Il tema della misericordia è centrale nel Vangelo e assume un significato particolare nell'anno giubilare, permettendoci di sperimentare la grandezza e l'infinità della misericordia di Dio e di Gesù Cristo.
Se la parabola del figliol prodigo ci rivela la misericordia di Dio Padre, il racconto dell'adultera, narrato nel Vangelo di Giovanni, ci fa comprendere la misericordia di Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Egli, con la sua autorità divina, si rivolge alla donna, sorpresa in flagrante adulterio e posta di fronte ai suoi accusatori pronti a lapidarla:
«Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore».
Solo a Dio spetta il potere di perdonare il peccato, come Gesù stesso ha dimostrato in molteplici occasioni, ad esempio guarendo il paralitico con le parole: «Affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati, alzati e cammina».
La donna protagonista di questo racconto è una peccatrice, colta nell'atto di offendere il vincolo matrimoniale. La legge dell'epoca prevedeva la lapidazione della donna, ma stranamente non dell'uomo, un segno evidente della sudditanza femminile e della prevalenza di una legge maschilista in certe culture e religioni. Secondo quella legge, la donna avrebbe dovuto morire. Gesù, tuttavia, impedisce che ciò accada, affermando che nessuno ha l'autorità di togliere la vita ad altri.
La pena di morte, con qualsiasi mezzo essa venga inflitta, non è legittimata da alcuna legge o religione. La dignità della persona umana, anche di fronte a crimini efferati, deve essere tutelata attraverso la logica del perdono e della misericordia, anziché dell'odio e della vendetta. Gesù, esercitando la sua piena autorità di Maestro e nuovo legislatore, la cui legge fondamentale è l'amore, perdona la donna e non la condanna. Al contempo, spinge i suoi accusatori a riflettere seriamente sulla propria condotta di vita.

L'effetto di questa forzata introspezione è descritto con precisione dall'evangelista:
«Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani».
È facile comprendere il significato di questi versetti: nessuno dei presenti era senza peccato, così come nessuno al mondo è esente da colpa. Nemmeno coloro che si ritengono più giusti degli altri, semplicemente perché sono abili nel non farsi scoprire. Questo esame di coscienza è possibile per tutti, con l'aiuto del Signore.
Dopo la fuga dei presunti giusti, Gesù rimane solo con la donna. Giovanni descrive questo commovente dialogo:
«Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono?». Gesù è a tu per tu con la peccatrice, immersa nello spazio della miseria e della debolezza umana. Da questa condizione di prostrazione, Gesù si erge, come facevano i veri maestri, con l'autorità che deriva dal comando del cuore e dello spirito, dalla pulizia morale.
Gesù, nella sua piena autorità di Figlio di Dio, perdona la donna senza condannarla, ma raccomandandole di non peccare più. L'evangelista Giovanni non ci fornisce ulteriori dettagli sulla donna o sul suo futuro, ma il contesto in cui questo episodio si inserisce è significativo. Gli scribi e i farisei pongono la domanda per mettere Gesù alla prova e trovare un motivo per accusarlo, sfruttando la chiarezza della legge mosaica che prescriveva la lapidazione delle adultere.
Gesù non entra nel merito della legittimità della legge, ma con un gesto e poche parole invita alla riflessione: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».
Questa è una grande lezione sulla bontà e la misericordia divina, un insegnamento che tutti dovremmo apprendere e che dovrebbe ispirare il nostro comportamento nelle innumerevoli situazioni simili che si presentano oggi. Nessuno di noi ha il diritto di giudicare gli altri; solo Dio può comprendere il cuore umano nella sua interezza.
Le parole del profeta Isaia, tratte dalla prima lettura di questa domenica di Quaresima, ci offrono un incoraggiamento profondo:
«Così dice il Signore, che aprì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti... Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa... Mi glorificheranno le bestie selvatiche... perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto».
Allo stesso modo, l'apostolo Paolo, nella lettera ai Filippesi, ci esorta a immergerci nel pensiero di Cristo:
«Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti».
Dobbiamo guardare avanti, oltre le nostre debolezze, peccati ed errori. È tempo di proiettarci verso l'eternità, sforzandoci di mantenere una sana condizione spirituale, poiché il Paradiso è accessibile a tutti. La corsa verso la meta può essere difficile, ma è fondamentale perseverare.
La nostra preghiera sia rivolta al Padre misericordioso, affinché possiamo vivere e agire sempre in quella carità che spinse il Figlio a dare la vita per noi.
Il Vangelo dell'adultera, nonostante le problematiche storiche legate alla sua collocazione testuale, porta una verità imbarazzante ma fondamentale: l'inclinazione umana al giudizio e la necessità di un approccio diverso basato sulla misericordia. Gesù, affrontando la sfida e la paura, incontra la donna condannata alla lapidazione, rivelando la sua forza nel rimanere saldo nella verità.
Di fronte a situazioni di sospetto e paura, lo spirito del giudizio attecchisce, portando a dissociarsi da realtà a rischio e a criminalizzare gli altri per rassicurare se stessi. La legalità viene usata come pretesto per eliminare l'altro e deridere la misericordia.
