San Valentino di Terni: Storia, Leggende e Culto del Santo degli Innamorati

Dal VI-VII secolo è conosciuto e venerato a Terni un vescovo Valentino martire. San Valentino, uno dei santi più venerati nel mondo, fu cittadino di Terni in Umbria e subì il martirio per decapitazione con tutta probabilità sulla Via Flaminia in prossimità di Terni nel 347 d.C. Diverse sono le fonti che ricordano il santo, e tra queste la prima a menzionarlo è il Martirologio Geronimiano, composto tra la prima metà del V secolo e la prima metà del seguente, da cui si desume l’elogio fissato al 14 febbraio. La Passione del santo (BHL 8460) fu composta forse a Terni nel VI secolo.

Rappresentazione di San Valentino

La Vita e le Opere di San Valentino

A Roma, un importante intellettuale di origine e cultura greca, Cratone, aveva un figlio afflitto da una malattia neurologica, rara e terribile, che lo paralizzava completamente. Il ricorso ai medici era inutile, poiché non sapevano dare nemmeno un nome al tipo di infermità. Da un amico, Cratone apprese che a Terni, il fratello del tribuno Fonteio, afflitto dalla stessa patologia, era stato guarito dal vescovo cittadino, Valentino.

Cratone mandò allora a chiamare il presule ternano e lo pregò di intervenire anche a favore di suo figlio, Cerimone. Valentino chiese a Cratone di convertirsi al cristianesimo. Cratone titubava, soprattutto perché non capiva come fosse possibile che uno si salvasse per mezzo delle preghiere di un altro e come fosse possibile che della semplice acqua potesse mondare i peccati degli uomini. Valentino gli spiegò da un lato l’efficacia dell’intercessione altrui, dall’altro il mistero del battesimo, affermando che è lo Spirito Santo che agisce nell’acqua.

Cratone accettò la conversione e chiese a Valentino di occuparsi del ragazzo. Si chiusero allora con lui in una stanzetta, per tutta la notte, recitando delle orazioni secondo un rituale ben stabilito. All’alba, Cerimone uscì dalla stanza completamente guarito e veramente rinato. Cratone e tutta la sua famiglia si convertirono ipso facto al cristianesimo, e con loro gli allievi di Cratone, tra cui i giovani Procolo, Efebo e Apollonio; insieme a loro si convertì Abbondio, che era nientemeno che il figlio del prefetto di Roma, Furio Placido.

Il senato di Roma a questo punto intervenne: il prefetto fece arrestare di notte e di nascosto Valentino, e lo fece giustiziare. Procolo, Efebo ed Apollonio ne recuperarono il corpo e lo seppellirono a Terni, poco fuori la città. Il magistrato romano di Terni, Lucenzio, replicò contro i tre giovani l’operazione segreta di polizia effettuata dal prefetto a Roma: fece arrestare e uccidere i tre giovani in totale segreto, fuggendo poi dalla città.

La Rivalutazione Storica e il Culto di San Valentino

Studi assai recenti hanno portato a una completa rivalutazione storica della figura e dell’opera di san Valentino di Terni. Spazzata via la “questione dei due Valentini” (che vedeva il Valentino ternano offuscato dall’ombra di un omonimo - e quello sì tutto leggendario - prete romano), si è finalmente accertata la vera cronologia del personaggio.

A partire dal V secolo, il sepolcro di Valentino divenne gradualmente meta di pellegrinaggi. Ben presto venne costruita una chiesa, documentata già nel VI secolo, accanto alla quale si trovava un monastero benedettino. Nel 1218, il monastero fu restituito da papa Onorio III al vescovo Rainerio, in occasione del solenne ripristino della diocesi di Terni, che a partire dal 598 era stata abolita e il cui territorio era stato inglobato nelle diocesi di Narni prima e di Spoleto poi.

