Introduzione: Un'Esperienza di Fede e Devozione
Il Santuario di San Michele Arcangelo e Santa Maria del Monte a Maddaloni è un luogo che offre un'esperienza spirituale profonda. Molti fedeli si recano qui per partecipare alla Santa Messa, come quella celebrata dal Rettore, Don Angelo Delle Paoli. Questo piccolo santuario è spesso gremito di fedeli, raccolti in silenzio con una partecipazione profondamente spirituale e gioiosa per l'incontro con Gesù.
Il Santuario di San Michele Arcangelo e Santa Maria del Monte
Una Posizione Strategica e Panoramica
Il Santuario di San Michele Arcangelo e Santa Maria del Monte è posto sull'ultima vetta che sovrasta Maddaloni della catena dei Colli Tifatini, che partendo da Capua giunge fino a Maddaloni, formando un anfiteatro naturale. È situato a 424 metri s.l.m. e dalla sua posizione è possibile ammirare un panorama spettacolare che si estende dal Vesuvio alla Reggia, passando per i Ponti della Valle e le gigantesche pale eoliche di Durazzano che si perdono all'orizzonte. Il Santuario abbraccia a sud Napoli con le isole, a ovest il Mar Tirreno, a nord i monti del Matese e a est i monti del Beneventano e dell'Avellinese. Questa posizione unica, visibile dall'autostrada e dalla linea ferrata, costituiva in precedenza un luogo strategico-militare per i Sanniti, i Romani e i Longobardi.

Le Radici Storiche: Dai Longobardi ai Borbone
L’origine del santuario risale all’epoca dei Longobardi, costruito nel IX secolo. In quel periodo, in tutta la Penisola, si stava diffondendo - promossa dalla Principessa Teodorata di Benevento - il culto micaelico, che riservava una profonda venerazione all’Arcangelo Michele. La prima menzione del Santuario, anticamente chiamato Eremo, risale al 969, ad opera dell'arcivescovo di Benevento Landulfo. Altre menzioni significative arrivarono nel 1113 e nel 1178. Secondo le fonti storiche, al santuario fece visita anche San Francesco d’Assisi durante il suo passaggio a Capua. Il luogo fu frequentato spesso anche dalla Famiglia Reale dei Borbone, come testimonia la visita dell'intera famiglia di Re Ferdinando II di Borbone nel 1846 per rendere omaggio all'Arcangelo. Nel periodo risorgimentale, il santuario venne occupato dalle truppe garibaldine. Dopo l’Unità d’Italia, l’edificio fu restaurato per i danni subiti dagli scontri bellici del tempo.
La Leggenda dell'Apparizione dell'Arcangelo
La tradizione narra che l’Arcangelo Michele apparve a un giovane pastore (o capraio) del luogo attorno al Settimo Secolo. Un giorno, mentre era intento a far pascolare il bestiame, il pastore si recò verso la vetta più alta, pensando di trovare un alpeggio migliore. Appena giunse sul posto, vide un giovane dall’aspetto celestiale che stava trasportando, tutto solo, delle pietre di dimensioni considerevoli. Il pastorello, colto da altruismo, si mise ad aiutarlo. Dopo alcuni giorni, il pastore domandò al giovane chi fosse e perché fosse intento a raccogliere pietre. Quest'ultimo rispose dicendo di essere l’Arcangelo Michele e che desiderava fosse eretta una cappella in quel luogo. Una volta tornato al paese, il capraio si accorse che le capre donavano un latte migliore e più abbondante di quanto mai prodotto in precedenza, un segno che rafforzò la sua fede nell'apparizione.
Architettura e Dettagli del Santuario
Nel corso dei secoli, l’edificio subì numerose modifiche e interventi. Gli interventi effettuati durante il primo decennio del Novecento hanno fornito al Santuario l'aspetto neoromanico che oggi possiamo ammirare. La facciata presenta un protiro schiacciato, sopra il quale si trovano cinque archetti che fungono da loggia e un rosone sulla cima. Il tetto è coperto di tegole. L’interno è composto da una piccola cupola e da una singola navata, coperta dalla volta a botte, in cui si trova un crocifisso in legno del XVIII secolo, situato nell’abside del presbiterio, e numerosi affreschi. Accanto alla chiesa si trovano i locali per l’accoglienza dei pellegrini, un portico e una terrazza, costruiti in armonia con il resto dell'edificio.

La Statua di San Michele Arcangelo: Storia e Restauri
Nella cappella del santuario è custodita l'immagine lignea di San Michele Arcangelo. Scolpita verso la fine del XVII secolo, la statua rappresenta l’Arcangelo Michele come un giovane guerriero. Indossa un elmo piumato e un'armatura a maglia. Con l’indice e il medio della mano sinistra regge una bilancia contenente due anime nei piattini, mentre con la destra, armata di lancia, colpisce Satana nelle fiamme infernali. Nel tempo ha subito molti restauri, anche perché ogni anno la statua veniva portata in processione scendendo e salendo la montagna per la festa padronale di Maddaloni. Si ricordano storicamente i restauri del 1837, 1857, 1860 e 1988. Il grande restauro, eseguito nel 2009-2011 con i permessi della Curia e della Sovrintendenza di Caserta, ha permesso di scoprire, dopo decenni, i colori originali della statua.
