Origini del Termine "Tabernacolo"
La voce latina tabernaculum è diminutivo di taberna e sta propriamente a indicare una baracca posticcia eretta con tavole di legno. È quindi in contrapposto alla voce tentorium (da tendere), con cui si designava la tenda mobile fatta con stoffe o pelli distese. Sembra tuttavia, da quanto afferma Festo (p. 256, 25 M.), che in origine anche le tende fossero costruite con tavole (tabulae).
Con tabernaculum si indicava più propriamente l'attendamento da campo permanente dell'esercito e quanti convivevano sotto la stessa taberna si dicevano contubernales; la convivenza era espressa con la voce contubernium. I rilievi delle colonne Traiana e Aurelia (detta Antonina) mostrano, chiuse entro campi trincerati, delle casette con tetto a doppio spiovente e tendaggi che ne chiudono l'ingresso. Queste forme di tende fisse possono essere dei tabernacula.
Della stessa forma, ma naturalmente più sontuose, dovevano essere la tenda del comandante in capo e quelle degli ufficiali. Si disse anche tabernaculum la tenda formata da pezzi di stoffa che faceva parte del bagaglio dei magistrati in giro per missioni ufficiali. Quando un magistrato doveva prendere gli auspici, faceva rizzare la sua tenda nel posto designato dagli auguri, in modo che dall'unica apertura si potesse abbracciare tutto lo spazio assegnato all'osservazione. La constatazione che il tabernaculum era stato posto difettosamente portava ad un vizio di forma e rendeva nulle le operazioni, di qualsiasi natura fossero.
Il Tabernacolo di Mosè: La Dimora di Dio nel Deserto
La Descrizione Biblica e le Sue Fonti
Il Tabernacolo era il santuario portatile degli Ebrei, costruito e utilizzato durante la peregrinazione nel deserto e la prima permanenza in Palestina, fino alla sua sostituzione con il tempio salomonico. Nei passi dell'Esodo (XXV-XXXI e XXXVIII-XL), la Bibbia descrive minutamente le forme, le misure e gli arredi del tabernacolo. Su questa descrizione si fonda in massima parte la tradizione giudaica tardiva, rappresentata principalmente da Flavio Giuseppe (Antichità giudaiche, III, 6) e Filone (De vita Mosis, III).
La denominazione ebraica più frequente è 'ohel ("tenda"), a cui spesso si aggiungono altre specificazioni, come 'ohel mo'eduth ("tenda dell'adunanza" o "tenda della testimonianza"). Altre denominazioni includono miskan ("dimora"), qodes ("santo"), miqdas ("santuario") e beth Iahweh ("casa di Iahweh"), talvolta accoppiate fra loro. Questa era considerata la "dimora" di Jahvè, Dio d'Israele.
Alcuni studiosi moderni hanno sollevato alcune difficoltà riguardo alla sua struttura e all'occasione della sua fabbricazione, che dalla narrazione biblica è assegnata al periodo in cui gli Ebrei si trattenevano ai piedi del Sinai, in pieno deserto. Il tabernacolo, costruito per ordine di Mosè nel luogo e nell'occasione suddetti, fu inaugurato il primo giorno del secondo anno dopo l'esodo degli Ebrei dall'Egitto (Esodo, XL, 1 segg.).
D'allora in poi, il Tabernacolo accompagnò sempre gli Ebrei nelle loro peregrinazioni nel deserto, occupando sempre il posto di centro sia durante le marce, essendo trasportato dopo sei tribù e prima delle altre sei, sia durante le soste, essendo impiantato nel mezzo dell'accampamento. Penetrati gli Ebrei in Palestina, rimase in varie località, come Ghilgal, Silo, Nobe e Gabaon. Con la costruzione del Tempio salomonico, l'Arca dell'Alleanza passò nel Tempio, e il resto del Tabernacolo fu ivi depositato come cosa sacra fuori uso.

Struttura e Componenti del Tabernacolo Mosaico
Il Tabernacolo di Mosè era composto da tre sezioni principali: un cortile esterno, il Luogo Santo e il Luogo Santissimo (o Santo dei Santi). L'intera struttura poteva essere smontata e trasportata durante gli spostamenti. Quando il popolo si soffermava in un'area per un periodo prolungato, il tabernacolo veniva rimontato e collocato al centro del campo, con ogni famiglia che piantava la propria tenda con l'entrata rivolta verso di esso.