Gesù, chinandosi a scrivere per terra, compie un gesto altamente simbolico. È l'innocente che si annienta, prendendo su di sé il peso della realtà. Il suo giudizio rigenerante passa attraverso la sua umiliazione: «Io sono la luce del mondo».
Con la sua misericordia, Gesù è luce, volto umano di Dio che non condanna, ma disegna la nuova creatura. Egli rompe il cerchio mortale di coloro che si ritengono giusti e dissolve lo sguardo spudorato che giudica e condanna.
Il silenzio dell'Innocente è il giudizio più radicale sulle menzogne umane. Chi sa ascoltare questo silenzio? Coloro che se ne vanno, forse lo fanno per imbarazzo, o perché hanno compreso la serietà della parola di Gesù che libera.
La novità attesa, secondo Isaia, ha i tratti del germogliare. La liturgia della quinta Domenica di Quaresima ci presenta questo episodio emblematico. L'adulterio, all'epoca, prevedeva la lapidazione. Gli scribi e i farisei portano la donna a Gesù per metterlo alla prova: se avesse approvato la lapidazione, sarebbe stato accusato di disobbedienza alla Legge; se l'avesse negata, di disobbedienza alla Legge mosaica e avrebbe rischiato la denuncia all'autorità romana.
Gesù, con il suo gesto di scrivere per terra, invita a una riflessione profonda. Non si tratta di giudicare, ma di esaminare la propria coscienza. Papa Francesco ci ammonisce sulla pericolosità delle chiacchiere e del giudizio, definendoci "cristiani omicidi" quando parliamo male dei nostri fratelli.
Gesù, l'unico senza colpa, non scaglia la pietra perché non vuole la morte del peccatore, ma la sua conversione e vita eterna. La parabola della pecorella smarrita sottolinea il desiderio di Gesù di salvare chi si è perso.
Siamo chiamati a un esame di coscienza, a riflettere sui nostri comportamenti e a chiedere perdono attraverso il sacramento della riconciliazione. Gesù ci offre sempre la possibilità di ricominciare.
La libertà in Cristo non è licenziosità, ma servizio reciproco nell'amore. Camminare secondo lo Spirito significa non soddisfare i desideri della carne. L'amore di Cristo libera dai legami che generano ansia e paura.
San Paolo ci mette in guardia dal mordere e divorare a vicenda, invitandoci a non distruggere l'altro. Il desiderio di eliminare chi è diverso da noi è un segno della schiavitù della carne.
Il Vangelo di Giovanni, in particolare il capitolo 8, ci offre ulteriori spunti di riflessione attraverso l'incontro di Gesù con la donna samaritana. Questo episodio, come quello dell'adultera, rivela la trasgressione delle convenzioni sociali e religiose da parte di Gesù, che parla con una donna, una samaritana, una peccatrice.
Gesù, stanco del viaggio, si siede al pozzo di Giacobbe. La donna samaritana, sorpresa che un ebreo parli con lei, una samaritana, viene invitata a conoscere il "dono di Dio" e l'"acqua viva" che solo Lui può offrire.
Gesù rivela la situazione di peccato della donna, avendo avuto cinque mariti e convivendo con un altro uomo. Nonostante ciò, non si astiene dal parlarle, mostrando una forte simpatia verso la Samaria, in contrasto con la faziosità giudaica.
La samaritana, riconosciuto Gesù come profeta, si allontana per chiamare i suoi concittadini, testimoniando: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto ciò che ho fatto. Non sarà forse lui il Cristo?».
I discepoli, tornando in città, si meravigliano che Gesù parli con una donna, evidenziando la trasgressione sociale e religiosa che questo atto rappresentava all'epoca. I Samaritani, ascoltando Gesù, credono in lui e lo pregano di rimanere con loro.
Gesù, parlando con la samaritana, mostra come l'acqua viva che Egli dona non sia quella del pozzo, ma lo Spirito Santo, fonte di vita eterna. Il culto di Dio non è più legato a luoghi specifici, ma si vive in "Spirito e verità".
La donna, riconciliata con se stessa, con l'uomo, con il Giudeo, con il peccatore, sperimenta una gioia profonda. La sua conversione porta molti samaritani a credere in Gesù.
L'incontro di Gesù con la samaritana è un simbolo dell'amore incondizionato di Dio che supera le barriere razziali, sociali e morali. È un invito a riconoscere la presenza di Dio nella nostra quotidianità e a desiderare il suo volto.
Le Beatitudini ci ricordano la logica di Dio: la felicità appartiene ai miti, ai pacifici, ai puri, a coloro che vivono la loro vita come dono. I santi sono cristiani riusciti bene, che hanno lasciato germogliare la fede nel loro cuore, trasformandola in un albero frondoso che offre riparo agli altri.
La Santità non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel fare le cose di tutti i giorni straordinariamente bene. I santi, uomini e donne di tutti i tempi, ci mostrano come l'amore di Dio possa elevare la nostra umanità.
La vera storia, quella alternativa a quella dei potenti e della violenza, è quella inaugurata da Dio. La Santità è il modello della piena umanità, un obiettivo raggiungibile lasciando che il Signore riempia la nostra vita, trasformandola in dono per gli altri.