Le opere d'arte note come "Natività" hanno talvolta storie complesse che intrecciano mistero, criminalità e dibattiti accesi, attirando l'attenzione anche di testate internazionali come il quotidiano britannico The Guardian. In questo contesto si inseriscono due vicende distinte ma emblematiche: il furto e la scomparsa della Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi di Caravaggio, e il controverso restauro della Natività di Piero della Francesca.
La "Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi" di Caravaggio: Storia di un furto e di un mistero irrisolto
Il furto del 1969 e le prime indagini
La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, opera di Michelangelo Merisi in arte Caravaggio, è irrintracciabile dal pomeriggio del 18 ottobre 1969. Fu in quel giorno che le sorelle Gelfo, collaboratrici del parroco don Rocco Benedetto e addette alle pulizie, lanciarono l’allarme per la scomparsa della tela dall’Oratorio di San Lorenzo di Palermo, in preparazione della messa del giorno successivo.
Il dipinto, un olio su tela delle dimensioni di 268 x 197 cm, era conservato nel suggestivo contesto dell’Oratorio di San Lorenzo, che accoglie anche gli stucchi di Giacomo Serpotta. La tela era stata tagliata con una lama, sottraendola alla cornice che la ospitava sopra l’altare, e caricata su una motoape. Da quel momento i misteri, le bugie, i depistaggi e le informazioni fuorvianti hanno superato di gran lunga la verità e i fatti oggettivi. I ladri, introdottisi nottetempo, non avevano incontrato eccessive difficoltà, in assenza di dispositivi antifurto e porte di sicurezza.

Caravaggio aveva soggiornato in Sicilia circa un anno tra il 1608 e il 1609, dopo l’evasione dalla fortezza di Sant’Angelo a Malta, in fuga da Roma a causa della condanna a morte per l’omicidio di Ranuccio Tomassoni avvenuto il 28 maggio 1606. In Sicilia incontrerà un suo amico, Mario Minniti, modello in alcuni dei suoi capolavori e pittore a sua volta, che lo aiuterà nei viaggi a Siracusa e Messina. Non vi sono certezze riguardo una sua permanenza a Palermo, tant’è vero che la Natività sarebbe stata dipinta a Roma nel 1600, all’interno di Palazzo Madama dove il pittore viveva in quel periodo. L’avrebbe commissionata il mercante Fabio Nuti, come sostengono alcuni studiosi tra cui Michele Cuppone, autore del libro "Caravaggio, la Natività di Palermo". Anche il pittore bresciano Franco Balduzzi, studioso del Caravaggio, non ha dubbi in proposito, indicando similitudini tra il modello di Fra’ Leone nella Natività e quello usato per l'Ecce Homo del 1605.
L'attività di polizia giudiziaria, di contro, si rivelò da subito frenetica e disomogenea, con indagini sul furto del Caravaggio "scarne e poco incisive", come certificato dalla Commissione parlamentare antimafia nel 2018, che ha avuto il merito di restituire attualità e interesse istituzionale alla vicenda. Il prefetto di Palermo, massima autorità in materia di ordine pubblico, aveva dichiarato di non aver mai sentito parlare di quell’opera "misteriosa" prima del furto.
Le testimonianze dei pentiti e il coinvolgimento della mafia
Negli anni, diverse testimonianze, per lo più riconducibili a Cosa Nostra, hanno cercato di far luce sul destino dell'opera. Tra queste:
- Francesco Marino Mannoia, in forza al mandamento mafioso di Santa Maria del Gesù, in un primo tempo dichiarò di essere l’autore della distruzione della tela, rovinata a suo dire dai tagli approssimativi e dal successivo arrotolamento rudimentale. Questa versione venne poi ritrattata nel 2018 dallo stesso Mannoia, che giustificò la falsa testimonianza con la forte pressione psicologica inflittagli dalle indagini di Giovanni Falcone. In seguito, Mannoia sostenne che il quadro era stato preso in consegna dal mafioso Giuseppe Marchese e nascosto in una stalla.
