Il presepe è la rappresentazione della nascita di Gesù, realizzata con statuette lavorate in vari materiali come legno, terracotta, cartapesta o cera, inserite in un’ambientazione di tipo naturalistico. Questo simbolo iconico del Natale nasce per rappresentare la scena della Natività di Gesù, unendo tradizione religiosa e valori culturali profondi.
Origini e Sviluppo Storico del Presepe
Le Radici Antiche della Natività
La storia del presepe comincia nei primi secoli del cristianesimo. Una lettera di san Girolamo del 404 attesta che Paola, una sua discepola, visitando la Terra Santa ed entrando in Betlemme, aveva notato allo Speculum Salvatoris lo stabulum (la mangiatoia) scavato nella roccia, ove Gesù era nato. Altre testimonianze archeologiche dei primi secoli del cristianesimo rimandano al prototipo del presepe, a una scena della Natività con il bue e l'asino, simbolo della relazione divina secondo il profeta Isaia.
Nella scena classica della Nascita di Gesù, come descritta dallo pseudo-Vangelo di Matteo, il Bambino viene presentato tra il bue e l'asinello. Questa iconografia è ritratta anche negli affreschi trovati nelle catacombe, sebbene siano andati distrutti. Anche Sant'Ambrogio riteneva Cristo nell'antica iconografia presepiale «in medio duarum animalium». Nei primi affreschi delle catacombe, il Bambino era posto in una cesta di vimini sotto una tettoia, con il bue e l'asino adoranti dietro di Lui, la Madonna da un lato e un pastore dall'altro. L’immagine della Sacra Famiglia (Madonna, Bambino e San Giuseppe) era effigiata su stoffe antichissime, come quella dei Sancta Sanctorum di Roma, o su alcuni sarcofagi marmorei, rivelando la Natività come quella di Mantova e quella di Sant'Ambrogio di Milano.
San Francesco d'Assisi e il Primo Presepe Vivente
In Italia, la tradizione del presepe risale all'epoca di San Francesco d'Assisi, al quale si deve la prima rappresentazione vivente della Natività a Greccio, nel 1223. Le immagini e le rappresentazioni precedenti della nascita di Cristo non erano che «sacre rappresentazioni» delle liturgie che si celebravano nel Medio Evo. Il santo poverello, desideroso di avvicinare il popolo al mistero del Natale, realizzò a Greccio, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da Papa Onorio III, il primo presepe “vivente” con la presenza di figuranti individuati tra pastori, contadini, nobili e frati del luogo. Un episodio così affascinante indusse Giotto a dipingerne un affresco che tutt’oggi campeggia nella Basilica Superiore di Assisi.

Dalle Chiese alle Case: L'Evoluzione del Presepe Inanimato
Dopo l’episodio di Greccio, il presepe iniziò a evolversi, venendo inizialmente rappresentato nei monasteri e nelle chiese, con statue di legno o terracotta. L’arte presepiale ha affascinato scultori, pittori e architetti che l’hanno sviluppata e arricchita nel corso dei secoli, rendendola nota in tutto il mondo. L’iniziativa del Padre Serafico fu continuata dai più famosi artisti in opere pittoriche o scultorie.
Lo scultore, architetto e urbanista Arnolfo di Cambio, noto anche come Arnolfo di Lapo, attivo in particolare a Roma e a Firenze tra la fine del Duecento e i primi del secolo successivo, è considerato il "papà" del primo presepe inanimato. Tra le sue opere, di grande importanza e originalità è il Presepe della Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma. In quest’opera scultorea, in marmo bianco, sono raffigurati la Madonna, seduta su un trono, con il Bambino, i Re Magi a destra e San Giuseppe, il bue e l'asino a sinistra. Il presepe della Basilica di Santo Stefano a Bologna è uno dei più antichi d’Italia. Altre rappresentazioni notevoli si trovano nella chiesa di Santa Chiara ad Assisi, nel Duomo di Volterra, nella Cattedrale di Teramo e in San Giovanni a Carbonara di Napoli.
Dalle Chiese e dai luoghi pubblici, verso la metà del ‘400, il presepe passò ad essere allestito anche nelle case. Ai personaggi in legno e terracotta della rappresentazione inanimata della Nascita di Gesù furono affiancati anche quelli realizzati con cera e porcellana.
Il Presepe nell'Arte Pittorica
Molti artisti hanno interpretato la scena della Natività nelle loro opere, contribuendo a diffondere e arricchire l'iconografia presepiale.