La chiesa fu visitata alla fine del Cinquecento dal cardinale Paolo Camillo Sfrondato il quale, da grande collezionista di reliquie qual’era, entrò in contatto con il vescovo locale Giovanni Antonio Onorati e gli procurò la licenza papale per avviare una campagna di scavi alla ricerca delle reliquie di san Valentino e dei suoi fedeli discepoli, che difatti furono trovate nei pressi dell’altare. L’evento diede il via alla costruzione di una nuova basilica, completata nella metà del Seicento, dopo la dichiarazione di san Valentino a patrono unico della città di Terni.

Migliaia di fedeli e pellegrini visitano ogni anno la basilica a Terni, e tra questi si distinguono numerose coppie di fidanzati o di giovani coppie di sposi che chiedono la benedizione di san Valentino. Questa tradizione trae origine dall’Alto Medioevo, periodo in cui il culto valentiniano si diffuse gradualmente in Europa attraverso i benedettini.

Basilica di San Valentino a Terni

San Valentino e la Festa degli Innamorati

In Francia e Inghilterra sorse parallelamente, nei confronti del santo, uno speciale patronato sui fidanzati per una coincidenza calendariale. La festa cade infatti in un periodo particolare dell’anno, quando la natura comincia a dare i primi segni del risveglio dal letargo invernale. Verso la metà del mese di febbraio il sole comincia a riscaldare la terra facendo sbocciare alcune gemme, come le violette, o addirittura fiorire mandorli e noccioli in certe zone del Sud Europa, sicché san Valentino si trasformò a poco a poco nel precursore della primavera imminente.

Riferimenti letterari, proverbi e tradizioni popolari che si legano al risveglio della primavera e degli amori, supportano l’ipotesi che l’attribuzione di “Santo degli innamorati” sia un’eredità del mondo anglosassone. Un filone critico riconoscerebbe la responsabilità della diffusione di tale patronato a Geoffrey Chaucer, lo scrittore inglese, autore dei celeberrimi Canterbury Tales, che dal 1372 al 1380 soggiornò in Italia. Chaucer è autore del The Parliament of Fowls, poema allegorico composto presumibilmente durante il soggiorno italiano, considerato dagli studiosi una delle prime testimonianze letterarie in cui san Valentino è chiamato a sovrintendere al risveglio del creato.

La festa del vescovo e martire Valentino si riallaccia agli antichi festeggiamenti di Greci, Italici e Romani che si tenevano il 15 febbraio in onore del dio Pane, Fauno e Luperco. Questi festeggiamenti erano legati alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità. Divenuti troppo orridi e licenziosi, furono proibiti da Augusto e poi soppressi da Gelasio nel 494. La Chiesa cristianizzò quel rito pagano della fecondità anticipandolo al giorno 14 di febbraio, attribuendo al martire ternano la capacità di proteggere i fidanzati e gli innamorati indirizzati al matrimonio e ad un’unione allietata dai figli.

Da questa vicenda sorsero alcune leggende. Le più interessanti sono quelle che dicono il santo martire amante delle rose, fiori profumati che regalava alle coppie di fidanzati per augurare loro un’unione felice. La prima vuole che san Valentino, sentendo un giorno bisticciare due giovani fidanzati, che stavano passando al di là della siepe del suo giardino, uscì loro incontro tenendo in mano una bella rosa. Il capo canuto, il volto sereno e sorridente del buon vecchio e quella rosa, tenuta in alto col gesto di donarla, ebbero il magico potere di calmare i due innamorati in lite.

La leggenda di Sabino e Serapia, invece, è rifiorita nel Novecento dopo il ritrovamento, a Pentima, di un sarcofago contenente gli scheletri di due giovani. C’era una bella ragazza di nome Serapia, la quale abitava in una piazza di Terni, l’attuale Piazza Clai. Passando spesso di lì un giovane centurione romano, di nome Sabino, la osservò più volte, se ne innamorò e la chiese in sposa. I parenti di lei, però, non volevano, perché Sabino era pagano mentre loro erano tutti cristiani. Allora lei gli suggerì di andare dal loro Vescovo e farsi istruire ben bene e farsi battezzare. Ma quando questo ostacolo era stato superato, ne sorse uno grandissimo: si scoprì che Serapia era affetta da una forma di tisi avanzatissima. Disperazione dei genitori e del giovane legionario romano. Fatto venire il santo Vescovo presso il letto della moribonda, Sabino supplicò il Santo che non permettesse che egli si separasse dalla sua amata. Valentino alzò le mani e la voce al Padre di tutti.

