La preghiera, intesa come elevazione dell’anima a Dio o domanda di beni convenienti, costituisce un pilastro fondamentale dell'esperienza religiosa in ogni confessione cristiana. Sebbene le forme e le modalità possano variare, la ricerca di un rapporto vivo e profondo con il divino rimane un desiderio universale. Per i cristiani, questa ricerca si radica nell'incontro personale con Dio, Uno e Trino, e trova espressione sia a livello individuale che comunitario.

Il Contesto Ecumenico e l'Unità dei Cristiani
La nascita dell’
Il Cammino verso l'Unità
Il cammino ecumenico ha registrato diverse tappe. In una prima fase, l’unità dei cristiani è stata considerata dai cattolici come un “ritorno” delle Chiese alla Chiesa romana, il cosiddetto “ecumenismo di ritorno”. Dal senso dell’autosufficienza delle singole chiese si è passati a riconoscersi come Chiese di Cristo bisognose di convergere tutte verso Lui. Questa stagione dell’
La
Divisioni e Elementi di Unione
Il termine “ecumenico” significa universale, ovvero che riguarda tutti. La presenza di più confessioni cristiane indica che, per ragioni storiche, politiche ed ecclesiologiche, il cristianesimo si è diviso nella Chiesa Ortodossa, Protestante e Cattolica. Tali divisioni segnalano ferite profonde tra fratelli, disattendendo la preghiera di Gesù affinché i suoi amici fossero una cosa sola. La prima grande separazione si ebbe nel 1054 con la Chiesa Ortodossa d'Oriente, il secondo scisma nel XVI secolo con la Riforma Protestante.
Ciò che unisce i cristiani è molto più di ciò che li separa. Anzitutto, la fede e l’esperienza di Gesù si trovano come radice comune di tutte le confessioni cristiane: tutte riconoscono Cristo come Signore e Maestro, la Parola di Dio e i suoi insegnamenti. Alla base di tutte le confessioni c’è il battesimo, e con la confessione ortodossa anche tutti gli altri sacramenti, importanti perché sono azioni di Dio. Ci uniscono inoltre i primi mille anni di storia della Chiesa, durante i quali non c’erano separazioni, e soprattutto l’essere fratelli di Cristo e fratelli tra noi, anche se diversi.
Le Ricchezze delle Chiese
Il fatto che esistano delle differenze nella Chiesa stessa dimostra che essa è cattolica, ovvero che si incultura in ogni luogo, permettendo di rilevare le ricchezze di ciascuna confessione:
- Dalla tradizione ortodossa possiamo ricevere una forte spiritualità, un’immensa profondità di pensiero e di preghiera; ancora una liturgia molto bella capace di velare e svelare la grandezza di Dio, il senso del “mistero”.
- Dalla tradizione protestante è possibile attingere una profonda e attenta conoscenza della Parola di Dio, uno studio accurato anche con metodi e chiavi ermeneutiche moderne; ancora una grande attenzione all’evangelizzazione e ai metodi di annuncio.
La Preghiera Cristiana: Definizione e Caratteristiche Fondamentali
«La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti». È un vero dialogo personale, intimo e profondo, tra una persona e Dio, e tutti sono chiamati a scoprire la ricchezza di questo dialogo e a mettersi in relazione con il Creatore. Continuamente Dio invita ogni persona a partecipare a questo misterioso incontro della preghiera. È Lui stesso che prende l’iniziativa, risvegliando in noi la volontà di cercarlo, di comunicare con Lui e di farlo partecipe della nostra vita. La persona che prega, disposta ad ascoltare Dio e a dialogare con Lui, risponde a questa iniziativa divina.
"L'importanza della preghiera"
Preghiera Cristiana e Altre Religioni
La principale differenza della preghiera cristiana rispetto a quella di altre religioni è fondata sulla ricerca di un incontro personale con Dio, Uno e Trino (con Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, nello Spirito Santo), e non semplicemente come una ricerca personale di pace e di equilibrio interiore. «La preghiera cristiana è sempre determinata dalla struttura della fede cristiana, nella quale risplende la verità stessa di Dio e della creatura». Cristo ci insegna come dobbiamo pregare, e cioè pregare nell’ambito del suo corpo mistico che è la Chiesa.
