La Quaresima: Significato, Storia e Pratiche Liturgiche

La Quaresima è il periodo di quaranta giorni che prepara alla celebrazione della Pasqua, la principale festa dell'intero anno liturgico, che è appunto la Pasqua della Resurrezione del Signore. L'etimologia latina "quadragesima dies" sottolinea proprio questo quarantesimo giorno di preparazione.

Il senso autentico della Quaresima si coglie nella luce del Mistero Pasquale, che viene celebrato nel solenne Triduo Pasquale e dei Sacramenti dell'Iniziazione Cristiana che in esso hanno la loro più propria collocazione.

Tematica foto che rappresenta l'inizio della Quaresima con le Ceneri

Origini e Sviluppo Storico della Quaresima

I primi accenni diretti a un periodo pre-pasquale risalgono al principio del IV secolo in Oriente e alla fine dello stesso in Occidente. Tuttavia, una prassi penitenziale preparatoria alla Pasqua con il digiuno aveva cominciato ad affermarsi fin dalla metà del II secolo. Inizialmente la celebrazione avviene solo nei giorni di domenica, mercoledì, venerdì e sabato. Successivamente viene introdotta la celebrazione del lunedì e del martedì. Con Gregorio II (715-731) si inizia a celebrare anche il giovedì.

Nel corso del IV secolo si organizza la preparazione pasquale di tre settimane. La terza domenica prima di Pasqua era detta Dominica in mediana, una denominazione tipicamente romana. L'allungamento del periodo preparatorio da tre a sei settimane iniziò un po' prima del 384. Queste sei settimane avevano un carattere prevalentemente ascetico, per l'introduzione della prassi della riconciliazione dei penitenti il Giovedì Santo, dopo quaranta giorni di preparazione, da qui il nome di Quadragesima, come testimoniato da Pietro di Alessandria († 311). I penitenti iniziavano la loro preparazione la prima domenica di queste sei settimane.

Verso la fine del V secolo ha inizio la celebrazione del mercoledì e del venerdì precedenti la Quaresima (che fino ad allora iniziava con la prima domenica) come se ne facessero parte. Nel corso del VI secolo viene annessa alla Quaresima tutta la settimana che precede la prima domenica di Quaresima. Due altre domeniche, la Settuagesima e la Sessagesima, vennero aggiunte verso la fine del VI secolo e gli inizi del VII secolo. In questo periodo, il Tempo di Settuagesima, che comprendeva queste tre domeniche, è stato abolito nel Rito Romano (forma ordinaria), per cui la Quaresima inizia direttamente con il Mercoledì delle Ceneri.

La Quaresima nel Rito Romano

Inizio e Durata

Nell’attuale struttura dell’anno liturgico, la Quaresima inizia il Mercoledì delle Ceneri e si conclude la sera del Giovedì Santo prima della Messa “nella Cena del Signore”. Sono previste sei domeniche e relative settimane. Tali domeniche e settimane sono indicate da una semplice numerazione progressiva le prime cinque, mentre la sesta, che segna l’inizio della cosiddetta “Settimana Santa”, è indicata nel calendario liturgico come “Domenica delle Palme e della Passione del Signore”. Gli ultimi giorni della Quaresima sono definiti come “Lunedì santo, Martedì santo e Mercoledì santo”. Prima dell’inizio del Triduo pasquale, che comprende il Giovedì nella Cena del Signore, il Venerdì santo, il Sabato santo e la Domenica di Pasqua con la Veglia Pasquale e la Messa della Domenica, viene celebrata nella Cattedrale dal Vescovo con il suo presbiterio la Messa del Crisma. In questa celebrazione vengono benedetti l’olio dei Catecumeni e l’olio per l’Unzione degli infermi e viene consacrato il sacro Crisma.

Storicamente, già nel IV secolo si computava una Quaresima di 40 giorni a ritroso a partire dal Venerdì Santo fino alla prima domenica di Quaresima. Persa l’unità dell’originario Triduo pasquale (nel VI secolo), la Quaresima risultò di 42 giorni, comprendendo il Venerdì e il Sabato Santo. Papa Gregorio Magno trovò scorretto considerare come penitenziali anche le sei domeniche (compresa quella delle Palme). Pertanto, per ottenere i 40 giorni (che senza le domeniche sarebbero diventati 36), anticipò, per il rito romano, l’inizio della Quaresima al mercoledì, che divenne poi il “delle Ceneri”. Attualmente la Quaresima termina con la Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo. Per ottenere il numero 40, escludendo le domeniche, è necessario, come al tempo di Gregorio Magno, conteggiare anche il Triduo pasquale.

