Il tema della nascita di Gesù, universalmente noto come Natività, è probabilmente tra i soggetti più rappresentati nella storia dell'arte italiana, assumendo un profondo valore simbolico per la comunità cristiana. Questo evento, che simboleggia la venuta del Salvatore e la possibilità di redenzione per l'intera umanità, ha radici iconografiche molto antiche e ha conosciuto un'evoluzione straordinaria, specialmente nel contesto del Rinascimento toscano.
Origini e Sviluppo Iconografico della Natività
Le prime testimonianze artistiche che raffigurano la Natività risalgono al III secolo d.C. e sono state rinvenute nelle catacombe di Priscilla a Roma. In questi contesti clandestini, i primi cristiani realizzavano semplici immagini di Maria che tiene in grembo il Bambin Gesù. Con la libertà di professare liberamente la fede cristiana, sancita dall'Editto di Galerio nel 311 d.C., il repertorio figurativo si arricchì, attingendo principalmente dai Vangeli dell'Infanzia di Luca e Matteo, ma anche da scritti apocrifi come il Protovangelo di Giacomo, il Vangelo dello Pseudo Tommaso Castelseprio, i Vangeli arabo e armeno dell’Infanzia, la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine e le Meditazioni dello Pseudo Bonaventura.
La Nascita del Presepe e il suo Simbolismo
Intorno al XII secolo emersero le prime rappresentazioni scultoree della Natività. Un momento cruciale fu nel 1223, quando San Francesco d'Assisi diede vita al primo Presepe vivente della storia a Greccio, un paesino vicino a Rieti. Sebbene questa rappresentazione sia considerata il primo presepe vivente, inizialmente non includeva la Vergine Maria né San Giuseppe. La leggenda narra che, mentre il Santo celebrava la messa, apparve nella mangiatoia un bambinello in carne ed ossa, subito preso in braccio da San Francesco. Nel 1283, Arnolfo di Cambio scolpì le prime statuette per creare il presepe come lo conosciamo oggi, ancora visibile presso la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.
La tradizione del presepe si diffuse in tutta la penisola italiana, assumendo significati particolari per i suoi personaggi: il bue e l'asinello rappresentano rispettivamente gli Ebrei e i Pagani, mentre i pastori sono simbolo dell'umanità salvata dal sacrificio di Cristo. L'adorazione di Maria e Giuseppe verso il Bambino ne sottolinea la natura divina e la sua unicità.
Capolavori della Natività nel Rinascimento Toscano
Il Rinascimento in Toscana ha prodotto alcune delle più straordinarie e innovative interpretazioni della Natività, esplorando la prospettiva, il realismo e il simbolismo con una profondità senza precedenti.
Piero della Francesca: La Natività
Piero della Francesca, uno dei più grandi pittori italiani del Quattrocento, fu un grande sperimentatore, maestro dell'affresco e interessato all'applicazione delle regole della prospettiva alla pittura narrativa e devozionale. Il rigore matematico delle sue creazioni esalta la qualità astratta e iconica della sua pittura, conferendo ai suoi capolavori una potente valenza sacrale.
La sua Natività è un dipinto a olio su tavola (124,4 x 122,6 cm), databile al 1470-1475 (o fino al 1485 secondo alcuni), conservato nella National Gallery di Londra. La scena è composta in maniera molto libera e originale: sotto un rudere di stalla con tettoia, al centro, si trova la Vergine in adorazione del Bambino, adagiato su un lembo dell'ampio mantello azzurro della madre. Dietro di essi si trova un gruppo di cinque angeli cantori con liuti, vero perno della scena, che riprendono fisionomie tipiche degli angeli di Piero, presenti con gli stessi tratti somatici, ad esempio, nella Pala Montefeltro o nella Madonna di Senigallia.

