Il Crocifisso di San Damiano: Simbolo della Conversione di San Francesco

Il Crocifisso di San Damiano è un'icona leggendaria e profondamente significativa, legata indissolubilmente alla vita di San Francesco d'Assisi. Risalente al XII secolo e appartenente alla ricca tradizione dell'arte iconografica bizantina, questo crocifisso trascende la mera rappresentazione artistica di Cristo, diventando un simbolo spirituale centrale per San Francesco e per l'intera comunità francescana.

Un'Icona Bizantina e la Sua Origine

L'icona è stata dipinta nel XII secolo da un monaco siriano, incarnando le caratteristiche tipiche delle icone bizantine. A differenza delle opere d'arte occidentali che spesso mirano a "piacere all'occhio con un messaggio piuttosto limitato", il Crocifisso di San Damiano punta a "rivelare il mistero profondo dell'essere", anche a scapito della fedeltà anatomica. Per esempio, per esprimere la potenza con la quale Gesù soffia lo spirito sugli apostoli, il pittore conferisce al collo di Gesù proporzioni fuori natura.

Il Crocifisso di San Damiano è in realtà uno scrigno di simbolismi reconditi e discussi, ed è oggi una delle mete più popolari dei pellegrinaggi ad Assisi.

Crocifisso di San Damiano, icona bizantina con dettagli simbolici

La Visione di San Francesco e l'Inizio della Vocazione

Il Crocifisso fu originariamente collocato nella Chiesa di San Damiano, situata nelle campagne appena fuori Assisi. Nel 1205, San Francesco, che stava attraversando una profonda crisi spirituale, entrò in questa chiesa per pregare. Fu proprio in quel momento, davanti al Crocifisso di San Damiano, che sentì la voce di Gesù chiedergli di riparare la Chiesa. Questo evento segnò l'inizio della sua vocazione.

La sua prima "scheggia" spirituale fu proprio l’incontro con la Croce di San Damiano, che gli consegnò la chiave e la via al Signore. Il Crocifisso lo stava poco alla volta scolpendo, come fa l'artista con la sua opera, educandolo a togliere le immagini errate che aveva di sé stesso. Dio, attraverso diversi passaggi, gli fece capire che si poteva unire attesa e disincanto. Un piccolo frammento tratto dal Libro di Michea, compreso da Francesco gradualmente, mise in luce questo disincanto, contestando la metropoli Gerusalemme che, sotto un nome santo, nascondeva corruzione e ingiustizia.

In un primo tempo, Francesco interpretò il messaggio in senso letterale, iniziando a restaurare fisicamente la vecchia chiesa della Porziuncola e la stessa Chiesa di San Damiano. Ma in seguito comprese che il messaggio, molto più profondo, lo invitava a rinnovare la vera casa di Gesù, cioè la Chiesa universale.

Così narra Tommaso da Celano: «Un giorno, passò accanto alla chiesa di San Damiano, quasi in rovina e abbandonata da tutti. Condotto dallo Spirito, entra a pregare, si prostra supplice e devoto davanti al Crocifisso e, toccato in modo straordinario dalla grazia divina, si ritrova totalmente cambiato. Mentre egli è così profondamente commosso, all’improvviso - cosa da sempre inaudita! - l’immagine di Cristo crocifisso, dal dipinto gli parla, movendo le labbra. Ai piedi del Crocifisso lo raggiunge la Misericordia di Dio e tutto tremante, dice: «Sì, Signore, lo farò volentieri».

Anche San Bonaventura intitola nella sua Legenda l’episodio come la Perfetta conversione a Dio. Questa conversione inizia nella preghiera che traduce in realtà, cioè incarna, rende visibile, la fede in un Dio trascendente. Francesco scopre che il nostro Dio ha a che fare con l’amore e che la nostra condizione di figli di Dio è frutto dell'amore del cuore del Padre; non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi nessuno può togliercela, neppure il diavolo!

