Beato Giovanni Garbella da Vercelli, Sacerdote Domenicano

Il Beato Giovanni Garbella da Vercelli, figura eminente dell'Ordine Domenicano, nacque nei primi anni del XIII secolo, forse nel villaggio di Mosso Santa Maria, nella diocesi di Vercelli, o nella stessa città. Sebbene la tradizione lo volesse membro della casata dei Garbella, la cui nobiltà emerse solo in epoche successive, è più probabile che appartenesse a una famiglia di ricchi allevatori di bestiame originaria delle campagne del Biellese.

Le notizie sulla sua vita antecedenti al 1228 sono scarse. In quell'anno, dopo un periodo di studio a Parigi, dove conseguì il dottorato in diritto canonico e forse vi insegnò per un breve periodo, fece ritorno a Vercelli. Qui iniziò la sua attività docente nei mesi in cui Giordano di Sassonia, maestro generale dei frati predicatori, era impegnato nella fondazione di uno Studium. È in questo contesto che si ipotizza l'ingresso di G. nell'Ordine domenicano, dato che potrebbe essere identificato con quei "probos et litteratos optime viros" o "magistri" e "baccalarii probissimi" a cui lo stesso Giordano si riferiva in lettere datate all'estate del 1229. Un'ulteriore ipotesi lo identifica con un maestro di diritto che, edificato dall'esempio dei suoi allievi, abbandonò la casa e i libri per chiedere di entrare nella comunità dei predicatori locali, descritto nelle Vitae fratrum come "quasi amens factus".

Non è noto dove G. abbia svolto il suo noviziato né compiuto gli studi teologici, sebbene la tradizione successiva li collochi, per ragioni di prestigio, presso lo Studium bolognese. Non è neppure certo se fosse presente alla fondazione del primo convento di Vercelli nel 1234, presso la chiesa di San Paolo, dove comunque dimorò per alcuni anni, senza che se ne conoscano le mansioni.

Illustrazione della città di Vercelli nel XIII secolo

Carriera ecclesiastica e incarichi

Nel 1255, quando il vecchio convento fu ceduto a Emilia Bicchieri, futura beata, il nome di G. compare in una lettera di Innocenzo IV datata 11 giugno 1251. In questa missiva, il papa, che aveva già incaricato il provinciale domenicano di Lombardia di fornire religiosi fidati per la difesa della fede, ordinava a G. di collaborare con il legato pontificio.

Al capitolo generale di Buda, il 16 maggio 1254, Umberto di Romans, neoeletto maestro generale dell'Ordine, inviò G. come suo vicario e visitatore presso i conventi della nuova provincia d'Ungheria. Successivamente, tra la fine del 1255 e i primi mesi del 1256, G. fu nominato priore del prestigioso convento di Bologna. Mantenne tale incarico fino al 1257, quando, al capitolo provinciale di Novara, venne eletto priore della provincia di Lombardia, che comprendeva allora tutta l'Italia settentrionale e contava circa trenta conventi e seicento frati.

Nei sette anni di priorato lombardo, G. promosse l'attività intellettuale dell'Ordine, come testimonia l'istituzione, nel 1262, di corsi regolari di logica presso il convento milanese di San Eustorgio, a seguito della revisione della ratio studiorum da parte dei dottori dell'Ordine, tra cui Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, al capitolo generale di Valenciennes nel giugno 1259.

Si adoperò anche, non senza difficoltà, per organizzare l'attività inquisitoriale, assumendo con qualche esitazione il compito di nominare i giudici della fede. Tuttavia, il controllo sul loro operato gli fu sottratto da Alessandro IV, che lo avocò formalmente al Papato nel dicembre 1260. In quegli anni, G. promosse la fondazione dei conventi di Torino, Chieri e Tortona. Negli ultimi mesi del suo mandato, nel febbraio 1264, Urbano IV gli affidò l'inchiesta sul vescovo di Piacenza, Filippo Fulgosio, sospettato di ghibellinismo.

Dal maggio 1262, lo stesso papa lo aveva nominato commissario per la predicazione di una nuova crociata, affiancandolo ai provinciali di Spagna, Francia e Dacia. G. delegò in gran parte questo compito, anche per ragioni strategiche, al priore del convento di Venezia, dove i sussidi raccolti potevano essere meglio convogliati e utilizzati.

