Il 3 febbraio, nel pieno dell'inverno, in molte chiese si rinnova un antico e silenzioso gesto: la benedizione della gola. Questo rito semplice, che prevede l'uso di candele incrociate e parole sussurrate, affonda le sue radici in secoli di fede, nella paura delle malattie e nel bisogno di protezione.
I riti religiosi che si legano a tradizioni ancestrali spesso riflettono i cicli delle stagioni, della vita e della storia umana attraverso archetipi e figure sante. In questo contesto, la festa della Candelora, celebrata il 2 febbraio, precede la festa di San Biagio, che ricorre il giorno successivo.

Chi era San Biagio?
San Biagio è ricordato dalla Chiesa il 3 febbraio, data presunta della sua decapitazione. Originario dell'Armenia, visse nel IV secolo e divenne vescovo della città di Sebaste, dove compì numerosi miracoli. La tradizione narra che guarì miracolosamente un bambino a cui si era conficcata una lisca di pesce in gola, motivo per cui è invocato come protettore per i mali di questa parte del corpo. A questo episodio risale il rito della "benedizione della gola", compiuto con due candele incrociate. La formula pronunciata dal sacerdote è: "Per intercessione di San Biagio, Vescovo e Martire, Dio ti liberi dal mal di gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen".
San Biagio è venerato sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa. Durante la persecuzione di Licinio, fu arrestato dal preside Agricolao e imprigionato dai Romani a causa della sua fede cristiana. Durante il processo, rifiutò di rinnegare la sua fede e per punizione fu straziato con i pettini di ferro utilizzati per cardare la lana.
Il Rito della Benedizione della Gola
Il rito della benedizione della gola avviene tradizionalmente con due candele benedette, incrociate e avvicinate al collo dei fedeli. Questo gesto richiama la luce, la protezione e la soglia fragile tra salute e malattia, particolarmente sentita nei mesi invernali quando il corpo è più esposto e vulnerabile.
Come spesso accade, il rito cristiano si innesta su una sensibilità più antica. Febbraio è da sempre considerato un mese di passaggio, instabile e rischioso, in cui proteggere il corpo significava anche proteggere la comunità. Il senso del benedire la gola è profondamente legato alla memoria di malattie che un tempo erano spesso mortali, soprattutto per i bambini. Fino ai primi dell'Ottocento, alcune affezioni della gola, come la difterite, venivano genericamente chiamate "squinzania" e potevano portare all'impossibilità di respirare. La disperazione nei secoli ha spinto a cercare protezione da queste malattie inesorabili.

Radici Storiche e Popolari
La festa di San Biagio, e il rito ad essa collegato, ha profonde radici storiche e popolari. In molte comunità, la celebrazione si intreccia con tradizioni culinarie, come la preparazione di dolci specifici. Ad esempio, in Abruzzo, vengono preparati taralli e tarallucci, spesso a forma di ciambella, che ricordano simbolicamente la gola protetta dal Santo. A Taranta Peligna, si perpetua un rito singolare che risale al XVI secolo, con la preparazione di "panicelle" benedette, a forma di mano benedicente.
A L'Aquila, si prepara la "ciambella" o "torta di San Biagio", condita con uvetta, anice e canditi, che viene portata in Chiesa per essere benedetta e consumata. Queste tradizioni culinarie sottolineano il legame tra la festa religiosa e la vita quotidiana delle comunità.

San Biagio nella Liturgia e nell'Iconografia
La figura di San Biagio rimane un punto di unione tra storia e leggenda. La sua agiografia, tramandata oralmente e scritta da storici come Camillo Tutini, lo descrive come medico e vescovo di Sebaste, martirizzato intorno al 316 sotto l'imperatore Valerio Licinio. La sua venerazione è diffusa sia in Occidente che in Oriente.
L'iconografia lo raffigura spesso con candele incrociate, simbolo del rito di benedizione, e con il pettine di lana, strumento del suo martirio. L'altare a lui dedicato in alcune chiese, descritto da storici come Mons. Merra e Borsella, testimonia la devozione popolare nei secoli.
La Vita Miracolosa di San Biagio: Medico, Vescovo e Martire
La Benedizione della Gola Oggi
Ancora oggi, la festa di San Biagio e la benedizione della gola rappresentano un momento di profonda continuità storica e di forte partecipazione popolare. In molte località, come Nardò, la celebrazione è arricchita da iniziative volte a spiegare il significato del rito, soprattutto ai più piccoli. È stato realizzato un libretto illustrato, "San Biagio a Nardò: storia, miracoli e devozione per i più piccoli", che accompagna i bambini alla scoperta della figura del Santo e del rito della benedizione, sottolineando che non si tratta di un gesto magico, ma di un atto di fede.
La benedizione della gola è un atto attraverso il quale la Chiesa affida a Dio, per intercessione di San Biagio, la salute del corpo e dell'anima. Questo rito, che unisce fede, tradizione e storia, continua a offrire conforto e speranza, specialmente nei periodi più freddi e vulnerabili dell'anno.