Monsignor Antonio Buoncristiani: Ministero, Riforme e Storia dell'Arcidiocesi di Siena

Profilo Biografico e Carriera Ecclesiastica di Monsignor Antonio Buoncristiani

Nato a Cerreto di Spoleto (PG) il 20 dicembre 1943, Antonio Buoncristiani è stato ordinato Presbitero per la Chiesa di Foligno il 13 luglio 1968, dopo aver compiuto i suoi studi come alunno dell'Almo Collegio Capranica in Roma.

In quello stesso anno, ha conseguito la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, dove successivamente ha ottenuto anche la Licenza in Scienze Sociali. Ha completato i suoi studi con la Laurea in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense e con quella in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Perugia.

Durante i lunghi anni di studio, ha svolto sempre incarichi pastorali nella Diocesi di Foligno, come parroco, segretario della Visita Pastorale e del Sinodo.

Dopo essere stato anche alunno della Pontificia Accademia Ecclesiastica, nel 1976 è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede, ricoprendo l'incarico di Segretario di Nunziatura prima in Costa Rica (America Centrale) e poi in Zambia e Malawi (Africa).

Nel 1981, richiamato dal Vescovo Monsignor Giovanni Benedetti e rientrato in diocesi con il permesso del Santo Padre, è stato nominato Vicario Generale della Diocesi di Foligno, svolgendo contemporaneamente vari incarichi pastorali a livello regionale e nazionale. In quello stesso periodo ha insegnato Sociologia e Psicologia della Religione presso l'Istituto Teologico e l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi.

Il 22 luglio 1994 è stato nominato Vescovo della Diocesi Suburbicaria di Porto - Santa Rufina, ricevendo l'ordinazione episcopale dal Cardinale Agostino Casaroli nella Cattedrale di Foligno l'1 ottobre 1994 e facendo il suo ingresso a Porto - Santa Rufina il 23 ottobre 1994. In questo ruolo è stato predecessore di Monsignor Gino Reali, nominato Vescovo della stessa Diocesi il 23 febbraio 2002 e consacrato il 7 aprile 2002 nel Duomo di Spoleto, con Monsignor Antonio Buoncristiani tra i con-consacranti.

Negli anni 1997-1999 ha ricevuto l'incarico di Delegato Pontificio della Società San Paolo, con particolare riferimento ai Periodici Paolini. Nella Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha presieduto il Comitato per l'Edilizia di Culto ed è stato membro della Commissione Episcopale per i Problemi Giuridici.

Il 23 maggio 2001 è stato promosso Arcivescovo Metropolita di Siena - Colle di Val d'Elsa - Montalcino. Ha iniziato il suo ministero pastorale in Diocesi il 24 giugno 2001.

Il Ministero Arcivescovile a Siena (2001-2018): Riforme e Bilancio

Il 22 dicembre 2018, il giorno dopo aver compiuto 75 anni, Monsignor Antonio Buoncristiani ha riflettuto sul suo imminente pensionamento e sul bilancio di 18 anni di ministero a Siena. Ha osservato che «Papa Francesco ha corretto la procedura per il pensionamento dei vescovi. Le dimissioni si devono dare, ma non sono automatiche, deve esserci il decreto di accettazione», aggiungendo che «Ci vogliono dei mesi prima che arrivi. Perciò penso che questo potrebbe essere l'ultimo Natale da arcivescovo di Siena. Ma sono convinto che sarò qui per i prossimi due Palii».

Nonostante la prospettiva della pensione, ha affermato di non sentirsi prossimo ad essa, spiegando che «I cambi di arcivescovo non vengono decisi per simpatia dal Santo Padre, tutto è in relazione all'attività pastorale. Se non ci sono interventi e opere in cantiere e il successore si trova facilmente, la procedura può essere rapida».

Ripercorrendo il suo arrivo a Siena nel 2001, ha ricordato di essere venuto «dietro forti pressioni». Ha descritto il suo predecessore, Monsignor Bonicelli, come desideroso di lasciare la diocesi, tanto da fargli «entrare in diocesi prima possibile», costringendolo per un anno a fare «3 giorni a Roma e 3 qui a Siena». Bonicelli, dopo la cerimonia di presa di possesso, «non si fermò nemmeno a pranzo. Mise la valigia in macchina e partì». Buoncristiani ha tuttavia precisato: «No, anche perché non so ancora se resterò a Siena. Come emerito farò parte della Diocesi di Siena. Anche Bonicelli ne fa parte e ha diritto alla tomba in Duomo. Anche se ha detto che ci rinuncia».