Mappa dell'Europa del XIII secolo con evidenziate le province domenicani

Maestro Generale dell'Ordine Domenicano

Il 7 giugno 1264, il capitolo generale di Parigi, riunito presso il convento di Saint-Jacques, elesse G. come successore di Umberto di Romans, dimessosi dall'ufficio di maestro generale l'anno precedente. I suoi sforzi di governo si concentrarono sulla fedele conservazione e perfezionamento del patrimonio normativo e spirituale ereditato dalle prime generazioni domenicane. Richiese con minuziosa vigilanza il rispetto della regola primitiva e rigorosa osservanza, attraverso ammonimenti e severità disciplinare. Si adoperò per mantenere rapporti pacifici e cordiali con il clero secolare e i francescani, difendendo fermamente le prerogative pastorali garantite ai suoi frati dalla Sede apostolica, come dimostra il suo rapporto privilegiato con i pontefici Clemente IV, Gregorio X, Niccolò III e Martino IV.

Sebbene il suo progetto amministrativo di articolazione delle province in vicariati ebbe un discreto successo, i ripetuti tentativi di istituire nuove province mediante la suddivisione di quelle antiche registrarono un sostanziale fallimento a causa delle tenaci resistenze locali.

Negli anni 1265-66, G. visitò i conventi di Francia e Germania, presiedendo i capitoli generali di Montpellier e Treviri. In questo periodo, si registrano almeno una dozzina di lettere di conferma e privilegi inviati da Clemente IV al maestro generale e all'Ordine.

Il 5 giugno 1267, durante il capitolo generale di Bologna, dopo oltre due anni di preparazione, G. presiedette la solenne traslazione delle spoglie di San Domenico nella nuova arca marmorea commissionata a Nicola Pisano, dove tuttora sono conservate. Clemente IV concesse una formale indulgenza alla basilica conventuale per tale circostanza. Poco dopo, il papa sollecitò G. a promuovere nuove missioni dei frati presso i popoli pagani dell'Estremo Oriente (8 febbraio 1267) e a impegnarsi per l'unione con la Chiesa greca (9 giugno 1267). Il 7 luglio 1267, lo stesso pontefice approvò ufficialmente la riforma liturgica domenicana promossa da Umberto di Romans, mentre G. continuava a predicare e pubblicare le indulgenze per la crociata.

Dettaglio della tomba di San Domenico a Bologna

A Viterbo, presso la Curia, dove si era tenuto il capitolo generale di Pentecoste, il 29 novembre 1268, G. assistette alla morte di Clemente IV e seguì i primi sviluppi del lungo conclave che portò all'elezione di Gregorio X il 1° settembre 1271.

Nella primavera del 1271, G. sottopose ai tre più celebri maestri domenicani - Alberto Magno, Robert Kilwardby e Tommaso d'Aquino, la cui dottrina avrebbe strenuamente promosso e difeso - una serie di quaestiones scientifico-filosofiche, esigendone risposte scritte ed esaustive.

Agli inizi del 1272, il nuovo pontefice Gregorio X nominò G. commissario pontificio per la riforma della procedura di elezione dei papi, un incarico che assunse con grande impegno. Dopo un lungo viaggio che lo portò per la seconda volta a visitare la provincia d'Ungheria (dove nella primavera del 1273 presiedette al capitolo generale di Buda), partecipò attivamente al secondo concilio ecumenico di Lione, nei cui preparativi Gregorio X lo aveva coinvolto personalmente, affidandogli un'inchiesta ufficiale sullo stato dei costumi del popolo cristiano. Sempre da Lione, dove si celebrò il nuovo capitolo generale il 7 maggio 1274, si dovette affrontare i rinnovati attacchi del clero secolare; il 2 novembre 1274, G. ricevette la nomina a patriarca di Gerusalemme, ma la rifiutò per umiltà.

