Tra le personalità artistiche cui la Puglia ha dato i natali vi è quella del pittore Samuele Tatulli (1754 - documentato fino al 1826), la cui figura emerge lentamente dal tempo grazie alla paziente opera della critica. Le sue vicende, sebbene ancora oscure, vanno comunque sempre più delineandosi per i continui contributi offerti dagli studi, come scriveva Giovanni Boraccesi nel 1994. Tatulli, artista prolifico e itinerante, ha lasciato tracce del suo lavoro in numerosi centri tra Puglia e Basilicata, coprendo un arco creativo che va dal 1781 al 1826.

Cenni Biografici e Ambito di Attività
Samuele Tatulli nasce a Palo del Colle nel 1754, come attestato da studi archivistici, sebbene a volte erroneamente riportato come nato a Conversano. Fu attivo dal 1784 al 1821, quando per la chiesa matrice di Noicattaro dipinse la tela di San Carlo Borromeo. Da una ricerca effettuata all'Archivio di Stato di Bari, Tatulli è menzionato con le sue opere nelle seguenti chiese e conventi di Conversano: la chiesa di Santa Chiara, il convento dei Padri Paolotti, il convento dei Padri Carmelitani e il convento dei Padri Francescani. La sua produzione è stata notevole anche fuori Conversano, evidenziando un'ampia committenza.
Opere al di Fuori di Turi
Oria, nel Brindisino
Nel santuario di San Cosimo alla Macchia, a Oria, troviamo tre tele del Tatulli. Queste opere furono commissionate, molto probabilmente, dal successore di monsignor Tommaso Francia, vescovo di Oria dal 1697 al 1719, il quale in quel periodo diede un grande impulso al santuario ampliandolo per renderlo più adatto all'aumentato afflusso di fedeli. Le tele raffigurano: Il Martirio, La visita agli infermi e La Gloria dei Fratelli Medici, quest'ultima collocata sull'altare maggiore.
Rutigliano, nel Barese
A Rutigliano, le opere di Samuele Tatulli, firmate e datate 1784, si conservano in cattedrale. Per questa chiesa, la Nullius Dioecesis, nella ventata di ristrutturazione barocca, commissionò a Tatulli e al Carella la decorazione pittorica delle pale d'altare e del presbiterio, tra il 1778 e il 1784.
Palo del Colle, la Natività nella Chiesa del Purgatorio
Tra il patrimonio artistico della Chiesa del Purgatorio a Palo del Colle figura una tela raffigurante la Natività, opera di Samuele Tatulli. Questa pittura è collocata sul secondo altare della navata destra, realizzato in corrispondenza dell'odierna zona presbiteriale, a seguito dell'ampliamento della chiesa avvenuto nel XIX secolo.

Le Opere di Samuele Tatulli a Turi
A Turi, Samuele Tatulli non realizzò solo i due quadri per la chiesa delle Clarisse, raffiguranti rispettivamente la Natività con San Marco e la Crocifissione. Il pittore realizzò anche altre tre opere registrate nel "Notamento" del 1811, compilato dal sindaco di Turi Lomastro, che purtroppo non sono pervenute ai giorni nostri. Nello specifico, nella cappella intra moenia di S. Giuseppe (poi scomparsa) erano custoditi «un quadro di S. Oronzo coi divoti fratelli a’ piedi. Opera recente del suddetto Tatulli». In quella extra moenia di S. Oronzo, erano presenti «il quadro di S. Oronzo, S. Giusto e Fortunato» nonché quello «di S. Elena con la Croce».
La Crocifissione nella Chiesa delle Clarisse
Nella Crocifissione, la scena del Golgota si carica di un dolore composto e straziante. Al centro della scena del Calvario, l'imponente figura di Gesù Crocifisso, appeso al legno, taglia in due la tela, contorto dagli spasimi dell'agonia. Il Cristo, con il peso del suo corpo giunto all’ultimo debole respiro, ha inclinato la croce sporgendosi verso la Madre Dolorosa che occupa tutto lo spazio a sinistra. Tra Madre e Figlio si consuma un dialogo muto: gli sguardi sembrano cercarsi, la Vergine addolorata si abbandona toccandosi con una mano il petto lacerato.
A destra della croce, Maria Maddalena è in ginocchio in primo piano; la disperazione la fa aggrappare ai lunghi capelli chiari che la sua mano intreccia, il naso e gli occhi, arrossati dal lungo pianto disperato, colorano un volto impallidito. Dietro di lei, in piedi sotto l’ombra proiettata dal Crocifisso, Giovanni il prediletto si dispera stringendo forte le sue mani. Tatulli sceglie qui il forte contrasto dei colori delle vesti: tra il blu del manto di Maria, il giallo e il bianco della Maddalena e il rosso-verde di Giovanni. Un gioco di cromie accese che crea quasi un movimento circolare intorno alla croce, un vortice emotivo ben sottolineato dal movimento delle mani e dei volti, dalle pieghe dei panneggi.
Il quadro, come altre opere superstiti della chiesa delle Clarisse di Turi, porta i segni del tragico crollo del marzo 1949, quando l’intera volta dell’edificio collassò apportando ferite indelebili alle opere d’arte lì conservate, tra le quali la Crocifissione, dove appaiono evidenti i distacchi di colore sulla veste della Madonna. Il restauro promosso dall’allora soprintendente Schettini ha restituito dignità e leggibilità al dipinto, senza cancellarne del tutto le cicatrici, che oggi appaiono come memoria visibile del tempo e della fragilità.