Caratteristiche Liturgiche e Segni Penitenziali

Il colore che caratterizza il tempo quaresimale nella liturgia latina-romana è il viola. È un colore penitenziale, austero. In questo tempo, segnato da scelte di austerità anche celebrativa, non si canta l’Alleluia, non si canta il Gloria a Dio, non vengono addobbati gli altari con i fiori e non viene suonato l’organo come segno di festa. Si tratta di segni da cogliere e vivere come aiuto a immergersi nel tempo liturgico e nella sua spiritualità. L’Alleluia, canto di gioia, è sostituito, prima dell’annuncio del Vangelo, da altre espressioni come «Lode a te o Cristo, re d’eterna gloria». L’Alleluia risuonerà di nuovo nella Chiesa la notte della Veglia Pasquale come annuncio della Risurrezione. Anche per il Gloria a Dio ci sarà il canto la sera del Giovedì santo nella Cena del Signore, accompagnato dal suono delle campane a festa, che poi resteranno del tutto mute fino alla notte della Pasqua. In quel momento il loro suono festoso dopo i giorni del silenzio sarà annuncio della Pasqua del Signore risorto. L’esclusione dei fiori dall’addobbo sugli altari è ulteriore segno di austerità. Il loro ricomparire a Pasqua sarà ancora di più segno di festa e di gioia. Anche il suono dell’organo è un segno di festa, e il suo utilizzo è consentito in Quaresima per l’accompagnamento dei canti del popolo o del coro.

Infografica sui colori liturgici e i segni della Quaresima

Tuttavia, la quarta domenica di Quaresima, quella chiamata del “Laetare”, vuole esprimere la gioia per la vicinanza della Pasqua: perciò nelle celebrazioni è permesso di utilizzare gli strumenti musicali, ornare l’altare con i fiori e le vesti liturgiche sono di colore rosa.

Le celebrazioni di qualsiasi festa e solennità sono vietate, ad eccezione delle solennità di San Giuseppe (19 marzo) e dell’Annunciazione del Signore (25 marzo), che sono celebrate anche se cadono di venerdì. Non sono celebrate le memorie dei Santi.

Pratiche Spirituali Quaresimali

Il tempo liturgico vissuto dalla comunità cristiana con i riti della Messa e la preghiera della Liturgia delle Ore, è preparato, accompagnato e vissuto dai singoli fedeli con particolari atteggiamenti di spiritualità che li accompagnano nella loro quotidianità. Preghiera, penitenza e carità riassumono alcuni atteggiamenti che ogni fedele cristiano in Quaresima è chiamato a vivere. Si tratta di scelte incoraggiate dalla Chiesa, raramente indicate come obbligatorie, ma sempre significative per accompagnare il percorso spirituale che il cristiano compie verso la Pasqua.

Il digiuno in senso stretto, che vincola i fedeli dalla maggiore età ai sessant’anni, è richiesto, oltre al Mercoledì delle Ceneri, il Venerdì santo. Ci sono però forme di digiuno costruite su misura personale e vissute come scelta quaresimale. Le realtà dalle quali digiunare (es. TV, caffè, alcolici, dolci) offrono un’ampia possibilità di scelta individuale. Anche l’astinenza dalle carni (richiesta in Quaresima come obbligo dopo i 14 anni) è un invito alla penitenza. Il digiuno può avere più significato quando diventa “digiuno per la carità”. In questo periodo l’attenzione ai poveri e la condivisione con loro di quanto abbiamo e risparmiamo, diventa un segno concreto e significativo. Il Giovedì santo sarà portato all’altare il frutto concreto della condivisione.

Foto di persone che si dedicano alla carità o volontariato

L’intensificazione della preghiera in Quaresima, non ultima per importanza, caratterizza questo tempo. Non solo la tradizionale Via Crucis (dove e quando sia possibile proporla), ma altre forme personali chiedono di trovare spazio opportuno nelle pur intense giornate di molte persone.

Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni, così come lo è il Venerdì Santo, mentre nei Venerdì di Quaresima si è invitati all’astensione dalle carni. Come ricorda uno dei prefazi di Quaresima, «con il digiuno quaresimale» è possibile vincere «le nostre passioni» ed elevare «lo spirito». Durante la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri il sacerdote sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte. Secondo la consuetudine, la cenere viene ricavata bruciando i rami d’ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente. La cenere imposta sul capo è un segno che ricorda la nostra condizione di creature ed esorta alla penitenza.

