L'Abbazia di Santa Sofia a Benevento: Storia, Architettura e il Presepe Scultoreo

Il complesso monumentale di Santa Sofia a Benevento, riconosciuto come Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 2011 e inserito nel sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”, rappresenta una testimonianza eccezionale dell'architettura e dell'arte altomedievale. Questa antica abbazia benedettina, centro di potere ecclesiastico e culturale, è celebre non solo per la sua storia millenaria e la sua architettura unica, ma anche per il suo chiostro, un capolavoro romanico che custodisce sculture di inestimabile valore, tra cui un raro e antico pulvino raffigurante la Natività.

Foto aerea del complesso monumentale di Santa Sofia a Benevento

Storia dell'Abbazia di Santa Sofia

La storia dell'Abbazia di Santa Sofia affonda le sue radici nell'VIII secolo. La chiesa fu fondata da Arechi II, che nel 758 divenne Duca di Benevento per volere di Desiderio, Re dei Longobardi. Arechi II annesse alla chiesa una comunità di suore benedettine, sottoposta inizialmente al vicino convento maschile di San Benedetto a Xenodochium, e ne pose alla guida sua sorella Gariperga, sebbene questa tradizione sia di problematico accertamento. L'abbazia, in seguito a cospicue donazioni e lasciti, divenne una delle più potenti dell’Italia meridionale.

Già nel X secolo alle suore erano subentrati i monaci, il cui primo abate fu Orso. Tra l’XI e il XII secolo, numerosi Pontefici, tra cui Ottone I, Ottone II, Ottone III, Benedetto VIII, Leone IX, Gregorio VII, Urbano II e Pasquale II, concessero all’abbazia molti privilegi, accordandole l’autonomia da Montecassino e il diritto dell’elezione dell’abate.

L'abbazia raggiunse il suo apogeo nel secolo XII, non solo per la sua chiesa monumentale ma anche per il suo celebre scriptorium, dove si sviluppò la scrittura beneventana, un sistema grafico proprio di grande importanza storica, divenuto famoso nel mondo.

A partire dal XIV secolo si aprì un periodo di decadenza: nel 1455 i monaci furono sostituiti da canonici benedettini e l’abbazia fu concessa da Papa Callisto III in commenda al nipote Rodrigo Borgia (futuro Papa Alessandro VI). Nel 1595, il cardinale Ascanio Colonna, abate commendatario, ottenne la sostituzione dei benedettini con i canonici Regolari della Congregazione del Santissimo Salvatore, che ressero la badia fino alla soppressione della Congregazione nel 1806.

Dal 1827, il complesso fu assegnato ai Gesuiti e dal 1837 ai Fratelli delle Scuole Cristiane fino alla loro soppressione nel 1866, a seguito della quale il monastero fu trasferito al municipio di Benevento. Nel 1928, esso divenne sede del Museo del Sannio e la chiesa fu elevata a rettoria.

Architettura della Chiesa di Santa Sofia

La chiesa di Santa Sofia è di modeste dimensioni, contenuta in un circolo di soli 23,50 metri di diametro. La sua pianta è unica nel suo genere, presentando un nucleo centrale costituito da un esagono ai cui vertici sono collocate sei grandi colonne, forse provenienti dall’antico tempio di Iside, collegate tra loro con archi sui quali si sviluppa la cupola. Attorno a esse vi sono altri dieci pilastri che danno luogo a singolari giochi prospettici. Particolare è anche la forma delle pareti, circolare nelle tre absidi, stellare invece nella parte centrale e anteriore, con rinvii, nel complesso, sia a modelli longobardi sia bizantini.

Planimetria della Chiesa di Santa Sofia a Benevento

Originariamente, la chiesa doveva essere completamente affrescata. Degli affreschi originali, prodotti dalla Scuola di miniatura beneventana tra la fine dell'VIII e l'inizio del IX secolo e pressoché distrutti dal rifacimento settecentesco, rimangono solo quattro frammenti relativi a episodi iniziali del Vangelo di Luca. Nelle due absidi laterali sono presenti elementi superstiti del ciclo pittorico dedicato alle Storie di Cristo: in quella di sinistra sono ancora visibili stralci di due scene della Storia di San Giovanni Battista (l’Annuncio a Zaccaria della nascita del Battista e il Silenzio di Zaccaria), mentre nell’abside destra sono rappresentate le Storie della Vergine.

Danni e Restauri

La chiesa subì gravi danni nei terremoti del 1688 e del 1702. Il terremoto del 5 giugno 1688, che rase al suolo la città, causò ingentissimi danni: crollò la cupola centrale esagonale a spicchi e il campanile romanico si rovesciò. A seguito di questi eventi, la chiesa fu oggetto di un pesante intervento di restauro che ne trasformò l’originale pianta stellare in circolare e modificò altri elementi secondo il gusto barocco. Gli interventi consistettero nella trasformazione della pianta, nell'obliterazione delle absidi laterali, nella rastremazione degli otto pilastri e nella realizzazione della nuova facciata, tuttora parzialmente esistente. L’interno fu completamente intonacato e arricchito di stucchi.

