, e sono familiari del Papa con tutte le prerogative concesse a questa categoria. Si tratta essenzialmente di un titolo onorifico che spetta a una serie di prelati, inclusi i membri dei Collegi della Prelatura Romana (Protonotari di Numero Partecipanti, Uditori di Rota, Chierici della Camera Apostolica), Canonici di diverse Cattedrali e Basiliche, e altri prevosti o decani per sovrana concessione.

Il Conferimento delle Onorificenze Pontificie e le Riforme
Sulla figura del Monsignore nella Chiesa Cattolica, si è espressa in data 13 maggio 2001, l'Istruzione sul conferimento di Onorificenze pontificie, promulgata dalla Segreteria di Stato della Santa Sede. Questa Istruzione ha dichiarato che i Vescovi diocesani possono proporre il conferimento di una onorificenza pontificia ad ecclesiastici, in segno di apprezzamento e riconoscenza per il servizio prestato. Affinché la Nunziatura Apostolica possa prendere in considerazione tale richiesta e inviarla alla Segreteria di Stato, è fondamentale che venga allegato un curriculum vitae del candidato, accompagnato da una minuziosa descrizione sui meriti acquisiti nel corso degli anni ecclesiastici.
Prima del Motu Proprio Pontificalis Domus del 28 marzo 1968, esistevano diverse categorie. Oggi, sebbene normalmente li si chiami "monsignore", per essere precisi si distinguono in Cappellani di Sua Santità, Prelati d'Onore di Sua Santità e Protonotari Apostolici. Inoltre, il codice canonico stabilisce che ogni Diocesi può disporre di un numero massimo totale di Monsignori che non deve superare il 10% del clero.
Tuttavia, il 17 gennaio 2014, Papa Francesco ha stabilito nuovamente che vi possa essere solo un grado di onorificenza pontificia, quella di Cappellano di sua Santità, e che essa possa essere attribuita ai presbiteri solo al compimento dei 65 anni di età. Un esempio di Monsignore che ricopre un incarico episcopale è Monsignor Gerardo Antonazzo, nominato il 22 gennaio 2013 come Vescovo della Diocesi di Sora Cassino Aquino Pontecorvo, di cui ha preso possesso il 21 aprile dello stesso anno. Successivamente, con decreto del 23 ottobre 2014, la Diocesi di Sora ha incorporato le parrocchie dell’abbazia territoriale di Montecassino, mutando il proprio titolo e divenendo “Diocesi di Sora Cassino Aquino Pontecorvo”, retta dal Monsignor Gerardo Antonazzo.
Il Parroco: Pastore e Guida della Comunità
Il parroco è un presbitero a cui è affidata, in modo stabile, la cura pastorale di una parrocchia. Di regola, il parroco viene nominato a tempo indeterminato in modo da assicurargli una certa stabilità. Ci deve essere per ogni parrocchia un solo parroco. Tuttavia, per la scarsità di sacerdoti o anche per altri motivi, in caso di necessità, a uno stesso parroco possono essere affidate più parrocchie. Il parroco può e deve esercitare le sue funzioni dal momento della presa di possesso della parrocchia (c.d. immissione canonica).

Compiti e Doveri del Parroco
Il parroco deve risiedere nella casa parrocchiale (c.d. canonica). Il Codice di Diritto Canonico fissa per l'ufficio di parroco un limite massimo di età (75 anni), raggiunto il quale è moralmente tenuto a presentare le dimissioni. Il parroco può assentarsi ogni anno dalla parrocchia, salvo gravi motivi, per un mese di ferie e per i periodi di ritiro spirituale, nei quali casi è sostituito da un altro sacerdote delegato dal vescovo.
Tra i compiti specifici del parroco vi sono:
- Il diritto di certificare, ai fini della trascrizione e del riconoscimento degli effetti civili, l’avvenuta celebrazione del matrimonio canonico (art. 8, comma 2, legge 27 maggio 1929, n. 847).
- Il potere di certificazione in ordine agli atti di nascita, di matrimonio e di morte, di data anteriore all’istituzione dei registri di stato civile (art. 48 disp. trans., art. 34 del regolamento di cui al r.d. 9 luglio 1939, n. 1238).
Il parroco in mezzo ai suoi fedeli è presenza del Cristo storico. Egli deve essere uno specialista del "sensus Ecclesiae", del senso della Chiesa, ed è l'uomo della comunione, con la Chiesa particolare e con la Chiesa universale. Pertanto deve essere un modello di adesione al Magistero della Chiesa e sentirsi veramente padre della comunità e dei singoli membri che la compongono. Egli, infatti, è una autentica guida delle anime. Lo si deve poter riconoscere dal modo di essere, dal modo di fare, dal modo di esprimersi, dallo stile di vita e dal modo di presentarsi anche esternamente: "Non si 'fa' il prete ma si 'è' prete!".
