L'unica Chiesa vive in molte Chiese, caratterizzate da varie esperienze spirituali, culturali e disciplinari. Tuttavia, esistono anche diversità che non sono compatibili con l'unità piena della Chiesa, la quale non ammette divergenze riguardo alle verità della fede e ribellioni contrarie alla comunione gerarchica. È doloroso rilevare come, a motivo dei peccati, dei dissensi teologici e dei condizionamenti psicologici, culturali e sociali, numerose divisioni abbiano segnato il cammino storico del cristianesimo.
Le Radici Storiche delle Divisioni Cristiane
La storia del cristianesimo è costellata da numerose scissioni di rilievo. Tra le principali si possono annoverare: i giudaizzanti estremisti degli inizi, lo gnosticismo, l’arianesimo, i manichei, i pelagiani, i nestoriani, i monofisiti, l’iconoclastia, la separazione della Chiesa d’oriente, gli albigesi, lo scisma d’occidente, la riforma protestante, gli anglicani, il giansenismo, i veterocattolici e i seguaci di Lefebvre. Molte di queste divisioni hanno esaurito da tempo il loro influsso, mentre altre perdurano nelle comunità che ne sono derivate, tra le quali sono particolarmente importanti le Chiese ortodosse, quella anglicana e quelle protestanti. In Italia, per esempio, vivono piccole comunità ortodosse e protestanti.
Le responsabilità delle scissioni non sono facilmente individuabili e di solito non appartengono a una parte soltanto. Spettano in maniera diversa alla prima generazione che dà l’avvio e alle successive che ne raccolgono l’eredità. Le cause appaiono complesse e non sono di ordine esclusivamente religioso, potendo talvolta esplodere in aspre polemiche e perfino guerre.
Le divisioni tra i seguaci di Cristo contraddicono la loro partecipazione alla comunione trinitaria, pregiudicano la credibilità del Vangelo, facendolo apparire un’utopia irrealizzabile, ostacolano l’azione missionaria tra i non cristiani, seminando confusione e scandalo, e provocano l’indifferenza religiosa e l’emarginazione della fede dalla vita culturale e sociale.

L'Emergere del Movimento Ecumenico
Provvidenzialmente, alla stagione delle controversie è subentrata quella dell’ecumenismo, un grande dono dello Spirito Santo per il nostro tempo e un movimento in sicura crescita. Questo sviluppo è particolarmente evidente dopo la fondazione del Consiglio ecumenico delle Chiese nel 1948 e la celebrazione del Concilio Vaticano II dal 1962 al 1965.
L'ecumenismo rappresenta una mentalità e una prassi che comportano il rammarico per le divisioni in atto, l’attenzione a ciò che ancora unisce, l’impegno a restaurare la piena unità visibile, la preghiera perseverante per ottenerla dal Signore e la collaborazione nei comuni valori della fede e della promozione dell’uomo. I cristiani divisi non sono del tutto separati; piuttosto, hanno tra loro una comunione imperfetta (Cf. Concilio Vaticano II, Unitatis redintegratio, 3). Assai più importante di ciò che li divide è ciò che li unisce: lo Spirito Santo, il battesimo e la convergenza sulle principali verità della fede. Tuttavia, non bisogna sottovalutare la divisione, poiché Dio vuole la piena unità, visibile nella concretezza della storia, come segno efficace e profezia della riunificazione di tutto il genere umano. Cristo stesso ha pregato per questa unità (Cf. Gv 17,20-21).
08.1) Il Movimento Ecumenico: dal Protestantesimo al Modernismo
Il Contributo delle Diverse Tradizioni all'Unità
La ricostruzione dell'unità richiede un cammino di conversione al Signore, la ricerca sofferta della sua volontà e il ritorno alle origini, aprendosi ad accogliere tutta la ricchezza della rivelazione trasmessa dagli apostoli. Non basta limitarsi a un minimo comune denominatore, né ha senso il compromesso diplomatico: l’unità autentica si raggiunge solo nella verità. Occorre invece evidenziare le prospettive valide che si trovano in ciascuna tradizione, poiché ognuno ha qualche contributo da portare alla crescita comune verso la pienezza di Cristo:
- I cattolici il senso della storia e della comunità.
