Domenico Aquilino: Storia di un Sindaco a Palma di Montechiaro

La Sicilia, un continente dentro una nazione. Le chiese più antiche, i monumenti più favolosi, i palazzi più aristocratici, ma anche i paesi più miserabili d’Europa, la mafia, i problemi sociali più imponenti. In Sicilia vi sono luoghi che per una serie di situazioni sociali e storiche costituiscono materia di studio. Un luogo simile è Palma di Montechiaro.

Palma di Montechiaro, "Terra del Gattopardo", è un piccolo villaggio scavato nella roccia. Emersa su un’altura nel 1637, osserva il suo mare poco distante in attesa di un cambiamento mai arrivato. Questo paese dal dopoguerra ad oggi non ha mai visto realizzare il suo sogno di libertà, nemmeno dopo lo straordinario avvenimento del 1960, quale fu "il Convegno sulle zone arretrate della Sicilia Occidentale", ideato e promosso da Danilo Dolci. Forse quel convegno rappresentò un sogno per i cittadini desiderosi di un cambiamento, ma non fu così, poiché le promesse fatte furono ancora una volta tradite.

panoramica di Palma di Montechiaro con il mare sullo sfondo

Un Uomo Distintosi per Integrità Morale

Ma questo paese ha anche belle virtù. Un uomo si è distinto per la sua dittatura morale, per l’attaccamento ai suoi ideali, per la sua profonda fede nel suo credo politico, ed infine per la sua dignità di uomo libero che lo costrinse a vivere segregato in casa per molto tempo durante il periodo fascista. Pochi conoscono la storia del sindaco Domenico Aquilino, questo personaggio che è riuscito a scrivere forse le pagine più belle di un paese ricordato quasi sempre per mafia e corruzione.

Quest’uomo venne descritto dal poeta palmese Lillo Piazza come un "Cavaliere di un’ideologia che ha per bandiera la fierezza e il coraggio, paladino insofferente della rassegnazione e dell’ingiustizia."

Domenico Aquilino: Il Sindaco per Antonomasia

Dalla fine dell’ultima guerra nel municipio di Palma di Montechiaro si sono insediati diversi Sindaci, ma nessuno può essere paragonato al sindaco Aquilino. Uomo di un certo rigore morale, che il 1 Aprile 1946, dopo che il PSI si aggiudicava le elezioni con il sistema maggioritario, si insediò in Municipio e rimase in carica ininterrottamente fino al 1957. Nel 1963 ritornò ancora una volta in carica, ma la politica in quegli anni iniziò a cambiare; gli stessi amici di partito iniziarono a fare i propri interessi più di quelli della collettività, motivo per cui si ritirò in uno sdegnato silenzio.

Domenico Aquilino, detto DON MIMI’, è stato il primo sindaco di Palma di Montechiaro nel dopoguerra, oltre che leader socialista. Per quasi un ventennio è stato protagonista della vita politica locale tanto da essere considerato oggi "il sindaco per antonomasia"; non solo per essere stato il più longevo della storia, ma per l’attaccamento ai suoi ideali e perché ha saputo governare con onestà e incorruttibilità.

ritratto di Domenico Aquilino in giovane età

Le Origini e la Formazione Politica

Domenico Aquilino nacque a Palma di Montechiaro il 28 gennaio 1900 da una famiglia agiata (il padre era un proprietario terriero e aveva in affitto una miniera di zolfo con la quale riusciva a dare lavoro a molte persone). Era il primo di quattro fratelli. Fece i suoi primi studi nel collegio dei Salesiani di Randazzo, e compiuti gli studi superiori decise di iscriversi all’università di Palermo. Era determinato, deciso e intelligente e nutriva un forte interesse per la politica. Già negli anni venti era segretario della Sezione Socialista di Palma.

Fu proprio negli anni venti che il Partito Socialista Italiano si presentava al lettore con un simbolo su cui sorgeva il Sole raggiante sormontato dalla scritta LIBERTA’. Nella primavera del 1922 si costituì a Palma di Montechiaro anche la Sezione del Partito Fascista. Fu proprio in quegli anni che durante un comizio in piazza denominata "Ciano Saitu’ un gruppo di fascisti iniziò a sparare. I colpi erano diretti agli oratori, Domenico Aquilino e i suoi amici. Purtroppo quella sera una donna per sbaglio fu colpita e perse la vita.