Il Recinto Sacro (Atrio)
L'insieme del Tabernacolo era costituito di due parti: un recinto sacro o atrio, e una tenda sacra dentro lo spazio racchiuso da questo recinto. Il recinto, scoperto e rettangolare, misurava circa 52,50 x 26,25 metri (100 x 50 cubiti, dove il cubito era forse equivalente a 0,52 m). Era delimitato da colonnine in legno piantate in terra e collegate fra loro da una cortina alta 5 cubiti. Ai lati più lunghi (settentrionale e meridionale) le assi erano rispettivamente 20, e ai lati occidentale ed orientale 10. La cortina era lunga quanto il rispettivo lato, salvo ad oriente, dove si estendeva ai due lati soltanto per 15 cubiti a partire dai due angoli, mentre i rimanenti 20 cubiti del mezzo servivano da entrata. Questa entrata invitava il popolo a lasciare il mondo ed entrare in un luogo incentrato su Dio.
Dentro al recinto, nello spazio fra l'entrata e la tenda sacra, si trovavano:
- Altare dei Sacrifici: Posto davanti all'entrata del cortile esterno, era qui che venivano eseguiti i sacrifici previsti dalla legge di Mosè. Colui che offriva il sacrificio, o il sacerdote in sua vece, poneva le mani sul capo dell'animale per consacrarlo come offerta a Dio al posto suo. L'animale veniva poi sgozzato e bruciato sull'altare per intero (olocausto) o in parte. Questo preannunciava il Salvatore e il Suo "grande e ultimo sacrificio" (Alma 34:10).
- Lavatoio (Bacino di rame): Fatto interamente di rame, era anch'esso situato nel cortile esterno, tra l'altare dei sacrifici e l'entrata della Tenda di Convegno. Veniva utilizzato dai sacerdoti per lavare via il sangue del sacrificio prima di accedere al Luogo Santo. Da un punto di vista spirituale, il rituale rappresentava la purificazione dal sangue, dalla sporcizia e dalle impurità dei peccati del mondo.
La Tenda Sacra
La tenda sacra, la vera dimora di Jahvè, era un luogo coperto rettangolare (circa 16,75 x 5,25 x 5,25 metri o 30 x 10 x 10 cubiti) con l'entrata ad oriente, protetta da una cortina. Gli altri tre lati erano costituiti da pareti fatte con tavole di legno di acacia, alte 10 cubiti e larghe ciascuna 1½ cubiti. Erano in tutto 48 tavole: 20 rispettivamente per i lati settentrionale e meridionale e 8 per quello occidentale. S'inserivano in basso in zoccoli d'argento; i due angoli del lato occidentale avevano rinforzi speciali. Tutte le tavole erano rivestite d'oro. Questa impalcatura della tenda era ricoperta totalmente da due ampi tessuti, quello interno di materiale e lavorazione più fini e quello superiore di peli di capra intessuti; al di sopra vi erano altri due copertoni, formati di peli d'animali.
La tenda, all'interno, era divisa in due parti da un velo, su cui erano raffigurati cherubini ricamati. Il velo, cucito con tessuti di colore blu, viola e rosso, serviva a nascondere la presenza di Dio da chiunque si trovasse all'interno del tabernacolo.
Il Luogo Santo
La parte anteriore della tenda, lunga 20 cubiti dalla cortina d'entrata fino al velo, era chiamata il "Santo" e conteneva:
- Candelabro (Menorah): Fatto d'oro puro e composto da sette bracci (tre per lato più quello centrale), ogni braccio culminava in una coppa, all'interno della quale veniva bruciato dell'olio di oliva puro. Questo simboleggiava la saggezza, la luce di Cristo che illumina la nostra vita e la luce dello Spirito Santo che ci guida.
- Tavola dei Pani di Proposizione: Fatta di legno d'acacia ricoperto d'oro puro. Ogni settimana, il sacerdote cuoceva 12 pagnotte di pane non lievitato, che poneva poi sul tavolo dei pani nel giorno del riposo (sabato). Il pane simboleggiava le dodici tribù d'Israele e la sua alleanza con il Signore. Il pane vecchio veniva poi spezzato e consumato dal sacerdote in un atto di comunione fra la divinità e il popolo d'Israele.
- Altare dei Profumi: Posto nel Luogo Santo davanti al velo, era fatto di legno d'acacia e ricoperto d'oro. Il sacerdote prendeva dei carboni dall'altare delle offerte e bruciava sali e profumi sull'altare dei profumi, ogni mattina e ogni sera. La combustione dell'incenso serale segnava la conclusione del servizio sacrificale quotidiano. L'altare degli incensi rappresentava il luogo delle preghiere nel Tabernacolo.