- Gli ortodossi l’accentuazione della risurrezione, dell’escatologia e del ruolo dello Spirito Santo.
- I protestanti il primato della parola di Dio.
Ognuno ha limiti, da cui liberarsi, inclusa la Chiesa cattolica. Essa, certo, nella fede non ha mai errato e non può errare, e possiede la piena unità visibile e tutti i mezzi di salvezza (Cf. Concilio Vaticano II, Unitatis redintegratio, 3-4).
Il Concilio Vaticano II: Una Svolta Ecumenica
Il Concilio Vaticano II ha lasciato un'eredità preziosa, sebbene problematica, che ha profondamente trasformato l'approccio della Chiesa cattolica alle altre confessioni e al mondo. Hans Küng ha sottolineato come, senza questo concilio, la Chiesa cattolica avrebbe mantenuto posizioni molto diverse su questioni cruciali.
Riconoscimento delle Altre Confessioni e Libertà Religiosa
Prima del Vaticano II, la libertà di religione e la tolleranza erano spesso considerate "prodotti nocivi del moderno spirito del tempo". Nei paesi cattolici, alle altre comunità religiose veniva spesso negata la libertà di culto. Il Concilio, dopo lunghe discussioni, ha compiuto una svolta epocale, affermando il diritto di ogni persona alla libertà di religione, la libertà di agire secondo la propria coscienza nelle cose religiose e il diritto di ogni comunità religiosa al libero esercizio pubblico della religione secondo le proprie leggi.
A partire dal Vaticano II, la discriminazione dei protestanti nei paesi cattolici è complessivamente cessata, giovando anche ai cattolici che vivevano in regioni a predominio protestante.
Un Nuovo Atteggiamento verso l'Ecumenismo
Il Vaticano II ha riconosciuto, sebbene con grande fatica, la corresponsabilità colpevole dei cattolici nella divisione della Chiesa e la necessità della riforma continua. Non più un semplice "ritorno" degli altri a una Chiesa cattolica immutabilmente rigida, ma un rinnovamento della propria Chiesa nella vita e nella dottrina secondo il Vangelo, quale premessa per una auspicabile riunificazione. Agli altri cristiani ci si rivolge ora come a comunità o Chiese cristiane, e il Concilio ha espressamente rinunciato a nuovi dogmi e a nuove condanne per volere di Papa Giovanni XXIII.
In verità, dal Vaticano II in poi, si è ampiamente radicato un atteggiamento ecumenico nella Chiesa cattolica. A tutti i livelli si sono imposti conoscenza reciproca, dialogo e collaborazione, e anche preghiere comuni e una crescita delle comunità liturgiche. Avvicinamenti ecumenici si registrano pure nella teologia, particolarmente evidenti nell’esegesi biblica, nella storia della Chiesa, nella pedagogia religiosa e nella teologia pratica, ma anche nella dogmatica.
Riforma della Liturgia e Primato della Parola di Dio
Se il Concilio non ci fosse stato, la liturgia cattolica sarebbe rimasta incomprensibile e passiva per il popolo. Il Vaticano II ha fatto ridiventare la celebrazione dell’Eucaristia la liturgia dell’intero popolo sacerdotale: in forma comprensibile, con la partecipazione attiva di tutti nella preghiera e nel canto comuni e nel ricevere la comunione. Ha introdotto la lingua del popolo, semplificato i riti e concentrato l’attenzione sull’essenziale. Ha anche riconosciuto l’importanza preminente della Bibbia: ogni annuncio ecclesiale, predicazione e catechesi, e soprattutto l’intera vita cristiana devono essere alimentati e guidati dalla Scrittura. Il magistero non sta al di sopra della parola di Dio, bensì deve porsi al suo servizio. Gli studi storico-critici della Bibbia vengono incoraggiati e la cosiddetta inerranza della Scrittura è rivendicata al massimo per la verità salvifica, non per affermazioni puramente scientifiche e storiche.
