Nel periodo tra il 1972 e il 1973, fresco di laurea, mi recai a San Vittorino Romano per conoscere ed incontrare fratel Gino Burresi, un mistico devotissimo a Gesù e a Maria, stimmatizzato come padre Pio di Pietrelcina, di cui si diceva fosse un grande erede spirituale.
Vederlo mi fece davvero impressione: prima da lontano nella campagna su cui da lì a poco sarebbe stato costruito un grande santuario mariano che chiunque vada a San Vittorino oggi può vedere, poi sempre più da vicino nel suo incedere austero e maestoso.
Entrato nella baracca in cui riceveva i visitatori, aspettai il mio turno, quindi entrai in una piccolissima stanza dove lo trovai seduto dietro una grata di ferro, al di qua della quale mi inginocchiai e, piuttosto intimorito anche per l’iniziale severità del suo sguardo, gli parlai senza chiedergli di mostrarmi, come pure altri visitatori erano soliti fare, le stigmate delle mani e del costato, e chiedendogli piuttosto una grazia relativa alle condizioni di salute di una persona a me cara che, non so se per l’intercessione di fratel Gino o indipendentemente da essa, mi sarebbe stata effettivamente concessa negli anni.
Tornato nella mia città, in ben due occasioni avrei sentito un intenso profumo di rose in ambienti in cui dovetti escludere categoricamente potesse esserci traccia di profumi di qualsiasi genere e di rose. E capii allora che tutti i poteri straordinari che molti gli attribuivano potevano non essere frutto di semplice immaginazione o suggestione.
La figura di Padre Gino Burresi
Padre Gino Burresi, originario di Gambassi, divenne sacerdote a 51 anni nel 1983, ma già prima si era guadagnato una grande fama come mistico e direttore spirituale. I suoi seguaci asserivano che avesse le stigmate, le visioni ed emanasse profumo di rose, caratteristiche che gli valsero paragoni con Padre Pio da Pietrelcina.
La sua popolarità era tale che centinaia di persone, tra cui alti prelati, politici, ambasciatori e artisti, accorrevano da lui in cerca di conforto. Il suo "quartier generale" era nelle campagne sotto Tivoli, nella località di San Vittorino, dove oggi sorge un vistoso santuario mariano a forma di cono, edificato con le offerte dei devoti.
Fratel Gino, come tutti lo chiamavano, riceveva inizialmente in una baracca di legno e lamiera, al posto della quale la congregazione degli Oblati costruì poi un seminario internazionale. La sua devozione verso la Beata Vergine Maria, iniziata in giovane età, lo accompagnò per tutta la vita, portandolo a organizzare grandi processioni mariane e a promuovere la costruzione di una nuova chiesa in onore della Madonna di Fatima.
La sua statura imponente (circa 1,90 m) e il volto segnato da macchie bruno-bluastre, dove portava le stimmate dal 1964, contribuivano a creare un'aura di profonda spiritualità attorno alla sua figura. Molti lo consideravano un "nuovo Padre Pio" per via delle numerose storie di eventi miracolosi, guarigioni e grazie a lui attribuite.

Le accuse e la sospensione a divinis
Tuttavia, la figura di Padre Gino Burresi è stata segnata anche da gravi accuse. Nel maggio del 1988, in seguito a un'inchiesta avviata dopo alcune denunce per abusi presentate da giovani seminaristi, venne trasferito in Austria.
I racconti dei giovani seminaristi, messi per iscritto, oscillavano tra fascinazione e autocolpevolizzazione. Uno di loro descrisse: "Padre Gino baciava e nello stesso tempo diceva cose belle e sante: ‘Lasciati toccare da Dio. Amare non vuol dire peccare’. Ero confuso e paralizzato. Sapevo che egli era uno stigmatizzato, uno che aveva contatti diretti con la Madonna. Perciò sentivo che mi sbagliavo, non poteva essere come pensavo, perché se così fosse stato Dio non lo avrebbe scelto come suo ministro in terra."
Nonostante le indagini e i ricorsi, il caso si è protratto per anni. Nel 1997, la Congregazione per la Dottrina della Fede tornò a indagare su di lui. La sentenza prese atto che le accuse erano cadute in prescrizione, ma il rapporto allegato al decreto chiese l'applicazione di sanzioni amministrative, sottolineando il rischio che la prescrizione potesse essere usata come strumento di propaganda a favore dell'accusato.
Recentemente, è giunta la notizia della sua sospensione a divinis per gli abusi sessuali che avrebbe esercitato nei confronti di suoi seguaci e seminaristi tra gli anni settanta e ottanta, e per presunti abusi commessi nella confessione e nella direzione spirituale. Questo provvedimento della Chiesa sembra essere definitivo.
Il decreto contro padre Burresi è stato il primo emesso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede sotto il pontificato di Benedetto XVI, approvato personalmente dal Papa il 27 maggio e firmato dal prefetto William J. Levada.
Riflessioni sulla figura del direttore spirituale
La vicenda di Padre Gino Burresi solleva interrogativi complessi sulla natura del carisma, dell'autorità spirituale e sulla responsabilità della Chiesa.
Il direttore spirituale è definito come colui al quale ci si affida, dopo aver manifestata la propria coscienza, per essere diretti affinché Cristo sia formato nella propria vita e nei propri comportamenti. Questo ruolo implica istruzione, esortazione e un progresso morale volto alla santificazione della persona.
Teoricamente, la figura del direttore spirituale non è identica a quella del confessore, e la storia della Chiesa attesta che la direzione spirituale sia stata esercitata anche da non sacerdoti, come nel caso di san Francesco d'Assisi, santa Angela da Foligno, santa Caterina da Siena, e più recentemente, madre Anna Maria Canopi. Tuttavia, in tali casi, le qualità del direttore devono essere eccezionali.
Praticamente, tuttavia, la Chiesa tende a favorire che la funzione di direttore sia espletata da un sacerdote, anche per le ragioni interne legate alla grazia di stato e alla preparazione spirituale e teologica, e per l'autorità intrinseca al ministero sacerdotale, che aiuta a mantenere la serietà e la distanza necessarie, soprattutto quando la persona diretta è dell'altro sesso. Il confessionale, inoltre, garantisce il sigillo del segreto sacramentale e offre un luogo conveniente per la direzione spirituale.
La storia di Padre Gino Burresi pone un dilemma: o si tratta di un uomo che ha abusato della sua posizione e del carisma che gli era attribuito, oppure la Chiesa si è trovata di fronte a un uomo di Dio dotato di poteri eccezionali, ma caduto in gravi debolezze. La questione solleva anche interrogativi sulla prudenza divina nel concedere doni straordinari a esseri umani fallibili.
Inoltre, la figura di Natuzza Evolo, anch'essa mistica e stimmatizzata, viene citata come esempio di come la credulità popolare e gli eventi mediatici possano intrecciarsi con fenomeni spirituali, sollevando critiche e interrogativi sulla gestione di tali figure da parte della Chiesa e sulla loro influenza sulla società.
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