Il Santo dei Santi
La sua parte più interna, lunga 10 cubiti, era detta il "Santo dei Santi" o "Santissimo", e ivi era riposta:
- Arca dell'Alleanza: Un contenitore costruito con legno di acacia e coperto in oro, sia internamente che esternamente. Conteneva le tavole della Legge, e, secondo molti (Eb 9, 4), il vaso della manna e la verga di Aronne. Il contenitore era coperto da un coperchio fatto degli stessi materiali, chiamato Propiziatorio, alla cui sommità erano situati due cherubini. L'Arca dell'Alleanza aveva due funzioni: era vista come il trono del Signore, il quale stava seduto tra i due cherubini, e come deposito dell'alleanza. Solo Aronne, il sommo sacerdote, poteva entrare nel Santissimo, una volta all'anno, portando il sangue dall'altare dei sacrifici e offrendolo per sé e per i peccati d'ignoranza del popolo. Questo sangue, ovviamente, rappresentava Gesù Cristo, il sommo sacerdote supremo, che avrebbe offerto il suo stesso sangue per permettere a tutta l'umanità di tornare alla presenza di Dio.

Significato e Funzione del Tabernacolo Mosaico
Il Tabernacolo era la tenda abitata da Iahweh, nomade fra i nomadi ebrei, pur essi abitatori di tende (Esodo 25, 8; 2 Sam 7, 6; 1 Par 17, 5). La sua funzione principale era quella di dimora di Dio sulla terra, un santuario dove Dio avrebbe abitato in mezzo al suo popolo (Esodo 25). Era un centro di culto, un luogo centrale dove l'intero popolo di Dio si raccoglieva come congregazione per offrire lodi, preghiere e sacrifici. Il Tabernacolo era anche il palazzo del re d'Israele; l'Arca del Patto era chiamata il trono di Dio, circondata dai due grandi cherubini, simboli di attendenti al trono che cantano e lodano. Qualsiasi decisione importante per Israele veniva presa davanti alla porta del Tabernacolo, dove il Signore avrebbe dato direzioni e ordini. Per questo motivo, era chiamato anche la "tenda della testimonianza". Infine, il Tabernacolo era un segno e una garanzia di riconciliazione da parte di Dio con il suo popolo, sulla base dei sacrifici espiatori offerti nel cortile.
La struttura del Tabernacolo rappresentava una progressione attraverso tre livelli di santità, dal mondo caduto alla presenza di Dio; non a caso l'entrata era posta a est. Il Tabernacolo non era una struttura tirata su casualmente, né il suo era un progetto pensato solo secondo canoni estetici. Come molte altre antiche strutture religiose, il Tabernacolo rispecchiava simbolicamente il cosmo, con l'ingresso rivolto verso il sole nascente. La sua costruzione era anche vista come una ripetizione del processo della Creazione, con parallelismi tra i giorni della creazione e le fasi di completamento del Tabernacolo.
Studi Moderni e Paralleli Antichi
A riguardo delle descrizioni bibliche, alcuni studiosi hanno sollevato difficoltà sia sulla sua struttura, sia sull'occasione della sua fabbricazione. Ci si è chiesto se la descrizione del Tabernacolo in Esodo si basasse su una struttura storicamente esistita o fosse un prodotto di fantasia dell'autore sacerdotale. La teoria di Wellhausen dominò gli studi fino al 1947, quando Frank M. Cross Jr. si basò su documentazioni pittoriche e verbali provenienti da Fenicia, Ugarit, Egitto e Mesopotamia per dimostrare che la descrizione del Tabernacolo si correlava bene con le antiche strutture regali.
Esistono molti parallelismi letterari antichi con il Tabernacolo. Ad Ugarit, il dio cananeo El e altre divinità vivevano in santuari a forma di tenda, chiamati con la stessa terminologia di Esodo: tenda ('ahl) e tabernacolo (mškn). In Egitto, gli dei dormono nelle loro tende o padiglioni, e quando un'assemblea si scioglie, ognuno è invitato a tornare alla propria tenda, come nella Bibbia (ad esempio in 2 Sam 20,1).
I parallelismi più forti con il Tabernacolo si trovano nel tempo e nel luogo in cui Esodo afferma che il Tabernacolo fu costruito: l'Egitto della tarda età del bronzo. Una struttura simile si riscontra nella camera funeraria di Tutankhamon (tenda in legno ricoperta d'oro); cornici simili, ricoperte d'oro, sono quelle di una struttura appartenuta alla suocera del re Akhenaton, Tiye. L'accampamento militare di Ramses II mostra somiglianze significative: sia il Tabernacolo degli ebrei che quello di Ramses hanno cortili rettilinei orientati a est, sono lunghi il doppio della loro larghezza, con l'ingresso al centro del muro corto orientale. Al centro dell'accampamento del faraone c'è l'ingresso a una tenda a stanza rettangolare, con una cortina che conduce a una stanza del trono quadrata (Camera per il Faraone o Sancta Sanctorum per gli ebrei). Nella raffigurazione di Abu Simbel, il faraone è rappresentato da un cartiglio nella stanza sul retro ed è coperto dalle ali di due figure di Horus, che ricordano i cherubini del coperchio dell'Arca (Esodo 25,18-20).