Una Nuova Ecclesiologia: La Chiesa come Popolo di Dio
Prima del Concilio, la Chiesa era spesso compresa come un "impero romano" soprannaturale, con il papa come sovrano assoluto. Il Vaticano II ha criticato questa immagine e ha compreso la Chiesa, pur con compromessi, fondamentalmente come comunità di fede, come communio, come popolo di Dio, continuamente in cammino nel mondo. Un popolo di pellegrini immerso nel peccato e nella provvisorietà, che deve essere disponibile a una costante riforma. I detentori degli uffici stanno non sopra, ma dentro il popolo di Dio, non come suoi padroni, ma come suoi servitori. Il sacerdozio universale dei fedeli va tenuto in grande considerazione.
Apertura al Mondo Secolare e alle Altre Religioni
Il Vaticano II ha compiuto una svolta positiva anche in relazione al mondo secolare. La Chiesa, oggi, vuole essere solidale con l’intera umanità, vuole con essa collaborare, non rifiutare domande, bensì dare ad esse risposta. Anziché polemica, dialogo; anziché conquista, testimonianza convincente. Il Concilio ha riconosciuto che tutti i popoli, con le loro differenti religioni, formano una sola comunità e che nulla dovrebbe venire rifiutato di ciò che nelle altre religioni è vero e santo. Ha espresso stima per l’hinduismo, il buddhismo e in particolare per l’islam, e ha rafforzato il legame con la religione ebraica, rifiutando decisamente una "colpa collettiva" del popolo ebraico nella morte di Gesù e deplorando ogni forma di antisemitismo.

L'Ecumenismo in Italia: Percorso e Sfide
Le vicende storiche dell’ecumenismo in Italia sono meno conosciute rispetto ai progetti di unionismo che hanno segnato i primi cento anni dell’Italia unita. In quel periodo, i cristiani sembravano preferire la strada dello scontro per costringere gli altri a entrare a far parte della confessione ritenuta l'unica vera. Coloro che cercavano il dialogo costituivano una minoranza fino al Concilio Vaticano II.
Le Premesse: Divisioni e Contrapposizioni
L’unità d’Italia determinò una nuova situazione nei rapporti tra i cristiani. La Chiesa cattolica fu costretta a confrontarsi con altre Chiese e comunità cristiane che si affacciavano in modo non più semiclandestino. Cristiani di tradizione evangelica considerarono l’Italia una terra di missione, proponendosi di "liberarla dalle catene spirituali" con le quali il papa aveva impedito la conoscenza del Vangelo. Questa azione missionaria, alimentata da predicatori stranieri, dai Valdesi e dalle Chiese libere italiane, portò a dispute pubbliche e un clima di forte contrapposizione.
La Chiesa cattolica, in questo contesto, riaffermava la propria ecclesiologia, dove non c’era posto per il dialogo con gli altri cristiani se non per favorire il loro "ritorno" alla vera e unica Chiesa. A ciò si aggiunse una vasta attività editoriale, spesso libellistica, che contribuì a creare un clima di diffidenza e a rafforzare i pregiudizi.
Anche all'inizio del XX secolo, le divisioni si accentuarono con l'arrivo dei primi predicatori del movimento pentecostale, che proponevano un modello di Chiesa fondato sulla sola lettura della Bibbia e sul rifiuto delle affermazioni secolari delle Chiese storiche. I primi anni del XX secolo furono anche segnati da un ulteriore irrigidimento della Chiesa cattolica nei confronti di qualunque ripensamento ecclesiologico sull'unità della Chiesa, come evidenziato dalla stagione dell'antimodernismo.
Pio X, ad esempio, valutò positivamente l’istituzione della Settimana di preghiera per l’unità della Chiesa (1908), voluta dal padre Paul Wattson, proprio perché la vedeva come uno strumento efficace per la conversione degli acattolici. In questa logica si inseriva anche il crescente interesse verso l'Oriente, promosso da Leone XIII e Pio X, per favorire l'unione delle Chiese ortodosse, intendendo il loro "ritorno" alla Chiesa cattolica.
