Le Omelie di Don Pietro Margini: Una Guida alla Vita di Fede

Le omelie di don Pietro Margini rappresentano un patrimonio spirituale significativo, permeato dalla sua profonda fede e dal suo amore incondizionato per Dio e per il prossimo. Don Margini (1917-1990) è ricordato per il suo instancabile ministero sacerdotale e per il suo ruolo di guida spirituale, che ha generato molti alla vita di fede.

Ritratto fotografico di Don Pietro Margini

La Figura di Don Pietro Margini e la Causa di Beatificazione

La memoria di don Pietro Margini è mantenuta viva dal ‘Comitato don Pietro Margini’, presieduto da Marco Reggiani, che promuove attivamente la causa della sua beatificazione. Marco Reggiani, ospite di Lucia Ascione nella puntata di ‘Bel tempo si spera’ del 15 marzo 2019, ha raccontato e ricordato il dono del sacerdozio di don Pietro, speso per i giovani, per le famiglie e per le comunità.

Reggiani ha sottolineato che: “Don Pietro Margini è stato per molti di noi un padre che ci ha introdotti alla vita di fede, ci ha generato alla vita di fede.” Questa testimonianza trova riscontro nelle parole dello stesso don Pietro, che nel suo testamento del 1973 scrisse: “Vi ho amato con la forza di un padre che faceva fatica a nascondere la tenerezza di una madre. Noi abbiamo toccato con mano la sua forza e la sua tenerezza che è stato il riflesso della tenerezza di Dio.”

L'impatto della sua figura è evidente anche nell'attenzione mediatica: lo staff di Sat2000 è entrato a Sant’Ilario d’Enza, dove don Pietro Margini è stato parroco dal 1960 per trent’anni, fino alla sua morte, per incontrare chi lo ha conosciuto e raccogliere le loro testimonianze.

Temi Fondamentali nelle Omelie di Don Pietro Margini

L'Omelia sulla Solennità di Cristo Re: Vittoria e Appartenenza

Nella sua omelia per la Solennità di Cristo Re, don Pietro Margini invita i fedeli a celebrare la gloria di Cristo, dalla quale nessuno può essere assente, poiché “siamo suoi, perché apparteniamo a Lui, perché Lui - come dice la Scrittura - ‘ci ha comprato’ (cfr 1 Pt 1,18-19)”. Egli esprime un profondo desiderio e una preghiera al Signore: che la vita di ciascuno sia “completamente degna di Gesù, sia forte, serena, nel saper affrontare le difficoltà, nel saper prendere con umiltà le cose difficili”.

Don Margini sottolinea che «Cristo «Re» vuol dire che Cristo ha vinto, ha vinto tutto: ha vinto il dolore, ha vinto la morte. La morte, la grande nemica, è stata annientata da Lui, perché Lui è risorto ed è risorto anche per noi; anche per noi, che siamo divenuti partecipi della sua grazia e partecipi della sua resurrezione.» L'amore di Cristo viene presentato come fondamento anche per il matrimonio, inteso come missione basata su un amore che “realizza, che sostiene, che indirizza”. Seguendo l’esempio di Cristo, la vita si riempie di bellezza e di una “gioia profonda del cuore, una gioia che vi accompagnerà sempre”.

Il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo: L'Eucaristia come Cuore della Chiesa

Nell'omelia per la festa del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno B, con letture da Es 24, 3-8; Eb 9, 11-15; Mc 14, 12-16. 22-26), don Pietro Margini evidenzia come questa solennità sia “caratterizzata dalla gioia della Chiesa che si stringe attorno all’Eucarestia, la Chiesa che riconosce nell’Eucaristia il suo cuore”. L'Eucaristia è presentata come il centro pulsante della vita ecclesiale, fonte di gioia e unione.