A destra, San Giuseppe sta seduto con naturalezza, le gambe accavallate su una sella, e sembra discorrere con i due pastori dietro di lui, ritratti in posizione frontale, uno dei quali indica verso il cielo a sottolineare la natura prodigiosa della scena. Sotto la tettoia si vedono il bue e l'asinello, che raglia quasi a voler rompere l'armonia della musica degli angeli. Lo sfondo si perde in lontananza: a sinistra si trova un paesaggio rurale con un tortuoso fiume, con le acque che riflettono a specchio, come tipico di Piero, mentre a destra si trova uno scorcio urbano verosimilmente di Borgo San Sepolcro. La prospettiva è appena accennata dalla disposizione leggermente in tralice della capanna.
Pietro Lorenzetti: La Natività della Vergine
Sebbene non raffiguri la nascita di Cristo, la Natività della Vergine di Pietro Lorenzetti è un capolavoro del Trecento toscano, innovativo e di grande rilevanza per il tema della "Natività" in senso lato. Questo polittico, eseguito tra il 1335 e il 1342, a tempera su tavola, proviene dall'altare di San Savino nella Cattedrale di Santa Maria Assunta ed è conservato presso il Museo dell'Opera del Duomo di Siena. L'opera è un trittico straordinariamente innovativo per il suo tempo, trattando la superficie pittorica come un'unica scena continua, eliminando la rigida separazione dei pannelli tradizionali. Le colonne dipinte che dividono i pannelli contribuiscono alla continuità spaziale.
- Pannello Sinistro: Rappresenta Sant'Anna a letto dopo il parto, assistita da alcune donne. Le architetture gotiche suggeriscono un ambiente domestico sacro.
- Pannello Centrale: Al centro si trova la Vergine neonata, Maria, appena nata e lavata da due levatrici. Il dettaglio delle mani è particolarmente realistico. La struttura architettonica a volta sopra la scena centrale ricalca la forma del trittico, collegando visivamente i tre pannelli.
- Pannello Destro: Mostra altre donne che portano doni e si preparano per l'accoglienza della neonata, con figure che simboleggiano abbondanza e benedizione.
Lorenzetti adotta un approccio innovativo, con un preciso sistema di piani ortogonali che sfruttano più punti di vista, raccordandosi in modo ardito, quasi a "ventaglio". Le figure, isolate e definite nel volume grazie alle sfumature delle luci sui panni colorati, hanno la solennità delle opere di Giotto, ma la minuta attenzione al dettaglio e l'atmosfera quotidiana richiamano le miniature transalpine.

Le Natività a Firenze: Un Itinerario tra i Capolavori
Firenze custodisce numerose opere con le scene della Natività, molte delle quali innovative per il loro tempo.
Gentile da Fabriano: L'Adorazione dei Magi (Pala Strozzi)
L'Adorazione dei Magi (o Pala Strozzi) di Gentile da Fabriano, eseguita nel 1423 per il banchiere Palla Strozzi e conservata agli Uffizi, è un capolavoro del Gotico Internazionale. Il dipinto narra l'intero cammino dei tre saggi orientali: la narrazione inizia nelle tre lunette in alto, dove i Magi vedono la stella cometa e si incamminano verso Gerusalemme. Il corteo riappare in tutta la metà inferiore del dipinto, con la grotta a sinistra, San Giuseppe, la Madonna col Bambino e due servitrici. Davanti al Bambino e ai tre Magi, i cui vestiti sfarzosi con broccati d'oro arabescati e cinture con borchie preziose sono un trionfo di lusso. In mezzo al corteo, l'uomo col falcone in mano è il committente Palla Strozzi con accanto il figlio Lorenzo. Il tono del corteo, inedito per Firenze, suscitò scalpore, assomigliando più a una battuta di caccia aristocratica che a una scena religiosa.