La pubblicazione dell'enciclica Mortalium animos di Pio XI il 6 gennaio 1928, condannò gli incontri delle commissioni ecumeniche "Vita e Azione" e "Fede e Costituzione", ribadendo gli elementi irrinunciabili dell'ecclesiologia cattolica e mettendo in guardia i cattolici dal confondere l'aspirazione all'unità con iniziative pericolose che potevano dar origine a un "pancristianesimo". Secondo Pio XI, solo nel riconoscimento dell'unicità della Chiesa di Roma si poteva avere l'unità.
Il Ruolo del Vaticano II in Italia e Sviluppi Recenti
Il Vaticano II ha aperto una nuova stagione nel dialogo ecumenico anche in Italia, testimoniando la volontà della Chiesa cattolica di percorrere nuove strade per favorire un dialogo più fraterno con gli altri cristiani, che non potevano più essere chiamati eretici e scismatici. Nonostante l'entusiasmo iniziale, il dialogo ecumenico in Italia non si è sviluppato in modo lineare, con il permanere di perplessità e pregiudizi, specie negli anni della prima ricezione del Concilio.
La situazione è migliorata con il tempo, sebbene la polemica tra evangelici (soprattutto i valdesi) e cattolici sia rimasta viva. Gli ortodossi, data la loro minore presenza, hanno assecondato le spinte al dialogo. Negli ultimi anni del XX secolo, l’ecumenismo ha subito un’ulteriore trasformazione con l’arrivo di numerosi migranti, soprattutto dall’Europa orientale, e le nuove posizioni favorevoli al dialogo assunte dalla Chiesa avventista e da alcune comunità pentecostali.

Principi e Prassi del Dialogo Ecumenico
L’ecumenismo è una scelta irreversibile della Chiesa cattolica, a cominciare dal Concilio Ecumenico Vaticano II con il decreto Unitatis Redintegratio (UR). Afferma una prospettiva universalistica, che non riguarda solo la Chiesa, ma tutta l’umanità. La vocazione ecumenica della Chiesa si realizza attraverso il cambiamento radicale della mentalità e dello stile di vita dei suoi membri, il superamento della situazione di divisione e la ricerca dell’unità.
La responsabilità delle divisioni non va imputata tanto ai personaggi storici, quanto piuttosto al mistero d’iniquità, che rende complessa e contraddittoria la storicità. Ad essa fa contrasto l’azione dello Spirito che suscita e rafforza la speranza dell’unità. Anche la Chiesa Cattolica Romana ha avuto la sua parte di responsabilità riguardo alle scissioni createsi nel corso dei secoli (cf UR 3). Con i cristiani non cattolici vi è una profonda comunione che scaturisce dalla fede in Cristo, in quanto sono "giustificati nel battesimo della fede, sono incorporati al Cristo" (UR 3).
La comunione è tuttavia imperfetta per "le divergenze che in vari modi esistono tra loro e la chiesa cattolica, sia nel campo della dottrina e talora anche della disciplina, sia circa la struttura della chiesa, impedimenti non pochi, e talvolta proprio gravi" (UR 3). I beni della salvezza si ritrovano anche al di fuori dei limiti visibili della Chiese, per cui le Chiese e comunità cristiane, per opera dello Spirito Santo, anche se la Chiesa Cattolica Romana ha la pienezza dei mezzi di grazia e di verità (Parola, sacramenti e collegio apostolico con a capo Pietro).
L'Ecumenismo Spirituale: Preghiera e Conversione
La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si celebra ogni anno dal 18 al 25 gennaio, ci ricorda che il primo contributo da dare all’ecumenismo è, insieme all’impegno per la propria santificazione, la preghiera assidua perché il Signore realizzi l’unità che egli vuole, nei tempi e con i mezzi che vuole: «Conversione del cuore e santità della vita insieme alle preghiere private e pubbliche per l’unità dei cristiani si devono ritenere come l’anima di tutto il movimento ecumenico e si possono giustamente chiamare ecumenismo spirituale» (Concilio Vaticano II, Unitatis redintegratio, 8).
