Nel contesto della traslazione temporanea a Roma delle spoglie di San Pio da Pietrelcina e di San Leopoldo Mandić, entrambi grandi confessori e "testimoni della misericordia" per l'Anno Santo, emerge la figura di Padre Pio con il suo peculiare approccio al sacramento della confessione. Le urne dei due santi cappuccini, che confessavano anche per dieci, quindici ore al giorno, furono esposte a Roma, prima a San Lorenzo fuori le Mura e poi a San Pietro. San Leopoldo Mandić, proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 1983, era noto per la sua "manica larga" con i penitenti, assolvendo tutti "senza discernimento". Al contrario, Padre Pio, canonizzato nel 2002 sempre dal Papa polacco, fu descritto da molti come un confessore severo.
Il Confessore Sevevo e le Sue "Sfuriate"
Padre Pio era capace anche di cacciare dal confessionale o di rimproverare a voce alta chi andava a confessarsi "senza vero pentimento". La biografia sulla quale è stato condotto il processo di canonizzazione riporta diverse "sfuriate" di Padre Pio, narrate dalle persone che avevano ricevuto quel brusco trattamento e in seguito - "pentite" - erano state assolte. Tra queste, si ricordano espressioni come: "Sciagurato, hai venduto l’anima al diavolo!"; "Sciagurato, tu vai all’inferno!"; "Sciagurata va’ a vestirti!"; "Non vedi quanto sei nero?".

I "Doni" Straordinari e il Discernimento degli Spiriti
Tra i "doni" straordinari posseduti da Padre Pio, che andavano dal segno delle stimmate alla previsione di accadimenti futuri, i testimoni della causa di canonizzazione citano anche quello del "discernimento degli spiriti". Egli in qualche modo intuiva la situazione spirituale di chi si confessava da lui. Ai confratelli che gli chiedevano quante volte si potesse o dovesse assolvere chi ricadeva nello stesso peccato, rispondeva: "Puoi dargli l’assoluzione una prima volta, una seconda volta, ma la terza volta! Vuoi tu profanare un sacramento che costa il sangue di Cristo e tradire il fratello?". Questo metteva in luce la sua profonda serietà e la sua visione intransigente della sacralità del sacramento.
Un "Confessore all'Antica" e il Senso del Peccato
Padre Pio è stato definito un "confessore all’antica", tipico santo contadino dell’Italia meridionale, portatore di una pietà ispirata alla passione di Cristo e al sangue che esce dalle sue piaghe. Aveva un forte senso del peccato e della presenza di Satana nel mondo. La parola "misericordia" quasi non figura nei quattro volumi del suo epistolario, essendo rintracciata appena tre volte, evidenziando una priorità diversa nella sua predicazione e pratica. Il suo modo di confessare i fedeli fu un ostacolo verso una sua più rapida beatificazione e canonizzazione, come spiegato nel libro “Padre Pio - Modello di santità e guida per il cristiano” di Marcello Stanzione e Francesco Guarino.
Folle Oceaniche al Confessionale
Nonostante il suo rigore, o forse proprio per esso, Padre Pio confessava instancabilmente, a volte anche per diciotto ore di fila. Più di una volta si dovette ricorrere all’aiuto dei Carabinieri per regolare l’entrata in chiesa e disciplinare l’afflusso al suo confessionale. Le persone accorrevano da tutta Italia e anche da altre nazioni. Si stima che circa cinque milioni di persone si siano accostate al suo confessionale, con una media di centoventi penitenti al giorno, dedicando in media tre minuti a ciascuno.

Il Carattere "Burbero" e la Motivazione del Rifiuto
Il suo carattere "burbero" e il fatto che talvolta alzasse la voce in confessionale, anche davanti ad altri fedeli in attesa, furono dei motivi di discussione durante il processo di canonizzazione. Tuttavia, Padre Pio stesso non si pentiva quando non dava l’assoluzione. A chi si lamentava per le sue maniere severe, disse: "Io non mi pento quando non do l’assoluzione, perché, se uno viene a confessarsi con convinzione, la mancata assoluzione servirà per farlo stare più attento; se invece viene a confessarsi senza convinzione, la mancata assoluzione gli fa un bene, perché lo richiama alla realtà delle sue condizioni e lo mette al sicuro dal fare una confessione sacrilega".
