L'Ospedale Civile SS. Giovanni e Paolo di Venezia: Un Viaggio nella Storia della Cura e della Cultura

L'Ospedale Civile SS. Giovanni e Paolo di Venezia, con la sua facciata rinascimentale che si apre sull'omonimo campo nel sestiere Castello, non è solo un ente sanitario pubblico, ma un vero e proprio compendio architettonico-artistico e una realtà morale e medico-scientifica che abbraccia quasi nove secoli di storia. Costituendo uno degli spazi urbani più importanti di Venezia insieme alla Basilica domenicana del XIII secolo, rappresenta un luogo intrinsecamente monumentale, testimonianza della straordinaria civiltà veneziana.

Veduta esterna dell'Ospedale Civile SS. Giovanni e Paolo di Venezia con la sua facciata rinascimentale

Le Origini e l'Evoluzione Storica del Complesso Ospedaliero

Il primo nucleo ospedaliero risale a una data precedente tra l’XI e il XII secolo, fondato nei pressi della Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, per poi insediarsi nell’Isola omonima nel 1262 prendendo il nome di San Lazzaro. La prima istituzione dell'attuale complesso, voluta dal Doge Pietro Orseolo I ai piedi del campanile di San Marco, risale al 975-978 e diede vita a quello che è conosciuto come l'Ospedale dei Derelitti, più semplicemente chiamato l'“Ospedaletto” dai veneziani. Nel XVI secolo si contavano addirittura quattro Ospedali Grandi a Venezia: l’Ospedale dei Derelitti, gli Incurabili, la Pietà e i Mendicanti.

L'Ospedale dei Derelitti (L'Ospedaletto) e la Carità Veneziana

L'Ospedale dei Derelitti fu una delle più significative istituzioni caritative veneziane. In epoca medievale, la beneficenza era spesso compiuta pro anima mea, per salvare se stessi. Questa prospettiva cambiò nel primo '500 con la riforma cattolica, che spostò il focus sulla creazione di un mondo migliore, concentrandosi su giovani, orfani e gioventù diseredata, coincidente con un laicismo contestuale. Questi ospedali venivano fondati e gestiti da privati cittadini e nobili benefattori, offrendo ricovero a chi era infinitamente più fortunato di chi doveva vivere di stenti.

La grave carestia del 1577 fu estremamente funesta per la Lombardia e i paesi circonvicini, portando alla morte di una moltitudine di miserabili. Anche a Venezia le ristrettezze del vivere crebbero a tal segno che i miserabili si satollavano dei più sordidi e putridi alimenti, e non bastando questi, si vedevano smunti spettri languire di fame per la città. Commossi da tale spettacolo, alcuni pii uomini, tra cui il più fervoroso fu Gualterio, professore di chirurgia, eressero in un dilatato piano chiamato il Bersaglio, contiguo alla Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, un ampio coperto per raccogliere e nutrire i poveri, specialmente gli infermi, che giacevano abbandonati sulle strade pubbliche. La caritatevole impresa chiamò abbondanti soccorsi, e per soccorrere i miserabili anche nelle necessità spirituali, Girolamo Querini, patriarca di Venezia, concesse nell’anno 1528 di ergere un oratorio. In questo luogo, il Beato Girolamo Miani, allora nobile veneto e poi fondatore dei Chierici Regolari di Somasca, mostrò il fervore della sua carità, profuse tutto il suo patrimonio per soccorrere i poveri e gli orfani, e introdusse nell'ospedale l'istituto di raccogliervi gli orfanelli di entrambi i sessi.

Stampa storica o dipinto che raffigura l'Ospedale dei Derelitti o un'opera di carità a Venezia

La Musica nell'Ospedaletto: Le "Putte da Coro"

Gli orfanelli di entrambi i sessi, ammaestrati nella musica, accompagnavano nelle domeniche e in altri giorni le funzioni ecclesiastiche o cantavano i cosiddetti oratori spirituali. Le fanciulle di questo Ospedaletto, in particolare le "putte da coro", godevano fama di molta perizia nel canto e ne facevano prova in accademici trattenimenti privati. Si distinguevano dalle "putte de comun" che avevano altri compiti all'interno dell'istituzione, come fare il merletto o le maestre, ognuno con un lavoro specifico. Le ragazze venivano pagate con la "tasca", un minimo di lavoro giornaliero che serviva per la dote. L'attività musicale maschile non era prevista; gli uomini uscivano dall'istituzione con un lavoro, il loro apprendistato veniva pagato e avevano un filo diretto con l'Arsenale. La celebre sala dall’acustica perfetta, che fu riadattata nel 1776 al posto delle vecchie cucine, serviva come sala prove, per concerti da camera e anche come "salotto buono" per le relazioni esterne. Tuttavia, nel 1812, ridottosi l’Ospedaletto in casa di ricovero, la consuetudine della musica cessò e i fanciulli passarono negli orfanotrofi istituiti a tal uopo: quello per i maschi ai Gesuiti, e quello per le femmine alle Terese. La casa di ricovero accolse i vecchi di entrambi i sessi, provvedendoli sino al termine della loro vita.