L'ecumenismo spirituale, in cui devono essere impegnati tutti i battezzati, richiede la conversione personale (cf UR 7), l’apertura alla logica della croce, alla gioia dell’amore e della solidarietà, nella libertà e gratuità. Occorre essere fedeli alla propria identità ecclesiale, compiendo anche un itinerario di rinnovamento, liberandosi dai pregiudizi, per accogliere i doni dello Spirito presenti nelle altre confessioni cristiane (ortodossi, anglicani, protestanti).
Linee Guida per un Dialogo Autentico
Chi apre un dialogo autentico si lascia guidare dalla carità per le persone e dal desiderio di totale fedeltà al Vangelo. Non mette in dubbio pregiudizialmente la sincera adesione a Cristo da parte dei fratelli di altre confessioni. Cerca di conoscerne in maniera non superficiale la storia, la dottrina, la psicologia religiosa, la vita spirituale e liturgica. Prende sul serio le divergenze, ben sapendo che soffrire per la disunione è più fruttuoso di un’unità ambigua. La conoscenza reciproca genera la fiducia e rende possibile la collaborazione.
Malgrado le divergenze, a volte notevoli, in vari ambiti della morale personale e sociale, si può e si deve giungere a un’intesa per quanto riguarda le numerose opere di giustizia e di carità.
Questioni Sacramentali e Matrimoni Misti
Riconoscimento dei Sacramenti
È bene procedere a un reciproco riconoscimento del battesimo, redigendo una dichiarazione comune. Quanto alla cresima, è da considerare valida quella conferita nelle Chiese ortodosse. L’eucaristia è il vertice della comunione ecclesiale e non può rappresentare una tappa intermedia del cammino ecumenico, ma solo un punto di arrivo. Perciò ai sacerdoti non è lecito concelebrare insieme a ministri di altre confessioni. Anche i fedeli, in circostanze ordinarie, devono rivolgersi ognuno alla propria comunità. Un sacerdote cattolico può dare ai fedeli non cattolici i sacramenti dell’eucaristia, della penitenza e dell’unzione degli infermi, a condizione che lo chiedano liberamente, professino la stessa fede riguardo al sacramento richiesto, abbiano le disposizioni convenienti e si trovino nell’impossibilità di avvicinare un loro ministro.
A parte la disciplina dei sacramenti, l’accordo può riguardare formulari liturgici, libri di preghiere, ambienti e oggetti di culto.
I Matrimoni "Misti"
Esigono una particolare attenzione dal punto di vista ecumenico i matrimoni “misti”, tra cristiani di diverse confessioni. Queste unioni sono oggi più diffuse che nel passato e vanno incontro a difficoltà e pericoli in quanto i coniugi non possono condividere pienamente la fede, la vita liturgica e l’educazione dei figli. Se però si riesce ad evitare l’indifferenza religiosa, offrono l’opportunità di crescere nel rispetto e nella comprensione delle diverse tradizioni e di approfondire l’esperienza di Dio. I cattolici devono impegnarsi a frequentare la propria Chiesa, a seguirne gli insegnamenti e a fare il possibile per battezzare ed educare in essa i figli.
L'Ecumenismo nel Post-Concilio: Sviluppi e Prospettive
Il Concilio Vaticano II è stato solo l’inizio di un movimento che coinvolge sempre più la Chiesa Cattolica. Fra i vari documenti promulgati nel post-concilio, sono da ricordare il Direttorio Ecumenico (il nuovo Direttorio è del 1993), che presenta indicazioni pastorali a vari livelli, e le strutture create per la promozione dell’ecumenismo, sia a livello nazionale che diocesano.