Francesco lo comprende gradualmente, come accade per noi. Gesù è venuto a dire questo: Dio c’è, è bellissimo e ti ama. Puoi diventare ciò che Dio ha in mente. Francesco comprende che Dio non ci rimprovera, che prova in ogni istante a ridarci la dignità di figli, senza mortificarci, senza umiliarci, facendo solamente festa con noi. Si rende conto così di essere una pietra viva della Chiesa di Cristo, così come siamo pure noi, pietre vive di una Chiesa che ha il volto di ognuno di noi.

Giotto e i suoi collaboratori hanno immortalato questa "prima scheggia" in un affresco della basilica superiore, dove una chiesetta diroccata occupa la scena e Francesco è raffigurato in grandi dimensioni (altre immagini posteriori lo mostrano alla base della stessa croce, piccolo e adorante).

Affresco di Giotto raffigurante San Francesco davanti al Crocifisso di San Damiano

Simbologia Profonda del Crocifisso di San Damiano

Il Crocifisso di San Damiano è un'icona che celebra il Cristo Glorioso. Gesù vi è rappresentato non come sofferente, ma crocefisso ma ritto in piedi, vivo e con gli occhi aperti, a significare che ha vinto la morte. Il corpo, pur segnato dalle piaghe, si erge vittorioso sulla croce, trasformando l'emblema di morte in simbolo di resurrezione.

Dettagli Iconografici di Cristo

  • Volto: Trattato secondo i canoni orientali, evoca un tempio spirituale: le arcate degli occhi come navate, la fronte come cupola, il naso come colonna centrale. Nel centro della fronte, nascosto tra le linee delicate, si intravede la colomba, simbolo dello Spirito Santo.
  • Occhi: Aperti e smisuratamente grandi, indicano che egli è il "Vedente", l'unico che vede il Padre perché "sempre rivolto a lui", e sono puntati tra il cielo e la terra, a significare il ruolo di Gesù come "mediatore".
  • Corpo: La sua grandissima statura al centro dell'icona lo fa apparire come l'Albero della vita, nella Città santa. Dalle mani stilla il sangue che viene guardato e in qualche modo raccolto con le mani da una coppia di angeli che si trova proprio al di sotto delle braccia.
  • Bordo e perizoma: Il bordo rosso che incornicia l'icona è il fuoco dello Spirito, mentre il perizoma dorato rimanda alle vesti sacerdotali. Tutta l'immagine è delimitata da una sorta di recinto fatto di conchiglie, simbolo di bellezza ed eternità.

Le Figure Ai Piedi della Croce

Intorno a Gesù, sono raffigurate diverse figure che contribuiscono alla ricchezza simbolica dell'icona:

  • Maria: È raffigurata all'estrema destra di Gesù (in oriente, il posto d'onore), e il suo sguardo è rivolto verso Giovanni, a cui Gesù stesso l’ha affidata. Mentre sorride al discepolo, Maria porta alla bocca la mano sinistra, un gesto di ammirazione testimoniato in molti passi della Bibbia, e con la mano destra indica Gesù. Indossa un mantello bianco che "esprime la vittoria per la fedeltà al Vangelo" ed è anche un segno di purezza. Sul mantello si distinguono pietre preziose disposte per file, simbolo dei doni dello Spirito Santo. Sotto il mantello, Maria indossa un vestito rosso scuro, segno dell'amore intenso, e una tunica viola, che la associa all'Arca dell'Alleanza.
  • Giovanni: È posto immediatamente alla destra di Gesù, come nell'Ultima Cena, tiene il capo rivolto e inclinato verso Maria, e con la mano destra anch'egli indica Cristo.
  • Maria Maddalena: Si trova alla sinistra di Gesù. Nella sua veste predomina il rosso vivo, segno di amore, e con il capo tocca quello di Maria, madre di Giacomo e Giovanni (questa figura è tradizionalmente identificata con "Maria di Cleofa" o "Maria di Giacomo").
  • Il Centurione: Si tratta del centurione a cui Gesù ha guarito il figlio a distanza. Il figlio, raffigurato molto più piccolo, compare alle sue spalle. Il centurione, pur non essendo dotato (unico del sestetto) di aureola, con la mano destra indica la Trinità, ad indicare la sua fede.
  • Soldato Romano (Longino): Il personaggio sulla sinistra del dipinto (ma alla destra di Gesù) è un soldato romano, vestito come il centurione. La tradizione lo identifica come Longino, il soldato che trafisse con la lancia il costato di Gesù, da cui fuoriuscirono sangue ed acqua. La lancia è appena accennata o cancellata, ma è presente.
  • Altro Personaggio (Stephaton): Il personaggio che sta a destra assume la stessa posizione di quello di sinistra: ginocchio levato, mano sull'anca e sguardo rivolto a Gesù. "Questa posizione significa che ha svolto lo stesso ruolo del suo compagno di sinistra", secondo commenti di esperti. Non sembra però trattarsi di un romano; la lunga barba e il capo calvo ricordano l'iconografia tipica dell'ebreo, anche se qualcuno lo identifica come Stephaton, il soldato romano che avrebbe offerto a Gesù la spugna imbevuta con l'aceto. La loro modesta statura, secondo padre Picard, sta a significare che "il loro ruolo è stato piccolo. Agli occhi degli uomini è parso che abbiano ucciso Gesù, ma in realtà nessuno gli ha tolto la vita, l'ha data da sé stesso".
  • Gallo: Vicino alla gamba sinistra di Gesù, l'artista ha dipinto un gallo.
  • Curiosità: Se si osserva attentamente il Crocifisso, si può scorgere un piccolissimo volto a fianco del viso dell'uomo col copricapo bianco.
Dettaglio delle figure ai piedi del Crocifisso di San Damiano

Il Titulus e l'Ascensione

Sopra la testa di Gesù c'è la classica scritta IHS NAZARE REX IUDEORUM, ovvero "Gesù Nazareno Re dei Giudei". Sopra il "titulum" è presente un medaglione in cui compare lo stesso Gesù sorridente nel momento dell'Ascensione (simboleggiata dal movimento ascendente della gamba destra), che con la mano destra regge una croce in oro, "divenuta lo scettro della sua giustizia".

Il Crocifisso di San Damiano si collega profondamente ai messaggi centrali del Vangelo, in particolare ai temi della redenzione, del sacrificio e della risurrezione. Uno dei passi più significativi è il Vangelo di Giovanni 19:26-27, in cui Gesù, dalla croce, si rivolge a Maria e a Giovanni: "Donna, ecco tuo figlio"; poi disse al discepolo: "Ecco tua madre". Un altro forte riferimento è nel Vangelo di Matteo 16:24, dove Gesù dice: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua".

Il Crocifisso nell'Ordine Francescano e la Sua Collocazione Attuale

Dopo la visione di San Francesco, il Crocifisso di San Damiano divenne un simbolo centrale per l'Ordine Francescano. Il messaggio che Francesco ricevette attraverso questa icona fu un invito a riparare non solo una struttura fisica, ma anche la Chiesa universale, promuovendo un profondo rinnovamento spirituale che è alla base del carisma francescano.

Alla morte di Santa Chiara, nel 1253, anch'ella fu sepolta nella chiesa di San Giorgio. Appena cinque anni dopo, nel 1257, le monache decisero di "seguire" la propria fondatrice, trasferendo il monastero all’interno delle mura della città. Sopra la chiesetta di San Giorgio fu edificata la maestosa Basilica di Santa Chiara e l’annesso monastero. Le Povere Dame presero con sé il Crocifisso, che fu quindi trasferito a Santa Chiara, in un'apposita cappella ricavata proprio dall'ex chiesetta di San Giorgio, dove si trova anche la tomba della Santa.

Il crocifisso originale è ora conservato nella Basilica di Santa Chiara ad Assisi, dove continua a ispirare fedeli e pellegrini. Una replica fedele si trova nella Chiesa di San Damiano, dove San Francesco ebbe la sua epocale visione, permettendo ai visitatori di connettersi con l'atmosfera originale di quell'incontro.

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