L'Ordine Francescano Secolare e Santa Caterina da Genova

L'Ordine Francescano Secolare (O.F.S.), conosciuto fino al 1978 come Terzo Ordine Francescano (T.O.F.), è composto da cristiani che, mossi da una specifica vocazione, si impegnano a vivere il Vangelo nello spirito di San Francesco d'Assisi, rimanendo nel proprio stato secolare. Essi osservano una regola approvata dalla Chiesa, quella confermata da Papa Paolo VI nel 1978. La vocazione è ciò che distingue l'appartenenza all'O.F.S., spingendo i francescani secolari a costruire un mondo più giusto, evangelico e fraterno, accogliendo tutti gli uomini come dono di Dio e promuovendo la giustizia.

Origini e Sviluppo del Terzo Ordine Francescano

La nascita del Terzo Ordine Francescano, oggi Ordine Francescano Secolare, è complessa e si perde tra numerose fonti e documenti storici, scritti in epoche diverse e talvolta contraddittorie. San Francesco d'Assisi (1181-1226), dopo una giovinezza ricca e spensierata, si convertì nel 1206, rinunciando alle ricchezze paterne per dedicarsi a una vita di penitenza e predicazione. Attorno ai principi di "fraternità", "minorità" (sottomissione alla Chiesa) e "povertà" assoluta, fondò il primo nucleo della Congregazione dei fratelli (frati) francescani. Molte persone, toccate dalla sua testimonianza, desideravano seguirlo, pur rimanendo nel mondo e continuando le proprie attività; questi costituirono il Terzo Ordine di San Francesco, o "Ordine Francescano della penitenza".

illustrazione di San Francesco che predica agli uccelli o a un gruppo di persone in un ambiente naturale

I primi anni e le regole

Il movimento del Terzo Ordine Francescano (TOF) iniziò nell'autunno del 1211 e si espanse nella primavera del 1212, continuando un prodigioso sviluppo nei decenni successivi. Francesco offrì ai suoi seguaci una regola di vita evangelica, con proposte specifiche per i Terziari in tre documenti preziosi: la "Prima Lettera ai fedeli penitenti" (1215), la "Seconda Lettera ai fedeli penitenti" (1221) e il "Memoriale propositi" (1221).

Istituzionalizzazione e riconoscimento

Secondo un'interpretazione, che associa la nascita del Terz'ordine francescano al miracolo del "silenzio delle rondini", si può desumere dagli scritti del primo biografo francescano, frate Tommaso da Celano, che la fondazione (o almeno la promessa) da parte di san Francesco di istituire il Terz'ordine francescano fu fatta nel 1212 ad Alviano, tra Orte e Orvieto. Ne I fioretti, invece, si parla esplicitamente dell'istituzione del Terz'ordine che pare essere avvenuta nel 1221 a Carnano (scritto anche "Carmano"), la stessa località della famosa predica agli uccelli. La versione in umbro volgare de I fioretti del XIV secolo menziona un castello chiamato "Cannaia" (Cannara), dove Francesco predicò con tale fervore che gli abitanti volevano seguirlo abbandonando il castello. Questo celebre evento è raffigurato anche in un affresco cinquecentesco di Baldassarre Croce, intitolato "L'istituzione del Terz'ordine francescano", dove è visibile il castello di Cannara alle spalle del santo. L'opera si trova nella cappella papale di San Pio V nella basilica di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola.

I primi laici francescani sono comunemente ritenuti i beati Lucchese e Buonadonna da Poggibonsi, contemporanei del Santo. Tuttavia, un numero crescente di studiosi attribuisce la vera nascita del Terz'ordine francescano all'istituzionalizzazione operata da Papa Niccolò IV nel 1289. Niccolò IV, il primo papa proveniente dai Minori, riconobbe e sottomise la confraternita laica all'ordine dei frati minori con una bolla, con lo scopo di controllare questi movimenti laici nati nel cristianesimo ma sviluppatisi parallelamente alla Chiesa. I Penitenti Francescani che rimanevano nelle loro case e attendevano a una professione costituirono il "Terzo Ordine Secolare" (TOS), dal 1978 chiamato "Ordine Francescano Secolare" (OFS).

affresco cinquecentesco raffigurante l'istituzione del Terzo Ordine Francescano

Il Terzo Ordine Regolare (TOR)

In parallelo all'OFS, si sviluppò un altro fenomeno: alcuni Terziari, uomini e donne, desiderando un impegno maggiore verso la perfezione cristiana, iniziarono a vivere in comunità, professando gradualmente i consigli evangelici. Alcuni si dedicarono alla vita contemplativa in eremitaggi, altri alle opere di misericordia in ospedali o ospizi, o gestendo centri di accoglienza e scuole. Successivamente, presero vita anche servizi pastorali come l'apostolato parrocchiale, la predicazione, l'insegnamento e le missioni.