Nel secondo dopoguerra, tra il 1947 e il 1960, a cura della Soprintendenza ai Monumenti di Napoli, iniziarono i lavori di restauro che, con un discusso intervento, permisero di riportare alla luce l’originale schema strutturale murario longobardo e di completare poi le parti demolite o manomesse in occasione della trasformazione barocca. Furono eliminati gli stucchi e gli intonaci e riportate in vista le due absidi laterali con gli affreschi residui, mentre l’abside centrale fu ricostruita nelle sue dimensioni originarie. Furono riproposte le pareti ad andamento stellare, di cui si era completamente persa la memoria, eliminando i due tratti di muro circolare voluti dall'Orsini. L'intervento ripristinò l’aspetto originale tranne la facciata, nella quale il portale è tuttavia in stile romanico con una lunetta del secolo XII-XIII, originariamente collocata nel protiro antistante la chiesa e il cui bassorilievo illustra Cristo in Trono tra la Vergine, san Mercurio e un abate inginocchiato.

Il campanile, edificato dall’abate Gregorio II tra il 1038 e il 1056 in stile romanico e crollato nel terremoto del 1688, fu ricostruito in diversa posizione nel 1703.

Il Chiostro Medievale: Un Capolavoro Romanico

La parte più importante del complesso monastico è il chiostro, di fattura romanico-campana con influssi arabi. Il monastero fu distrutto dal terremoto del 986 e riedificato nelle forme attuali dall’abate Giovanni IV tra il 1142 e il 1176. Questa decisione di edificare un chiostro nuovo, anziché riparare il vecchio crollato a seguito di un terremoto, suscitò strenue opposizioni, poiché le sue idee erano giudicate troppo moderne e audaci per i beneventani.

Il perimetro del chiostro descrive un quadrato pressoché perfetto, delimitato, all’interno, da una selva ordinata di colonne issate su di un basso muretto di pietra. Le sue aperture sono adornate da 47 colonne i cui capitelli e pulvini presentano raffigurazioni molto variegate e originali. Nessuna colonna è identica ad un’altra: ve n’erano di tortili, di scanalate, molte erano lisce, alcune scabre, due erano annodate fra loro; monocrome o marezzate, ottenute da rocce cristalline, calcaree o vulcaniche, così che le gradazioni dei loro colori si modulano dal bianco al rosa, dal giallo paglierino alle più articolate tonalità di grigio.

Foto del chiostro dell'Abbazia di Santa Sofia con dettaglio delle colonne

Su un lato del chiostro, un gruppo di colonne è sormontato dagli antichi pulvini longobardi, sopravvissuti al crollo, sopra i quali i capomastri innalzarono graziosi archetti a ferro di cavallo, collegati in quota, a quattro a quattro, da ampie archeggiature, sostenute da pilastri quadrati a formare delle finestre quadrifore. A lavori ultimati, vi furono sedici quadrifore rette da sedici pilastri quadrangolari. Il numero quattro e i suoi multipli sono stati riconosciuti come una chiave numerica di quest’architettura, con valenze che spaziano dalla perfezione divina (il tetragramma biblico YHWH, le Virtù Cardinali, i Vangeli) alle valenze naturali (il quaternario pitagorico).

I Pulvini e la loro Iconografia

All’interno del chiostro, il visitatore non può che sorprendersi di fronte alla varietà e all’estrema ricercatezza dei rilievi dei pulvini. Questi elementi, posti tra i capitelli e gli archi, si stagliano con molteplici figure per rappresentare il dissidio tra il Bene e il Male, il ciclo dei mesi, temi allegorici, oppure scene bibliche o abitate da animali fantastici.

Inizialmente, i soggetti riprodotti, caratterizzati da una "profanità sconcertante", potevano sembrare laici rispetto al luogo sacro. Tuttavia, una più profonda analisi rivela che queste scene erano intrise di una profonda sostanza teologica, riconducibile al tema biblico del Dio Chronokrátor che compare nella Genesi, ovvero un Dio che, ordinato il tempo e separate tra loro le stelle del firmamento, si preoccupa di assicurare all'uomo semine e raccolti per il suo sostentamento. I personaggi sono colti di profilo, e non più di fronte come nelle icone tradizionali, raffigurati nell’atto di svolgere azioni concrete e resi con una vivacità e con un dinamismo notevole, unitamente a scenari ricchi di dettagli tratti dall'osservazione della vita reale.

Il Pulvino della Natività: Un Presepe Medievale Unico

Tra i numerosi pulvini, ne esiste uno che più di tutti suscita ammirazione e decisa tenerezza per il suo soggetto, raro per l’epoca: la Natività. Sul pulvino, la Vergine, con la sua veste solcata da profonde pieghe, veglia con la sua mano protesa sul Bambino in fasce. Accanto alla Madonna si intravede la figura di Giuseppe. Di lato è presente l’Angelo che protegge la Sacra Famiglia e in alto la stella cometa che conduce i Re Magi, rappresentati dall'altro lato del pulvino. Infine, un pastore con le pecore e il suo cane completano la scena.