- Giotto nel ’300 realizzò affreschi nella Cappella degli Scrovegni a Padova e nella Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi.
- Gli affreschi benedettini del Magister Consolus sono visibili al Sacro Speco di Subiaco.
- Botticelli, nella sua tela della Natività, appartenente all’ultima fase della sua attività, interpreta il soggetto come un’adorazione del Bambino da parte di Maria con Giuseppe, dei pastori e dei Magi tra cori angelici. Al centro si trova la grotta della natività, con il Bambino su un giaciglio coperto da un telo bianco, la Vergine a destra e il Giuseppe adorante a sinistra; dietro si vedono il bue e l’asinello. In basso, «ai piedi di un piccolo sentiero tra rocce scheggiate, tre gruppi mostrano l’abbraccio e il bacio di comunione tra angeli e personaggi virtuosi, mentre sul terreno cinque diavoletti fuggono spaventati trafiggendosi con i loro stessi forconi per cacciarsi nelle profondità attraverso le crepe del suolo, forse una visione profetica della liberazione dell’umanità dal male».
- La Natività Allendale di Giorgione si divide in due parti: a destra la grotta scura della natività, dove si trova la Sacra Famiglia raccolta e verso la quale si affacciano i due pastori; a sinistra, in un ampio paesaggio, ci sono piccoli episodi di quotidianità.
- Beato Angelico decorò San Marco su incarico di Cosimo de' Medici. L'Adorazione del Bambino ne sarebbe una delle opere, dove la scena, composta a semicerchio, presenta figure che adorano il Bambino: santa Caterina d'Alessandria, la Vergine, san Giuseppe e san Pietro Martire. In fondo nella capanna si vedono il bue e l'asinello, entrati nell'iconografia tradizionale del Natale.
- L’Adorazione del Bambino di San Vincenzo Ferrer (o «Natività con san Giorgio e san Vicenzo Ferrer») di Filippo Lippi è un’opera realizzata tra il 1455 e il 1466. Al centro si trova il Bambino adorato dalla Madonna e da san Giuseppe e a sinistra si vede san Giorgio in adorazione, mentre sulla destra si trova la visione di san Vincenzo Ferrer del Cristo entro una ‘mandorla’ di luce.
- Perugino, con l’Adorazione dei pastori, riprende uno schema già collaudato. Gli angeli annunciano la nascita del Bambino ai pastori, che compaiono in adorazione. A destra si vedono il bue e l’asinello, mentre tra due angeli compare la colomba dello Spirito Santo.
- La Sacra Famiglia con un pastore di Tiziano Vecellio, più conosciuta come L’Adorazione dei pastori, mostra un idilliaco paesaggio campestre, in cui la Sacra Famiglia è seduta in riposo, offrendo il Bambino all’adorazione di un pastore.
- L'Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, considerata il capolavoro dell’artista e del gotico internazionale in Italia, impressiona per la ricchezza dei dettagli, le applicazioni in oro e argento e la rappresentazione di costumi e paesaggi esotici.
- La composizione di Masaccio della Natività presenta la capanna a sinistra, con il bue e l'asinello di spalle. Maria è seduta in un seggio dorato e tiene in braccio il Bambino che benedice il primo dei Magi.
Il Presepe Napoletano: Un "Teatro del Mondo"
Napoli è famosa per aver elevato il presepe a un’arte raffinata. Nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara di Napoli, nel 1484, fu costruito il primo presepe utilizzando tecniche della scultura di legno e terracotta. Da qui quest’arte si diffuse e si sviluppò in Campania e in Toscana, collegata agli avvenimenti e ai personaggi storici delle singole epoche. Così, il presepe napoletano è l’unico che esprima il gusto barocco e che animi episodi leggendari e pittoreschi. Interamente intagliate nel legno, a grandezza naturale, le figure presepiali del Museo Nazionale di San Martino a Napoli continuano a ‘vivere’. Della composizione originaria del 1478, sono rimasti quattordici pezzi superstiti: i sei angeli, la Madonna, San Giuseppe, il bue, l’asino e altre quattro figure che rappresentano i magi e un nobile o una profetessa. Questa è un’opera unica nel suo genere, perché è a grandezza naturale e interamente intagliata nel legno.