- Vincenzo Grado, appartenente allo stesso mandamento mafioso di Mannoia, dichiarò di essere stato interpellato per occuparsi del trasporto del quadro a Milano e, da lì, in Svizzera, anche se poi non seppe più nulla di tale progetto.
- Vincenzo La Piana, nipote del boss Gerlando Alberti, affermò che la tela sarebbe ancora integra e conservata nei forzieri dello zio, seppellita nel terreno della propria villa all'interno di una cassa di ferro. Le indagini della polizia giudiziaria non trovarono alcun riscontro a queste rivelazioni.
- Gaspare Spatuzza riferì che il quadro sarebbe stato nascosto in un fienile e divorato dai topi nel corso del tempo; le sue informazioni, apprese "de relato", non furono considerate attendibili dai commissari.
- La ricostruzione di Gaetano Grado (fratello di Vincenzo), considerata "altamente attendibile" dalla Commissione parlamentare antimafia, coincide in parte con le indagini della Procura di Palermo. Secondo Grado, Tano Badalamenti, il più importante nelle gerarchie mafiose, si fece consegnare la tela dai ladri dopo averne appreso l’ingente valore dalla stampa. Gaetano Badalamenti avrebbe poi venduto il quadro a un anziano ricettatore di opere d’arte di origini svizzere, che "non faceva altro che guardare il quadro, e piangere".
- Un informatore di mafia, Salvatore Cancemi, negli anni Novanta confermò che il Caravaggio veniva esposto in occasione di vertici dei capi mafia come simbolo del loro prestigio, ma negli anni successivi se ne sono perse le tracce.
Nel giugno 2018 la Procura di Palermo ha riaperto l’inchiesta sul furto della Natività, dopo che la commissione parlamentare Antimafia aveva presentato i risultati di una propria indagine. La commissione, guidata da Rosy Bindi, ha concluso che il capolavoro del Caravaggio non era stato distrutto, nonostante la probabile divisione in più parti per agevolarne il trasferimento in Svizzera e la vendita nel mercato illegale dell’arte. L'opera sarebbe stata trasferita in Svizzera - dopo la morte di Badalamenti avvenuta nel 2004 - e "a fronte di una grande somma di denaro, pagata in franchi svizzeri, e lì verosimilmente scomposta, purtroppo, in sei o otto parti, per essere venduta sul mercato clandestino internazionale". La mafia ne avrebbe ricavato un consistente guadagno. L’ipotesi che il dipinto sia stato trasferito nei porti franchi svizzeri e che vi sia ora custodito è altamente verosimile, considerata la ben nota importanza che questi depositi rivestono nell’agevolare il mercato nero dell’arte e il riciclaggio di denaro.

Non è credibile, condividendo l’opinione del presidente dell’associazione Amici dei Musei Siciliani, che in un quartiere "controllato" come la Kalsa dei ladri abbiano potuto asportare un capolavoro senza l’autorizzazione dei capimafia. La suddivisione della tela in più parti, come ipotizzato, non avrebbe dovuto far aumentare proporzionalmente le possibilità di ritrovamento in un arco temporale di oltre 50 anni? O almeno di uno dei pezzi? Peraltro nello stesso periodo l’azione delle forze di polizia nazionali e della cooperazione internazionale si è intensificata con un numero significativo di indagini positive.
Il ruolo di Don Rocco Benedetto e l'intervista al Guardian
«La Natività» di Caravaggio fu oggetto di trattativa tra la mafia e la Chiesa per la sua restituzione. Lo testimonia in una videointervista inedita, firmata dal regista Massimo D'Anolfi nel 2001, il parroco Rocco Benedetto dell'Oratorio di San Lorenzo, il quale cercò all'epoca di recuperare la tela. Il video, rimasto top secret per anni, è stato dato in esclusiva al Guardian e pubblicato nel 2019, cinquant'anni dopo il furto.