Tutti sanno che il 14 febbraio è il giorno dedicato a San Valentino, il patrono degli innamorati. Partiamo da una verità: San Valentino è davvero esistito. Era un sacerdote romano che diventò il primo vescovo di Terni, vissuto nel III secolo d.C. La sua fama di protettore del vero amore è dovuta a un particolare matrimonio da lui celebrato, quello tra una giovane cristiana e un legionario pagano. Una tipologia di unione all’epoca ancora proibita dall’imperatore Claudio II, ma San Valentino, pur di suggellare l’amore dei due innamorati, fu pronto a sacrificare la sua stessa vita. Un’altra leggenda su San Valentino racconta anche il lato sentimentale di questo vescovo. Mentre si prendeva cura della giovane ragazza, San Valentino finì con l’innamorarsi di lei. Prima di morire le scrisse un affettuoso bigliettino d’addio firmandosi “dal tuo Valentino”. Sembra che la scelta del 14 febbraio come giorno dedicato agli innamorati non sia dovuta solo al giorno del martirio di San Valentino. Secondo una leggenda San Valentino amava regalare le rose del suo giardino alle coppie di innamorati. Il solo aver donato un primo fiore a due giovani aveva portato loro tantissima felicità, tanto che presto egli diventò un punto di riferimento per tutte le coppie che si recavano da lui per chiedergli una benedizione.

Nonostante le sue origini romane e italianissime, la leggenda di San Valentino si festeggia ovunque, anche oltreoceano e con tradizioni e usanze tutte diverse. Se il 14 febbraio è il giorno dedicato agli innamorati, il giorno successivo è tutto riservato ai single! Non si tratta di una pura trovata di marketing, perché anche in questo caso c’è una parte di verità storica. Nell’antica Roma pagana il 15 febbraio era dedicato al rito pagano dei Lupercali, celebrati per invocare la fertilità.

Controversie e Coincidenze Storiche

La figura di San Valentino, oggi universalmente associata alla celebrazione dell’amore romantico, rappresenta un caso emblematico di stratificazione storica, agiografica e culturale. La scarsità di fonti coeve, unita alla sovrapposizione di tradizioni successive, rende complessa la ricostruzione storica del santo, la cui identità oscilla tra realtà documentaria e narrazione simbolica. Le testimonianze più antiche relative a San Valentino sono frammentarie e spesso contraddittorie.

La documentazione non consente di stabilire con certezza se si tratti di due individui distinti o di una sola figura la cui biografia è stata duplicata e rielaborata nel tempo. Secondo la tradizione, San Valentino subì il martirio intorno al 269-273 d.C., durante il regno dell’imperatore Aureliano. Le cause della persecuzione vengono ricondotte alla sua attività pastorale e alla difesa della fede cristiana. È importante sottolineare che nelle fonti tardo-antiche non esiste alcun collegamento esplicito tra San Valentino e l’amore romantico.

Un ruolo determinante fu svolto dalla letteratura cortese. In particolare, Geoffrey Chaucer, nel poema Parliament of Fowls (XIV secolo), collega il giorno di San Valentino al momento simbolico in cui gli uccelli scelgono il proprio compagno. Accanto alla scarsa documentazione storica, si sviluppò un ricco corpus leggendario, volto a esaltare il santo come modello di carità e mediatore dell’amore umano. A partire dall’età moderna e, soprattutto, nel XX secolo, la figura di San Valentino è stata progressivamente secolarizzata, diventando un simbolo globale dell’amore romantico e un fenomeno culturale e commerciale.