Nei primi mesi del 1276, G. fu impegnato nella visita ai conventi di Toscana. In quelle circostanze, avrebbe richiesto l'esonero dal suo ufficio di maestro generale al nuovo papa Innocenzo V (il domenicano Pietro di Tarantasia, eletto il 21 gennaio), che gliel'avrebbe rifiutata. Gli atti del capitolo generale di Pisa di quell'anno non riportano menzione di ciò, pur includendo un affettuoso indirizzo del pontefice (morto poco dopo, il 22 giugno) al maestro e ai padri capitolari.

Dopo la brevissima parentesi di Adriano V (11 luglio - 18 agosto 1276), G., ancora a Viterbo nell'estate, fu coinvolto nelle trattative sulla riforma della procedura d'elezione dei papi, a causa della resistenza del Collegio cardinalizio ad accettare le restrizioni imposte al conclave da Gregorio X e poi cassate da Giovanni XXI. Il nuovo pontefice, nonostante un pregiudiziale atteggiamento avverso agli ordini mendicanti, affidò ai due superiori generali dei predicatori e dei minori, G. e Girolamo Masci, la delicata missione diplomatica di condurre le trattative di pace tra Filippo III di Francia e Alfonso X di Castiglia e León (ottobre 1276). L'incarico, rinnovato da Niccolò III il 2 dicembre 1277, non diede i frutti sperati per le difficoltà frapposte da Alfonso X, ma impegnò G.

Il 15 maggio 1278, G. si trovava a Parigi quando il papa lo nominò successore di Tommaso Agni al seggio patriarcale di Gerusalemme. Nonostante il fermo rifiuto per umiltà e anzianità, noto da una successiva lettera del pontefice (1° ottobre 1278), i testi papali dei mesi seguenti lo designano ancora come patriarca eletto. Cedendo infine alle resistenze, il 13 febbraio 1279, grazie all'intercessione del cardinale domenicano Latino Malabranca, Niccolò III lo esonerò dall'incarico, obbligandolo però a rimanere alla guida dell'Ordine, responsabilità da cui G. fu sollevato solo con la morte.

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Ultimi anni e morte

Negli ultimi anni (1279-1282), G. fu impegnato in estenuanti viaggi di ispezione nei conventi d'Inghilterra, Irlanda, Fiandre, Germania e Ungheria. Già al capitolo generale di Vienne, nella primavera del 1282, ormai ottantenne, versava in cattive condizioni di salute. Nel 1283 si recò a Montpellier per la nuova assise capitolare (6 giugno) e viaggiò ancora in Provenza in agosto (visita al convento di Prouille). Intenzionato a riprendere il cammino verso Bologna, dove aveva fissato la celebrazione del successivo capitolo, morì a Montpellier il 30 novembre 1283. Fu sepolto solennemente nella chiesa del locale convento. Le sue spoglie, a lungo venerate, andarono disperse durante le guerre di religione (1562). Il suo culto fu approvato da Pio X il 7 settembre 1903.

Opere e eredità

Di G. si conservano alcuni sermones manoscritti, tra cui il Sermo magistri Ord. Iacobitarum dom. ante Ascensionem (Parigi, Bibl. nationale, ms. Lat. 14953) e il Sermo in festo Pentecostes magistri Ord. fr. praed. (Erlangen, Universitätsbibliothek, ms. 327). Sono inoltre edite diverse sue lettere, tra cui quelle contenute in Ungedruckte Dominikanerbriefe des 13. Jahrhunderts (a cura di H. Finke) e Litterae encyclicae [ad Ordinem missae] (a cura di B.M. Reichert). La sua corrispondenza include anche l'Epistola "De morte cuiusdam probi lectoris" (1274), l'Epistola responsiva patriarche Ierosolimitano e l'Epistola qua sodalitas S. Spiritus Friburgi sub aegidem Ordinis praedicatorum suscipitur (1264).

La sua figura è ricordata per la sua instancabile opera di governo, la promozione della disciplina regolare, la difesa della dottrina tomista e il suo impegno per la pace. Fu un promotore zelante della devozione al Santo Nome di Gesù e un pacificatore tra le repubbliche italiane e i sovrani europei. La sua vita fu caratterizzata da austerità, povertà e dedizione al ministero della predicazione, lasciando un segno indelebile nell'Ordine Domenicano e nella Chiesa.

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