Nel contesto culturale e sociale contemporaneo, cresce il riferimento a una spiritualità che esprime un reale distacco dalla fede cattolica, ma talora anche la richiesta di un suo complemento e di un arricchimento. La preghiera struttura l’identità della fede. La Chiesa è chiamata a discernere le pratiche e le teologie che supportano giustificazioni ed esperienze di confine con altre fedi e tradizioni religiose. L'obiettivo della preghiera cristiana è rendere manifesto un gesto libero di riconoscimento di Dio, senza prestarsi a nessuna strumentalizzazione. Grazie alla preghiera, la vita diventa un vero e proprio cammino di fede e di fiducia in Dio.
In altre ricerche teologiche, il rapporto di Gesù con il Padre è assimilato a quello di altri fondatori con la Divinità e Gesù non è più l’unica via per conoscere il Padre. Sulla preghiera del buddismo Zen non vi è una condanna globale. Si lascia spazio ad alcune tecniche che predispongono il corpo e lo spirito alla preghiera, ma si mette in guardia dell’accettazione acritica del metodo che trascina con sé conclusioni discutibili. L’obiettivo intrinseco della meditazione Zen è la quiete e la pace che suppongono una dimissione dall’impegno nella storia. Dal pluralismo religioso possono alimentarsi conclusioni indebite, come la convinzione che il pluralismo religioso di fatto diventi per questo un pluralismo di diritto. Il percorso spirituale e orante della propria fede è subalterno alla somma dei cammini delle fedi. La terza linea che vede in Gesù un semplice, seppur nobile, esempio induce itinerari di preghiera che perseguono l’identificazione col divino attraverso un processo di svuotamento interiore.
La Preghiera come Dialogo e Relazione
Il cristiano ha come esempio lo stesso Cristo che ha costantemente pregato il Padre e che ci ha insegnato come farlo. La preghiera cristiana non è il risultato di un esercizio individuale di riflessione e di introspezione, ma si innesta nel dialogo tra il Figlio e il Padre tramite l’azione nell’anima dello Spirito Santo. «È in Gesù, infatti, che l’uomo diventa capace di accostarsi a Dio con la profondità e l’intimità del rapporto di paternità e di figliolanza».
La preghiera è un incontro con sé o con Dio? È un’apertura al trascendente o una tecnica di autocontrollo? L’Essere trascendente è generico o il Padre di Gesù? La preghiera è un evento che coinvolge la nostra umanità: i pensieri, gli affetti, i sentimenti, la volontà, la percezione, il corpo. Si tratta di un evento fisiologico che non tiene conto della religione di appartenenza: tutte le persone che entrano nell’attività orante, meditativa, riflessiva e si pongono in relazione a un “altro” trascendente, attivano parti del cervello e del sistema nervoso che sono comuni.
La preghiera è una parola che entra, costruisce, fa, compie la relazione tra l’Io umano e l’Io divino. Il suo contesto “naturale” è quello dialogico, in cui il Tu divino chiama o convoca l’Io umano e lo conduce alla relazione. Se il rapporto “Io-Tu” è la struttura costitutiva della preghiera, quella cristiana fonda questa relazione nella Rivelazione. A Dio si va con Dio, con il Figlio, nel quale siamo tutti figli e ci fa conoscere il Padre, ossia, in senso giovanneo, ci fa entrare nella possibilità dell’amare. Come affermano concordemente le religioni rivelate, la preghiera diventa, attraverso la Rivelazione, via di collegamento tra il mondo di Dio e quello degli uomini. Per gli islamici, come per i seguaci del giudaismo e i cristiani, la preghiera è sì parola dell’uomo rivolta a Dio, ma nello stesso tempo è sempre risposta al Dio che nella sua bontà si è rivelato e ha manifestato la sua parola. Anzi, spesso la preghiera è ripetizione della parola stessa di Dio. Il “servizio del cuore” è per il giudeo essenzialmente ascolto dell’Altro.
