Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda: Storia, Fondazione e Missione

La Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda affonda le sue radici nella profonda spiritualità e nell'ardente desiderio di servire Dio del suo fondatore, Padre Giocondo Lorgna. Nato a Popetto di Tresana, in Lunigiana, nel 1870, Giocondo Lorgna visse un'infanzia serena prima di trasferirsi, all'età di tredici anni, presso lo zio Don Luigi, parroco di Torrile. Questa esperienza fu fondamentale per la sua crescita cristiana e culturale.

Dalla Vocazione alla Fondazione

Attraverso eventi significativi e una profonda riflessione interiore, Giocondo Lorgna sentì la chiamata alla vita religiosa nell'Ordine Domenicano. Dopo anni dedicati allo studio e all'insegnamento a Bologna, fu chiamato a trascorrere un periodo presso il Santuario Mariano di Fontanellato, nella diocesi di Parma. In questo contesto, impegnato nella predicazione e nel ministero sacerdotale, iniziò a germogliare in lui il desiderio di contribuire alla fondazione di una congregazione domenicana specificamente dedicata alla formazione cristiana di bambini e giovani, animata da una profonda spiritualità eucaristica.

Il progetto prese forma concreta quando Padre Lorgna fu trasferito a Venezia per svolgere la missione di parroco nel convento domenicano della città. Qui, tra le giovani che desideravano consacrare la propria vita a Dio, intuì la possibilità di realizzare la sua visione, già concepita a Fontanellato. Nonostante le avversità della Prima Guerra Mondiale, Padre Giocondo riuscì, con tenacia e dedizione, a fondare una nuova Congregazione, successivamente approvata dalla Chiesa.

La sua opera non si limitò alla fondazione; egli sostenne attivamente la crescita della Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda attraverso la parola, gli scritti e, soprattutto, con la sua vita esemplare e l'impegno verso il popolo a lui affidato. La sua capacità di coinvolgere le persone, motivandole e incoraggiandole con sincera umiltà, fu uno dei suoi talenti distintivi. Per il suo operato e la sua vita virtuosa, Papa Benedetto XVI lo ha dichiarato Venerabile il 15 marzo 2008.

Ritratto di Padre Giocondo Lorgna

Gli Anni della Formazione e la Scelta Domenicana

La vita di Giocondo Lorgna ebbe inizio a Popetto, un piccolo borgo sulle colline della Lunigiana. Nato il 27 settembre 1870 da umili contadini, fin da piccolo ascoltava le narrazioni della mamma su Gesù e imparò presto a pregare la Madonna con il Rosario, pellegrinando ai santuari locali. Intelligente e curioso, già in giovane età desiderava dedicare la sua vita a un grande ideale.

A dieci anni, trasferitosi a casa dello zio don Luigi Lorgna, parroco di Torrile (Parma), iniziò gli studi elementari. Successivamente, entrò nel seminario di Parma, manifestando il desiderio di diventare prete come lo zio. Il rettore del seminario, don Andrea Ferrari, divenne un modello di vita per Giocondo. Durante le vacanze, tornava a Torrile, dove si dedicava al catechismo dei più piccoli, cercava nuove vocazioni per il seminario, assisteva i malati e si adoperava per la conversione dei lontani da Dio.

Nel 1887, a diciassette anni, guidò il pellegrinaggio della sua parrocchia al Santuario della Madonna del Rosario di Fontanellato. Lì, in preghiera davanti all'immagine della Vergine, si sentì profondamente interpellato. Durante gli studi in seminario, ascoltò la predicazione del domenicano Padre Doria e si accostò al pensiero di San Tommaso d'Aquino. Dopo aver pregato e consultato don Ferrari, il vice-rettore don Guido Conforti e suo zio, prese la decisione di entrare nell'Ordine Domenicano. Il rettore, commosso, gli chiese: "Così tu lasci tuo padre?". L'8 novembre 1889, a Bologna, presso la tomba di San Domenico, Giocondo vestì l'abito bianco e intraprese il noviziato a Ortonovo. Seguirono i primi voti e gli studi teologici a Bologna. Fra Giocondo viveva la sua vocazione con profonda gioia, affermando: "Gesù è l’amore: per Lui c’è chi lascia il mondo e si chiude in convento, c’è chi parte missionario... Gesù merita tutto questo, tutto il nostro amore".