Il sacerdote Benedetto, scomparso nel 2003, afferma nel video di aver ricevuto, dopo qualche mese dal furto, una lettera a casa nella quale veniva richiesta un'inserzione sul Giornale di Sicilia per avviare la trattativa sulla tela. I ladri avrebbero dichiarato: "Abbiamo il dipinto. Se vuoi fare trovare un accordo per la restituzione devi inviare questo annuncio sul Giornale di Sicilia". L'annuncio doveva essere un segnale per Cosa Nostra che la Chiesa era pronta a trattare.
Benedetto riferì della lettera al sovrintendente agli affari culturali di Palermo, che poi pubblicò l'annuncio. Due settimane dopo, il sacerdote ricevette una seconda lettera, questa con un'ulteriore minaccia mafiosa e accompagnata da un pezzo del dipinto, un "piccolo pezzo di tela", per chiarire che avevano davvero il Caravaggio in loro possesso. Don Benedetto andò direttamente dal sovrintendente e lo informò, lasciandogli la lettera e il frammento.
Il regista D'Anolfi ha paragonato l'azione della mafia al modus operandi nei sequestri di persona: "Avevano inviato un pezzo del dipinto proprio come normalmente mandano un dito o un orecchio di una vittima del rapimento". La lettera richiedeva un secondo annuncio sul Giornale di Sicilia, ma questa volta il sovrintendente si rifiutò e, invece, riferì tutto alla polizia con il sospetto che lo stesso padre Benedetto avesse organizzato il furto. Padre Benedetto fu per un breve periodo messo sotto inchiesta e ne uscì pulito, ricevendo le scuse del sovrintendente, che "ammise di aver fatto un errore. Ma a quel punto, il danno era stato fatto".
L'affermazione di Benedetto sul coinvolgimento della mafia è stata confermata 17 anni dopo aver parlato con D'Anolfi, quando gli investigatori italiani rivelarono a maggio 2018 che il pentito Gaetano Grado aveva detto loro che il dipinto era stato detenuto da Badalamenti e che un membro della famiglia del boss era stato messo in contatto con un commerciante d'arte in Svizzera, dove ora poteva trovarsi il Caravaggio.
Le indagini contemporanee e le speranze di ritrovamento
La ricerca della Natività coinvolge istituzioni di spicco a livello globale. La cercano i carabinieri, l’Fbi, i servizi segreti del Vaticano, gli investigatori privati e i giornalisti d’inchiesta. L'FBI lo ha inserito al secondo posto della sua "top ten art crimes", immediatamente dopo i reperti saccheggiati in Iraq, rendendolo il quadro più ricercato al mondo, con un valore stimato di 20 milioni di dollari, sicuramente sottovalutato rispetto al mercato dell’arte.
Alcuni mesi prima del furto, l’Arma dei Carabinieri ha creato il Comando per la Tutela del patrimonio culturale (TPC), con sede centrale nella capitale, nuclei dislocati sul territorio nazionale e sezioni specializzate. I detective dell’arte del TPC sono stati decisivi per il ritrovamento di importanti opere. Il sogno dei carabinieri del Comando TPC è di recuperare il capolavoro rubato a Palermo. Le indagini di polizia giudiziaria sono in corso e segretate, come cortesemente ma lapidariamente risposto dal Comando TPC. Il bollettino periodico delle opere d’arte trafugate, nel quale compare la Natività (n. 1, anno 1972, pag. 5), è stato recuperato grazie all'ufficio stampa del Comando.