La Necessità di una Riforma Radicale della Diocesi

Riguardo al bilancio dei suoi 18 anni, Monsignor Buoncristiani ha dichiarato: «I bilanci li fa solo il Padreterno». I primi anni sono stati «molto difficili, c'era bisogno di una riforma radicale della Diocesi». Questa necessità ha fatto emergere «contrarietà e divergenze, fino a diventare una tempesta mediatica dopo l'incendio in Curia e il processo». Ha aggiunto: «Ancora oggi non si capisce chi l'abbia provocato, anche se io lo immagino».

La riforma era necessaria perché «Monsignor Castellano ha avuto un episcopato molto lungo, è stato un vescovo buono, ma non era un uomo di governo. Tante situazioni si erano incancrenite». Il predecessore Bonicelli «aveva capito che le soluzioni avrebbero provocato problemi e ha preferito rimandare». Quando Buoncristiani è arrivato, ha trovato «l'amministrazione diocesana da rifare».

Il nodo principale non erano solo le parrocchie, ma «l'organizzazione diocesana, l'ufficio amministrativo, le commissioni, compreso il controllo sulle parrocchie». Nel 2001 c'erano 220 parrocchie, ridotte a «75 reali, ma sulla carta sono più di 120».

Anche il numero dei sacerdoti è drasticamente diminuito: «Con Castellano c'erano 250 preti, Bonicelli ne trovò 160 nel 1991, io 110. Oggi sono 70». La maggior parte degli altri «sono morti», e ha sottolineato che «Siena ha pochissimi preti storicamente, sui 70 che abbiamo, 30 non sono senesi».

La riforma, ha concluso, è «ancora in corso». Ha rivisto l'intero territorio, trasformando «7 Vicarìe in 4» e accorpando molte parrocchie. Ha citato come esempio: «Beato Bernardo Tolomei e Santa Caterina sono una parrocchia sola». L'obiettivo è che in città «resteranno due parrocchie, Duomo e San Martino», a causa della mancanza di preti: «I preti non ci sono, non posso stamparli. O farli venire dall'Africa come fanno altri vescovi».

Il Cambiamento di Siena

Riflettendo su come è cambiata Siena durante il suo ministero, Monsignor Buoncristiani ha citato «solo la crisi del Monte per farla breve». Ha ricordato: «Arrivai nel momento d'oro, oggi è tutto diverso». Nonostante ami l'arte e la storia di Siena, trovandola «una città bellissima», ammetteva: «Non pensavo ai problemi che aveva, guardavo solo alla sua bellezza e alla sua identità marcata. Oggi forse la vedo come una città divisa, spaccata quasi».

Ritratto fotografico di Monsignor Antonio Buoncristiani

L'Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino: Storia e Territorio

L'Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino è una sede metropolitana della Chiesa cattolica, appartenente alla regione ecclesiastica Toscana. Nel 2017 contava 164.838 battezzati su 183.154 abitanti.

Si estende in parte nella provincia di Siena e in parte nella provincia di Grosseto, comprendendo i comuni di Arcidosso, Asciano, Buonconvento, Castel del Piano, Castellina in Chianti, Castiglione d'Orcia, Cinigiano, Civitella Paganico, Chiusdino, Colle Val d'Elsa, Montalcino, Monteroni d'Arbia, Monticiano, Murlo, Poggibonsi, San Gimignano, San Quirico d'Orcia, Seggiano, Siena, Sovicille, Torrenieri. Il suo territorio si sviluppa da nord a sud, principalmente sul versante destro del fiume Ombrone con i suoi affluenti (Arbia, Merse, Lanzo, Gretano), ed è attraversata dalla via Cassia e dalla via Grossetana.

Sede arcivescovile è la città di Siena, dove si trova la cattedrale, il Duomo di Siena, dedicato a Santa Maria Assunta.

