L'Omelia di Papa Francesco su Luca 17,20-25: La Natura Nascosta e Silenziosa del Regno di Dio

Il Vangelo secondo Luca (17,20-25): L'interrogativo sul Regno

In quel tempo i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il Regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi».

Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’Uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’Uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che Egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

La Comprensione del Regno di Dio: Tra aspettative e realtà

La prospettiva dei Farisei

I farisei pensavano che il regno di Dio si manifestasse in un modo grandioso. Essi ritenevano che il Regno di Dio potesse arrivare solo dopo che la gente fosse giunta alla perfetta osservanza della Legge di Dio. Per loro, la venuta del Regno sarebbe stata la ricompensa di Dio al buon comportamento della gente, e il messia sarebbe venuto in modo ben solenne come un re, ricevuto dal suo popolo.

La rivelazione di Gesù: Il Regno "in mezzo a voi"

Gesù, invece, dice il contrario: per Lui, il Regno di Dio è venuto già ed è già in mezzo a noi, indipendentemente dai nostri sforzi o meriti. Il figlio di Dio, fin dalla sua nascita a Betlemme, ci dà testimonianza che la Redenzione che compirà seguirà rotte ben diverse da quelle immaginate dai farisei. Il regno di Dio è arrivato con tanta semplicità e normalità che molti non possono credere che sia già presente in mezzo a loro. Essi ritengono troppo scandaloso che la Verità più profonda irrompa in un modo tanto semplice e discreto.

Gesù ci insegna che la fede è un dono che Dio concede ai semplici di cuore: a quelle persone che sanno trovarla in mezzo alle normali occupazioni e nelle persone con le quali coltivano una relazione. È sufficiente che abbiano un cuore pronto ad accogliere e giovane tanto da voler imparare quello che Egli ci insegna.

Dio ci parla attraverso lo Spirito. E lo fa quando vuole e dove vuole. Come diceva santa Teresina: «Il Dottore dei dottori insegna senza tanti discorsi. Non l’ho mai sentito parlare, però so che è in me. In tutti gli istanti mi guida e mi ispira; ma è proprio nel momento opportuno che scopro chiarezze fino allora sconosciute».

Illustrazione del seme che cresce silenziosamente nel terreno, simbolo del Regno di Dio

L'Omelia di Papa Francesco: La Crescita Silenziosa della Chiesa e del Regno

Commentando l’odierno Vangelo di Luca (Lc 17,20-25), Papa Francesco ribadisce che il Regno di Dio “non è spettacolare” e cresce nel silenzio. La Chiesa cresce «nella semplicità, nel silenzio, nella lode, nel sacrificio eucaristico, nella comunità fraterna, dove tutti si amano e non si spellano». La Sposa di Cristo ha un temperamento silenzioso, genera frutti «senza chiasso», senza «suonare la tromba come i farisei».

Il Regno non è spettacolare

Il Signore ci ha spiegato come cresce la Chiesa con la parabola del seminatore: il seminatore semina e il seme cresce di giorno, di notte… Dio dà la crescita e poi si vedono i frutti. È importante questo: primo, la Chiesa cresce in silenzio, di nascosto; è lo stile ecclesiale. E come si manifesta nella Chiesa? Per i frutti delle buone opere, perché la gente veda e glorifichi il Padre che è nei cieli - dice Gesù - e nella celebrazione - la lode e il sacrificio del Signore - cioè nell’Eucarestia. Lì si manifesta la Chiesa: nell’Eucarestia e nelle buone opere.

Papa Bergoglio, nell’omelia, insiste: «La Chiesa cresce per testimonianza, per preghiera, per attrazione dello Spirito che è dentro, non per gli eventi». Certo, anche quelli “aiutano”, ma «la crescita propria della Chiesa, quella che dà frutto, è in silenzio, di nascosto, con le buone opere e la celebrazione della Pasqua del Signore, la lode di Dio».

La Tentazione dello Spettacolo e della Mondanità

Il Signore ci aiuta a non cadere nella tentazione della seduzione. «Noi vorremmo che la Chiesa si vedesse di più; che cosa possiamo fare perché si veda?». E al solito si cade in una Chiesa degli eventi che non è capace di crescere in silenzio con le buone opere, di nascosto. In un mondo dove troppo spesso si cede alla tentazione della spettacolarità, della mondanità, dall’apparire, Papa Francesco ricorda che lo stesso Gesù è stato tentato dalla seduzione dello spettacolo: «Ma perché tanto tempo per fare la redenzione? Fa’ un bel miracolo. Buttati dal tempio e tutti verranno, vedranno e crederanno in te».