Nel ricevere le ceneri l’invito alla conversione è espresso con una duplice formula: «Convertitevi e credete al Vangelo» oppure «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai». Il primo richiamo è alla conversione che significa cambiare direzione nel cammino della vita e andare controcorrente. La seconda formula rimanda agli inizi della storia umana, quando il Signore disse ad Adamo dopo la colpa delle origini: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!» (Genesi 3,19). La Parola di Dio evoca la fragilità, anzi la morte, che ne è la forma estrema. Ma se l’uomo è polvere, è una polvere preziosa agli occhi del Signore perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità.

La Quaresima nel Rito Ambrosiano: Peculiarità

Il Rito Ambrosiano non ha mai conosciuto il Mercoledì delle Ceneri come inizio del tempo quaresimale: in quel giorno, nelle diocesi ambrosiane, si è ancora in pieno carnevale. A differenza del rito romano, in quello ambrosiano non c’è il rito del Mercoledì delle Ceneri dal momento che la Quaresima inizia la domenica, quando vengono imposte le ceneri durante le Messe festive della giornata.

Il periodo conservato nelle diocesi ambrosiane è calcolato utilizzando il metodo pre-medioevale di quaranta giorni che partono dalla sesta Domenica prima di Pasqua fino al Triduo Pasquale escluso, che inizia appunto con i vespri del Giovedì Santo. I fedeli ricevono le Ceneri il primo lunedì di Quaresima, che è il giorno proprio delle ceneri, ma per ragioni pastorali possono essere amministrate al termine della Messa della I domenica.

Una delle particolarità del rito ambrosiano in questo tempo, è quella dei cosiddetti "venerdì aliturgici", cioè senza liturgia eucaristica. In questi giorni nelle chiese, sull'altare maggiore, si colloca una grande croce di legno, con il sudario bianco sul patibolo, simbolo del Calvario e segno di lutto e di abbandono. Si crea così un vero e proprio senso di vuoto, acuito dal fatto che per tutto il giorno non si celebra la Messa e non si distribuisce ai fedeli la comunione eucaristica. La liturgia eucaristica in Quaresima era celebrata al calar del sole: poiché di venerdì la preghiera vespertina si prolungava con una veglia composta di salmi, letture e orazioni che, di fatto, terminavano con una celebrazione eucaristica quando ormai spuntava l'aurora del sabato, il venerdì restava privo della celebrazione della Messa.

Immagine della croce con sudario bianco tipica del rito Ambrosiano nei venerdì aliturgici

Nei Vespri della prima domenica di Quaresima si canta ancora l'Alleluia; ciò perché fino al tempo di San Carlo Borromeo la liturgia di quella domenica si svolgeva in paramenti bianchi, quasi a chiusura del tempo di Natale. I venerdì di Quaresima sono di magro, e il venerdì che segue la I Domenica di Quaresima è anche di digiuno.

Il Ruolo dei Catecumeni e il Cammino Battesimale

Fin dai primi secoli di vita della Chiesa la Quaresima era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede per giungere a ricevere il Battesimo a Pasqua. La Didaché prescrive un digiuno prima del Battesimo, da effettuarsi da parte del battezzando, del ministro e da "altri che sono in grado di farlo", auspicando che i membri della comunità digiunino con coloro che stanno per essere battezzati.

Da sempre la Chiesa associa la Veglia pasquale alla celebrazione del Battesimo: in esso si realizza quel grande mistero per cui l’uomo, morto al peccato, è reso partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti. Successivamente anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a Cristo. Nelle domeniche di Quaresima si è invitati a vivere un itinerario battesimale, quasi a ripercorrere il cammino dei catecumeni, di coloro che si preparano a ricevere il Battesimo, in modo che l’esistenza di ciascuno recuperi gli impegni di questo Sacramento che è alla base della vita cristiana.

La veglia in Traditione Symboli porta con sé i tratti antichi della passione della Chiesa nel consegnare il dono della fede ai catecumeni e alle giovani generazioni. È compito e missione dei discepoli di Gesù trasmettere quanto hanno ricevuto ed è compito e missione che richiede passione e dedizione.