Immagine simbolica dell'Eucaristia

Le Omelie del Tempo Pasquale: Resurrezione e Spirito Santo

Don Pietro Margini ha dedicato molte delle sue omelie al tempo pasquale, offrendo spunti preziosi per vivere con frutto questo periodo. Nelle omelie relative a diverse domeniche, egli ha guidato i fedeli nella meditazione delle letture:

  • Domenica di Pentecoste (At 2,1-11; Sal 103; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16,12-15): “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). Don Margini invitava a sentire “com’è grande, com’è vera, com’è bella la promessa di Gesù”.
  • Domenica Ascensione di Gesù (At 1,1-11; Ef 4,1-13; Mc 16,15-20): “Oggi è un giorno di grande esultanza.”
  • VI Domenica di Pasqua (At 10,25-27. 34-35. 44-48; 1Gv 4,7-10; Gv 15,9-17): La consegna entusiasmante e il comando evidente: “Rimanete nel mio amore”.
  • V Domenica di Pasqua: Un invito alla preghiera e alla meditazione delle letture per vivere con frutto.
  • IV Domenica di Pasqua (At 4,8-12; 1 Gv 3,1-2; Gv 10,11-18): “È scoprire fino in fondo la nostra realtà.”
  • III Domenica di Pasqua (At 3, 13-15. 17-19; 1 Gv 2, 1-5; Lc 24, 35-48): “Gesù apparve in mezzo a loro e disse: - Pace a voi -”. (cfr. Lc 24,36).

In questo contesto pasquale, Don Pietro ricorda il percorso di Gesù dalla passione alla glorificazione: “Era morto per noi. Eravamo nel Cenacolo. Eravamo all’inizio della passione. Gesù dice: ‘Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato’.” Per don Margini, la gloria di Gesù consisteva nel “compiere totalmente la volontà del Padre”.

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Compiere la Volontà di Dio e la Gratitudine

Un tema ricorrente e centrale nelle predicazioni di don Pietro Margini è l'importanza di compiere la volontà di Dio e di vivere in uno stato di costante gratitudine. Egli affermava che “non c’è niente di più bello, di più valido, di più efficace che compiere con amore la volontà di Dio.” La grandezza dell’uomo, secondo don Pietro, risiede proprio in questo: “essere quali dobbiamo essere, a gloria, a onore del Padre.”

Don Margini sottolinea che “l’uomo non è fatto per se stesso, non è fatto per gli altri, è fatto per Iddio.” Da qui l’esortazione all'auto-interrogazione sulla “validità dei nostri propositi, la raggiunta proporzione dei nostri impegni e delle nostre responsabilità”. La gratitudine è un elemento dominante nella vita cristiana e nel ritmo della Messa: “Rendiamo grazie al Signore nostro Dio.” L’amore di Dio riversato su di noi, egli spiega, ci chiede solo ciò che è per il nostro bene, per la crescita del nostro amore e per la grandezza della nostra vita.

Ringraziare Dio significa “sentire che non possiamo ringraziarlo meglio che facendo meglio la sua volontà, che offrendo la nostra vita come un sacrificio di ringraziamento.” A questo amore divino deve corrispondere il nostro amore, che si manifesta nell'impegno a “vivere con maggiore disponibilità”, non per noi stessi, ma “per Iddio, vivere solo per Lui.” In Lui, infatti, “fiorisce tutto il resto: fiorisce il comandamento nuovo di amarci a vicenda come Gesù ci ha amato, fiorisce una pace e una carità che non sono di parole, di espressioni.” Questa carità vera nasce dal profondo dell’anima e si spinge fino al sacrificio per il prossimo, conferendo alla nostra vita “così tanto potere”.

Il senso ultimo della nostra vita, per don Pietro, è il servizio al Signore: “Dio ci ha creato per servirlo e nel suo servizio sta la nostra grandezza, perché servire Dio è regnare, perché servire Dio è acquistare la sua ricchezza. Nel suo dono la nostra vita prende le vere proporzioni.” Egli esorta a impegnarsi a “ringraziare Dio ogni giorno, ogni ora” e a fare della nostra vita “una grande, continua ricerca della volontà di Dio.” Siamo suoi perché ci ha creati e redenti, e dobbiamo esserlo “con la nostra disponibilità, con la nostra obbedienza, con il nostro impegno”, facendo dei suoi comandamenti “la norma continua del nostro agire e del nostro sentire.”

Il ringraziamento, infine, si traduce in “una fedeltà di preghiera, pregare bene, in una fedeltà di virtù, agire come ha agito Gesù, in una ricchezza grande e in una umiltà fervida.” La vera ricchezza è nell’amore, e il fervore nell’entusiasmo di fare “tutto come ha fatto Gesù e tutto sia gloria al Padre com’è stata gloria la vita di Gesù. Se Dio è stato glorificato in Lui così dev’essere per noi.”

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