Ma Lui ha scelto «la via della predicazione, della preghiera, delle opere buone», «della croce» e «della sofferenza». La Chiesa cresce anche con il sangue dei martiri, uomini e donne che danno la vita. Oggi ce ne sono tanti. Curioso: non sono notizia. Il mondo nasconde quello. Lo spirito del mondo non tollera il martirio, lo nasconde.

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Il Regno come Festa, non Spettacolo

«Lo spettacolo! Mai il Signore dice che il Regno di Dio è uno spettacolo. È una festa! Ma è diverso. È festa, certo, è bellissima. Una grande festa. E il Cielo sarà una festa, ma non uno spettacolo». La nostra debolezza umana preferisce lo spettacolo. Ed è quanto accade, a volte, nelle celebrazioni di alcuni sacramenti, in particolare alle nozze, portando a domandarsi se si è venuti a ricevere un Sacramento o a fare lo spettacolo della moda, del farsi vedere, della vanità.

«Il giorno che farà rumore, lo farà come la folgore, guizzando, che brilla da un capo all’altro del cielo. Così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno, il giorno che farà rumore. E quando uno pensa alla perseveranza di tanti cristiani, che portano avanti la famiglia - uomini, donne - che curano i figli, curano i nonni e arrivano alla fine del mese con mezzo euro soltanto, ma pregano, è lì il Regno di Dio, nascosto, in quella santità della vita quotidiana, quella santità di tutti i giorni. Perché il Regno di Dio non è lontano da noi, è vicino!».

«Il Regno di Dio è umile, come il seme: umile ma viene grande, per la forza dello Spirito Santo. Il regno di Dio non “non ama la pubblicità” ma è lo Spirito Santo a farlo crescere, nascosto e umile. Il regno di Dio non è uno spettacolo, né "un carnevale", “non ama la pubblicità”: è lo Spirito Santo a farlo crescere, non “i piani pastorali”».

Riflessioni Ulteriori e Implicazioni per la Vita Cristiana

La Sorpresa del Regno e la Docilità allo Spirito

Il Papa sottolinea che il Regno di Dio è sempre «una sorpresa» perché è «un dono dato dal Signore». La domanda sulla sua venuta è antica, presente anche in Giovanni Battista in carcere o nella «sfacciata» richiesta di scendere dalla croce. «Sempre il dubbio», la «curiosità» su quando verrà il regno di Dio, nota Francesco. La risposta di Gesù è chiara: «Il regno di Dio è in mezzo a voi». Quel «lieto annuncio» nella sinagoga di Nazareth, quando Gesù, dopo aver letto un passo di Isaia, dice che quella Scrittura si è adempiuta «oggi» in mezzo a loro.

Come il seme che, seminato, cresce da dentro, così il regno di Dio cresce «di nascosto» in mezzo «a noi» o si trova nascosto come «la gemma o il tesoro» ma «sempre nell’umiltà». «Ma chi dà la crescita a quel seme, chi lo fa germogliare? Dio, lo Spirito Santo che è in noi. E lo Spirito Santo è spirito di mitezza, spirito di umiltà, è spirito di ubbidienza, spirito di semplicità. È lui che fa crescere dentro il regno di Dio, non sono i piani pastorali, le grandi cose… No, è lo Spirito, di nascosto. Fa crescere e arriva il momento e appare il frutto».

Nel caso del buon ladrone, il Papa si domanda chi sia stato a seminare il seme del regno di Dio nel suo cuore: forse la mamma o forse un rabbino. Poi, forse, se ne è dimenticato, ma ad un certo punto «di nascosto» lo Spirito lo fa crescere. Oggi è un giorno per chiedere la grazia della docilità allo Spirito Santo. Tante volte noi siamo docili ai nostri capricci, ai nostri giudizi. Così non cresce il Regno, non cresciamo noi. Sarà la docilità allo Spirito Santo che ci farà crescere e trasformare come il lievito e il seme.

