La benignità del Salvatore si manifesta come un filo invisibile d'amore che permea la storia della salvezza, dalla promessa divina alla sua piena realizzazione. È un attributo centrale di Dio, rivelato attraverso le sue molteplici misericordie, il perdono dei peccati, la guarigione e una presenza costante nella vita dell'uomo. Questa benignità non è solo un sentimento, ma un'azione concreta che trasforma l'esistenza umana.
La Lode per la Misericordia Divina nei Salmi
Il Salmo 103: Un Inno di Gratitudine
Il Salmo 103 è un inno di gioia e di ringraziamento che celebra le innumerevoli misericordie di Dio, ponendo un'enfasi particolare sulla sua amorevole benignità nel perdonare i peccati e le trasgressioni (Versetto 3, 8-12, 17). L'autore, che la tradizione assegna a Davide, invita la propria anima e tutta la creazione a lodare e benedire il Signore sul suo trono celeste (Versetto 19).
Il salmista esorta: "Benedici il Signore, anima mia", un invito che si ripete e risuona come un appello a ogni singola anima ad iniziare un canto di lode che sfocia in un coro generale di benedizione da parte di tutta la creazione. Questa benedizione va oltre la semplice lode, implicando affetto e gratitudine profonda che coinvolge "tutta la mia natura: intelletto, emozione, sentimento, cervello, cuore, polmoni, lingua". È un invito a benedire il suo "santo Nome", ovvero la sua Personalità manifesta, che è quasi la stessa cosa di Lui.
Tra i "benefici" ricevuti, il salmista evidenzia:
- La misericordia divina nel peccato: Dio perdona le moltissime iniquità, di vario genere (incluse omissioni e servizio non reso), anche quelle aggravate e di profonda tintura, commesse in ogni relazione e fase della vita.
- La restaurazione divina: Questo include il ristoro dalla stanchezza quotidiana, la guarigione dai disturbi e mali meno gravi, e persino il riportare dalla tomba in caso di malattia pericolosa.
- Le amorevoli gentilezze: Tutte quelle attenzioni che rendono la vita bella e lieta, come l'eccellenza dell'amore umano, le comodità della vita domestica e la gioia sacra dell'adorazione.
- La continuazione della protezione divina: Dio soddisfa l'esistenza dell'uomo con cose buone, lo rinnova nella sua virilità, donandogli il vigore e la speranza della giovinezza anche in età avanzata.
Il salmista ci ricorda di "non dimenticare" questi benefici, poiché è facile, pur essendo devoti, essere così assorbiti dalle preoccupazioni presenti o future da ignorare l'azione divina. Una lode piena e con tutto il cuore, che viene dal cuore oltre che dalle labbra, è un'offerta quotidiana. La gratitudine per la bontà di Dio dovrebbe essere un fattore potente nell'anima, abbellendo il carattere spirituale e rendendo la vita risonante di canto sacro.

Dio Medico di Anima e Corpo: Prospettive Antiche e Nuove
La Concezione della Malattia nell'Antico Testamento
Nell'Antico Testamento, la malattia era spesso considerata come un segno esteriore e una conseguenza del peccato. Sotto il sistema mosaico, sia il malato che coloro che lo curavano erano trattati come "impuri". La lebbra, in particolare, fu presa come rappresentante di tutte le forme di malattia, e la legge degli "impuri" fu rigorosamente applicata in relazione ad essa, nonostante causasse gravi disordini familiari e sociali.
L'ebraismo, tuttavia, non suggeriva mai l'idea che il carattere fosse colto dall'esperienza della malattia, e i sacerdoti non offrivano esempi di cura dei malati. Gli amici di Giobbe, ad esempio, non riuscivano a considerare altro punto di vista sulla malattia se non quello della punizione divina, sebbene Giobbe fosse convinto che ci dovesse essere un significato più alto. Tuttavia, Dio è sempre stato riconosciuto come il Guaritore di tutte le malattie degli uomini. Un esempio significativo è Ezechia, che, colpito da una grave malattia, si rivolse a Dio nella sua angoscia e ottenne la guarigione attraverso la preghiera della fede e l'uso di mezzi, come una focaccia di fichi suggerita dal profeta Isaia.
La Guarigione Divina nel Messaggio Cristiano
Nel contesto cristiano, la guarigione non è solo fisica, ma anche spirituale. Dio è il Medico di entrambi: il peccato, malattia dell'anima, e la malattia, infermità del corpo. L'opera del medico umano, pur essenziale, deve essere sempre ricondotta al Medico Divino, che solo ha dimostrato di essere la forza ristoratrice della vitalità umana. La benignità di Dio si manifesta nel perdono delle iniquità e nella guarigione delle malattie dell'anima, quelle condizioni di fragilità e infermità da cui provengono le iniquità.