La Natività non è stata dimenticata dal volontariato. L’associazione Amici dei Musei Siciliani, con sede presso l’Oratorio di San Lorenzo, gestisce eventi, stage e attività didattiche per mantenere viva l’attenzione sul Caravaggio e sul ricco circuito artistico siciliano. Il presidente dell’associazione, Bernardo Tortorici di Raffadali, ha dichiarato che "crediamo che l’aver voluto seguire la pista mafiosa sia stato, alla luce delle mille fantasiose versioni fornite, un errore investigativo che ha fuorviato le indagini lasciandole in mano ad improbabili personaggi; sulla scorta di analisi ragionate sui modi e sui tempi dell’azione criminale riteniamo che la mafia, se coinvolta, possa soltanto avere avuto un ruolo logistico e che l’ipotesi di un furto su committenza debba avere una rilevanza ad oggi inesplorata".
Nel 2018, la Commissione parlamentare antimafia, guidata da Rosy Bindi, aveva riaffermato l'importanza istituzionale di difendere l'arte ferita e dare nuovo impulso alle indagini, esprimendo la speranza di ritrovare l'opera o almeno un frammento. La commissione ha comunque lasciato aperta una finestra sull’eventualità che il quadro non sia andato distrutto ma che sia nascosto nel caveau di un ricco collezionista.
Se c’è ancora una residua possibilità di scoprire il destino della tela, a parte la confessione del suo attuale (ipotetico) possessore, è affidata ancora una volta a un collaboratore di giustizia: Raffaele Imperiale, napoletano, camorrista, broker del narcotraffico e collezionista di opere d’arte. Imperiale ha già fatto ritrovare altri capolavori rubati e scomparsi, come due quadri di Vincent Van Gogh, sottratti dal museo di Amsterdam nel 2002 e riconsegnati. I quesiti a lui rivolti potrebbero rappresentare uno spunto investigativo nuovo, nella speranza che "chissà che non sappia anche del Caravaggio".
Il 12 luglio 2015 è stata collocata proprio sopra l’altare dell’Oratorio di San Lorenzo una riproduzione fedelissima dell’opera nelle dimensioni originali di 268 per 197 centimetri, un tributo alla memoria di un capolavoro perduto.
Cronologia degli eventi principali
- 5 aprile 1600: Caravaggio si impegna con il mercante Fabio Nuti a dipingere un quadro "cum figuris".
- 17-18 ottobre 1969: Furto della Natività dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo.
- 20-21 ottobre 1969: Il giornalista Mauro De Mauro ne dà notizia su "L’Ora".
- 16 settembre 1970: Mauro De Mauro viene rapito dalla mafia e mai più ritrovato.
- Anni successivi al furto: Don Rocco Benedetto riceve lettere con richieste di trattativa e un frammento della tela.
- 1984: Il giornalista britannico Peter Watson, autore di “The Caravaggio Conspiracy”, si finge acquirente della Natività, ma l'incontro viene annullato a causa del terremoto in Campania e Basilicata (23 novembre 1980).
- Anni Novanta: Il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi conferma che il Caravaggio veniva esposto durante i vertici di mafia.
- 2001: Il regista Massimo D'Anolfi intervista Don Rocco Benedetto, ma il video rimane inedito.
- 2003: Muore Monsignor Rocco Benedetto.
- 2004: Muore Gaetano Badalamenti.
- 12 luglio 2015: Una riproduzione fedelissima dell'opera viene collocata nell'Oratorio di San Lorenzo.
- Maggio 2018: La Procura di Palermo riapre l’inchiesta; il pentito Gaetano Grado rivela che l'opera fu venduta da Badalamenti a un mercante d'arte svizzero e scomposta.
- Febbraio 2018: Rosy Bindi, capo della commissione antimafia italiana, dichiara: "Speriamo di trovarlo e riportarlo a casa sua a Palermo".
- Giugno 2018: La Commissione parlamentare antimafia presenta i risultati della propria indagine, confermando che l'opera non è stata distrutta ma probabilmente fatta a pezzi e venduta in Svizzera.
- Settembre 2019: *The Guardian* pubblica l'intervista inedita a Don Rocco Benedetto.