«La mia anima ha sete di Dio, del Dio vivente». Il nostro cuore non ha pace, finché non riposa in te, come dice Sant'Agostino. Etty Hillesum nel suo Diario scrive che «certe persone pregano con gli occhi rivolti al cielo: esse cercano Dio fuori di sé. Ce ne sono altre che chinano il capo nascondendolo fra le mani, credo che cerchino Dio dentro di sé». Simone Weil afferma con parole di grande sintesi che «la preghiera è attesa e compimento dell’altro, i quali nella Trinità coincidono». «Si può constatare come la preghiera sia un “avvenimento” in cui il Cielo e la Terra si incontrano: l’Altro e la persona nella sua unicità sembrano ritrovarsi poiché è nella natura di Dio essere per la sua creatura e, questi, per Grazia, ma non solo, ritrovarsi in Lui. Definire la preghiera comporta l’immergersi nell’orizzonte dell’incontro tra la creatura
La Preghiera non è un Monologo
La preghiera esige impegno per diventare una parte importante della giornata. Pregare significa rivolgere il cuore a Dio; quando una persona prega, instaura con Lui un rapporto vivo. Ciò implica la distinzione tra l'atto di pregare e il recitare preghiere, entrambi punti di vista nell'unica azione, ma indicanti la bellezza di un'esperienza di Amore. Noi spesso dimentichiamo Dio, allontanandoci da Lui e fuggendo dal suo cospetto. Ma anche se evitiamo di pensare a Dio, anche se lo rinneghiamo, Egli è sempre presente per noi; Egli cerca noi prima che noi cerchiamo Lui, ci desidera e ci chiama. Sant'Agostino ha cercato la verità interrogandosi sull'esperienza religiosa, offrendoci nelle sue Confessioni la testimonianza della preghiera come dialogo con Dio e con se stessi, quando si cerca la "Verità". Madre Teresa di Calcutta affermava: “Poiché non posso fidarmi di me stessa, mi affido a lui 24 ore al giorno!” Il nostro grido di aiuto trova risposta da parte sua; pregare è umano quanto respirare, mangiare e amare.
Non si finisce mai di imparare a pregare. Spesso restiamo infantili nella preghiera anche se la fede è adulta, molto ripetitivi con preghiere troppo uguali e prefabbricate. Se non ci si sente preparati, si può andare da Gesù come facevano i discepoli: «Insegnaci a pregare!» (Lc 11, 1). L'apostolo Paolo avvertiva la propria inadeguatezza, tanto da invocare che «lo Spirito Santo interceda per noi con sospiri ineffabili». La verità è però che Dio abita dentro chi prega. Per Kierkegaard «pregare è respirare». La preghiera, quindi, è Dio che respira dentro di noi. Dio non solo si trova davanti e fuori, ma anche dentro.
La Pedagogia della Preghiera
Tutte le tradizioni religiose hanno avuto momenti creativi che hanno dato espressione al senso di mistero che nella preghiera avvolge l’orante. Questo è l’elemento distintivo e universale che è a fondamento di ogni forma autentica del pregare. Troviamo nella persona una disposizione naturale alla trascendenza. Ogni religione, di tutte le culture, è espressione di questa dinamica presente. Per questo gli appartenenti a qualsiasi religione sono iniziati alla preghiera, quale principale espressione della relazione con Dio: la preghiera materna, l’esempio di una comunità orante, la liturgia, le intercessioni, e tutte le forme relative a questa disposizione. Ogni fase della vita prevede la propria forma, adatta e conformata sulle capacità e le disposizioni personali: un bambino prega come un bambino, un adulto prega come un adulto. Da un punto di vista pedagogico, la relazione con Dio si nutre di una dimensione affettiva e cognitiva che si manifesta come una forma di regressione buona e positiva che valorizza l’attesa, la passività, l’ascolto, la fiducia, la disponibilità.
La preghiera nella storia è un tema molto complesso, ma si possono distinguere due forme principali legate a due dimensioni della religiosità:
- Una preghiera che esprime la forma funzionale della religiosità: mostra sottomissione, magia, dipendenza verso una divinità creduta potente e minacciosa. In questa si può associare il sacrificio anche cruento all’offerta dei beni o delle cose a questa divinità che non si conosce o che viene percepita come causa di timore o di paura.
- Una preghiera che esprime una religiosità legata a un Dio conosciuto, del quale si condivide la passione per il Bene dell’umanità: è fatta di lode, di ringraziamento, di fiducia, di intercessione fiduciosa e non di paura. Per i cristiani è la preghiera di Gesù che alza il suo canto di lode e di gloria al Padre e conduce i suoi discepoli a entrare in relazione con Dio nella forma di figli e figlie (cf. Gv 15, 9-17).
Le diverse forme di preghiera possono essere descritte come presenti nel percorso di maturazione della fede e della coscienza credente, consentendo di discernere quali figure di Dio sono più presenti nell’immaginario religioso individuale.