La Proibizione dell'Alleluia in Quaresima

Come accennato, in Quaresima non si canta l'Alleluia. L'Alleluia, canto di gioia, è espressione della gloria e della lode a Dio, e la sua assenza durante la Quaresima sottolinea il carattere penitenziale del tempo, di attesa e preparazione. Solo nella notte della Veglia Pasquale, dopo il lungo silenzio, l'Alleluia risuonerà nuovamente, annunciando la gioia della Risurrezione del Signore. Anche in Avvento, tempo di attesa, la Chiesa latina non canta l'inno di lode all'Agnello Risorto che vive perennemente immolato.

Alleluia (Alleluia) Significato

Le Domeniche di Quaresima

Il duplice carattere della Quaresima - il quale, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione al battesimo e mediante la penitenza, invita i fedeli all'ascolto più frequente della parola di Dio e alla preghiera e li dispone così a celebrare il mistero pasquale - sia posto in maggior evidenza tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica. Nelle testimonianze più antiche si nota un uso abbastanza frequente del Vangelo secondo Matteo, che viene letto seguendo grosso modo l'ordine dei capitoli. La prima lettura dei giorni feriali, tratta sempre brani presi dai libri storici dell'Antico Testamento e presenta varie figure di giusto sofferente, come anticipazione profetica di Cristo.

Nel Ciclo C dell'Anno liturgico, le domeniche di Quaresima rimandano a temi specifici:

  • Prima Domenica di Quaresima: richiama i quaranta giorni di Cristo nel deserto durante i quali il Signore viene tentato da Satana (Luca 4,1-13). In questa Domenica la Chiesa celebra l’elezione di coloro che sono ammessi ai Sacramenti pasquali.
  • Seconda Domenica di Quaresima: è detta di Abramo e della Trasfigurazione perché come Abramo, padre dei credenti, siamo invitati a partire e il Vangelo narra la trasfigurazione di Cristo, il Figlio amato (Luca 9,28b-36).
  • Terza Domenica di Quaresima: riporta la parabola dell’albero di fichi che il vignaiolo intende tagliare ma viene esortato a «lascialo ancora quest’anno» per vedere «se porterà frutti per l’avvenire» (Luca 13,1-9). La Chiesa in questa domenica celebra il primo scrutinio dei catecumeni e durante la settimana consegna loro il Simbolo: la Professione della fede, il Credo.
  • Quarta Domenica di Quaresima (Laetare): presenta la celebre parabola del Figliol prodigo, detta anche del Padre misericordioso (Luca 15,1-3.11-32).
  • Quinta Domenica di Quaresima: si narra l’episodio della lapidazione dell’adultera con la frase di Cristo: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Giovanni 8,1-11).
  • Domenica delle Palme: in cui si fa memoria dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e durante la quale viene letta la Passione di Cristo.

Messaggi e Riflessioni Papali sulla Quaresima

Come dice san Paolo, la Quaresima è «il momento favorevole» per compiere «un cammino di vera conversione» così da «affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male», si legge nell’orazione colletta all’inizio della Messa del Mercoledì delle Ceneri.

Questo itinerario di quaranta giorni che conduce al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza, è «un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini», ricorda Papa Francesco nei suoi messaggi quaresimali. La Quaresima richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Si legge nel Vangelo di Matteo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame».

Rappresentazione artistica delle tentazioni di Cristo nel deserto

Il numero quaranta è simbolico e con esso l’Antico e il Nuovo Testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del popolo di Dio. È una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. Nell’Antico Testamento sono quaranta i giorni del diluvio universale, quaranta i giorni passati da Mosè sul monte Sinai, quaranta gli anni in cui il popolo di Israele peregrina nel deserto prima di giungere alla Terra Promessa, quaranta i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb, quaranta i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona. Nei Vangeli sono anche quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo.

Tornando alla Quaresima, essa è un «accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione e ricorda che la vita cristiana è una “via” da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire», ha spiegato Benedetto XVI. Papa Francesco, in uno dei suoi messaggi quaresimali, ha per tema un versetto della Lettera di san Paolo ai Romani “L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”, con il creato a fare da filo conduttore. Il Pontefice scrive che «se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenione». Invece, quando non viviamo da figli di Dio, «mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature». Così «l’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare».

Dal momento che la causa di ogni male è il peccato, «rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere», sottolinea il Papa. Si tratta di «quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirseni il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri». Pertanto, aggiunge Bergoglio, «il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio». E «con la loro manifestazione anche il creato stesso può “fare pasqua”». Secondo il Pontefice, la Quaresima è occasione «per portare la speranza di Cristo anche alla creazione». Da qui l’invito: «Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù».

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