L'Antifascismo e la Lotta per gli Ideali

Nel frattempo Mussolini stava organizzando le squadre d’azione che si scagliarono violentemente contro le Camere del lavoro e le sedi dei Partiti socialista e comunista. Si abbatteva così la bufera del fascismo contro i socialisti (arrestati, ammoniti e in fuga). Nel 1924 infatti, dopo la vittoria fascista, il quadro politico della Sicilia iniziò a cambiare. Molti socialisti si nascosero, molti scapparono e altri si arresero, ma il destino di Domenico Aquilino fu diverso.

Infatti per la sua nota attività antifascista venne espulso dall’università, incarcerato per alcuni mesi e poi messo agli arresti domiciliari, per questo non riuscì a conseguire la laurea. In carcere, isolandolo, volevano probabilmente piegare il suo spirito, ma proprio questo punto del loro piano fallì perché la sua fede non crollò mai. Questa fu la fine della democrazia; molti chinarono il capo anche per sopravvivere.

immagini d'epoca del fascismo e di manifestazioni politiche

Per le sue capacità intellettuali come politico, anche gli avversari tentarono di corromperlo, ma senza mai riuscirci. In un opuscolo dedicato alla figura del sindaco Aquilino, scritto dal poeta Lillo Piazza viene riportato un dialogo tra il giovane Domenico e il suo avversario politico. La risposta del rifiuto del giovane socialista fu: "La proposta di innalzarmi al di sopra degli umili e stare sottoposto ad uno solo non mi rende orgoglioso, non voglio che alcuni si inchini dinanzi a me, come non voglio chinarmi dinanzi agli altri. È un’intelligenza distorta quella che crede di potersi arrogare il diritto di superiorità; più l’intelligenza è alta e più in alto si deve guardare; l’uomo con i suoi occhi deve guardare il sole non il fango a cercare i vermi ed imparare a strisciare."

Il giovane idealista, ridotto al silenzio, tornò alla vita politica solo dopo la caduta del fascismo. Durante gli anni del fascismo rimase segregato nella grande casa di famiglia di Piazza Garibaldi che oggi porta il suo nome. Il suo rifugio quando la solitudine lo pervadeva erano le pagine dei libri, i classici latini e greci, libri di poesie nella quale probabilmente affogare le torture e forse anche sognare. Dai racconti di famiglia si dice che stava dietro i vetri della sua casa e guardava la gente che passava per strada. A volte qualcuno, ricordandosi che dietro la finestra c’era lui, si toglieva il cappello come segno di ammirazione. Nessuno poteva rivolgergli la parola.

Passarono così i giorni, i mesi e gli anni, ma il dolore non era riuscito a cambiare la sua fede. Il potere è una sirena alla quale solo gli uomini eccezionali sanno resistere.

Il Ritorno alla Politica e il Mandato da Sindaco

Dopo la liberazione, a seguito delle elezioni amministrative, fece il suo ritorno Domenico Aquilino. I desideri di libertà che per tutto il ventennio fascista animarono la sua fantasia divennero realtà. Giorno 5 dell’anno 1946, alle ore 15:45, in Palma di Montechiaro, nel Palazzo Municipale, venne eletto sindaco con 23 voti su un totale di 29 voti, Domenico Aquilino.

Nel 1946 ci furono le prime elezioni della storia italiana dopo il periodo di dittatura fascista. A Palma di Montechiaro si recarono alle urne 9.258 votanti, cioè il 91,69%; il partito Socialista riuscì a conquistare il potere con il 47,35% di voti. Si apriva così una fase destinata a durare fino alla fine degli anni ’50, sotto il predominio social-comunista.

Domenico Aquilino fu un vero trascinatore di folle; nei suoi comizi la gente aspettava con ansia i suoi discorsi, il suo linguaggio era "tagliente come la lama di un rasoio". Domenico Aquilino riuscì a garantire nel suo paese una situazione pacifica; suo unico interesse era quello di agire per il benessere del suo popolo.

Documentario: Storia d'Italia, il dopoguerra e l'avvento del fascismo (1915-1922)

Il Ritiro dalla Politica e l'Eredità

Con il passare degli anni, però, il rapido cambiamento dei tempi nuovi faranno svanire in molti la concezione dell’originaria missione. In questi anni si affermarono partiti che iniziarono a mirare al clientelismo, distribuendo favori in cambio di voti, cose a cui Domenico Aquilino era letteralmente allergico. Per questo motivo decise di ritirarsi; si diceva anche che lo scoraggiasse la corruzione che iniziava a dilagare anche nel suo stesso partito. Iniziò ad esserci tanta sete di potere.

Quel Sindaco amato da tutti morì nella sua casa il 27/03/1963, un uomo onesto che per perseguire un ideale seppe pagare di persona con dignità e coraggio.

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