La Preghiera nella Tradizione Cattolica
La preghiera nella Chiesa cattolica è vista come un "vero dialogo personale, intimo e profondo, tra una persona e Dio". Si basa sulla definizione del Catechismo della Chiesa Cattolica come «l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti». La preghiera cristiana non è il risultato di un esercizio individuale di riflessione e di introspezione, ma si innesta nel dialogo tra il Figlio e il Padre tramite l’azione nell’anima dello Spirito Santo.
Le Forme della Preghiera
Tradizionalmente la Chiesa cattolica distingue le principali espressioni della preghiera in tre tipologie, complementari e tutte essenziali per approfondire la relazione con Dio, condividendo la caratteristica comune del raccoglimento del cuore:
- La preghiera vocale: Si esprime verbalmente, con parole articolate o pronunciate, sia esternamente che interiormente. Si fa con formule prestabilite (come il Padre nostro e l’Ave Maria) prese dalla Sacra Scrittura o dalla tradizione spirituale. È la preghiera delle folle, ma anche la più interiore non potrebbe farne a meno.
- La meditazione (o orazione mentale): Impegna la mente nella considerazione calma di una realtà o idea per una comprensione più completa. Per un cristiano, implica dirigere i pensieri verso Dio, mettendo in azione pensiero, immaginazione, emozione e desiderio per approfondire le convinzioni di fede e rafforzare la volontà di seguire Cristo.
- La preghiera contemplativa: È la più semplice espressione del mistero della preghiera, un dono e una grazia. È la forma più intima del dialogo personale con Dio, in cui l’anima si unisce con la preghiera di Cristo in un'atmosfera interiore di amore silenzioso. Ogni cristiano è chiamato a raggiungere la pienezza della contemplazione in qualunque circostanza della propria vita, portando a una crescita attiva e alla consapevolezza della presenza di Dio.
Queste orazioni vocali, come il Padre nostro, l'Ave Maria, il Gloria o il Santo Rosario, si incastonano come gemme nel vivo tessuto della fede cristiana. Nella giornata non dovrebbero mai mancare minuti dedicati a frequentare Dio, elevando il pensiero senza che le parole affiorino alle labbra, perché "cantano nel cuore".
Relazione tra Preghiera Personale e della Chiesa
La preghiera cristiana non è solo individuale ma trascende il singolo, inserendosi nel dialogo stesso del Padre e del Figlio, con lo Spirito Santo. Dio ha istituito la Chiesa come mediatrice nella relazione con Lui; per giungere all'intimità desiderata, si ha bisogno dei sacramenti della Chiesa, che sono i segni e gli strumenti «mediante i quali lo Spirito Santo diffonde la grazia di Cristo, che è il Capo, nella Chiesa, che è il suo corpo». Per mezzo dei sacramenti, il cristiano è introdotto nel mistero della Comunione dei Santi, grazie alla quale è unito a tutta la comunità della Chiesa e partecipa dei suoi beni spirituali. In tal modo, quando prega, lo fa con tutta la Chiesa, e la preghiera della Chiesa diventa quella di ogni cristiano. «La preghiera cristiana quindi è sempre allo stesso tempo autenticamente personale e comunitaria. Rifugge da tecniche impersonali o incentrate sull’io, capaci di produrre automatismi nei quali l’orante resta prigioniero di uno spiritualismo intimista, incapace di un’apertura libera al Dio trascendente».
Come cattolici, un punto di riferimento fondamentale per vivere l’ecumenismo
La Preghiera nella Tradizione Protestante
Come nelle altre confessioni cristiane, la preghiera occupa un posto centrale nell'esperienza di fede protestante. Questo è vero sia nel protestantesimo detto storico (luterani, riformati, battisti e metodisti) sia nel protestantesimo carismatico (pentecostale nelle sue varie ramificazioni). La
La Riforma e la Preghiera
La Riforma del XVI secolo è stata anche una riforma della preghiera, articolata sostanzialmente in tre critiche:
- Critica della preghiera intesa come opera meritoria e come tale inclusa nelle "pene" o "azioni penitenziali" inflitte ai peccatori.
- Critica delle preghiere ripetute, in obbedienza alla parola di Gesù: «Non usate troppe parole come i pagani che credono di essere esauditi per l'abbondanza delle parole».
- Critica delle preghiere rivolte a Maria e ai santi, in quanto la preghiera cristiana deve essere rivolta unicamente a Dio nel nome di Gesù Cristo.