Immagine di San Domenico

La Missione a Venezia e la Nascita della Congregazione

Dopo aver conseguito i titoli accademici, Fra Giocondo fu destinato all'insegnamento presso lo Studio Domenicano di Bologna, desiderando una vita di preghiera e studio. Tuttavia, ogni estate tornava a Fontanellato per ascoltare le confessioni dei numerosi pellegrini. Nel 1901, i suoi superiori lo vollero confessore stabile presso il santuario. Divenne guida spirituale per le monache domenicane di Fontanellato e per innumerevoli fedeli, laici e sacerdoti, dedicandosi anche alla predicazione con parole semplici e convincenti.

Nel gennaio 1905, fu nominato parroco della parrocchia dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia. Sebbene inizialmente avesse espresso le sue perplessità, dato il suo desiderio di una vita più contemplativa, accettò l'incarico. Entrò in parrocchia il 2 febbraio, festa della Purificazione di Maria, ponendo il suo ministero sotto la sua protezione. Si ricordò dell'amore di San Domenico per le anime e, basandosi sui decreti del Concilio di Trento, si dedicò al ministero parrocchiale: conoscere i fedeli, predicare, istruire i fanciulli, assistere i moribondi e soccorrere i poveri.

Padre Giocondo si dedicò anima e corpo alla sua comunità. Conosceva i suoi parrocchiani uno ad uno, visitando le loro case. Consapevole delle difficoltà, affermava: "Sono povero tra disperati", ma offriva l'infinita ricchezza di Gesù. Intensificò la predicazione durante le messe festive e il catechismo ai Vespri. Per i più piccoli fondò "l’opera degli asili", affermando "Ogni bimbo è Gesù", con l'obiettivo di portarli all'incontro con Cristo attraverso la fede, la Confessione e l'Eucaristia. A capo degli asili pose giovani donne dall'anima ardente, come Maria Bassi e Gilda Boscolo, seguite da altre come Adele Vangeri ed Emilia Malusa.

Creò il "Patronato della divina Provvidenza" per ragazzi e giovani, completo di oratorio, cappella, spazi per la preghiera e la direzione spirituale, nonché attività culturali. Padre Giocondo era consapevole dei gravi problemi causati dall'ignoranza religiosa e dalla propaganda anticlericale, nonché dall'abbandono in cui viveva molta gioventù. Durante la Prima Guerra Mondiale, la povertà era diffusa, e Padre Giocondo si prodigava per raccogliere fondi e aiuti dai Frati, dai ricchi e dalle autorità.

Per ricevere consiglio e sostegno, si rivolse a figure spirituali di spicco del suo tempo, tra cui i Pontefici Pio X e Benedetto XV, don Calabria, don Orione, Bartolo Longo, il cardinale La Fontaine, Padre Pio da Pietrelcina e Mons. Angelo Roncalli (il futuro Papa Giovanni XXIII). La sua guida principale rimaneva Gesù vivo nel tabernacolo. Sotto la loro influenza, le sue opere raggiunsero dimensioni considerevoli. Restaurò la cappella del Rosario e la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, elevandola a basilica, e organizzò strutture per l'evangelizzazione. Affermava che, sebbene il tempio materiale fosse importante, le anime lo erano ancora di più. Era sempre disponibile alle confessioni, convinto che la riforma della Chiesa avesse origine nella conversione del cuore. Giorno e notte assisteva i moribondi, mostrando particolare attenzione verso i "senza-Dio" e i massoni, assicurandosi che nessuno morisse senza i sacramenti.