Mappa del territorio dell'Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d'Elsa-Montalcino

Le Origini del Cristianesimo e i Primi Vescovi

Secondo la tradizione, il cristianesimo fu introdotto a Siena agli inizi del IV secolo per opera del giovane romano Ansano Anicio, martire per la fede sull'Arbia nel 303 e divenuto patrono principale della diocesi. La storia della diocesi per i primi secoli è tuttavia poco documentata.

Il primo vescovo di Siena fu Lucifero nel 306. Successivamente, tra i vescovi noti, si ricordano Floriano (intervenuto al Concilio di Roma nel 313), Eusebio (partecipò al Sinodo romano del 465), Mauro (al Concilio del 649, dove concluse un compromesso con il vescovo di Arezzo su diciotto pievi situate in territorio senese), e Vitaliano (nel Concilio romano del 680).

Conflitti, Sviluppo Monastico e Potere Vescovile

Il compromesso per le pievi controverse non fu rispettato, e si susseguirono lunghi contrasti con alterne vicende tra Siena e Arezzo, degenerando anche in violenze, come per la traslazione a Siena del corpo di Sant'Ansano (1107); questi durarono fino al XII secolo, lasciando un'eredità di animosità tra le due diocesi.

Intanto, a breve distanza da Siena, sorse il monastero benedettino di Sant'Eugenio (730) e, pochi anni dopo, ai confini del contado fu fondata l'Abbazia di San Salvatore, oggi Abbadia San Salvatore.

Con lo sfasciarsi dell'Impero carolingio, il vescovo rimase l'unica incontrastata autorità. Il conte imperiale rientrò in Siena soltanto con Ottone I e fu poco durevole. Il vescovo esercitò il potere con un consiglio di consoli nobili e chiamando la popolazione davanti alla chiesa per approvare le proposte.

Per quanto riguardava la vita ecclesiastica, già fin dall'inizio del X secolo il Capitolo della Cattedrale era legato a vita comune con la sua Schola, della quale si sono tramandati i nomi di alcuni maestri, i priores scholae. Vi appartenne, anche se per breve tempo, il dotto Bruno di Segni. I canonici senesi fondarono l'ospedale di Siena Santa Maria della Scala per i pellegrini malati e abbandonati, affidandone la cura a una congregazione di laici, i Frati dello Spedale, ma riservandosi l'approvazione del rettore e la vigilanza sull'amministrazione. Fino alla fine del XIV secolo, il Capitolo ebbe il diritto di eleggere il vescovo.

L'Epoca Comunale e le Fondazioni Religiose

La Chiesa senese aveva ottenuto (circa 1055) prerogative quasi sovrane su un ampio territorio tra l'Arbia e la Merse, che avrebbe formato il feudo del vescovato, durato, tra contrasti e consensi, fino a Pietro Leopoldo (1786). I grandi feudatari tuttavia approfittarono del disordine politico e religioso originato dalla lotta tra Papato e Impero (quando Gregorio VII affrontò Enrico IV reggeva la Chiesa senese il vescovo Ridolfo, 1072-1084) per allargare i loro domini. Ma ormai il movimento per l'unificazione della vita comunale era in atto; e sotto la guida del vescovo e dei consoli veniva limitata la potenza dei grandi. Si susseguirono le donazioni al vescovo e alla Vergine Maria, al vescovo e al popolo, alla Vergine e al Comune.

La nuova lotta tra il papa Alessandro III (senese) e Federico I trovò come vescovo di Siena l'attivo e zelante Ranieri (1129-1167), al quale si deve il prezioso calendario-obituario della Chiesa senese (circa 1140). Avendo i consoli, premuti dal vicario imperiale, imprigionato alcuni ecclesiastici, il vescovo scomunicò i consoli e pose l'interdetto sulla città e il contado. Risale a questo tempo la consacrazione della nuova Cattedrale.

Siena ghibellina ottenne il riconoscimento imperiale delle città libere (1186), inclusa l'elezione libera dei consoli (che la città già eleggeva da vari decenni) e il diritto di battere moneta, riconoscimento che fu completato con l'istituzione del podestà (1199). Il movimento di unificazione comunale fu intorbidato da guerre continue tra Siena e Firenze, guerre che né i vescovi Buono (1189-1215) e Buonfiglio (1216-1252), né la predicazione di pace degli Ordini nuovi dei Domenicani, Francescani, e Servi di Maria placarono, finché Siena riuscì a debellare la rivale guelfa (1260) e a dominare sulla Toscana per un decennio, dopo essersi data una saggia costituzione civile (1262).