È proprio il parroco il sacerdote che, normalmente, tutti incontrano nella loro vita. È lui che vive immerso fra la gente, nel mezzo dei quartieri, fra i problemi di ogni giorno e con tutti i ceti di persone, giovani e adulti, bambini ed anziani, fra chiesa, case, luoghi di lavoro, ambienti ricreativi, luoghi di sofferenza; è lui che visita tanto le ville di gran lusso quanto i tuguri e le baracche, con lo stesso cuore; è lui accanto alla vita nascente e in crescita con i sacramenti dell'iniziazione cristiana, come accanto agli sposi o alle vocazioni ed infine accanto agli agonizzanti. È principalmente nella parrocchia che risiede la vitalità della Chiesa; è lì che essa si fa comunemente presente.
IL SALUTO DEL PARROCO ALLA COMUNITÀ
Collaborazione e Strutture Pastorali
Nella gestione della parrocchia, il parroco è tenuto a coinvolgere gli stessi fedeli, affinché si sentano corresponsabili insieme a lui. In tale ruolo, egli può avvalersi della collaborazione di altri presbiteri (vice-parroci di nomina episcopale) o eventualmente di diaconi.
La parrocchia, nella guida della quale ci si apre doverosamente all'autentica creatività dello Spirito Santo, si manifesta anche attraverso la multiformità dell'aggregarsi. Associazioni, movimenti, confraternite e vari tipi di aggregazioni sono tutte realtà complementari, mai esclusiviste, ma che, incoraggiate ed intelligentemente coordinate dal parroco, possono costituire una formidabile risorsa per l'opera missionaria di nuova evangelizzazione.
Il Sacerdozio e la Guida della Comunità: Una Questione Teologica
L’Istruzione della Santa Sede mira a far sì che il ministero del parroco come guida della comunità e la sua specifica funzione di governo pastorale non spariscano o non vengano snaturate in mezzo ad altre strutture che vorrebbero prendere o, di fatto, prendono il suo posto di guida, anche se si tratta di strutture valide e rispettabili. In situazioni di scarsità di clero possono essere poste in atto tutte le soluzioni possibili, in conformità con la normativa canonica nell’orientamento chiaramente esposto dall’Istruzione "Ecclesiae de mysterio", tenendo sempre ben presente che il presbitero-parroco non è semplicemente il "coordinatore" o l’ "animatore" ma è il "pastore" proprio, tanto è vero che a nessun altro può essere conferito legittimamente tale titolo. Egli rende presente la paternità del Vescovo fra quella determinata porzione di popolo.
Ci possono essere fedeli non ordinati molto più colti, molto più capaci e galvanizzanti del presbitero che rende il servizio di parroco, ma il Corpo ecclesiale ha una colonna vertebrale sulla quale si regge che non è di tipo "manageriale" bensì misterico-sacramentale. La funzione dei presbiteri, in quanto strettamente vincolata all’ordine episcopale, partecipa dell’autorità con la quale Cristo stesso fa crescere, santifica e governa il proprio corpo. Per questo motivo il sacerdozio dei presbiteri viene conferito da quel particolare sacramento per il quale i presbiteri, in virtù dell’unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo sacerdote, in modo da poter agire in nome di Cristo, capo della Chiesa (Presbyterorum ordinis).

Questo testo centrale orbita attorno al fondamento di fede dell’ufficio sacerdotale. La base è stata posta quando il candidato ha ricevuto il sacramento dell’ordine. Questo àncora tutto l’agire sacerdotale sull’unica radice abilitante: Cristo è il vero sacerdote. In questo modo, la fede cattolica garantisce al popolo di Dio non più un funzionario, ma Cristo stesso che è l’autore dell’evento salvifico. Una tale garanzia non può essere ignorata in tutte le speculazioni strutturali riguardanti la Chiesa, altrimenti viene oscurata la verità secondo cui soltanto Cristo dona tutta la fecondità al suo agire.
Sant'Agostino designa il dono della grazia così concessa con un’espressione tratta dal linguaggio militare - Sphragis -, un sigillo di appartenenza, impresso con il sacramento dell’ordine. Come segno efficace di salvezza esso stabilisce una relazione qualificante con Cristo che «si distingue - non solo di grado ma di essenza (LG 10) - dal rapporto con Cristo dei battezzati».
Identità del Sacerdote e i "Munera"
La definizione conciliare del sacerdote non comincia sorprendentemente dalle sue singole attività. L’esistenza sacerdotale non si esaurisce nella presidenza della celebrazione eucaristica, ma si manifesta in molti altri modi. L'identità del presbitero, infatti, va ricercata nella grazia pastorale, che deriva dal conferimento dell'Ordine. Se uno vuole conoscere l’ufficio ministeriale spirituale, deve indagare teologicamente il suo aspetto esterno empirico percepibile e penetrarlo in una dimensione di fede. Non sono le singole attività a costituire l’identità del sacerdote, la sua caratteristica si basa piuttosto nel suo “essere”, nella sua relazione particolare con Cristo attuata dallo Spirito.