Materiali e Tecnica
Nell'antico quartiere di San Gregorio Armeno, i vari materiali usati sono adatti alle scenografie e ai personaggi presepiali: legno, sughero, cartapesta, tela, vetro, minuscola gioielleria, stoffe, gessi e terracotta. Per la costruzione dei pastori si utilizzavano il legno per le mani e i piedi, il vetro per gli occhi e il fil di ferro per imbastire i corpi rivestiti di stoffe e d’abiti in miniatura. Tutte le figurine erano collocate sul cosiddetto «scoglio», lavorato principalmente in sughero, di cui venivano eseguiti dei veri e propri progetti. Teste, mani e piedi delle figurine erano realizzati in terracotta, mentre l’anima era in stoppa e fil di ferro.
Il Contesto Barocco e Sociale
Con il barocco, il presepe si arricchisce anche del paesaggio, che inizia ad avere una sua connotazione ben precisa e strutturata. Nella Napoli del Settecento, capitale cosmopolita di un ampio regno, il presepe non è più solo una scena sacra ma un vero “teatro del mondo”, dove accanto alla Natività compaiono botteghe, taverne, mercati, mendicanti, nobili, musici e pastori. Il sacro non è più separato dalla vita quotidiana e tutti sono chiamati a contemplare l’evento della nascita di Cristo. In questo modo, il presepe napoletano assunse caratteri e funzioni teatrali, rappresentando la vita della società e contribuendo a caratterizzare la scultura napoletana religiosa del '700, apprezzata in tutto il mondo.
Le personalità che contribuirono al suo perfezionamento artistico e alla sua diffusione furono il re Carlo III di Borbone e il domenicano padre Rocco. Nell’Archivio Storico del Palazzo è documentato come in occasione del Natale venisse allestito un grande presepe nella Reggia, cui concorrevano non solo gli artisti e gli artigiani di corte, ma gli stessi sovrani: le vestiture dei pastori costituiscono, oggi, un documento prezioso per la storia del costume dell’epoca. Le tempere dipinte da Salvatore Fergola (1799-1874), oggi esposte nella sala che ospita il presepe, raffigurano lo «scoglio» progettato dal Cobianchi nel 1844, a cui si ispira l'attuale presepe casertano allestito nel 1988.
Dal ’700, i migliori presepi napoletani, ormai parte di collezioni private, si trovano in luoghi importanti come la chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Roma, la basilica di San Marco a Venezia, o la chiesa di Capodimonte a Napoli; ci sono poi raccolte museali nell'Abbazia di Montevergine, a Villa d'Este a Tivoli, a Berlino e a Monaco.
Personaggi e Regole Specifiche del Presepe Napoletano
Il presepe napoletano è caratterizzato da regole ben precise, nonostante la sua fitta popolazione di tratti contrastanti. C’è, per esempio, un numero minimo di angeli da porre al di sopra della mangiatoia, i Re Magi devono essere accompagnati da un corteo di musicanti, tra i pastori almeno uno deve portare una pecorella sulle spalle e tra le figure femminili non deve mancare la lavandaia.
- Benino dormiente: È probabilmente la figura allegorica più importante di tutto il presepe. La tradizione napoletana vuole, infatti, che l’intera rappresentazione della Natività sia, in realtà, un sogno fatto proprio da questo pastorello dormiente. Questa lettura viene messa in scena anche nella “Cantata dei Pastori”, opera teatrale religiosa del 1698 di Andrea Perrucci, in cui Benino si sveglia e racconta di aver sognato la nascita del Bambin Gesù. È quasi sempre collocato all’inizio del presepe, quasi a favorire il passaggio dello sguardo di chi osserva dal sogno alla vita.
- Il pastore della meraviglia: Non appartiene ai personaggi della Cantata dei Pastori, ma presentandosi con le braccia alzate e gli occhi spalancati, diviene il più teatrale dei personaggi del presepe. Si stupisce forse della cometa che appare in cielo, della discesa degli angeli o del miracolo compiuto.
- Ciccibacco: Un pagano tra i cristiani, le cui origini sono antichissime e risalgono al culto del vino e del Dio Bacco. Spesso si trova vicino a una delle due grotte poste a lato della Natività, guida un carretto trainato da due buoi e carico di botti di vino ed è circondato da zampognari e suonatori di flauto che richiamano i riti dionisiaci.
- La lavandaia: È intenta a lavare i panni in ginocchio e rappresenta le levatrici che hanno assistito alla nascita di Gesù.
- Il pescatore: Simboleggia San Pietro, l’apostolo successore di Cristo, divenuto “pescatore di uomini”.
- I mendicanti zoppi e ciechi: Rappresentano le anime del Purgatorio che chiedono una preghiera ai vivi.
- I 12 venditori di cibo: Simboleggiano ognuno un mese dell’anno.