Nel 1995 Giovanni Paolo II promulgò l’enciclica Ut Unum Sint, facendo un bilancio del cammino ecumenico della Chiesa Cattolica e insistendo sulla formazione di tutti i cristiani alla spiritualità dell’ecumenismo (cf Ut unum Sint nn 15-17). Questa spiritualità si basa su Gv 17,21 e si esprime con la preghiera, che dà senso a tutte le iniziative ecumeniche, perché l’unità è un dono di Cristo alla sua Chiesa pellegrina nel tempo.
Durante l’anno santo del 2000, Papa Giovanni Paolo II chiese ufficialmente perdono per le colpe della Chiesa Cattolica che avevano contribuito alla divisione (scomuniche, persecuzioni, ecc.), sulla base del Documento "Memoria e Riconciliazione". Per compiere un cammino di riconciliazione occorre riconoscere il peccato della divisione e le responsabilità della propria Chiesa, con l’atteggiamento penitenziale che scaturisce da uno stile evangelico di conversione e purificazione.
La Chiesa Cattolica si è impegnata nel dialogo teologico ufficiale con le varie confessioni (dialogo bilaterale), delegando a tale scopo esperti teologi e collaborando sempre più con il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC). Attualmente è possibile, anzi doveroso, promuovere delle celebrazioni interconfessionali, che comprendono canti, intercessioni, proclamazione della Parola di Dio e riflessione biblica.
In base al cammino ecumenico effettuato fino ad oggi, c’è il reciproco riconoscimento del battesimo, purché esso venga celebrato nel nome del Dio Trinitario e nel segno dell’acqua (cf Direttorio n 95). Il cammino ecumenico è proteso verso la meta dell’intercomunione, cioè della partecipazione di tutte le confessioni cristiane alla stessa eucaristia, che sarà possibile unicamente con la soluzione dei problemi teologici che riguardano il ministero ordinato e il reciproco riconoscimento dei ministeri.
L’ospitalità eucaristica è attualmente consentita con gli ortodossi (cf Direttorio nn. 122-128); un evangelico che professa la presenza reale del Cristo può ricevere l’eucarestia dal ministro cattolico in gravi circostanze, ma non può avvenire l’inverso (cf Direttorio nn. 129-132). Nel 1998 è stato sottoscritto un importante Accordo sulla giustificazione da parte della Chiesa Cattolica e della Federazione Luterana Mondiale: “Le diversità riconciliate”. L’Accordo è stato poi sottoscritto anche dai Riformati Mondiali e dai metodisti.
Anche Papa Francesco continua a dare il suo contributo al percorso ecumenico (cf Evangelii Gaudium nn 244-246). Ha inaugurato la celebrazione congiunta in occasione dei 500 anni della Riforma (2017) e ha incontrato i Patriarchi Bartolomeo I e Kirill.
La ricezione e la consapevolezza ecumenica sono cresciute, talvolta anche con una certa impazienza. I dialoghi, a livello internazionale, regionale e locale, hanno portato al superamento di malintesi, pregiudizi e diffidenze. Nella Chiesa locale cresce l’amicizia e la collaborazione ecumenica. Si avverte sempre più l’esigenza di offrire una comune testimonianza e un comune impegno per il superamento dei gravi problemi dell’umanità (pace, giustizia, salvaguardia del creato), e di realizzare assieme il dialogo interreligioso. Sta crescendo l’ecumenismo di base, che parte dal basso, dalle comunità, e l’ecumenismo spirituale, basato sulla preghiera e sullo studio della Parola. Quello attuale è un ecumenismo più sobrio, più maturo e riflessivo, poiché è tramontata la stagione dell’entusiasmo. Nonostante ciò, persistono ancora pregiudizi e ripiegamenti delle comunità su se stesse, timorose di perdere la propria identità di fede. A volte si assiste a un ecumenismo di facciata o a malintesi dovuti a tentativi di accelerare i tempi. L’ecumenismo risente del relativismo postmoderno da una parte e dall’altra dei fondamentalismi aggressivi, il liberalismo dottrinale ed etico che crea dissensi nelle singole comunità. Tali sviluppi "progressisti" minano, di fatto, il progresso ecumenico. Il vero ecumenismo è ecumenismo nella carità e nella verità.