Icona raffigurante lo Spirito Santo sotto forma di colomba o fuoco

Trovare Dio nel Quotidiano: I "Santi della Porta Accanto"

Gesù desidera far riflettere sul fatto che tante volte ci aspettiamo che la presenza di Dio sia segnata da fatti straordinari, e non ci accorgiamo che Lui è già nelle nostre vite, però in una maniera semplice: «non viene in modo da attirare l’attenzione». Dio si fa presente nelle nostre relazioni, nella comunità cristiana, nel lavoro quotidiano. Tutti questi sono luoghi per incontrare concretamente il Signore e vivere il Vangelo.

Il Signore, quindi, non ci chiede di cercarlo chissà dove o chissà come e ci mette anche in guardia da chi alza troppo la voce proclamando di averlo trovato. Chi vive il proprio cammino cristiano quotidianamente, con discrezione, cercando sinceramente Dio senza troppo rumore, di fatto rappresenta un grande esempio. E se si aprono gli occhi ci sono persone così, che testimoniano la presenza del Regno di Dio. Sono i «santi della porta accanto» di cui parla Papa Francesco.

«Penso che quando la gente guardava la Madonna, lì, che seguiva Gesù: ‘Quella è la mamma, ah…’. La donna più santa, ma di nascosto, nessuno sapeva il mistero del regno di Dio, la santità del regno di Dio. E quando era vicino alla croce del figlio, la gente diceva: ‘Ma povera donna con questo criminale come figlio, povera donna…’. Niente, nessuno sapeva».

Avere una vita spirituale significa perdere tempo per sintonizzarci con il regno di Dio che abita già questo presente, e lasciarsi educare dalla Sua presenza. Perché il regno di Dio non è un luogo, ma Qualcuno. È Gesù, è la Sua resurrezione in azione, è la Sua Presenza che salva, è il lievito che fermenta tutta la pasta, il sale che dà il sapore ad ogni cosa. Il regno di Dio è il motivo per cui vale la pena vivere. Se non siamo connessi a questo motivo, allora in noi non agisce più la vita, ma la morte. Ecco perché più importante di ogni cosa non è programmare eventi, ma tornare ad imparare a pregare. La preghiera ci salva perché distrugge quella disperazione che rode la vita dal suo interno.

La Vigilanza e la Sofferenza

Il Vangelo poi si conclude con l’immagine della folgore. Non va forse in contraddizione con questa immagine di un Regno di Dio già presente, ma in una maniera discreta e silenziosa? Forse qui il Signore vuole mettere più l’accento sulla vigilanza. La folgore passa veloce. È fondamentale essere vigilanti per vederla. Il giorno che farà rumore, lo farà come la folgore, guizzando, che brilla da un capo all'altro del cielo. Così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno, il giorno che farà rumore, ma prima è necessario che Egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione.

Sant'Agostino a tal proposito diceva: «Signore ho paura che tu passi nella mia vita e io non me ne accorga!». Il rischio di non accorgerci del passaggio di Gesù nella nostra vita dovrebbe inquietarci. Spesso preghiamo, chiediamo segni "a destra e a manca", ma non ci rendiamo conto che l'ingresso di Gesù nella nostra vita avviene nel nascondimento e nell'umiltà. Dio parla al nostro cuore, attraverso la sua parola e le mozioni dello Spirito Santo, ma sa coglierle solo chi coltiva l'intimità con Lui. Anche gli avvenimenti della vita ci parlano, ma spesso li lasciamo correre come se fossero una serie di cose a caso. Eppure, come diceva Einstein, quante volte il "caso" è la firma di Dio in incognito! Di san Francesco è detto che sapeva cogliere la volontà di Dio da una foglia che cadeva.

Inoltre, Gesù ci parla anche di sofferenza. Questo ci dice che camminare con Lui non significa non avere problemi, anzi, andremo incontro a persecuzioni, ma la promessa di Gesù è certa: Egli, che vive nascosto in coloro che lo hanno accolto, un giorno verrà, e verrà nella gloria, e coloro che lo hanno accolto e seguito parteciperanno alla sua gloria! Del regno di Dio, dunque, è parte anche la sofferenza, la croce; la croce quotidiana della vita, la croce del lavoro, della famiglia, la croce di portare avanti bene le cose, questa piccola croce quotidiana, il rifiuto. Pertanto, perché un giorno possiamo parteciparvi, iniziamo dal partecipare alle sue sofferenze, vissute e offerte per amore. Anziché lamentarci e piangerci addosso, viviamo le piccole-grandi difficoltà di ogni giorno come occasioni per offrire "un fiore" a Gesù: il fiore profumatissimo del sacrificio non sofferto ma offerto per amore.

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