Significato e Simbolismo del Presepe
Il Significato Originario e lo Slittamento Semantico
È bene ritornare sul significato originario della parola presepe (o presepio), che indicava la ‘mangiatoia’, un elemento dell’economia rurale privo di ogni connotazione sacra. È con il latino dei cristiani e, in particolare, con la traduzione della Bibbia dal greco, che il termine viene usato per rendere la raffigurazione evangelica della nascita di Cristo, come si legge con chiarezza nel Vangelo di Luca: “reclinavit eum in praesepio” (‘lo depose nella mangiatoia’ - Lc 2,7).
Da componente della vita quotidiana, la mangiatoia passa sia a simbolo del mistero dell’incarnazione di Dio sia, a seguito dell’umiltà del luogo scelto da Cristo, del totale rovesciamento dei valori mondani. Nei primi secoli della cristianità, tuttavia, la parola continuò a indicare un’autentica mangiatoia; fu solo a partire dal XIII secolo che si avviò un progressivo slittamento semantico dal particolare del luogo in cui Cristo viene deposto all’intera raffigurazione della sua nascita. Il passaggio, favorito da Francesco d’Assisi e la sua rappresentazione a Greccio, agevolò l’identificazione di presepio non solo con la Natività ma con un intero genere figurativo, caratterizzato da personaggi e iconografie particolari.
Lo slittamento semantico è stato favorito soprattutto tra Sei e Settecento, quando alcune pratiche devozionali si legarono a forme d’arte popolare ricche e complesse, come quella testimoniata dal noto presepe napoletano. Come in una fiaba, il tempo si annulla e ogni gesto si interrompe nell’attimo in cui si compie, bloccato dall’attesa stupefatta del miracolo della vita.
Il Simbolismo del Paesaggio e dei Personaggi
Il paesaggio del presepe è intriso di un profondo simbolismo e diventa protagonista, soprattutto nella trasposizione napoletana. Ogni elemento assume un significato ben preciso:
- Il ponte: Indica il passaggio per l’Aldilà e l’ignoto.
- Il fiume: Rappresenta il tempo e il ciclo della vita. L'acqua è anche segno del Battesimo. Qui si intravedono i pesci che simboleggiano l'IXTHYC (Iesùs Christòs Theòu Uiòs Sotèr, Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore).
- Il pozzo: Può raffigurare la porta dell’Inferno, il luogo dell’oscurità che deve sempre essere presente perché non vi può essere luce senza ombra.
- La Taverna (o Osteria): Simbolo di un’atavica fame non solo di cibo, ma anche di fede e speranza. Posizionata vicino alla grotta-capanna del Salvatore, simboleggia l’eterna lotta tra il bene e il male.
- La grotta della Natività: Deve essere sempre in primo piano e rappresenta il luogo dove va in scena prima la nascita di Gesù e poi l’adorazione dei Magi, entrando in contatto con il Divino. Solitamente, nella tradizione napoletana, la Natività è posizionata su uno sperone di roccia nei pressi dei ruderi di un Tempio pagano. Questo serve ad evidenziare la vittoria del Cristianesimo sui culti romani, simboleggiando che il Salvatore è venuto al mondo in un contesto in cui gran parte dell’umanità era immersa nel paganesimo.
La storia del PRESEPE NAPOLETANO
La Sacra Famiglia e Altri Elementi
Il nucleo principale del presepe è rappresentato dalla Natività: la Vergine Maria ha accanto San Giuseppe e vegliano il Bambino Gesù. La capanna (o grotta) e i tre personaggi sono la meta che il Presepe vuole farci raggiungere, in cammino come i pastori, come i Re Magi, verso la Famiglia di Nazareth.
- Maria: Incarna la verginità, l’innocenza e la purezza. Veste una mantella celeste, colore della fede e della lealtà.
- San Giuseppe: Si trova in piedi, accanto alla sua famiglia; ha in mano una lanterna accesa che illumina il mondo con la nascita di Gesù; il bastone che tiene con l’altra mano è la saggezza ma diviene anche simbolo dell’essere il custode di Maria e di Gesù.
- Il Bambino Gesù: Il grande protagonista, il Salvatore del mondo, che con le braccia aperte abbraccia tutti con la semplicità di un bambino, con gli occhi sorridenti di amore e di pace.
- Il bue e l’asino: Sono presenti dietro la Sacra Famiglia. Diverse interpretazioni riguardano la loro presenza. Una di natura prevalentemente storica suggerisce che gli animali erano in viaggio con Giuseppe e Maria; l’asino per non far stancare troppo Maria, il bue per San Giuseppe come merce per pagare le tasse.