La centralità della preghiera nella Riforma risulta anche dall'architettura del Catechismo, grande strumento di alfabetizzazione cristiana di base nel XVI secolo, che comprende tre parti: il Credo, i Dieci Comandamenti e il Padre nostro, che insieme costituiscono l'essenza del Cristianesimo. Inoltre, Lutero (affiancato anche da Calvino e da altri Riformatori) ha scritto una serie di brevi preghiere che ancora oggi vengono imparate e recitate la mattina, prima e dopo i pasti, la sera prima di addormentarsi.
Il Ruolo dello Spirito Santo nella Preghiera
Per partecipare al dialogo d’amore tra il Padre e il Figlio, la preghiera cristiana è il risultato dell’azione dello Spirito Santo, che agisce nell’anima infondendo le virtù della fede, della speranza e della carità, e conduce l’essere umano a crescere nella presenza di Dio. Indipendentemente dal cammino o metodo della preghiera, è lo Spirito Santo che agisce in ogni cristiano. «Lo Spirito Santo, la cui unzione impregna tutto il nostro essere, è il maestro interiore della preghiera cristiana. È l’artefice della tradizione vivente della preghiera. [...] Nella comunione nello Spirito Santo la preghiera cristiana è preghiera nella Chiesa».
Come fare orazione? Vi sono molte, infinite maniere di pregare, ma la vera orazione dei figli di Dio non è la verbosità degli ipocriti. L'invocare il Signore deve essere unito al desiderio efficace di tradurre in realtà le mozioni interiori che lo Spirito Santo suscita nell’anima. Lo Spirito in persona intercede per noi con gemiti inesprimibili, inenarrabili, poiché non esistono mezzi adeguati a descrivere la loro profondità. Questo riflette come la preghiera cristiana sia proprio la preghiera dello Spirito di Cristo. È Lui che ci fa gridare: “Abbà, Padre”, che nutre i desideri affinché diventino desideri di Dio, sete di comunione con Dio.
Riflessioni Critiche e Profondità della Preghiera
Dal XVI secolo a oggi, molte cose sono cambiate e la preghiera ha subìto una disamina severa non solo al suo interno (Gesù stesso è stato un critico puntiglioso della preghiera) ma anche dal di fuori. È importante riconoscere che la preghiera è rara e che esistono molte "preghiere apparenti": preghiere-spettacolo, preghiere-monologo, preghiere-esibizione, preghiere e superstizione, preghiere non preghiere. Non si finisce mai di imparare a pregare e spesso si rimane infantili nella preghiera anche se la fede è adulta, con preghiere troppo uguali e prefabbricate.
Critiche Filosofiche alla Preghiera
- Per Kant, la vera preghiera è l'azione morale e la preghiera fatta di parole può essere, nella migliore delle ipotesi, un esercizio di allenamento e preparazione all'azione, una palestra spirituale in vista dell'azione morale.
- Secondo Feuerbach, la preghiera è un atto di sdoppiamento dell'Io nel quale l'uomo «oggettiva il suo cuore», dialoga con se stesso, ma con un sé sconosciuto, perduto, da ricuperare; perciò con la preghiera l'uomo prende coscienza di un sé incompiuto, ancora da realizzare.
- Freud, infine, sostiene che la nostalgia del padre è la radice del bisogno religioso e la nostalgia del grembo materno è la radice della preghiera: di fronte alle difficoltà e alla durezza della vita l'uomo si ricorda del calore rassicurante e del senso di protezione che gli offriva il grembo materno e la preghiera è l'invocazione di quel grembo, configurandosi come un atteggiamento regressivo che collega l'angoscia con l'illusione che la placa o sembra placarla.
La Preghiera come Modo di Essere
Pregare significa non rimanere, davanti o in rapporto al Tu divino, in una posizione di spettatore. La preghiera si traduce in parola ma anche in un nuovo modo di essere, in un atteggiamento. La preghiera parlata è in funzione della preghiera come modo di essere. L’autenticità della vita credente viene in ogni caso prima delle tecniche che pur sono apprezzabili. Costruire unità e comunione, rimettere al centro l'importanza di sentirsi discepoli dell'unico Maestro significa intraprendere insieme, anche a livello interconfessionale, il cammino di una nuova evangelizzazione e ridare importanza al "nomen" cristiano/cristiana che deriva da Cristo. È tempo che l'ecumenismo sia il cuore stesso della pastorale ordinaria, fondando la relazione tra l'Io umano e l'Io divino nella Rivelazione e conducendo a una profonda comunione con Dio in ogni momento della vita.