La Presenza delle Chiese Evangeliche Africane e il Contesto Protestante in Italia e nell'Alto Adige

Le Chiese Indipendenti Africane: Origini e Significato

Conosciute come African Independent Churches (AIC), o anche come All African Conference of Churches, le Chiese indipendenti africane, di denominazione cristiana, stanno assumendo sempre più vigore nel continente. Martin Nkafu, camerunense, docente di Filosofia presso la Pontificia Università Lateranense e padre del termine “Vitalogia”, aiuta a decifrare la portata di questo fenomeno, non certo recente.

«La prima cosa che dobbiamo riconoscere a queste Chiese è il fatto che cercano di colmare il vuoto lasciato dalla ‘assenza di Dio’ nelle comunità», afferma Nkafu. Egli aggiunge: «Partiamo dal presupposto che la fede cristiana africana è una fede viva e vivace: si va in chiesa per esprimere la gioia di vivere anche se non si tratta di cerimonie folkloristiche. Si va in chiesa per pregare attraverso l’espressione corporea».

Dunque, se intese come tentativo di ravvivare la fede cristiana alla luce della cultura locale, le Chiese indipendenti non possono essere viste - afferma lo studioso - come una minaccia. Tuttavia, uno dei rischi maggiori che si nascondono dietro le African Instituted Churches è proprio quello della idolatria dei fondatori. Per concludere, dice il docente, «deve essere ben chiaro che non si parla di chiese autonome dalla Chiesa missionaria, ma di una versione culturalmente situata del vissuto cristiano del popolo».

Il professor Nkafu aggiunge che i fedeli e i pastori «andrebbero aiutati a comprendere la sorgente e le radici stesse della loro fede. È probabile, ad esempio, che la chiesa (intesa come edificio, come luogo di culto) esuli in molti casi dai luoghi chiusi. In Africa, giacché la natura è il luogo maestro della manifestazione di Dio, è nella natura che si celebra la vita e si offrono sacrifici a Dio con tutti se stessi».

Mappa della diffusione delle Chiese Indipendenti Africane nel continente africano

Il Panorama Evangelico Italiano: La FCEI

Le Chiese membro della FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia) rappresentano una parte significativa del protestantesimo italiano. La FCEI nacque a Milano il 5 novembre 1967.

Le Chiese Membro Fondatore e Aderenti

Ad aderirvi in qualità di membri fondatori furono:

  • l'Unione cristiana evangelica battista (UCEBI)
  • la chiesa valdese
  • la chiesa metodista
  • la chiesa luterana
  • la comunità ecumenica di Ispra-Varese (poi confluita nella chiesa luterana)

Negli anni successivi aderirono alla Federazione l'Esercito della Salvezza, la Comunione di chiese libere e la Chiesa apostolica italiana.

Conformemente allo Statuto, partecipano alla Federazione in qualità di “osservatori” l'Unione delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (UICCA) e la Federazione delle chiese pentecostali (FCP); mentre la Chiesa cristiana di Rho (MI) è “membro aderente”.

Logo della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI)

Principali Denominazioni Evangeliche in Italia e la Loro Presenza

Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI)

Fondata nel 1949, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI) ha circa 7.000 membri in 12 comunità sparse su tutto il territorio italiano, in maggioranza di lingua tedesca. Nella dottrina, nell'etica e nella vita spirituale la CELI segue le fondamenta gettate da Martin Lutero e dai teologi a lui legati. I rapporti della CELI con lo Stato italiano sono regolati dall'Intesa del 1995. La CELI è membro della Federazione luterana mondiale (FLM), della Conferenza delle chiese europee (KEK) e della Comunione di chiese protestanti in Europa (CCPE-Concordia di Leuenberg) e ha stretti contatti con la Chiesa evangelica di Germania (EKD) e con le Chiese evangeliche luterane unite in Germania (VELKD). La comunità più antica è quella di Venezia, la cui storia può risalire fino al periodo della Riforma, mentre le comunità di Trieste e Bolzano furono fondate rispettivamente nel 1778 e nel 1889, quando tali zone facevano parte dell'impero asburgico.