La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia

La Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda

Umili ragazze, guidate da Maria Bassi e Gilda Boscolo, seguirono Padre Giocondo nell'opera degli asili. Il 30 ottobre 1922, le prime dieci di loro vestirono l'abito domenicano. Nonostante il suo ruolo di parroco e fondatore, i superiori domenicani lo coinvolsero attivamente nella promozione della vita dell'Ordine. Padre Giocondo partecipò ai capitoli generali, collaborando con i Maestri generali Giacinto Cormier, padre Theissling e padre Paredes, promuovendo vocazioni e incoraggiando la vita religiosa regolare e l'insegnamento del pensiero di San Domenico.

Nel 1926, in occasione del capitolo generale a Ocaña, in Spagna, pellegrinò a Lourdes e ai luoghi di San Domenico. Incontrò il padre Arintero, teologo mistico dell'Ordine, e cercò ispirazione a Parigi sui luoghi di Padre Lacordaire e Federico Ozanam, ad Annecy presso le tombe di San Francesco e Santa Giovanna de Chantal, e ad Ars per apprendere l'arte del parroco dal santo curato.

All'inizio del 1928, all'età di 57 anni, Padre Giocondo fu colpito da un cancro inoperabile allo stomaco. Accettando serenamente la sua sorte, strinse il Crocifisso, lo baciò e scrisse il suo atto di accettazione della morte, lasciandolo nel Tabernacolo. La sera dell'8 luglio 1928, domenica, all'ospedale di Venezia, si voltò verso la statuetta della Madonna che teneva accanto e pronunciò: "Mamma, Mamma, assistetemi". Le sue spoglie riposano nella Cappella del Rosario della Basilica veneziana dei Santi Giovanni e Paolo.

La sua spiritualità era fortemente incentrata sull'amore al Santissimo Sacramento. A Venezia, costituì la Confraternita della Beata Imelda per favorire la Comunione frequente dei fanciulli e l'istituzione degli "Adoratori del SS.". Nonostante la sua indole contemplativa, dimostrò grandi capacità organizzative: co-fondò il Patronato Divina Provvidenza per la formazione dei giovani, fondò l'Asilo degli Angeli Custodi e quello del Rosario con annesso orfanotrofio per i bambini orfani di guerra, e la Charitas di San Vincenzo.

Per facilitare la partecipazione dei bambini al catechismo, creò un gruppo di 15 persone (Opera Santa Dorotea) incaricate di prelevarli a domicilio nei rioni di Venezia e accompagnarli alle lezioni. Il suo fervore eucaristico lo portò a fondare la Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda. Questa congregazione, intitolata alla Beata Imelda Lambertini (una monaca domenicana bolognese del XIV secolo morta tredicenne dopo aver ricevuto miracolosamente l'Eucaristia), ha lo scopo di annunciare il mistero eucaristico ovunque, attraverso la vita, le parole e le opere.

Il processo informativo diocesano per la sua beatificazione si è concluso il 10 ottobre 1955 e prosegue presso la Congregazione per le Cause dei Santi. La Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda è stata fondata dal frate domenicano Giocondo Lorgna (1870-1928), parroco della basilica dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia. Nel 1901, pregando nel santuario della Madonna del Rosario di Fontanellato, il frate ebbe l'ispirazione di fondare una nuova congregazione. A Venezia, Padre Lorgna organizzò una fraternità di tre terziarie domenicane per collaborare alle iniziative parrocchiali. Il 30 ottobre 1922, il sodalizio fu trasformato da pia unione in congregazione religiosa dal patriarca di Venezia Pietro La Fontaine.

L'ispirazione di Padre Giocondo Pio Lorgna, domenicano appassionato fin dai primi anni del suo sacerdozio, fu quella di dare vita a una Congregazione domenicana femminile che incarnasse e perpetuasse lo spirito contemplativo e apostolico di San Domenico. Egli fondò quindi la Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda, volendola aggregata all'Ordine dei Predicatori per nutrirsi e vivere dello spirito di San Domenico.