La Benignità di Cristo: L'Incontro con la Fragilità Umana
La Fede del Centurione e la Risposta di Gesù
Un esempio eloquente della benignità del Salvatore si trova nell'incontro di Gesù con il centurione romano. Questo uomo potente, un pagano, si rivolge a Gesù non per sé, ma per il suo servo malato che giace paralizzato e soffre terribilmente. Il suo gesto rivela una profonda umanità e sollecitudine per una persona a lui cara.
Il centurione non chiede, ma racconta a Gesù la sofferenza, consegnandola al Maestro con una fiducia straordinaria. Le sue parole, che risuonano ancora oggi nella liturgia eucaristica - "Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito" - esprimono un'umiltà e una fede che vanno oltre ogni aspettativa. Davanti a questa fiducia, Gesù si meraviglia e dice a coloro che lo seguono: "In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande". Questo episodio sottolinea come la fede possa andare oltre il toccare e lo sperimentare sensibile, orientando verso la certezza che la grazia e i doni ricevuti sono infinitamente di più.
La Promessa di Salvezza Universale
Alla preghiera fervente del centurione, Gesù risponde: "Io verrò e lo curerò". Questa dichiarazione solenne non solo promette guarigione, ma annuncia un programma di salvezza per tutti i popoli, non solo per gli Ebrei. L'Avvento, tempo di attesa e conversione, ci prepara a questo stupore di un Dio che si rende accessibile e che viene incontro a un'umanità malata e sofferente. Il centurione diventa così un modello, dimostrando che non è necessario appartenere a un popolo o nascere in un determinato contesto sociale per incontrare Dio e convertirsi. La salvezza viene data a chi la cerca e crede nella Parola di Gesù, una parola che salva.
Gesu' e il centurione pagano.avi
La Speranza Nata dalla Carità e dalla Bontà
La Bontà come Forma Umana dell'Amore Divino
La benignità divina trova la sua espressione più visibile e tangibile nella bontà, che è strettamente legata alla carità e alla speranza. Come osservava Charles Peguy, la speranza è la virtù "bambina" che spinge e trascina con sé la fede e la carità, ma sono queste ultime a consentirle di prendere slancio. San Paolo, nella Lettera ai Romani, stabilisce un chiaro rapporto tra speranza e amore: "La speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato" (Rm 5,5). È l'esperienza interiore dell'amore di Dio che suscita la speranza, e le tribolazioni stesse diventano occasione per rafforzarla.
La carità è l'amore che viene da Dio, che è in Dio, che è Dio stesso. Questa dimensione trascendente dell'amore divino si è fatta carne in Gesù, il Figlio amato del Padre, che ha condotto l'umana capacità di amare al suo punto più alto. A questa forma visibile dell'amore insondabile di Dio diamo il nome di bontà. La bontà, pur avendo subito una "mortificazione" nel suo significato comune, resta l'unico aggettivo che si possa usare incondizionatamente, poiché "non si può essere abbastanza buoni". L'incontro con persone veramente buone suscita sempre stupore e ha un potente effetto di "ossigenazione" sugli altri.
Le Manifestazioni della Bontà nel Limite Umano
La bontà si manifesta come un amore che incontra l'umano nella sua strutturale fragilità, nel suo limite e nella sua debolezza. Possiamo individuare tre forme principali in cui la bontà risponde al limite della condizione umana:
- Cura affettuosa per chi è ferito nel corpo e nella mente, rispondendo alla fragilità fisica e psichica.
- Perdono e desiderio di riscatto per chi sbaglia o offende, affrontando il limite dell'errore e della colpa.
- Pazienza e benevolenza per chi non è all'altezza, di fronte alla fragilità spirituale, alla fatica e all'incomprensione.
La bontà risponde anche al bene e al bello sperimentati dall'uomo, manifestandosi con gratitudine e lode per il bene ricevuto, con interiore soddisfazione per il bene compiuto, e con gioia e letizia per il bene diffuso e riconosciuto. Tutto ciò si è attuato in modo sublime nella persona e nella missione del Signore Gesù, il nostro Redentore.
Edificare la Civiltà dell'Amore
La bontà ha una rilevanza sociale fondamentale. Come esortava san Paolo VI, si tratta di costruire la "civiltà dell'amore", dove la società, intesa come un'organizzazione razionale di interessi, si eleva a civiltà grazie all'amore. La forma umana dell'amore trascendente, la bontà, diventa la fonte ispiratrice di ogni progettualità sociale. Non si tratta di semplici buoni sentimenti, ma di uno slancio del cuore che impegna seriamente nell'azione: è coraggiosa, tenace, creativa, empatica e non si ferma di fronte al sacrificio. L'uomo è chiamato a conservare buono il suo cuore, lasciandosi conquistare dalla bontà del Cristo Redentore, che opera segretamente nel mondo, poiché "L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene" (Lc 6,45). Edificare la civiltà dell'amore attraverso la forza disarmante della bontà significa porre le basi per un futuro sereno e donare speranza al mondo, con l'aiuto della grazia divina che fa sorgere "uomini veramente nuovi, artefici di una nuova umanità".