Il Compimento in Cristo e la Tradizione Cristiana
Cristo: Il Tabernacolo Vivente
Il Tabernacolo del Vecchio Testamento era un simbolo sfarzoso e costoso, riccamente ornato con oro, intagli, ricami, legni e pietre preziose, e colori come blu, porpora e scarlatto. Tutti questi elementi servivano a evidenziare la gloria e la magnificenza incommensurabile del Dio cui il Tabernacolo apparteneva. Tuttavia, il Tabernacolo stesso simboleggiava e additava il Signore Gesù Cristo. Nel primo capitolo del Vangelo di Giovanni è scritto: "Nel principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio… E il Verbo si è fatto carne ed ha dimorato un tempo tra noi", dove la parola greca per "dimorato" è "tabernacolato". Ciò che riempì il Tabernacolo nell'Antico Testamento fu la gloria di Dio, e la stessa gloria riempì il Signore Gesù Cristo.
Gesù stesso si identificò con il tempio, dicendo in Giovanni 2:18-22: "Distruggete questo tempio e in tre giorni io lo ricostruirò". Egli parlava del tempio del suo corpo, dimostrandosi la dimora di Dio, Dio incarnato e l'unico mezzo di accesso al Dio vivente. Egli è Emmanuele, Dio con noi, l'incarnazione della legge e della sovranità di Dio, ripieno della gloria di Dio, pienamente e completamente sia Dio sia Uomo. Egli solamente ha compiuto la nostra riconciliazione per mezzo della sua morte sulla croce.
La Chiesa e il Credente come Tabernacolo
A motivo della nostra relazione con Cristo, la Bibbia afferma che anche noi, come Chiesa, siamo il tabernacolo di Dio e il suo tempio. Siamo "edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Gesù Cristo stesso la pietra angolare, su cui tutto l'edificio ben collegato cresce per essere un tempio santo nel Signore, nel quale anche voi siete insieme edificati per essere una dimora di Dio nello Spirito" (Ef 2:20-22). Paolo ribadisce in 1 Corinzi 3:16: "Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?". La Chiesa è il luogo sulla terra dove Dio vive e dimora la sua gloria.
Inoltre, non solo l'intera Chiesa è il tempio di Dio, ma anche i credenti individuali sono templi di Dio. In 1 Corinzi 6:18-20 leggiamo: "Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio". Questo mostra il ricco significato del Tabernacolo dell'Antico Testamento: un luogo dove Dio vive, che si è manifestato in Cristo, e che ora dimora nella Chiesa e nei singoli credenti.
Il Tabernacolo Eucaristico nella Liturgia Cristiana
Nella tradizione cristiana, si dice propriamente tabernacolo l'edicola chiusa, posta nel centro dell'altare, nella quale si conserva la Santissima Eucarestia. In senso lato, si chiamano tabernacoli anche le edicole poste sugli angoli o sulle porte delle case, con qualche immagine sacra che di notte si suole illuminare, o talvolta anche i tempietti rustici sparsi per la campagna. In Inghilterra, il termine si usa anche per indicare una nicchia di statua o un trittico.
Storia: Anticamente, i fedeli si comunicavano durante la celebrazione della messa, e l'Eucarestia era riservata e custodita a parte per gli infermi. Durante le persecuzioni non si ha notizia di luoghi speciali per la conservazione dell'Eucarestia; i fedeli stessi potevano conservarla nelle chiese domestiche o nelle proprie case. Le Costituzioni apostoliche, risalenti agli inizi del V secolo, raccomandavano ai diaconi di riservare gli avanzi delle specie consacrate. In epoca costantiniana, con l'erezione di molte chiese cristiane all'aperto, il Santissimo non si conservava, come all'uso odierno, come termine di culto fuori del sacrificio, ma per il viatico dei fedeli, in loculi speciali aperti nel muro dell'abside o in sacrestia (chiamata anche sacrarium). La forma di questa custodia riproduceva spesso il comune tipo dell'edicola con colonne e timpano. A mano a mano, le edicole e gli armadi assunsero forme distinte e si arricchirono di elementi decorativi e simbolici. Si usò pure una colomba eucaristica, di rame o bronzo, che era composta in modo da contenere e racchiudere le sacre specie.