Venezia 1600, Antonio Vivaldi e l'Ospedale della Pietà

Il Complesso Ospedaliero nel XIX e XX Secolo

Nel primo XIX secolo, l'attività dell'ospedale era erogata su ben 1.500 posti letto. Nel 1819, durante il periodo napoleonico, in un'ala del palazzo fu disposto un ospedale militare per i soldati. Dal 1825 al 1978, il complesso ospedaliero ha incluso anche un Ospedale Psichiatrico che accolse per disposizioni governative le malate di mente che sino ad allora erano disperse per le province venete, rinchiuse nei peggiori locali degli ospedali civili e persino nelle prigioni, senza alcuna cura fisica o morale.

Oggi, l’Ospedale Civile di Venezia, o meglio Ospedale Santi Giovanni e Paolo, si compone del seicentesco “Ospedale dei Mendigoli”, del complesso monumentale di San Lazzaro dei Mendicanti, dell’ex Convento dei Frati Domenicani, della Scuola Grande di San Marco, della Chiesa e dell’ex Convento di Santa Maria del Pianto, oltre che di tutta la parte più recente sul lato delle Fondamenta Nuove, dove si concentra la maggior parte dell’attività sanitaria. Nel 1959, il Maggior Consiglio deliberò l’acquisto di un’ampia area per realizzare l’“ospedale de San Lazzaro dei Mendingoli”.

Il Patrimonio Architettonico e Artistico: Un Museo a Cielo Aperto

L'attuale Ingresso principale dell’Ospedale Civile SS. Giovanni e Paolo è costituito dalla Scuola Grande di San Marco, un edificio rinascimentale che si affaccia sul Campo Santi Giovanni e Paolo. Attraverso un fastoso protiro, già ingresso trionfale della medievale Scuola Grande di San Marco, si accede all’ospedale, un misto armonico di luoghi chiusi ed aperti, tra chiostri alberati e stanze moderne, lunghi e ampi corridoi e maestose scale di pietra, come quelle che salgono ai piani nobili dei palazzi che si affacciano sul Canal Grande.

Gli ambienti spogli, ordinati e funzionali, tipici di un ospedale in piena attività, si alternano a quelli monumentali, che sembrano andare più lenti e trovarsi in angoli di silenzio. I soffitti intagliati a cassettoni sono in legno dorato. Le sale imponenti sono decorate con opere di maestri pittori come Tintoretto e altri che hanno affrescato i nobili palazzi della Serenissima. Nelle sale imponenti della Scuola Marciana, sotto un impressionante soffitto dorato, è collocato un ciclo pittorico incentrato sulla vita del santo, cui la città è ancora oggi molto devota; ci sono ben cinque opere di Domenico Tintoretto, Jacopo Palma il Giovane, Paris Bordone, Donato Veneziano e l’intera riproduzione del disperso ciclo alessandrino di Gentile e Giovanni Bellini, Giovanni Mansueti, Vittore Belliniano e un grande Crocifisso di Francesco Terrilli.

Dettaglio di un soffitto a cassettoni dorato all'interno dell'Ospedale o della Scuola Grande di San Marco

La Farmacia Antica e il Museo Vesalio

Accessibile dall’esterno attraverso un portale minore rispetto a quello dell’ingresso principale della Scuola Marciana, si scopre un'antica Farmacia con i suoi arredi ottocenteschi, risalente al periodo in cui Napoleone Bonaparte dispose un ospedale militare per i suoi soldati nel 1819. Ci sono bilancini e vasi tipici di porcellana un tempo pieni di sostanze necessarie alla farmacopea come erbe officinali, china, nicotina, stricnina e caffè. Ora ospita il Museo Vesalio, dedicato al medico fiammingo fondatore dell’anatomia moderna, con incredibili reperti anatomopatologici che documentano numerosi temi di paleopatologia.

