Giuliana Falconieri (Firenze, 1270 - Firenze, 19 giugno 1341), nipote di Sant’Alessio Falconieri, uno dei sette santi fondatori dei Servi di Maria, ne seguì le orme diventando fondatrice e prima superiora delle Sorelle dell’Ordine dei Servi della Beata Vergine Maria, dette Mantellate. La sua vita fu caratterizzata da una profonda devozione, da severe pratiche ascetiche e da un singolare miracolo eucaristico al momento della morte, che ne ha cementato il culto nel corso dei secoli.
Origini e Vocazione a Firenze
La Famiglia Falconieri e lo Zio Sant'Alessio
Nata a Firenze nel 1270 da una famiglia nobile e ricca di mercanti, Giuliana crebbe nella Firenze di Dante Alighieri, un periodo segnato dalle aspre lotte tra Guelfi e Ghibellini, ma anche da un fervore imprenditoriale e da una profonda fede cristiana. Il palazzo Falconieri, infatti, non era abitato solo dal denaro, ma anche da una ricchezza immateriale e potente: la fede cristiana. Un rampollo della casata, Alessio Falconieri, fratello del padre di Giuliana, si era già spogliato di tutto per consacrarsi a Dio come uno dei sette fondatori dei Servi di Maria.
Giuliana rimase affascinata dalla scelta di vita dello zio, così fuori dagli schemi di una famiglia impegnata a far soldi. Lo zio Alessio, che lei aveva visto "sul pulpito" splendente come un serafino, le fu da guida, e Giuliana fin da ragazza visse la vocazione in casa, divenendo a 14 anni Terziaria.

Bellezza, Nobiltà e Scelta di Vita
Giuliana era una donna di indiscutibile bellezza, una di quelle che possono far perdere la testa agli uomini. Nonostante la sua avvenenza le conquistasse numerose proposte di matrimonio, che lei respinse con puntuale garbo, la ragazza crebbe incurante del suo aspetto. Non si curava del proprio abbigliamento, non dimostrava alcun interesse per gioielli e piaceri mondani. C'era chi pensava che quella ragazza, forse allevata nella bambagia, fosse fatta più per il cielo che per la terra, e non si sbagliava. Dimostrava una straordinaria inclinazione per le pratiche di pietà e per la vocazione religiosa: era, insomma, una ragazza da convento. Al look modaiolo delle donne fiorentine predilesse l'ampio mantello scuro del tipo che indossava suo zio.
La Nascita delle Mantellate
L'Abito e il Carisma Servita
Giuliana vestì l'abito, anzi l'ampio mantello scuro che caratterizzò le religiose, ricevendo la vestizione dalle mani di San Filippo Benizi, generale dei Serviti, intorno al 1285. Fu la prima donna a ricevere tale abito, poiché all'epoca l'Ordine era principalmente maschile. Con lei avevano preso il velo alcune sue amiche e compagne della ricca borghesia fiorentina, che la seguirono in uno stile di vita improntato al carisma dei Serviti e a una regola molto rigida. A causa del loro abito, il popolo le ribattezzò le "Mantellate", e per la Chiesa divennero il ramo femminile dei Servi di Maria, dette Serve della Vergine Maria.

Vita Comunitaria e Regola
Inizialmente Giuliana continuò a vivere a casa sua per occuparsi della madre, dato che il padre era morto. Nel frattempo, altre giovani che condividevano il suo stesso ideale frequentavano l'Annunziata, dove si trovavano i Servi. Dopo la morte della madre, Giuliana si staccò da tutti i suoi beni, che diede ai poveri, e nel 1302 si trasferì con la comunità in una casa attigua alla chiesa. Nel 1306 fu unanimemente eletta superiora, come San Filippo Benizi aveva predetto fin da quando era bambina. Accolse questa missione con umiltà, desiderando unicamente di compiere fedelmente la sua osservanza.
Le Mantellate si dedicavano alla contemplazione e alla carità continua per le strade. Si proponevano di contemplare la Passione e morte di Cristo meditando sul dolore della Vergine. Il mercoledì e il venerdì di ogni settimana non toccavano cibo, e il sabato si accontentavano di pane e acqua. Tutti i giorni trascorrevano la maggior parte del loro tempo nella preghiera e nella meditazione dei sette dolori di Maria.
Ruolo nella Firenze Medievale
Nel clima fiorentino pervaso da nuove vite e da antichi rancori, con la città divisa da inimicizie e discordie che ogni giorno si traducevano in sanguinose vendette, le Mantellate si assunsero spontaneamente il compito di pregare e digiunare per rasserenare gli animi e ottenere la pace. Firenze imparò a conoscerle come seminatrici di concordia nella rete di vendette incrociate che insanguinava la città del Giglio. I sacrifici delle Mantellate erano come un'unica offerta per la fine di questa età dell'odio.