San Valentino rappresenta un esempio paradigmatico di come la memoria storica possa essere plasmata da processi letterari, religiosi e culturali. La distanza tra il personaggio storico e la figura simbolica oggi celebrata non ne riduce l’importanza, ma anzi ne accresce l’interesse storiografico.

Affresco medievale raffigurante San Valentino

La Basilica di San Valentino a Terni

San Valentino fu sepolto in un’area cimiteriale nei pressi dell’attuale Basilica. È sicuro che quel cimitero già esisteva in età pagana. Da questa zona provengono alcuni reperti, le più antiche risalgono ai secoli IV-V. Si tratta di titoli sepolcrali. Il pezzo più interessante è il sarcofago a “teste allineate” del IV secolo, ora conservato in Palazzo Carrara.

La prima basilica fu costruita nel IV secolo, fuori delle mura della città e in area cimiteriale, sopra la tomba del martire. Distrutta dai Goti, insieme alla città nel VI secolo, sarebbe stata ricostruita nel VII. Al periodo della prima o della seconda costruzione dovrebbe risalire la cripta con l’altare ad arcosolio, cioè sotto una nicchia coperta da un arco e sopra la tomba del martire. Intorno al VII secolo la basilica fu affidata ai Benedettini.

Nel 742 avvenne l’incontro storico tra papa Zaccaria, partito da Roma verso Terni, e il vecchio re longobardo Liutprando. La scelta della Basilica di San Valentino fu fatta dal re perché all’interno di essa si veneravano le spoglie del glorioso martire, alle quali egli attribuiva un valore taumaturgico. Qui il pontefice ordinò il nuovo vescovo di Terni, alla cui morte (760) la città rimase priva del pastore fino al 1218.

In questo periodo la basilica fu oggetto di scorrerie prima di Ungari, poi Normanni e Saraceni, poi degli abitanti di Narni che vantavano pretese su alcuni territori e sulla stessa Basilica. Dall’VIII secolo fino al XII secolo i Benedettini officiavano la Basilica, che nel 1109 cedettero ad un Capitolo Collegiale di Canonici.

Probabilmente nel XIII secolo, sempre i ternani, costruirono un’altra Basilica di proporzioni più vaste, munendola ben presto di una salda difesa per proteggerla. Solo l’intervento del Papa Onorio III portò ad una pacifica soluzione della vertenza. Il papa nel 1219 vi si recò e consegnò la Basilica al clero locale.

Nel 1605 il vescovo Giovanni Antonio Onorati, ottenuto il permesso da papa Paolo V, fece iniziare le ricerche del corpo del Santo. Erano partite da tempo anche a Roma le ricerche dei primi martiri della Chiesa e per autenticare la loro esistenza e per accrescerne la venerazione. Il corpo di San Valentino fu presto rinvenuto in una cassa di piombo contenuta entro un’urna di marmo, rozza esternamente ma all’interno intagliata con rilievi. La testa era separata dal busto, a conferma della morte avvenuta per decapitazione.

Nessuno in città voleva però che il corpo del loro martire riposasse nella chiesa madre. Neanche la Congregazione dei Riti era favorevole, poiché le reliquie dovevano essere venerate là dove erano state sepolte. Nel 1630 le reliquie vennero deposte in un’artistica arca composta in una statua supina e le reliquie del Santo composte da parte del cranio, la mascella con pochi denti, degli altri denti e le ceneri. La statua si poteva ammirare fino a due anni fa sotto l’altare Maggiore, ricostruito dall’Arciduca Leopoldo, ristrutturato negli anni ’70. Dal 2003 la tomba di San Valentino è stata spostata nel nuovo altare.

I lavori per la costruzione della Basilica iniziarono nel 1606 e durarono alcuni anni, ma già dal 1609 questa poté essere officiata dai padri Carmelitani, chiamati a custodirla. Nel 1618 il corpo del santo vescovo e martire venne solennemente riportato nella sua Basilica.