Hugo van der Goes: Il Trittico Portinari
Il grande Adorazione dei Magi (o Pala Strozzi) - erroneamente chiamato, il testo si riferisce al Trittico Portinari - di Hugo van der Goes, commissionato da Tommaso Portinari, arrivò a Firenze nel 1483 e fu collocato nella chiesa di Sant'Egidio. Questo trittico fiammingo, pur non essendo di artista toscano, ebbe un'enorme influenza sulla pittura fiorentina del suo tempo. Il centro del dipinto è dominato dall'adorazione dei pastori, dove colpiscono il bambino a terra completamente nudo e il forte realismo con cui sono raffigurati Giuseppe e Maria, e il gruppo di contadini. In primo piano, vasi di fiori e un covone di grano simboleggiano la purezza, l'incarnazione e la passione di Gesù.
Filippo Lippi: Il Tondo Bartolini e La Natività
Custodito nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti, il monumentale Tondo Bartolini di Filippo Lippi, databile al 1452-1453, fu uno dei primi dipinti in formato tondo del Rinascimento, ispirando molti artisti del secondo Quattrocento. Il Bambino è nel grembo della madre, e l'acconciatura della Vergine è molto elegante. La Vergine e il bambino tengono in mano una melagrana, simbolo di fertilità e regalità. Sullo sfondo, si svolgono scene legate alla nascita di Maria, come l'Incontro alla Porta d'Oro di Gioacchino e Anna e la Nascita della Vergine, richiamando il tema della concezione "immacolata" di Maria.

Un'altra Natività di Filippo Lippi (146 x 157 cm), realizzata presumibilmente intorno al 1456, è un'importante testimonianza del Rinascimento toscano, proveniente dal Museo Civico di Prato. La scena si svolge in un paesaggio ameno tra angeli, pastori, rocce e cespugli. Il Bambino in fasce è disteso sul manto della Vergine inginocchiata, mentre accanto San Giuseppe è assorto in preghiera. Ai lati, San Giorgio e San Vincenzo Ferrer hanno la visione del Cristo entro una "mandorla" di luce. Il profilo della Vergine "riprende le sembianze di Lucrezia Buti", la monaca amata da fra Filippo Lippi.
Domenico del Ghirlandaio: L'Adorazione dei Pastori
Nella Chiesa di Santa Trinita, l'Adorazione dei pastori di Domenico del Ghirlandaio, eseguita tra il 1483 e il 1485 per la cappella di famiglia del banchiere Francesco Sassetti, è considerata una delle sue opere più significative. Sullo sfondo, si intravedono due città, Gerusalemme e Roma. La scena centrale raffigura un antico sarcofago, simbolo della cristianità che trionfa sul paganesimo. L'opera si distingue per la potenza coloristica, la ritrattista e la capacità di rielaborare la lezione nordica introdotta dal Trittico Portinari.

Arnolfo di Cambio: Madonna della Natività (scultura)
Custodita nel Museo dell'Opera del Duomo, la Madonna della Natività di Arnolfo di Cambio, databile all'inizio del XIV secolo, è una scultura proveniente dall'antica facciata di Santa Maria del Fiore. Maria è distesa, appoggiata sul gomito, secondo l'iconografia tradizionale ripresa anche da Giotto. Indossa un mantello dalle pieghe molto realistiche e ha uno sguardo malinconico. Originariamente, la Madonna era probabilmente contornata da un gruppo in rilievo raffigurante un'adorazione dei pastori, purtroppo perduto.
Alesso Baldovinetti: L'Adorazione dei Pastori
Concludiamo l'itinerario fiorentino con l'Adorazione dei pastori di Alesso Baldovinetti, databile al 1460 e conservato nel Chiostro dei Voti della Santissima Annunziata. Sebbene la sua conservazione sia carente, l'affresco rivela un'attenta cura al dettaglio naturalistico. In primo piano, a destra, si trova la capanna con il Bambino affiancato da Maria in preghiera, Giuseppe dormiente, il bue e l'asinello. A destra accorrono due pastori, mentre a sinistra altri due ricevono l'annuncio dall'angelo.
Sandro Botticelli: La Natività Mistica
A rompere con i rigidi schematismi e le raffigurazioni geometriche del primo Quattrocento fu Sandro Botticelli, che nella sua Natività Mistica, datata 1501 e conservata alla National Gallery di Londra, inserì forti innovazioni stilistiche e rappresentative. Il termine "mistica" le è stato attribuito in epoca moderna per il forte simbolismo della scena. Il dipinto raffigura l'adorazione di Maria, Giuseppe, pastori e Magi del Bambino Gesù, posto al centro su un telo bianco all'interno di una grotta con un'apertura sullo sfondo. Non mancano l'asinello e il bue, simboli di Ebrei e Pagani.