"Una storia semplice" di Sciascia e la complessità del caso
Il furto della Natività di Caravaggio ha ispirato anche la letteratura. L'ultimo romanzo di Leonardo Sciascia, "Una storia semplice", è liberamente ispirato alla vicenda giudiziaria. Ironia della sorte, "Una storia semplice" è anche il titolo dell'ultimo capitolo del report del 2018 redatto dalla Commissione Antimafia, a testimonianza della complessità delle ricerche e delle testimonianze che si snodano attraverso nomi di personaggi noti, confessioni di capimafia, ritrattazioni, creando un labirinto di informazioni nel quale è complicato districarsi. Il mancato ritrovamento della Natività fa il paio con la fine misteriosa dello stesso pittore, morto nel luglio 1610 a Porto Ercole in circostanze avvolte dal mistero, in attesa spasmodica della revoca della condanna capitale.
La "Natività" di Piero della Francesca: Un restauro controverso e le critiche del Guardian
L'opera e il suo restauro
La Natività di Piero della Francesca, un altro capolavoro d'arte, ha recentemente suscitato un dibattito intenso a seguito di un restauro. Si suppone che l'opera sia stata realizzata tra il 1470 e il 1475 e presenta alcuni elementi dell’arte fiamminga come l’orizzonte rialzato e la fisionomia gracile del bambino.
Il dipinto fu acquistato dalla National Gallery di Londra nel 1874, e al suo arrivo versava in condizioni di conservazione non molto buone, tanto che si pensava non fosse stato completato. Nel XIX secolo era già stato sottoposto a un grande lavoro di pulizia. L’ultimo restauro, concluso nel 2022 dopo quindici mesi di lavoro, è stato condotto da Jill Dunkerton ed eseguito da Britta New. Ha risolto le cadute di colore e le spaccature della pala, completando le parti incomplete del quadro, come i volti dei due pastori posizionati in secondo piano in alto a destra, ridando all'opera colori più simili a quelli originali. Le cadute di colore e le abrasioni della pala erano state causate dalle cattive condizioni di conservazione e da pulizie troppo aggressive e frequenti. Questo restauro ha permesso all’opera di tornare al suo vecchio splendore e di essere interpretata in devozione privata.

Le critiche di Jonathan Jones su The Guardian
Questo restauro è stato fortemente criticato da Jonathan Jones, critico d’arte della rivista inglese The Guardian. Jones, in un suo articolo, ha espresso un giudizio netto: "La National Gallery ha fatto un ottimo tentativo di distruggere una delle più grandi Natività del mondo". Ha sostenuto che "un’opera misteriosa e sfuggente di inquietante meraviglia è stata resa goffa e pesante, se non addirittura comica".
Secondo Jones, la bellezza dell’opera era determinata proprio dal pallore dei colori, che adesso, dopo il restauro, risultano più lucidi. Un altro intervento da lui molto criticato è stato il completamento delle facce dei due pastori posti in secondo piano in alto a destra, che a suo parere dovevano rimanere incomplete. Ha anche criticato l'aggiunta di "una grossa macchia bianca sulla parete della stalla".
L'incontro a Sansepolcro per discutere il restauro
Le polemiche generate dal restauro hanno portato a un incontro di portata internazionale a Sansepolcro. Per la prima volta in Italia, è stato presentato il restauro della Natività di Piero della Francesca, tornata alla National Gallery di Londra dopo l'intervento. L'evento, organizzato dalla Fondazione Piero della Francesca, ha ospitato il direttore della National Gallery di Londra, Gabriele Finaldi, e la dottoressa Jill Dunkerton, conservatrice dei dipinti dell’istituto londinese. Anche di questi aspetti si è discusso nell'incontro, evidenziando come le modifiche siano state definite da Jones "goffe, pacchiane e rozze". L’opera, già documentata nell’inventario dei beni della famiglia nel 1500, è oggi conservata alla National Gallery di Londra.