“Sono un macellaio”: La scioccante confessione di Padre Pio
Le Profonde Ragioni del Suo Agire
Le "Confessioni fatte da Padre Pio senza ricevere l’assoluzione sacramentale" hanno sempre fatto scalpore. Non era raro che Padre Pio non desse l’assoluzione, grazie anche ai suoi carismi, tra cui la scrutazione dei cuori, che gli permetteva di rendersi conto del vero pentimento. Avvertiva una grande responsabilità davanti a Dio nel negare l'assoluzione a chi non era debitamente disposto. Una volta, a un suo Padre superiore che gli parlò di un penitente ferito dal suo comportamento, Padre Pio rispose: "Senti, io tratto le anime come si meritano davanti a Dio".
La Lettera al Padre Spirituale: Amore e Sofferenza
Una spiegazione ancora più importante del comportamento severo di Padre Pio si trova in una lettera che egli stesso scrisse al suo Padre spirituale per chiarire le gravi ragioni del suo agire. Egli affermava: "Sono divorato dall’amore di Dio e dall’amore del prossimo. [...] Credetemi, Padre mio, che le sfuriate che a volte ho fatto sono state causate proprio da questa dura prigionia [...]. Com’è possibile vedere Dio che si contrista per il male e non contristarsi parimenti?... Vedere che Dio è sul punto di scagliare i suoi fulmini e per pararli altro rimedio non vi è se non alzare una mano per trattenere il suo braccio e con l’altra rivolgere una gomitata al proprio fratello per un duplice motivo: che getti via il male e si scosti dal luogo dov’è, perché la mano del Giudice è per scaricarsi su di esso?... Per i fratelli, poi, ahimè! Quante volte mi tocca dire a Dio Giudice con Mosè: perdona a questo popolo o cancellami dal libro della vita!".
Padre Pio, dunque, soffriva per primo e doveva farsi violenza per non dare l’assoluzione e allontanare bruscamente il penitente, salvandolo in tal modo dalla "mano del Giudice pronta a scaricarsi su di esso". Era un dramma personale che viveva ogni volta, agendo per la salvezza ultima dell'anima.
Prospettiva Mistica e Pedagogica
La questione se le persone a cui Padre Pio negava l’assoluzione andassero all’inferno in caso di morte, introduce un campo difficile come quello della mistica. Certamente, se Padre Pio negava l’assoluzione, era per un fine buono, non per capriccio o imprudenza. Egli conosceva l’anima delle persone e sapeva che una riprensione, anche brusca o la negazione dell'assoluzione, sarebbe stata salutare per alcuni. Infatti, la maggior parte tornava a confessarsi, pentita e più consapevole dei peccati, potendo così ricevere finalmente l’assoluzione.
A un confratello che chiedeva se quelle persone fossero in disgrazia di Dio, Padre Pio rispose: "Ma chi ti dice che quelle persone siano in disgrazia di Dio?". E quando il confratello obiettò: "E se non sono in disgrazia di Dio - perché non possono accostarsi all’Eucaristia?", Padre Pio replicò: "Perché devono fare una penitenza particolare". Questo rivela un modo originale di concepire il sacramento della Confessione, più dal punto di vista pedagogico e soprannaturale che oggettivamente sacramentale. Le persone, pur non avendo ricevuto l’assoluzione, non erano in disgrazia di Dio ma chiamate a una "penitenza particolare", forse per un particolare stato di perfezione. Spesso Padre Pio consigliava ai penitenti di confessarsi da un altro sacerdote, come a dire: "sei già degno di essere assolto, anche se non posso farlo io".
Il Sacro Ufficio del Confessionale
Padre Pio trascorreva ore chiuso nel suo angusto confessionale, sia d’inverno che d’estate, ascoltando le miserie umane e elargendo parole di conforto e perdono. Egli voleva che la confessione fosse breve e chiara, integra e sincera. Non sopportava né tentennamenti né facili giustificazioni, né tantomeno le insincerità. Scrutava i cuori e le coscienze dei penitenti attraverso il dono dell'introspezione, conoscendo i peccati prima che venissero confessati e spesso anticipandoli. Il sacramento della penitenza fu il motivo della sua vocazione sacerdotale, consentendogli di alzare la mano nel gesto dell'assoluzione consacrante, a patto che i penitenti presentassero tutte le condizioni valide affinché l’"Ego te absolvo a peccatis tuis" discendesse validamente.