Le fraternità di Terziari "regolari", sorte spontaneamente, aumentarono in numero e diffusione, specialmente nel Trecento, e cominciarono a federarsi per maggiore efficienza e difesa. Nel 1295, Papa Bonifacio VIII promulgò la bolla "Cupientes cultum", concedendo ai Terziari Regolari di avere propri luoghi di culto e approvando formalmente il loro stile di vita comunitaria e l'attività pastorale. Nel 1323, Papa Giovanni XXII, con la bolla "Altissimo in divinis", ribadì l'approvazione ecclesiastica e confermò la vita regolare intrapresa dai Terziari francescani. Nel 1447, Papa Niccolò V, con la bolla "Pastoralis officii", approvò la federazione delle fraternità terziarie d'Italia in un Ordine centralizzato. Oggi, dopo ripetute soppressioni civili e una soddisfacente ripresa, il "Terzo Ordine Regolare di S. Francesco" è presente in numerosi paesi nel mondo.

Santa Caterina Fieschi Adorno: Vita e Spiritualità

Caterina Fieschi Adorno, annoverata tra le più grandi mistiche e dotata di eccezionali grazie divine, faceva parte del nobile casato dei Fieschi. Suo padre, Giacomo Fieschi, patrizio genovese e nipote di Papa Innocenzo IV, fu viceré di Napoli per un breve periodo; sua madre si chiamava Francesca di Negro. Il 13 gennaio 1463, Caterina sposò Giuliano Adorno, Principe del casato degli Adorno, acquisendo così il cognome del marito. Questo matrimonio di convenienza fu stipulato per siglare una tregua tra le famiglie Fieschi e Adorno, a lungo in lotta per il predominio sulla città di Genova.

ritratto di Santa Caterina Fieschi Adorno

Conversione e Impegno Sociale

La coppia non ebbe figli e i primi dieci anni furono trascorsi in una condotta di vita spensierata e mondana. Caterina fu colta da una conversione religiosa, testimoniata ufficialmente da una visione mistica il 20 marzo 1473, alla quale seguì la conversione del marito. Essi cambiarono completamente vita, andando ad abitare in una modesta casa nei pressi dell'ospedale di Pammatone, e il marito entrò nel Terzo Ordine Francescano. Accanto a un'intensa vita spirituale, Caterina si dedicò con dedizione al servizio dei più poveri e ammalati. Nel 1489 divenne direttrice dell'ospedale, un fatto molto raro per le donne dell'epoca e una vera fonte di ispirazione per il rinnovamento della Chiesa cattolica del tempo. Durante questa attività, si ammalò anche di peste, che colpì la città dal 1493.

Gli Scritti e il Pensiero sul Purgatorio

La vita mistica di Caterina fu molto intensa, come testimoniano due suoi scritti: il "Dialogo spirituale" e il più famoso "Trattato del purgatorio". In queste opere, con parole semplici, Caterina cercò di spiegare la sua esperienza mistica. La sua vita e i suoi insegnamenti furono studiati anche dal barone Friedrich von Hügel nell'opera "The Mystical Element of Religion" (1908).

Il pensiero di Caterina si concentra principalmente sul purgatorio, con una visione innovativa rispetto alla concezione del suo tempo. Mentre il purgatorio era perlopiù concepito come uno spazio fisico, Caterina lo descrive come un fuoco interiore, un'esperienza di purificazione che avviene dentro l'anima. Questa visione si radica nella sua esperienza personale: il dolore per i peccati commessi, percepito in confronto all'infinito amore di Dio, diventa il fuoco che purifica l'anima. Lontana dalle rappresentazioni dei tormenti ultraterreni, Caterina si concentra sulla crescita interiore dell'anima nel suo cammino verso la comunione con Dio, sottolineando come l'amore divino stesso sia la forza che purifica e trasforma. Caterina integra nella sua visione concetti della teologia mistica, come il "filo d'oro" di Dionigi Areopagita, che simboleggia il legame tra il cuore umano e Dio.