La Tradizione Bizantina: L'Artoforio
Nella liturgia bizantina si incontra ancora la colomba eucaristica. Il Liber Pontificalis ricorda che Costantino fece una basilica dedicata a S. Pietro e "patenam auream cum turri ex auro purissimo cum columba ornata gemmis prasinis et yacintis, ecc.". Nel rito bizantino, l'artoforio corrisponde al tabernacolo del rito latino. Nell'artoforio, che ha forma di tempietto, si conserva la Santissima Eucarestia.

Significato Liturgico e Prescrizioni Artistiche
Il tabernacolo è l'aula Dei, è la realizzazione del significato adombrato nell'Arca santa dell'Antico Testamento: "Habitabo vobiscum in loco isto" (Ger. VII, 3, 7). È, quindi, il luogo più augusto della chiesa cattolica. Nelle chiese minori, il tabernacolo è posto sull'altare maggiore; nelle grandi cattedrali o basiliche, si preferisce aprire una speciale cappella, in luogo più raccolto, che si dice appunto la cappella del Sacramento. Il concetto di abitazione di Cristo nel Sacramento è congiunto con quello della sua tomba gloriosa. La messa è la commemorazione dell'ultima cena e la rinnovazione, incruenta e gloriosa, del sacrificio della croce. Anche la parola repositorium, impiegata fin dal V secolo per indicare l'armadio eucaristico, non è stata mai abbandonata dal linguaggio liturgico eucaristico, e il significato si connette col concetto di tomba, sepolcro. Un'antichissima formula di benedizione ci ricorda il corporis Christi novum sepulchrum. S. Beda parla del tabernacolo come del sepolcro che contiene il corpo vivo di Cristo risuscitato. Ad Aquileia è inserita in un altare un'edicola eucaristica anteriore all'altare: rappresenta Cristo deposto nel sepolcro. Sul fregio del ciborio è scritto che l'altare è dedicato Deo viventi. Le figure cesellate sulle porte dei tabernacoli recano generalmente Cristo risorgente dal sepolcro, e spesso vi è pure rappresentato l'Agnello con la croce.

ENTRANDO NEL TABERNACOLO! Israele con Aline
Nelle Instructiones fabricae di San Carlo Borromeo si contengono minute prescrizioni circa i tabernacoli. Riassumiamo le principali: "La costruzione del tabernacolo sia concepita ed eseguita diligentemente, con le parti tra loro bene adattate e connesse; il tabernacolo sia adorno di sculture raffiguranti i misteri della passione di Cristo; in certe parti, a giudizio dei periti d'arte, sia dorato; e sia nobilitato dal decoro di religiosi e venerandi ornati. Avrà proporzioni convenienti alla dignità, alla grandezza, al carattere della chiesa, e sarà collocato sull'altare maggiore. Alla sommità del tabernacolo si ponga l'immagine di Cristo gloriosamente risorgente dal sepolcro o presentante le sacre piaghe. L'interno del tabernacolo sia completamente rivestito e ornato di seta rossa per le chiese di rito ambrosiano, di seta bianca per le chiese di rito romano. Abbia una piccola porta nella parte anteriore; la porta sia adorna dell'immagine di Cristo crocifisso o risorto o presentante il petto vulnerato oppure di qualche altra pia immagine". Le leggi liturgiche stabiliscono che almeno una lampada arda sempre davanti al tabernacolo e che questo sia coperto dal conopeo, cioè da un drappo del colore liturgico del tempo, salvo se si tratti di materia pregevole artisticamente lavorata (si vedano pure i canoni 1268-1269-1271 del Codex Juris Canonici).
Bibliografia
- Commenti all'Esodo (v.)
- Trattati di storia e archeologia ebraica (v. Bibbia, VI, p. 917; Ebrei, XIII, p.)
- R. De Fleury, La messe - Tabernacles, Parigi 1883
- Barbier De Montault, Les Tabernacles de la Renaissance, Roma 1899
- Instructionum fabricae et supellectilis ecclesiasticae Caroli S. R. E. Card., ecc., Bergamo 1738
- F. Cabrol, Dictionnaire d'Archéologie chrétienne, s. v. Colombe
- H. LESÈTRE, in DB, V. coll. 1952-61
- W. T. PHYTHIAN-ADAMS, The People and the Presence, Oxford 1942
- J. MORGENSTERN, The ark, the ephod and the tent of meeting, Cincinnati 1945
- F. M. CROSS, The Tabernacle, in Bibl. Arch., 10 (1947) 45-68
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