Edificio della Chiesa Evangelica Luterana di Bolzano

Chiesa Evangelica Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi)

I valdesi nascono nel sud della Francia come movimento medievale nel XII secolo ispirato alla povertà e alla libera predicazione. Dichiarati eretici, si diffondono in tutta Europa dove sopravvivono fino al XVI secolo in clandestinità. Nel 1532 i valdesi delle valli del Piemonte decidono di aderire alla Riforma protestante, costituendosi come chiesa riformata di ispirazione calvinista. Oggetto di ripetute e sanguinose persecuzioni, tra cui anche una deportazione di massa, i valdesi vivono nel “ghetto” delle loro valli alpine fino al 1848 quando, il 17 febbraio, ottengono da Carlo Alberto i diritti civili. Da quel momento inizia la diffusione in ogni parte d’Italia. Attualmente i valdesi in Italia sono circa 30.000 e aderiscono alla Comunione mondiale delle chiese riformate. I valdesi fanno inoltre parte del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), della Conferenza delle chiese europee (KEK) e della Comunione delle chiese protestanti europee (CCPE-Concordia di Leuenberg). Dal 1979 valdesi e metodisti sono uniti in un patto d’integrazione che ha dato vita alla Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi). Le due chiese hanno in comune l'organizzazione sinodale-rappresentativa, l'amministrazione (Tavola valdese) e il corpo pastorale; rimangono invece distinte la rappresentanza ecumenica e la gestione patrimoniale.

Opera per le Chiese Evangeliche Metodiste in Italia (OPCEMI)

Le chiese metodiste nascono nel XVIII secolo in Inghilterra da un movimento di risveglio religioso, diffusosi in seguito in America e in altri paesi. In Italia si costituiscono gruppi metodisti ad opera di predicatori inglesi e americani nel XIX secolo, nel contesto di risveglio culturale del Risorgimento. Durante il ventennio fascista la missione americana, duramente colpita dal regime, viene inglobata da quella britannica. Nel 1961 nasce la Conferenza metodista d'Italia, emancipata dalla Conferenza britannica. Attualmente i metodisti italiani sono circa 5.000, diffusi in tutto il territorio del paese, e fanno parte del Consiglio metodista mondiale, che conta circa 70 milioni di fedeli in 130 paesi. Dal 1979 valdesi e metodisti sono uniti in un patto d’integrazione che ha dato vita alla Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi). Le due chiese hanno in comune l'organizzazione sinodale-rappresentativa, l'amministrazione (Tavola valdese) e il corpo pastorale; rimangono invece distinte la rappresentanza ecumenica e la gestione patrimoniale.

Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia (UCEBI)

Fondata nel 1956, l'Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia (UCEBI) raccoglie l'eredità dell'Unione cristiana apostolica battista (UCAB), sorta nel 1884 ad opera delle missioni inglese e americana giunte in Italia negli anni '60 del XIX secolo. Eredi degli anabattisti e di quella che è conosciuta come Riforma radicale, nascono nell’Inghilterra del ‘600. Si richiamano alle dottrine fondamentali del protestantesimo, con alcune significative particolarità. Tra queste, il congregazionalismo, l'idea cioè che l'elemento ecclesiologico centrale sia la chiesa locale (congregazione), autonoma nelle sue decisioni, ma legata alle chiese consorelle attraverso la costituzione di unioni o convenzioni; il battesimo dei credenti, cioè l'idea che il battesimo comporti una esplicita confessione di fede del battezzando, rifiutando così il battesimo dei bambini; la netta separazione tra lo stato e la chiesa; l'affermazione e la difesa della libertà di coscienza. L'UCEBI fa parte di organismi internazionali come l'Alleanza battista mondiale (BWA), la Federazione battista europea (EBF), il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) e la Conferenza delle chiese europee (KEK).

Esercito della Salvezza (EdS)

L’Esercito della Salvezza è nato in Inghilterra nel 1865 ad opera di William Booth, già pastore metodista, per venire incontro ai bisogni spirituali e materiali delle masse del nascente proletariato industriale che affollava le grandi città dell’Inghilterra, sfruttato a quel tempo al di là di ogni immaginazione. La sua organizzazione, essenzialmente episcopale, è strutturata intorno alla metafora militare, dalla quale trae origine il suo nome, “Esercito della Salvezza”, in inglese The Salvation Army, dove i membri sono denominati “soldati” e i pastori “ufficiali” con vari gradi (principalmente tenente, capitano e maggiore). In Italia l’EdS inizia la sua opera nel 1887, quando il capitano James B. Vint aprì il primo “corpo” a Roma. Nel 1892 venne in Italia lo stesso William Booth e l’opera si estese velocemente al Nord, e poi al Sud, in Campania, Puglia, Lucania, arrivando infine in Sicilia nel primo dopoguerra. Il riconoscimento come Ente morale da parte del presidente della Repubblica c’è stato nel 1965. Nel 2009 hanno ottenuto il riconoscimento come associazione di culto con il nome “Esercito della Salvezza in Italia”.