Non soltanto una discutibile profanizzazione dell’ufficio ecclesiastico contrasta con l’idea di mettere dei laici alla guida delle comunità. Questa proposta diventa inoltre inconsistente se si considera la dipendenza spirituale delle tre attività sacerdotali singolarmente prese. I munera docendi, sanctificandi e regendi (gli uffici di insegnare, santificare e governare) hanno certo i loro modi caratteristici di esprimersi, ma non sono autarchici. Teologicamente sono inseparabili l’uno dall’altro, così che - isolati - perdono la loro efficienza spirituale. La dipendenza l’uno dall’altro dei tre uffici è già presente in Giustino martire († 165), in cui si trova il teologumeno del “munus triplex Christi”, in seguito accolto da Lutero, da M.J. Scheeben e dal Vaticano II.
Con questa espressione si esprime non solo l’inseparabilità dei tre uffici, ma anche la loro profonda connessione: il “servizio della Parola” prepara alla celebrazione del sacramento. Questi “segni della fede” presuppongono che la fede sia stata risvegliata dall’annuncio. Ambedue i servizi sono talmente dipendenti l’uno dall’altro che i teologi hanno chiamato il sacramento un “Segno fatto Parola”. Nel compimento di entrambe le mansioni, il sacerdote contribuisce alla creazione della comunità, dell’Oikonome. I sacramenti e l’annuncio sono perciò i due cardini del suo munus regendi. Il Vaticano II afferma: «Per questo ministero, così come per le altre funzioni, viene conferita al presbitero una potestà spirituale, che è appunto concessa ai fini dell’edificazione» (Presbyterorum ordinis n. 6). Paolo, nella Seconda Lettera ai Corinzi, insiste sulla sua autorità datagli dal Signore, rivendicando un munus regendi con "exousia", un concetto che il Signore ha usato per gli Undici. Tuttavia, Paolo non riceve questo dono come una facoltà manageriale, ma come Oikonome - un concetto che va ben oltre la responsabilità organizzativa.
La guida della comunità è resa possibile in forza della relazione con Cristo che deriva dal sacramento dell’ordine, attestata notoriamente nel Nuovo Testamento e nella storia della Chiesa. La Chiesa e le sue istanze non possono attribuire il potere di guida di loro autorità. Se i vescovi cattolici per la guida della comunità parrocchiale volessero rinunciare al sacramento dell’ordine, non solo diffonderebbero un errore teologico, ma effettuerebbero una specie di automutilazione, delegittimando non solo i sacerdoti ma tutti i responsabili della Chiesa.
Documenti e Discussioni sul Ministero del Parroco
Il documento "Il presbitero pastore e guida della comunità parrocchiale" è concepito in continuità dinamica con altri importanti testi magisteriali, come il Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri (1994), l’Istruzione Ecclesiae de mysterio (1997) che tratta della collaborazione dei laici al ministero dei sacerdoti, e la Lettera "Il presbitero maestro della parola, ministro dei sacramenti, guida della comunità in vista del Terzo Millennio cristiano", pubblicata in occasione del Grande Giubileo. Tutti questi Documenti fanno riferimento al decreto conciliare sui presbiteri, Presbyterorum Ordinis, e all’Esortazione post-sinodale Pastores dabo vobis.
Questa Istruzione è un approfondimento della dottrina del Concilio Vaticano II sulla vita e il ministero dei presbiteri chiamati ad essere pastori e guide delle comunità parrocchiali. L'intento è aiutare i parroci a vivere meglio i loro compiti pastorali e a collaborare fruttuosamente per il bene della comunità, affinché questa scopra meglio l’importanza insostituibile del proprio parroco. Il documento ha una prima parte dottrinale, quasi un compendio dell’argomento ritenuto utile ribadire, presentandola con la novità che richiedono le circostanze.
Attualmente, l’Istruzione vaticana La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa continua a suscitare in Germania, tra i vescovi e non solo, accese discussioni. Tale Istruzione, del 20 luglio, tratta problemi relativi alla parrocchia e alla pastorale con un carattere prevalentemente giuridico e pratico, da un punto di vista canonico ecclesiastico. Il suo rigore teologico si manifesta anche quando si parla dell’esclusione dei laici dalla direzione della comunità parrocchiale, rendendo teologicamente fuori luogo il "gran mormorio" nell’episcopato tedesco riguardo a questo chiarimento. Un contributo significativo a questa riflessione è stato offerto dal Cardinale Cordes il 28 luglio.
Il Cardinale Cordes, nato il 5 settembre 1934 e ordinato sacerdote nel 1961, ricevette la consacrazione episcopale nel 1976. Nel 1980 Giovanni Paolo II lo chiamò a far parte in qualità di vicepresidente del Pontificio Consiglio per i laici. Come presidente dell’opera pontificia “Cor Unum” coordinò sul piano mondiale gli aiuti della Chiesa per le vittime delle catastrofi e diede un contributo decisivo all’enciclica “Deus caritas est” di Benedetto XVI. Nel 2007 entrò a far parte del collegio cardinalizio e nel marzo 2013 prese parte al conclave da cui risultò eletto Papa Francesco.
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