Una Vita di Ascesi e Sofferenza
Digiuni, Preghiere e Carità
Giuliana Falconieri era una donna di straordinaria carità e bontà, il suo spirito ossequioso indusse molte persone alla conversione. Dava tali prove di amore a Dio che le sue conversazioni erano più persuasive del sermone dei più insigni predicatori. La semplice idea del male la inorridiva, affermando: "Preferisco morire prima che macchiare la mia anima con la colpa più piccola". Accolse con lacrime la missione di superiora che non desiderava per sé, ma l'incarnò in maniera mirabile. La sua ascesi e tutte le mortificazioni che realizzava le offriva anche per le anime del purgatorio. Dio volle premiare la sua virtù con una serie di segni straordinari, e molti malati venivano curati con la semplice sfregatura delle sue mani.
La Malattia dello Stomaco
Giuliana, rispetto alle sue compagne, aveva anche qualcosa in più da offrire. Da tempo aveva cominciato a patire con lo stomaco, con dolori lancinanti di quelli che logorano la tempra più solida. I suoi digiuni tanto severi colpirono il suo stomaco al punto che divenne incapace di trattenere gli alimenti. La malattia la perseguitò per diversi anni, giungendo a consumarla completamente e a non permetterle di assumere il benché minimo alimento. Pian piano, la ragazza col mantello, ormai donna e guida da decenni del suo convento, non riusciva a inghiottire neppure quel po’ di cibo che serviva a sostentarla.
Il Miracolo Eucaristico e la Morte
Il 19 giugno 1341, Giuliana era sul punto di spegnersi. Le veglie e i cilici l'avevano lasciata stremata. A causa della sua malattia allo stomaco, le fu negata la possibilità di accostarsi all'Eucaristia per paura che non riuscisse a deglutire l'ostia consacrata. Essendo già passato un certo tempo senza potersi comunicare, in quell'ultimo momento pregò con veemenza padre Giacomo da Camporegio di permetterle di vedere e adorare l'Eucaristia. Il sacerdote accolse questa supplica, e Giuliana gli chiese che le fosse posata sul petto, come usava all'epoca fare con i malati mentre il prete accompagnava il gesto con la preghiera.
Ma, si narra, con Giuliana accadde qualcosa di incredibile. L'ostia scomparve mentre lei moriva dicendo «Mio dolce Gesù, Maria!». Le sue monache, nel ricomporre la salma, scoprirono all'altezza del cuore una macchia viola grande quanto l'ostia, come se questa si fosse impressa nel suo corpo. Questo segno, ritenuto l'impronta della Sacra Forma, è un simbolo della sua profonda devozione eucaristica. Ancora oggi le Mantellate portano sull'abito religioso questo marchio in ricordo dell'ultima, prodigiosa comunione della loro fondatrice.

Il Culto, la Beatificazione e la Canonizzazione
Il Processo di Riconoscimento
Giuliana Falconieri venne beatificata da Innocenzo XI l'8 luglio 1678 e canonizzata da Clemente XII nel 1737. È festeggiata il 19 giugno ed invocata particolarmente contro i dolori di stomaco. Il suo culto fu fortemente influenzato dalla fondazione a Innsbruck nel 1612 di un monastero di suore dei Servi, da cui prese inizio l'Osservanza germanica dell'Ordine, ispirata alla Congregazione eremitica stabilita sul Monte Senario. La vedova dell'arciduca d'Austria Tirolo Ferdinando, Anna Caterina Gonzaga, e la figlia Maria, che assunsero i nomi di Anna Giuliana e Anna Caterina, chiesero la sua canonizzazione.
Un primo tentativo di processo canonico nel 1614-15 non ebbe seguito a causa dell'insufficienza documentaria. Difficoltà analoghe si frapposero nel processo di beatificazione del 1668-78, dove non fu possibile addurre documenti anteriori a Paolo Attavanti, e anche in quello di canonizzazione iniziato nel 1694 e condotto a termine nel 1737 solo presentando documenti che in seguito risultarono falsi. Tra questi una "Memoria sul transito di G." con il miracolo dell'ostia, che si stimò redatta nel luglio 1341, e un "Giornale e ricordi" attribuito a un fra Nicolò da Pistoia detto Mati, datato 1384, che offriva nuove informazioni sulla sua vita mortificata e piena di virtù. Come tale sarà rappresentata nel 1738 in S. Fonti e Bibl.