Comunione di Chiese Libere in Italia

La Comunione di Chiese Libere in Italia nasce nel 1969 a Napoli, attorno a un nucleo di quattro chiese costituitesi ad Avellino, Napoli Berlingieri, Torre del Greco e Volla. La Comunione si ispira all’esperienza della Chiesa evangelica libera che nell’Ottocento aveva tentato di creare una chiesa protestante interamente italiana, capace di superare le divisioni denominazionali. La Comunione di chiese libere professa gli elementi fondamentali della fede cristiana protestante: l’autorità della Scrittura, la giustificazione per grazia mediante la fede, il sacerdozio universale di tutti i credenti, la testimonianza cristiana nel mondo, il riconoscimento della chiesa locale come espressione piena del Corpo di Cristo.

Chiesa Apostolica Italiana

Costituitasi a Firenze nel 1979, la Chiesa Apostolica Italiana si connota per la sua permanente ricerca biblico-teologica radicata nell’impegno ecumenico e nel dialogo interreligioso. La Chiesa Apostolica Italiana propone quale sua specifica area di ricerca teologica quella segnatamente pneumatologica capace di imprimere particolare coerenza al pensiero cristiano nella sua variegata complessità.

St. Andrew's Church of Scotland di Roma

La St. Andrew’s Church di Roma è una chiesa protestante di lingua inglese appartenente al Presbiterio europeo della Chiesa di Scozia. Il primo nucleo della comunità si costituì attorno al 1860 quando un gruppo di presbiteriani scozzesi e americani iniziò a riunirsi clandestinamente in case private. Con la crescita della comunità e grazie al nuovo clima politico e culturale successivo al 1870, la comunità poté tenere pubblicamente le proprie attività e acquistare un terreno dove venne eretta l’attuale luogo di culto, in via XX Settembre. Oggi la St. Andrew’s è una comunità multiculturale i cui membri provengono oltre che dall’Europa di lingua inglese, dall’Africa e dall’Asia.

Espressioni Culturali Africane in Alto Adige: Il Coro "Ayangena"

Un complesso corale d’avanguardia si sta preparando ad esibirsi nella chiesa dei Padri Cappuccini di Egna, in Alto Adige. È il coro “Ayangena” di Merano che sabato 12 ottobre alle ore 20 interpreterà brani Gospel, spirituali, tzigani e canti africani. Questo complesso canoro dal nome particolare, che in lingua zulu vuol dire “insieme siamo più forti”, è sorto 26 anni or sono. Riunisce persone appassionate di canto di tutti e tre i gruppi linguistici provenienti dalle diverse zone dell’Alto Adige e che si ritrovano a Merano cinque volte all’anno per degli intensivi fine settimana di prove. Il coro, fin dalla sua costituzione è diretto dal maestro Jan Stanek, originario di Praga, mentre al pianoforte ci sarà Petr Ozana.

Il direttivo dell’ “Ayangena” specificano che il gruppo è nato grazie alla passione per il canto corale, per la curiosità verso nuovi generi musicali e per l’amore verso i monti della nostra terra. Singolare poi le modalità dell’”ingaggio” del maestro Jan Stanek. «Ero a un seminario in Svizzera - racconta l’attuale presidente del coro Margit Erb - quando venni colpita dalla maestria e dalla passione di Jan. Lo invitai a Merano per un fine settimana canoro al quale furono invitati anche amiche e amici di diversi cori. Seguirono altri fine settimana di prove e così nacque il coro Ayangena diretto dal maestro Stanek attualmente composto da una quarantina di elementi».

Il maestro era già molto conosciuto nel suo Paese come specialista di Gospel, Spiritual e canti popolari africani. Inizialmente i primi concerti furono eseguiti a Merano sulle Passeggiate, poi presso il teatro “Altstadt” e nel duomo di San Nicolò. Anche il repertorio si arricchì con canti popolari da tutto il mondo nelle lingue originali, pezzi jazz e blues e brani di musica sacra. Grazie alla competenza del maestro, il livello artistico del complesso salì notevolmente e ciò permise la partecipazione a importanti concorsi canori. Ora il coro “Ayangena” arriverà ad Egna e si esibirà nella chiesa del convento dei Padri Cappuccini. In quest’occasione potrà giovare anche la location, davvero unica nel suo genere, che conquisterà il pubblico, che si annuncia numeroso.

Il coro gospel che canta per l’Africa

Foto del coro

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