Morte e Canonizzazione

Caterina morì nella notte tra il 14 e il 15 settembre 1510, e fu sepolta a Genova nella chiesa della Santissima Annunziata di Portoria, oggi nota come chiesa di Santa Caterina da Genova. Nel 1628, fu scelta come patrona della città di Genova, una scelta confermata solennemente nel 1684. Il 6 aprile 1675, fu proclamata beata da Papa Clemente X, e il 16 giugno 1737, santa da Papa Clemente XII.

La Chiesa di Santa Caterina e l'Ordine Francescano in Gasperina e Galatina

Gasperina: La Confraternita di San Francesco

Le principali notizie storiche riguardanti la presenza del Terz'Ordine Francescano in Gasperina sono state raccolte nel libro di Mario Voci "Gasperina e dintorni" (pag. 54) e ruotano intorno alla storia della chiesa di Santa Caterina, nella quale la Confraternita di San Francesco aveva stabilito la propria sede. Nel corso del XVII secolo, la chiesa di Santa Caterina risulta sede dei fratelli della Congregazione del Terz'Ordine Francescano d'Assisi.

In merito alla presenza dell'Ordine Francescano Secolare nella Calabria centro-meridionale, Sinopoli afferma che il documento più antico in possesso è quello relativo alla fondazione della Congregazione del Terz'Ordine Francescano presso il Santuario cappuccino «Santa Maria degli Angeli» in Nicastro (oggi Lamezia Terme), datato 2 ottobre 1726. Cinquant'anni dopo, il 1° febbraio 1777, il re di Napoli Ferdinando IV, su istanza della confraternita, riconobbe ufficialmente, con decreto regio, la «Congregazione di S. Francesco di Assisi eretta dentro la chiesa filiale di Santa Caterina della terra di Gasperina Provincia di Calabria Ultra». Questo documento, custodito nella chiesa di San Nicola Vescovo, è di grande importanza storica poiché sancisce il riconoscimento giuridico della personalità morale e civile della Congregazione, costituisce un vero statuto e testimonia che la «laica Congregazione di S. Francesco di Assisi» era stata eretta da moltissimi anni. La tradizione orale tramanda che fino alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo, il primo venerdì di ogni mese, una processione di terziari francescani percorreva il tragitto dalla chiesa di Santa Caterina fino al Calvario e viceversa. Oggi, la Fraternità attiva conta circa quaranta consorelle, che si incontrano il primo e il terzo venerdì del mese, con don Carmelo Fossella come assistente spirituale. La festa del Serafico Padre San Francesco è vissuta con grande gioia, preceduta dalla novena di preghiera e con la vigilia dedicata agli ammalati, accolti in chiesa e confortati dall'unzione degli infermi.

Galatina: La Basilica di Santa Caterina d'Alessandria

La Basilica di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina ha una storia profondamente legata all'Ordine Francescano. Il munifico promotore della Chiesa monumentale di S. Caterina d'Alessandria, Raimondello Orsini, iniziò la costruzione della chiesa basilicale e del convento tra il 1383 e il 1385, completandola nel 1391, come riferito dalle Bolle di Urbano VI e Bonifacio IX. Lo stesso Raimondello patrocinò la venuta a Galatina, nel convento da lui edificato, di una Comunità di Frati Osservanti della Provincia della Bosnia, guidati da P. Bartolomeo della Verna nel 1391, per officiare la Basilica in rito latino.

La promotrice dei vari cicli di affreschi, di grandissima rilevanza artistica e storica, a cominciare dal 1405 (morte di Raimondello Orsini), fu la Principessa Maria D’Enghien, moglie e vedova di Raimondello e madre di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo. I dipinti, che si estendono su quasi tutta la superficie interna delle tre navate e dei due ambulacri, furono realizzati tra il 1416 e il 1443 (anno della morte di Maria D’Enghien), coprendo gli affreschi precedenti non di gradimento della Principessa. L'Apocalisse, la Genesi, l'istituzione della Chiesa, la vita di Cristo, le scene della vita e del martirio di S. Caterina, le immagini della vita della Madonna e le numerose figure di angeli costituiscono i più importanti cicli di splendidi affreschi nella Basilica di S. Caterina di Galatina, seconda solo alla Basilica di S. Francesco di Assisi.