Tutt'intorno alla Sacra Famiglia si avvicendano diverse figure con un andamento ritmico incalzante. Due angeli ai lati portano rami d'ulivo, simbolo di pace, mostrando l'evento miracoloso. In basso, angeli e uomini si abbracciano, richiamando il Giudizio finale. Curiosa è la presenza di diavoletti che fuggono infilzandosi con i loro forconi, simbolo della liberazione dal male. Al di sopra, un carosello di dodici angeli disposti a semicerchio dona ritmo e movimento, riprendendo forse una rappresentazione dell'Annunciazione di Filippo Brunelleschi. Il dipinto include elementi premonitori del sacrificio di Cristo e della venuta del Giudizio Universale, inserendo un dinamismo e una vivacità nuovi.
La Valtiberina e Arezzo: Terre di Piero e della Natività
L'Alta Valle del Tevere, o Valtiberina, è il lembo più orientale della Toscana e fu un crocevia di civiltà. È in questa terra che Piero della Francesca sentiva un profondo e intenso legame, tornandovi più volte e lasciandovi alcuni dei suoi più importanti capolavori. L'itinerario nella "terra di Piero" tocca luoghi emblematici:
- Sansepolcro: Borgo natale del Maestro, conserva nel Museo Civico opere come la Resurrezione, il Polittico della Misericordia, San Giuliano e San Ludovico. La cittadina ha mantenuto un assetto urbanistico medievale arricchito da edifici rinascimentali e barocchi.
- Monterchi: Incastonato tra la Val Padonchia e la Val Cerfone, questo piccolo centro serba un altro straordinario affresco di Piero della Francesca, la Madonna del Parto.
- Arezzo: Splendida città posta su una collina nella Toscana orientale, fu una delle maggiori città etrusche e successivamente una strategica città romana. Piero della Francesca lasciò qui una delle più alte testimonianze pittoriche dell'arte del Rinascimento, lo straordinario ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce nella Cappella Bacci della Basilica di San Francesco, e la Maria Maddalena nel Duomo. La città vanta anche l'imponente Loggiato Vasariano in Piazza Grande e altre pregevoli opere d'arte in chiese e palazzi.
I colori e i ritmi delle terre di Arezzo rivivono nelle opere del maestro, e solo in questi luoghi possono essere pienamente comprese.
Altri Esempi e Evoluzioni della Natività
Molti artisti nei secoli successivi si sono cimentati nella rappresentazione della Natività, reinterpretandola con sensibilità diverse.
Caravaggio: La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi
Nel 1600, Caravaggio dipinse la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi. I giochi di luci e ombre, caratteristici delle opere di Caravaggio, conferiscono un senso di drammaticità all'evento, coinvolgendo lo spettatore. La Vergine Maria appare come una donna del popolo, con tratti comuni e uno sguardo malinconico che preannuncia il futuro destino del figlio. San Lorenzo e San Francesco d'Assisi sono collocati ai lati, mentre un angelo al di sopra del Bambinello simboleggia la gloria divina. L'opera rappresenta un esempio di famiglia terrena, con gesti familiari e umani che sprigionano amore e benevolenza, sottolineando la natura umana e divina del Bambino.

5 minuti con - La Natività di Messina di Caravaggio
Bottega di Benedetto Buglioni: Natività in terracotta invetriata
Nel Duomo di Massa, nella Cappella del Santissimo Sacramento, si trova un bassorilievo frammentario raffigurante la Natività, attribuito alla bottega di Benedetto Buglioni (Firenze, 1459 - 1521). Quest'opera è realizzata in terracotta invetriata, una tecnica messa a punto dai Della Robbia che consiste nell'applicare uno smalto stannifero alla scultura, garantendo una straordinaria brillantezza e resistenza della policromia nel tempo. L'attribuzione alla bottega fiorentina del Buglioni è supportata dal fatto che molti conventi francescani non fiorentini si rivolgevano a lui tra la fine del Quattrocento e l'inizio del secolo successivo.
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