L'eredità del beato Andrea Gallerani (circa 1200-1251), fondatore della Casa di Misericordia (circa 1240), si allargò con la Compagnia dei Disciplinati sotto le vòlte dello Spedale (1295), la quale ha continuato a lungo la beneficenza antica sotto il nome di Società di Esecutori di pie disposizioni. San Bernardo Tolomei (1272-1348) fondò nel 1319 la Congregazione degli Olivetani; sorsero le Certose di Maggiano e di Pontignano. Il Comune, non soddisfatto di avere una grande cattedrale, ne progettò una maggiore e il vescovo Donusdeus (1313-1351) benedisse (1339) la prima pietra della grande Cattedrale che è rimasta incompiuta. Siena era allora popolata di chiese, di conventi, di spedali abbelliti da notevoli opere d'arte.

Interno del Duomo di Siena

Dal Rinascimento all'Età Contemporanea

Agitato da passioni politiche rovinose, caduti i Nove, il popolo si consumò in lotte continue interne ed esterne che portarono la Repubblica alla rovina (1555) con l'incorporazione nel Granducato mediceo. Durante questi due secoli l'Università di Siena fu elevata da Carlo IV (1357) a Studio generale con facoltà al vescovo di conferire le lauree; sorse l'opera del beato Giovanni Colombini con i suoi Gesuati; operò santa Caterina da Siena.

Il Concilio di Trento provocò anche a Siena una serie di iniziative dirette specialmente dai cappuccini e dai gesuiti, stabilitisi a Siena rispettivamente nel 1536 e nel 1555. Sono da notare l'episcopato del dotto arcivescovo Ascanio Piccolomini (1588-1597); del cardinale Francesco Tarugi (1597-1607), che tenne un Sinodo provinciale (1599). Importanti furono pure i successivi episcopati del cardinale Metello Bichi (1612-1614), fondatore del Seminario; di Ascanio Piccolomini II (1628-1671).

Le controversie del giansenismo sfiorarono appena la diocesi. Ma quando Pietro Leopoldo pretese attuare le sue riforme religiose, l'arcivescovo Tiberio Borghesi, in seguito alla soppressione granducale delle compagnie laicali, del riassestamento delle parrocchie cittadine (1783-1786), difese fermamente i diritti della dottrina e disciplina ecclesiastica.

Gli ordini religiosi soppressi dai francesi (1808-1809) ritornarono dopo la Restaurazione. Durante il periodo risorgimentale fu arcivescovo il dotto Giuseppe Mancini (1824-1855). Il Seminario-Collegio continuò la formazione dei giovani chierici e secolari, fino al sorgere del XX secolo, quando si ebbe la separazione del Seminario dal Collegio; e per opera dell'arcivescovo Prospero Scaccia il Seminario ottenne la facoltà di conferire lauree in teologia (1914-1931).

La Diocesi di Montalcino e le Unioni Episcopali

La Diocesi di Montalcino fu eretta il 13 agosto 1462, ricavandone il territorio dalla Diocesi di Arezzo e dalla Diocesi di Chiusi. Originariamente era unita *in persona episcopi* alla sede di Pienza e immediatamente soggetta alla Santa Sede.

Girolamo II Piccolomini, figlio di Bonsignore, ottenne il 20 novembre 1528 da papa Clemente VII la divisione temporanea delle due sedi. Questa prima divisione durò fino al 1535. L'unione tra Montalcino e Pienza fu revocata una seconda volta tra il 1554 e il 1563. Il 23 maggio 1594 papa Clemente VIII divise definitivamente Montalcino da Pienza, con effetto a partire dalla fine dell'episcopato del vescovo Francesco Maria Piccolomini, conclusosi con la sua morte nel 1599.

L'unione con le diocesi di Colle di Val d'Elsa e di Montalcino prese avvio negli anni settanta del XX secolo, sotto forma di un'unione *in persona episcopi*: l'arcivescovo Castellano divenne anche vescovo di Colle di Val d'Elsa il 7 ottobre 1975 e di Montalcino il 19 gennaio 1978. Dal 1975 fino al 1989, Colle di Val d'Elsa ebbe un vescovo ausiliare residente.

tags: #nota #arcivescovo #buoncristiani