Interno dell'antica Farmacia con arredi ottocenteschi e vasi di porcellana

La Chiesa di San Lazzaro e l'Ex Convento Domenicano

Di grande interesse è anche la Chiesa di San Lazzaro sul rio dei Mendicanti, di impronta palladiana, che è stata sia un luogo di carità per i più poveri tra i veneziani che un tempio famoso della musica nel Settecento. Contiene il famoso memoriale bilaterale di Alvise Mocenigo e pale d'altare di Guercino, Salviati, Veronese, Jacopo Tintoretto, oltreché opere di Le Court "il Bernini dell’Adriatico". La complessità storica dell’Ospedale è fortemente delineata dai grandiosi ambienti dell’ex-Convento domenicano, uno dei primi d’Europa, dove oggi si svolgono attività sanitarie e dove si può vagare nella sala della Libreria della biblioteca bizantina, a testimonianza della profonda relazione tra cura e cultura.

Esterno della Chiesa di San Lazzaro a Venezia con dettagli palladiani

L'Ospedale come Centro di Innovazione Medica e Umanità

Qui dentro alberga un mondo di cultura e di storia, di arte e di spiritualità, dove anche Ippocrate è conservato con tutto il rispetto dovuto a un padre fondatore della nobile arte del medico. Molti medici autorevoli dell'ospedale veneziano hanno fatto la storia della medicina. Tra le eccellenze che sono passate per le sue stanze:

  • Il quattrocentesco Dottor Massa fu il primo ad estrarre un peritoneo a scopo autoptico.
  • Il cinquecentesco Dottor Della Croce collaborò con Vesalio.
  • Il Dottor Salomone Franco fondò l’anatomia patologica nel nuovo stato di Israele.
  • Il Dottor d'Arman fu pioniere della radiologia italiana.
  • Il Dottor Saraval nel Novecento sostenne l’implantologia orale ossea.
  • Il Dottor Delitala operò a Venezia nel primo reparto ortopedico italiano.
  • Il Dottor Jona sacrificò la vita pur di non dare ai nazisti i nomi dei medici di origine ebraica.
  • Il Dottor Gradenigo fu oculista personale di Gabriele d’Annunzio.

Al di là delle figure celebri, innumerevoli figure anonime e silenziose di infermieri, con vesti e profili diversi, si sono affaccendate per secoli in queste sale nella cura di dementi, indigenti, piagati e morbosi. Senza di loro e senza la loro manodopera, niente sarebbe stato possibile.

Venezia 1600, Antonio Vivaldi e l'Ospedale della Pietà

Il Ruolo Contemporaneo e le Sfide Future

Da oltre duecento anni, l'Ospedale SS. Giovanni e Paolo è al servizio della salute della città e dei milioni di visitatori che ogni anno si riversano tra le sue calli sospese sull’acqua e sulle palafitte. Oggi, al suo interno convivono un’area di cura, con circa 350 posti letto su un complesso ospedaliero di una decina di edifici (alcuni di origine antica, altri moderni, altri ancora di recente rinnovo, collegati tra loro), e un’area storico-culturale. Dalla laguna settentrionale si approda direttamente agli edifici sanitari più recenti, mentre sul Rio dei Mendicanti si affaccia uno dei tre istituti accorpati, quello cinquecentesco di San Lazzaro con l’originale chiesa a doppia facciata. Nonostante il suo valore e la sua storia, qualche anno fa ha rischiato di essere declassato ad ospedale di base per il continuo e inesorabile spopolamento dei veneziani. Da questo ospedale partono anche i motoscafi-ambulanze del servizio 118, correndo rapidi senza ruote e senza il traffico delle strade terrestri.

All’interno del perimetro ospedaliero, si coltiva in modo articolato la cultura storica e museale avvalendosi dei sontuosi ambienti dell’ex-Convento domenicano, dell’antico Ospedale dei Mendicanti e della Scuola Grande di San Marco, vero "santuario identitario" della Serenissima. Particolarmente importante è il Museo di storia della medicina, ricchissimo di strumenti medico-chirurgici, con la sua Biblioteca monumentale dotata di diverse migliaia di opere antiche di tutti gli autori della medicina occidentale, da Ippocrate all’Ottocento europeo. L'Ospedale Civile SS. Giovanni e Paolo è un complesso di cura e assistenza alla persona che ha segnato la storia della medicina italiana ed europea: dall’epoca dei lazzaretti alla prima radiologia italiana, dalle prime dissezioni anatomiche all’implantologia ossea orale, dalla preparazione della teriaca al primo reparto di ortopedia in Italia, dai medici della peste a una coorte di valore di medici ebrei, armeni e orientali.

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