Nel 1625 l’Arciduca Leopoldo d’Austria, diretto a Roma, fece visita alla Basilica e si assunse le spese per la costruzione di un nuovo altare maggiore in marmo, completato nel 1632, impegnandosi a rendere alla Basilica una parte del cranio del Santo donata alcuni secoli prima ad un suo antenato. Dietro all’altare maggiore è il coro con la “confessione” di San Valentino, un altare costruito sopra la tomba del martire. Al centro è una tela ovale che ricorda il martirio del santo, opera della fine del XVII secolo.

La Basilica si presenta secondo uno schema caro ai teorici della Controriforma: grande navata unica con attorno cappelle laterali, due grandi cappelle costituiscono il transetto, presbiterio e dietro l’altare del martire con la “confessione”. La facciata del XVII secolo è animata da paraste, un grande portale sormontato da un finestrone. Le statue in stucco raffigurano in alto i santi patroni della città Valentino e Anastasio (+649) e sono state aggiunte nel XIX secolo. L’interno è animato da grandi paraste con capitelli in stile ionico con ghirlande. Queste sorreggono un architrave sporgente dentellato. Due cappelle per lato erano proprietà di alcune famiglie importanti della città.

Le più interessanti sono le cappelle del transetto. Quella di destra è dedicata a San Michele arcangelo ed era la cappella privata della famiglia Sciamanna. Ai lati infatti sono i monumenti funebri di alcuni membri, tra cui un certo Brunoro, vescovo di Caserta morto nel 1647. Al centro è la bella pala con San Michele che sconfigge il demonio dell’artista romano Giuseppe Cesari detto il “Cavalier d’Arpino”. Esponente di una pittura colta e raffinata, docile alle richieste della Chiesa, che tornava a privilegiare chiarezza dell’espressione e il decoro nella rappresentazione delle figure sacre. Questa immagine è una chiara ripresa del classicismo di Raffaello: equilibrio della posa e fermezza dell’atteggiamento.

L’altra cappella è dedicata alla santa carmelitana Teresa d’Avila. La bella pala centrale raffigura la Madonna con il Bambino tra i SS. Giuseppe e Teresa dell’artista Lucas De La Haye, monaco carmelitano della seconda metà del XVII secolo. L’artista fu l’incaricato principale della decorazione della basilica. Infatti, oltre a questa, lascia altri capolavori, tra cui la bella pala centrale con San Valentino chiede la protezione della Vergine su Terni e ancora un’Adorazione dei pastori e un’Adorazione dei Magi.

Sempre per la basilica realizza le tele con i Quattro evangelisti e una serie con i Martiri ternani (Catulo, Saturnino, Lucio e Magno, discepoli di Valentino) conservati nella navata. Il suo stile è pienamente barocco: figure ricoperte di sontuosi panneggi che si agitano al vento, intrisi di un colore caldo che fa pensare anche ad un’influenza sull’artista della pittura veneta, forse filtrata dal Rubens romano.

Al centro del coro è una grande tela raffigurante la Crocifissione, dove traspaiono figure intrise di grande drammaticità. Un ultimo capolavoro si può ammirare in una delle cappelle della navata. Si tratta di una tela raffigurante la Madonna con il Bambino ed i SS. Lorenzo, Giovanni Battista e Bartolomeo del 1635, opera di Andrea Polinori, cittadino di Todi.

L’ambiente della cripta presenta l’antico altare ad arcosolio (inserito in una nicchia voltata a botte sopra la tomba del martire) nel quale furono rinvenute le reliquie di San Valentino. Dopo il 1873, il convento dei Carmelitani, ceduto al Comune, fu adibito ad uso profano; da circa cinquanta anni il Comune lo ha interamente trasformato ad uso abitativo. La Chiesa venne affidata al clero secolare. Nel 1906 i Padri Carmelitani Scalzi tornarono a Terni e costruirono, sul lato Est della Chiesa, un modesto convento poi restaurato nel 1955.

San Valentino: Il Vescovo Che Sfidò L'Imperatore Per Amore🌹🇮🇹| Italiano Facile | San Valentin

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