La Priora generale ha la missione di guidare l'intera Congregazione nell'unità e nella fedeltà al carisma, secondo le Leggi proprie e quelle della Chiesa. La Provincia è una comunione di comunità con una propria configurazione giuridica e territoriale. La Delegazione è un'unione di comunità, governata dalla Priora di Delegazione con potestà delegata. Come membri della Famiglia Domenicana, le suore assumono uno stile di governo che le forma come sorelle, libere per la missione, promuovendo la partecipazione attiva e corresponsabile di tutte nella continua ricerca del bene comune, secondo il progetto di San Domenico e di Padre Giocondo. I Capitoli rappresentano la massima espressione della ricerca del bene comune.

L' Arcibasilica papale di San Giovanni in Laterano 1a puntata La storia

La Congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda è presente in varie parti del mondo, portando avanti la missione di evangelizzazione e formazione attraverso la preghiera, la contemplazione e l'azione apostolica. Le suore vivono il carisma domenicano, caratterizzato dallo studio della Parola di Dio, dalla preghiera, dalla vita fraterna e dalla predicazione, condividendo con gioia la costruzione del Regno di Dio.

Il sito ufficiale della congregazione offre una descrizione dell'antico convento, utilizzabile per ritiri o soggiorni, la storia della congregazione e delle attività missionarie. Vi è anche una breve presentazione dei monasteri domenicani aderenti alla Federazione. Le monache domenicane, appartenendo all'Ordine dei Predicatori, vivono il medesimo carisma della predicazione nella loro forma specifica: studio assiduo della Parola di Dio, preghiera, contemplazione e vita fraterna. La loro apostolicità scaturisce dal colloquio con Dio e dalla vita comune, al fine di condividere con tutti la gioia di costruire il Regno di Dio.

Diverse comunità monastiche domenicane presentano il loro carisma e le loro attività attraverso i propri siti web, offrendo spazi di accoglienza, preghiera, Lectio divina e momenti formativi. Molti di questi monasteri sono dedicati all'Adorazione Perpetua e sono punti di riferimento spirituale per le loro diocesi. Altri si dedicano alla cura dei giovani, alla ricerca vocazionale e alla condivisione dei beni spirituali. Alcuni siti presentano la storia, la vita, il carisma e la spiritualità del monastero, con gallerie fotografiche e la possibilità di inviare richieste di preghiera.

La Congregazione delle Suore Domenicane di Fognano, ad esempio, presenta le sue attività di accoglienza, scolastica e la spiritualità dell'Istituto religioso. Le Suore Domenicane della Beata Imelda (comunità di Este - PD) descrivono il loro carisma e l'azione apostolica, con particolare attenzione alla pastorale giovanile, invitando alla collaborazione per la crescita della vita eucaristica nel mondo. Il sito della Congregazione presenta anche la figura, le opere e il pensiero spirituale del fondatore, il Servo di Dio Mons. Pio Alberto Del Corona O.P., Vescovo di San Miniato e Arcivescovo Titolare di Sardica, che nel 1872 fondò questa famiglia religiosa domenicana.

Le Suore Domenicane di S. Caterina da Siena, fondate da Madre Gérine Fabre ad Albi in Francia, illustrano la loro missione e vita. Le Suore Domenicane di Pompei, fondate dal Beato Bartolo Longo, offrono spazi di riflessione, una sezione dedicata alla scuola e un ampio settore di relax sano e gioioso. Le Suore Domenicane Missionarie di San Sisto gestiscono la Casa di riposo S. Caterina da Siena, accogliendo signore anziane autosufficienti. La Congregazione, fondata dalla Serva di Dio Madre Antonia Lalia, ha le sue origini nel luogo dove sorge l'antico complesso monumentale di San Sisto, già abitato da San Domenico.

Le Missionarie della Scuola, fondate dalla Serva di Dio Luigia Tincani, apostola ed educatrice domenicana, offrono la carità della verità ai giovani incontrati nella scuola pubblica. Altri siti presentano la vita contemplativa nel terzo millennio, santuari e monasteri domenicani, testimonianze di monache vissute in clausura per molti anni, e lettere di annuncio di anni giubilari, con indirizzi di monasteri e link ai loro siti internet.

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