Fuori dalla grotta trovano posto anche gli abitanti di Betlemme, increduli e spaventati alla vista della cometa che segna la nascita del Re dei Re. In lontananza, si scorgono altre tre figure: i tre Magi provenienti dall’Oriente, che cavalcano dromedari o cavalli.
La Capanna o la Grotta?
I Vangeli canonici non descrivono il posto esatto in cui è nato Gesù Bambino. Se parliamo di mangiatoia, ci riferiamo chiaramente a una stalla per gli animali; tuttavia, questa informazione non dirime i dubbi tra “capanna” e “grotta”. Di conseguenza, l’annosa questione “capanna o grotta?” non ha una soluzione univoca. Un Vangelo apocrifo, lo pseudo-Matteo, suggerisce che Maria partorisca in una grotta, dove resta per tre giorni, dopodiché si sposta in una stalla. La capanna, d’altro canto, è particolarmente suggestiva perché permette di ricreare un grazioso ambiente rustico con un’architettura esteticamente gradevole.
Allestimento del Presepe e Tempistiche Tradizionali
Solitamente l’allestimento di un presepe inizia alla fine di novembre per fare il proprio debutto in corrispondenza della festività dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine l’8 dicembre. La riproduzione del Bambin Gesù, invece, fa il suo ingresso sulla scena e viene collocata nella mangiatoia nella Notte di Natale.
Le figure dei Re Magi, che arrivano con l’oro, l’incenso e la mirra dall’Oriente, secondo la tradizione, dovrebbero essere inserite gradualmente. Prima, come elemento del paesaggio, in lontananza, a raffigurare il percorso verso Betlemme. Poi, come protagonisti della scena principale in prossimità della grotta, nel giorno dell’Epifania. Per alcuni, il 6 gennaio, rappresenta anche il giorno in cui smantellare il presepe.

Presepe Sostenibile e Innovazione Tecnologica
Oggi le tematiche artigianali e artistiche legate alla costruzione e alla rappresentazione del presepe sono trattate con varie modalità d’espressione, da quelle tradizionali a quelle d'avanguardia. Oltre a essere un simbolo di tradizione e spiritualità, il presepe può diventare un’opportunità per adottare pratiche sostenibili, coinvolgendo la famiglia in un’attività creativa e rispettosa dell’ambiente. È possibile creare la base del presepe con pallet di legno riciclato, cassette della frutta o vecchi mobili, evitando confezioni usa e getta. Creare un presepe sostenibile non solo riduce l’impatto ambientale, ma diventa anche un modo per riflettere sul significato del Natale, legandolo a valori di rispetto per la natura e consapevolezza ecologica.
Si sta diffondendo anche l'impiego della tecnologia moderna per rendere il presepe il più realistico e suggestivo possibile. Esempi includono l'utilizzo di effetti elettronici (centraline giorno e notte, effetti sonori, proiettori, illuminatori per stelle a fibra ottica, effetto neve) e giochi d'acqua per cascate, fontane e ruscelli.
Presepe o Presepio? La Questione Linguistica
Quasi ogni anno, a Natale, si discute sulla forma da scegliere tra presepio e presepe, segno che questa bella tradizione natalizia è ancora viva. Le forme presepe e presepio sono molto antiche: entrambe si attestano in italiano nel XIII secolo, soprattutto in testi di argomento religioso. Le loro origini risalgono rispettivamente al neutro latino praesēpe, -is (o al femminile presaepes, -is) e al più tardo praesēpĭu(m) o praesaepĭu(m).
Paolo D’Achille, nel ricostruire e valutare le più antiche attestazioni delle due forme, conclude che dal punto di vista storico tra presepio e presepe sarebbe più giusto scegliere la prima opzione, non solo perché più autorevolmente documentata in àmbito ecclesiastico, ma anche perché più ricorrente in riferimento alla tradizione natalizia. Nell’uso comune, però, oggi sembra prevalere, secondo quanto testimonia la rete, la forma presepe; si tratta di una tendenza spiegabile da un lato con l’erronea percezione di presepio come regionalismo di area meridionale e dall’altro con la maggiore diffusione della forma concorrente nelle regioni settentrionali.
Il fenomeno dello slittamento semantico, per cui una parola del lessico più umile, legata all’antica pastorizia, diventa la denominazione di una delle più alte forme di racconto simbolico, è piuttosto raro. A differenza di parole come "teatro" o "opera" che mantengono anche il significato originario, presepe/presepio rinvia per tutti alla sola raffigurazione della Natività.
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