Il Culmine della Benignità: L'Incarnazione e la Salvezza Pasquale
Dio si China: L'Umiltà del Natale
Il mistero dell'Incarnazione rappresenta il culmine della manifestazione della benignità divina. Come canta Israele nel Salmo 113, Dio, pur sedendo nell'alto, "si china a guardare nei cieli e sulla terra". Questa parola, profetica, acquista a Betlemme un realismo inaudito: Dio si china, scende Lui stesso come bambino nella miseria della stalla, simbolo di ogni necessità e stato di abbandono degli uomini. Il Creatore, che tutto tiene nelle sue mani, si fa piccolo e bisognoso dell'amore umano, diventando totalmente dipendente.
La stalla diventa il luogo della sua gloria. Niente può essere più sublime e grande dell'amore che si china, discende e si rende dipendente. La gloria del vero Dio diventa visibile a Betlemme quando si aprono gli occhi del cuore. Luca narra che Dio sollevò il velo del suo nascondimento dapprima davanti a persone di condizione umile, i pastori, che "vegliavano", cioè erano vigili e in attesa di Dio. Ad un cuore vigilante è rivolto il messaggio della grande gioia: "in questa notte è nato per voi il Salvatore". Avvolti dalla gloria di Dio, i pastori ascoltano il canto degli angeli: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini della sua benevolenza". Questo canto esprime una nuova maniera in cui Dio si è manifestato: la sua altezza si trova ora nella stalla, ciò che era basso è diventato sublime. La gloria di Dio è la pace, che Egli dona a coloro che, umili e vigilanti, rispondono alla sua altezza, all'altezza dell'umiltà e dell'amore. In questo modo, la pace entra nel mondo. Dio, fattosi bambino, ci invita ad amarlo senza paura, a fare tutto il possibile affinché la tribolazione dei bambini finisca e la luce di Betlemme tocchi i cuori degli uomini, portando conversione e cambiamento.

Il Mistero Pasquale: Perdono, Guarigione e Rinascita
La benignità del Salvatore si completa e si manifesta in modo definitivo nel Mistero Pasquale. L'apostolo Paolo ci trasmette il "kerigma", il cuore della fede cristiana: "Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risorto". Questo avvenimento preciso, fondamento della vita, della morte e dell'oltre la morte di ogni cristiano, è la Pasqua.
Gesù stesso, dopo la sua risurrezione, continua a manifestare questa benignità. Ai due discepoli di Emmaus, scoraggiati e delusi, Egli si affianca e "camminava con loro", ascolta il loro sfogo, li rimprovera e spiega le Scritture, aprendo la loro mente alla comprensione. Infine, si rivela a loro "allo spezzare del pane", un segno della sua continua presenza sacramentale. Questo ci insegna che Gesù raggiunge l'umanità smarrita e delusa, e che la Chiesa ha il compito di ascoltare il mondo ma anche di portare la Parola che rigenera interiormente.
Il dono dello Spirito Santo, ricevuto nel Battesimo e nella Cresima, è essenziale per comprendere le "cose dello Spirito di Dio". Senza di esso, si rischia di vivere male, interpretando la vita in modo meramente materiale e ritenendo il Vangelo irrealizzabile. Lo Spirito Santo, invece, ci illumina, rivelando la vera e più profonda realtà della Parola di Dio.
Gesù, il "buon pastore", dà la vita per le sue pecore, manifestando un amore che non si ferma neanche di fronte al lupo. Questo dono di Cristo per ciascuno di noi ci aiuta a riscoprire la nostra vocazione, una chiamata ad imitare il suo amore donandosi agli altri. Persino di fronte all'incredulità, come quella di Tommaso, Gesù non abbandona allo scetticismo, ma va incontro, offrendo pace e la possibilità di "vedere, mettere la mano nel costato, toccare". La fede, pur richiedendo una risposta interiore, non è cieca e può essere sostenuta da segni. La magnifica preghiera di Tommaso, "Mio Signore e mio Dio!", diviene un modello di adorazione.
Anche la divina maternità di Maria è parte di questa manifestazione della benignità. Il "mirabile commercium" (meraviglioso scambio) dell'Incarnazione, in cui il Creatore ha preso un'anima e un corpo da una vergine, ha reso possibile il dono della Redenzione, sottolineando l'inscindibilità del mistero di Maria e di Gesù. Questo evento, celebrato a Natale, porta con sé un'esortazione all'esultanza, poiché "il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia". La sua presenza è partecipativa, agisce con amore, stima, benevolenza, vicinanza e provvidenza. L'Avvento, infatti, ci invita alla gioia, all'amabilità e alla fiducia, in attesa di Colui che, più forte di noi, battezzerà in Spirito Santo e fuoco, operando giustizia e misericordia e conducendoci a una conversione concreta che incida nei comportamenti della vita.