Il Culto di San Michele Patrono di Maddaloni
San Michele Arcangelo è venerato come il santo patrono di Maddaloni per ragioni sia storiche che religiose, legate alla protezione della città e alla sua figura di difensore contro il male. La sua figura è associata alla protezione militare, essendo San Michele il comandante delle milizie celesti, un potente difensore contro le forze del male e un protettore in battaglia. Il culto fu fortemente promosso dalla tradizione longobarda, poiché i Longobardi, che dominarono l’Italia meridionale per secoli, adottarono San Michele come loro patrono. La devozione a San Michele è anche collegata all'influenza del celebre Santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano, un luogo di pellegrinaggio molto antico e importante.
Il Monumento-Altare alla Vergine Maria
Nel XX secolo, in ricordo dell’Anno Mariano 1987-1988, è stato eretto sul monte San Michele un monumento-altare alla Vergine che accoglie i pellegrini e guarda verso la Diocesi di Caserta. Il 10 ottobre 1993, il piazzale d’ingresso è stato trasformato in una Chiesa all’aperto, arricchito da un monumento raffigurante l’immagine della Santissima Vergine Maria, definita Madre del Redentore.
La Figura di Don Angelo Delle Paoli, Rettore del Santuario
Il Suo Percorso Sacerdotale e il 40° Anniversario
Don Angelo Delle Paoli, nato a Marcianise il 20 luglio del 1949, è una figura centrale nella vita spirituale del Santuario di San Michele Arcangelo e Santa Maria del Monte, di cui è rettore dal 1994. Il 22 dicembre è stata celebrata una ricorrenza speciale: il 40° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1973 per mano dell’allora vescovo Vito Roberti. In quell’occasione, insieme a Don Angelo, furono ordinati anche Don Pasquale Lunato, ora penitenziere della cattedrale di Caserta, e lo scomparso Don Nicola Di Benedetto. Don Angelo ha tenuto a spiegare ai tanti fedeli convenuti: «Questa non è la mia festa, ma la vostra, perché ogni sacerdote è un servitore e il suo primo compito è quello di educare le persone all’amore verso Dio».
Incarichi e Contributi Ecclesiastici
Il percorso formativo di Don Angelo Delle Paoli si è svolto presso il Seminario Romano Maggiore, dove ha conseguito il titolo di Baccelliere in Filosofia e Teologia alla Pontificia Università Lateranense. Successivamente, si è specializzato in Teologia spirituale presso la Pontificia Facoltà “Teresianum”. Nel corso della sua carriera ecclesiastica, ha ricoperto importanti ruoli: è stato vice rettore e rettore del Seminario vescovile, e docente di Teologia spirituale, Cristologia e Mariologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Caserta. Dal maggio 2013, per volere del compianto vescovo, monsignor Pietro Farina, Don Angelo è anche esorcista ufficiale della diocesi.
Riflessioni Spirituali e il Messaggio Evangelico
Le omelie di Don Angelo spesso richiamano i fedeli a riconoscere il creato e le sue ricchezze come dono di Dio all’uomo, creato a sua immagine, con l'invito a cantare: «Lodato sii, o mio Signore». Sottolinea il dovere di essere riconoscenti al Signore per i frutti della terra e del lavoro dell’uomo, da cui deriva il rispetto dell’ambiente naturale, risorsa preziosa affidata alla responsabilità dell’uomo. Dalle sue parole emerge la necessità di educare a un consumo più saggio e responsabile, promuovendo la responsabilità personale in ordine alla dimensione sociale dell’uomo, fondata sull’accoglienza, la solidarietà e la condivisione, affinché a nessuno manchino il lavoro, il pane, l’acqua e tutte le altre risorse primarie, veri beni universali offerti da Dio all’uomo per il bene di tutti. Riprendendo il Vangelo odierno (Mc 12,38-44), Don Angelo ha evidenziato come l’umile generosità della vedova abbia riscosso un elogio entusiasta da Gesù: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». Questo episodio, secondo Don Angelo, non propone solo un modello di generosa carità, ma insegna ad avere sempre immensa fiducia in Dio creatore e padre, sicuri che Dio non abbandona mai i suoi figli perché figli dell’amore. Al contrario, Gesù critica negli Scribi e nei Farisei l'arroganza, l'ambizione, il desiderio di essere serviti, onorati e persino venerati, descrivendoli come persone che si preoccupavano di apparire osservanti della legge, ma la cui vita era colma di ipocrisia, vere "sanguisughe" dei poveri, che pensavano solo alla propria borsa.
Ringraziamento e Richiesta di Perdono
Riflettendo sul suo lungo sacerdozio, Don Angelo paragona il progetto di Dio a un gioco di enigmistica in cui si compone una figura unendo dei puntini, o a un mosaico a cui ognuno contribuisce con il proprio tassello. In questo momento della sua vita, Don Angelo esprime due sentimenti profondi: il primo è di ringraziamento verso il Signore e verso i tanti che lo hanno sempre aiutato in questi 40 anni; il secondo è una richiesta di perdono a Dio e a tutti i fedeli per quello che di più e di meglio avrebbe potuto e dovuto fare e non è riuscito a realizzare.