Per Padre Pio, i due poli della sua vita furono sempre l’altare e il confessionale, testimoniando il suo amore per le anime nel cuore di Cristo. Partecipava alle ansie e alle lotte interiori dei suoi penitenti, i cui problemi faceva suoi, inserendoli nell’offerta del sacrificio della Santa Messa.
Esempi Concreti della Sua Severità e Discernimento
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Le Bugie in Compagnia: Un signore, confessando di dire bugie "per tenere in allegria gli amici", si sentì dire da Padre Pio: "Quando tu mormori di una persona vuol dire che non l’ami, l’hai tolta dal cuore. Ma sappi che, quando togli uno dal tuo cuore, con quel tuo fratello se ne va via anche Gesù".
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La Sala da Ballo: Un uomo, negando di avere altri peccati dopo la confessione, fu rimproverato da Padre Pio che urlò: "Vattene! Vattene! Perché non sei pentito dei tuoi peccati!" e poi gli chiese: "È vero o non è vero che frequenti le sale da ballo? E non sai che il ballo è un invito al peccato?". L'uomo rimase sbalordito, avendo il tesserino di socio di una sala da ballo nel portafoglio.
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La Bestemmia: Un autista, che aveva bestemmiato dopo un guasto al camion, confessando solo di essersi "adirato", fu apostrofato da Padre Pio con: "Sciagurato! Hai bestemmiato la Mamma nostra! Che ti ha fatto la Madonna?".
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La Bambina Indemoniata: Di fronte a una bambina posseduta che urlava in chiesa, Padre Pio, stanco del trambusto, diede una pestata sul piede e una pacca sulla testa, gridando: "Mo basta!". La bambina cadde a terra esanime e fu poi liberata nel santuario di Monte Sant'Angelo.
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Mancanza alla Messa Domenicale: A un giovane medico che non riteneva di avere altri peccati, Padre Pio ricordò: "Ricordati che nei giorni festivi non si può mancare neanche ad una sola Messa, perché è peccato mortale".
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Spiritismo e Occulto: Padre Pio proibiva ogni forma di ricorso allo spiritismo e alle pratiche dell’occulto.
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Divorzio e Matrimonio: Vedeva nella famiglia unita e santa il luogo dove germoglia la fede, affermando: "Il Divorzio è il passaporto per l’Inferno". A una signora, dopo la confessione, disse: "Devi chiuderti nel silenzio della preghiera e salverai il tuo matrimonio", e poco dopo la donna dovette affrontare una crisi coniugale.
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Aborto: A padre Pellegrino, che gli chiedeva perché avesse negato l’assoluzione per un aborto procurato, Padre Pio rispose con una veemenza profetica: "Il giorno in cui gli uomini [...] perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore. L’aborto non è soltanto omicidio ma pure suicidio". Spiegò che l'aborto è suicidio della razza umana, "se con l’occhio della ragione, vedessi “la bellezza e la gioia” della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto", e mutila anche la vita dei genitori, che vorrebbe "cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità".
Consiglio sul Confessore
Padre Pio, nel suo epistolario, dava un consiglio chiaro: "Sceglietevi un confessore che sia dotto e di vita integerrima, e fatta una volta questa scelta non mutarla senza gravissima necessità. La continua mutazione del confessore voi non potete credere di quanto discapito è per la povera anima, massime se quest’anima fa professione di perfezione cristiana".
Il sacramento della Penitenza, come sottolineato, permette ai penitenti di ricevere dalla misericordia di Dio il perdono delle offese e di riconciliarsi con la Chiesa. Per Padre Pio, la confessione, che lo impegnava per molte ore, doveva essere affrontata con una visione introspettiva e senza ambiguità. Egli era un realista che andava al sodo, alla radice delle cose, per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.