Terre del Salento: la basilica di Santa Caterina a Galatina

Le vicissitudini dell'Ordine e della Basilica

Dal 1494 al 1507, Alfonso d'Aragona sottrasse i Frati Minori dalla chiesa, dal convento e dall'amministrazione dei beni dell'Ospedale annesso, sostituendoli con i Padri Olivetani. Dopo soli 13 anni di governo Olivetano, i Frati Minori dell'Osservanza fecero ritorno nella loro dimora galatinese, mentre l'Amministrazione dei beni e la gestione dell'Ospedale rimasero ai Monaci Olivetani. È da notare, all'interno della chiesa, il grande Tabernacolo ligneo, opera di Fra Giuseppe da Soleto (prima metà del XVI secolo) e, nella sacrestia, armadi artisticamente lavorati. Recentemente, nell'ex refettorio del Convento, è stato allestito un museo con oggetti artistici provenienti dalla chiesa.

La Regolare Osservanza Francescana ebbe il riconoscimento ufficiale dal Concilio di Costanza (1414-1418) e fu resa indipendente l'11 gennaio 1446 da papa Eugenio IV. Dopo la morte di Raimondo del Balzo Orsini, il diritto di patronato passò alla moglie Maria d'Enghien. Giovanni Antonio del Balzo Orsini, erede di Raimondello, non fu prodigo verso il complesso cateriniano, come testimoniato dalla sua vendita di beni acquisiti al patrimonio cateriniano grazie alla munificenza della madre. Nel 1446, papa Eugenio IV, venuto a conoscenza delle ingerenze dei Frati Minori Osservanti negli affari amministrativi dell'ospedale, intervenne con la bolla "Ex iniuncto" per meglio definire i criteri gestionali. Il diritto di patronato, successivamente, passò alla corona, e la Chiesa di S. Caterina fu dichiarata "Cappella Reale".

Gli Affreschi del Quadriportico

Molti studiosi si sono interessati alla Basilica di S. Caterina d'Alessandria a Galatina, ma pochi si sono focalizzati sul quadriportico annesso all'edificio. La storia dell'ordine francescano, custode del complesso cateriniano, è segnata negli ultimi decenni del XVI secolo da un profondo ripensamento spirituale e dall'esigenza di una più rigida osservanza della regola, in ragione del rinnovamento interno alla chiesa avviato durante la controriforma. I frati riformati, che verso il 1657 avevano innalzato il nuovo convento, nell'ultimo decennio del XVII secolo, affidarono al confratello Giuseppe da Gravina la decorazione degli ambulacri superiori e del quadriportico.

Il ciclo pittorico si dispiega sui quattro lati del quadriportico, con scene coordinate ma indipendenti. Gli affreschi, in sintonia con la tendenza storiografica del XVII secolo, evidenziano il concetto che san Francesco d'Assisi e l'ordine minoritico, insieme a san Domenico di Guzmàn e all'ordine dei padri predicatori sotto lo sguardo della Vergine, costituiscono i pilastri su cui si regge la Chiesa di Dio. Negli angoli interni del quadriportico, fra Giuseppe da Gravina dipinse i padri fondatori dei due ordini, riconosciuti "Salvezza dell'Umanità" e nel gesto di "Sostenere la Chiesa Vivente". Sull'altra parete, sono raffigurate le Stigmate e l'Apparizione della Vergine a san Francesco d'Assisi. Sulla parete che fiancheggia l'ex refettorio (ora museo), sono narrati gli eventi della vita di san Francesco, tra cui il Perdono d'Assisi, il Miracolo del bambino resuscitato e San Francesco davanti al Sultano. L'opera di fra Giuseppe da Gravina si mostra per certi versi arcaica, ma con una chiara linea stilistica e iconografica, rimanendo ancorata alle pitture medievali nella rappresentazione di San Francesco che riceve le Stigmate. Elementi ricorrenti nel ciclo sono l'introduzione di elementi estranei e decorativi e il gusto per i costumi esotici, che compaiono spesso nelle scene dedicate ai martiri dell'ordine.

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