La Natività con San Marco nella Chiesa delle Clarisse
Di fronte alla Crocifissione, la Natività con San Marco racconta l’inizio. Tornando alla chiesa delle Clarisse di Turi, i due dipinti, posti in posizione speculare ai lati dell’unica navata, rappresentano, non casualmente, l’inizio e la fine del percorso terreno del Cristo. La visione della nascita di Gesù Bambino tra pastorelli e angeli è tenera e festosa e include un singolare San Marco evangelista.
Nella Natività, la Sacra Famiglia è in luce ma in secondo piano; in avanti, invece, è la sagoma possente dell’evangelista Marco avvolta in una lunga tunica verdastra, riconoscibile dal leone ai suoi piedi, attributo iconografico specifico di questo Santo. Marco è rappresentato come uno spettatore in penombra pronto ad annotare con la piuma bianca che ha tra le dita della mano destra la “buona notizia” - la parola “Vangelo” in greco vuol significare proprio questo - del prodigio di un Dio fatto uomo, destinato a cambiare il corso della storia.
La scelta di San Marco nella scena della Natività sorprende e interroga: il suo Vangelo, infatti, è l’unico a non narrare la nascita di Gesù tra quelli canonici del Nuovo Testamento, mentre lo fanno più specificatamente Luca e Matteo. Sicuramente Tatulli sapeva che il Vangelo secondo Marco, ignorandone completamente l’infanzia, avvia il racconto della vita del Messia dal battesimo ricevuto dal Battista sulle rive del Giordano. Nonostante questa peculiarità, Tatulli accoglie la richiesta della committenza o una particolare devozione locale, trasformandola in potente simbolo visivo.
Il Tatulli pone il Bambino al centro della raffigurazione, con la Vergine che lo sorregge amorevolmente mentre lo indica con lo sguardo a un pastorello adorante; Giuseppe, invece, conversa con altri due personaggi venuti a rendere omaggio al Figlio di Dio. Il gioco dei volti, la diagonale degli sguardi, lo svolazzare degli angeli, il pallio rosso fiammante del barbuto Evangelista Marco e la scelta di porre la Santa Famiglia su un piano prospetticamente rialzato, danno a questa composizione un dinamismo circolare, quasi fosse un vortice la cui energia vitale è nel Bambino venuto a redimere i peccati dell’umanità. Il gioco prospettico della luce scelto dal Tatulli pone la Santa Famiglia di Nazareth in piena luce ma indietro; in avanti, in leggera penombra, è invece la sagoma possente di San Marco, riconoscibile dal leone ai suoi piedi. Come nella Crocifissione, anche qui Tatulli usa il forte contrasto dei colori delle vesti, creando un vortice armonioso che trova nel neonato la propria energia, accentuato dai panneggi, dai colori accesi e dagli intrecci di sguardi, che rende la scena viva e pulsante.