Lo Sviluppo Agiografico e le Controversie Storiche
Le Prime Testimonianze: Paolo Attavanti
La biografia di Santa Giuliana Falconieri è incerta e legata principalmente alla testimonianza di fra Paolo Attavanti (morto nel 1499) nei suoi scritti: il Dialogus de origine Ordinis (1465-1467) e la Paulina praedicabilis (1494). Nel Dialogus, Giuliana è presentata come una "suora d'abito" dei Servi, di umili origini, frequentatrice di sante predicazioni, le cui virtù esercitate in un genere di vita non claustrale potevano considerarsi ornamento di tutte le donne. Ben diversi i tratti evidenziati dalla Paulina praedicabilis, dove Giuliana è detta "nobile, bellissima e ricchissima" della famiglia senatoria dei Falconieri, indotta ad assumere l'abito della "viduità" dopo aver ascoltato una predica sullo zio paterno fra Alessio. In quest'opera, il suo ruolo è equiparato a quello di Santa Chiara per il ramo femminile francescano e di Santa Caterina da Siena per le Mantellate.
Le Riserve dei Bollandisti e le Difficoltà Documentarie
La strutturazione agiografica proposta da Attavanti e dai cronisti posteriori fu oggetto di non poche riserve, specialmente dai bollandisti. Le principali perplessità riguardavano:
- L'appartenenza di Alessio alla famiglia Falconieri, affermata per la prima volta da Attavanti e mai rilevata nei numerosi dati archivistici del Due-Trecento che lo riguardano.
- L'identificazione di Alessio come zio paterno di Giuliana, fratello di Chiarissimo Falconieri.
- La predicazione sul giudizio tenuta "dal pulpito" dallo stesso Alessio, che risulta essere un frate laico e per il quale non esistono testimonianze di attività di predicazione.
- Il carattere "virile" della spiritualità di Giuliana e il suo essere "luce per gli stessi uomini", che sembrano meglio rispondere ai canoni dell'agiografia femminile dei secoli XIV-XV.
- La professione di terziaria dei Servi emessa da Giuliana, ritenuta impensabile per i secoli XIII-XIV, quando si riscontrano solo casi di oblate o converse, mentre vere formule di professione di donne o comunità femminili del Terz'Ordine sono rintracciabili agli inizi del XV secolo.
- Il miracolo eucaristico a favore di Giuliana, la cui narrazione si consolida solo in epoche successive.

Confusione con altre Figure: Giovanna e Guiduccia
Le reticenze sono corroborate da una serie di dati. I registri del convento di Firenze del 1338-42, proprio negli anni in cui sarebbe morta Giuliana, annotano tra marzo e novembre 1340 una serie di entrate per sepolture di donne dei Falconieri, tra le quali non si trova alcuna Giuliana. Emerge invece una Guiduccia, figlia di un Chiarissimo, benefattrice del convento e morta nel 1340.
Nel 1445, il generale Nicolò da Perugia fece porre in calce a una lettera una miniatura raffigurante la "beata Ioanna" ammantellata di nero. È probabile che questa "beata Giovanna" si identifichi con una "Giovannina", nubile e benefattrice del convento di Firenze, morta e sepolta nella chiesa dei Servi il 13 settembre 1317. Attavanti stesso potrebbe essersi riferito a questa Gianna nel suo primo testo, e successivamente, dopo aver curato un'esposizione della regola di Martino V per terziari del 1424, potrebbe aver voluto presentare una nuova immagine femminile di nobili natali e arricchita da un miracolo eucaristico, prendendo spunto da figure di donne Falconieri legate ai Servi, inclusa Guiduccia.
Questa difficoltà nel distinguere le due beate si protrasse a lungo, fino a quando, in cataloghi successivi, "Giuliana dei Falconieri da Firenze" venne posta come prima tra le beate e Giovanna come sua discepola, morta nel 1367. Di fatto, a Firenze è esistito un solo corpo di beata dei Servi distinto dalla sepoltura comune.
L'Influenza della Fondazione di Innsbruck
Gli sviluppi del culto di Giuliana furono fortemente influenzati dalla fondazione a Innsbruck, nel 1612, di un monastero di suore dei Servi. Dietro l'istanza delle fondatrici, Anna Caterina Gonzaga (vedova dell'arciduca d'Austria Tirolo Ferdinando) e la figlia Maria (che assunsero i nomi di Anna Giuliana e Anna Caterina), furono avviati i processi di beatificazione e canonizzazione, nonostante le significative difficoltà documentarie e le riserve storiche.
Eredità e Venerazione
Santa Giuliana Falconieri rimane una figura centrale per l'Ordine dei Servi di Maria, in particolare per le Mantellate, il ramo femminile da lei fondato. La sua vita di dedizione, carità e sofferenza, culminata nel prodigioso miracolo eucaristico, continua a ispirare devozione. È ricordata ogni anno il 19 giugno ed è invocata in particolare contro i dolori di stomaco, una pratica legata alla sua lunga e penosa malattia.
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