Dettaglio del pulvino della Natività nel Chiostro di Santa Sofia

Questo presepe, scolpito nello spazio esiguo di un pulvino del Chiostro dell’Abbazia benedettina di Santa Sofia a Benevento, è una scena piena di figure "che non s’era mai vista prima". L'Artista Sconosciuto non trascurò niente, nemmeno una sottile indicazione di Luca Evangelista: “L’Angelo disse ai pastori: troverete un Bambino avvolto in fasce”. Non esiste oggi un Presepe più antico del suo, datato con esattezza al tempo di Giovanni IV, come attestano documenti manoscritti con la sua firma autografa conservati nel Museo del Sannio. La tradizione vuole che nel 1222 sia passato per Benevento San Francesco e che, pur avendo soggiornato e predicato nella Chiesa di San Costanzo, non si possa escludere che si sia soffermato nell’Abbazia longobarda di Santa Sofia davanti al Presepe scolpito pochi decenni prima dal Maestro dei Mesi e ne sia stato ispirato.

Gli Artisti del Chiostro

All’interno del chiostro furono attivi tre diversi autori, convenzionalmente noti come il “Maestro dei Mesi”, il “Maestro dei Draghi” ed il “Maestro della Cavalcata di Elefanti”. Le loro opere, visibili all’ingresso, raccontano storie e allegorie che arricchiscono il patrimonio iconografico del complesso.

Valorizzazione e Iniziative Recenti

Il pulvino della Natività del Chiostro di Santa Sofia è stato al centro di recenti iniziative di valorizzazione. Nel Natale beneventano 2021, tecnologia all’avanguardia, storia dell’arte e simboli della Cristianità si sono incrociati per un evento speciale. L'immagine evocativa della Natività, raffigurata sul pulvino numero uno, è stata riprodotta in stampa 3D e proiettata, attraverso la realtà aumentata, in Piazza Matteotti, proprio davanti alla Chiesa Patrimonio UNESCO. Quest'iniziativa ha rappresentato il primo prodotto di un'azione congiunta di promozione e valorizzazione dei beni culturali, tra tradizione e innovazione.

Le Notti della Natività - Proiezioni 3D sul Palazzo Comunale di Alba

Si è trattato di un esperimento di collaborazione istituzionale tra il Comune di Benevento, la Provincia, Sannio Europa e il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi del Sannio, per porre la ricerca scientifica applicata e la gestione dei beni culturali della città al servizio degli obiettivi prioritari di promozione e valorizzazione. Attraverso la tecnologia applicata al bene culturale, i ricercatori coordinati dal prof. Andrea Cusano dell’Unisannio sono intervenuti con un’accurata e complessa attività di riproduzione. Il pulvino, virtualmente “trasferito” grazie a un sofisticato scanner sul computer, ha preso forma e volume in 3D ed è stato esposto nell’area antistante la Chiesa di Santa Sofia, affiancato da due schermi che hanno ripercorso la minuziosa opera di scannerizzazione e ne hanno rivelato ogni particolare. Il supporto tecnico-scientifico del Centro di optoelettronica e nanofotonica per la salute dell’uomo, emanazione del Cerict (Centro regionale per l’information e communication technology), è stato fondamentale.

Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha commentato: «Le istituzioni del Sannio si raccolgono intorno a un simbolo, per testimoniare concretamente la rilevanza e l’efficacia delle sinergie istituzionali al servizio della ri-nascita del territorio. Natale è ri-nascere. Natività è ri-nascita. I beni culturali al servizio del bene comune». L’assessore alla Cultura Antonella Tartaglia Polcini ha sottolineato gli obiettivi: «Un simbolo di rinascita e un forte messaggio di valorizzazione della ricchezza storica e artistica di Benevento. L’idea è quella di muovere dal particolare per veicolare un messaggio universale, da un elemento decorativo di enorme valore, custodito in uno degli scrigni più preziosi della nostra cultura territoriale, nei luoghi di contesto del complesso monumentale di Santa Sofia, che è patrimonio mondiale dell’umanità».

Iniziative come il convegno di studi tenutosi giovedì 5 maggio 2022 presso il salone Leone XIII del palazzo Arcivescovile di Benevento, dedicato alla “Storia del monastero e della Chiesa di S. Sofia di Benevento” e in ricordo del prof. Carmelo Lepore, testimoniano la continua attenzione e lo studio dedicato a questo inestimabile patrimonio.

Informazioni per la Visita

Il Chiostro di Santa Sofia è parte del Museo del Sannio e accessibile al pubblico. Di seguito le informazioni sui costi dei biglietti:

  • Biglietto intero: € 6.00 (valido due giorni, consente l’accesso al Museo del Sannio, al Chiostro della chiesa di Santa Sofia, al Palazzo Casiello, alla sezione egizia ad Arcos e al Museo dell’Arco di Traiano).
  • Biglietto ridotto: € 4.00 (per l'opzione sopra).
  • Biglietto di ingresso al Museo e al Chiostro: € 4.00.
  • Biglietto ridotto per Museo e Chiostro: € 2.00.
  • Biglietto di ingresso al solo Chiostro: € 2.00.
  • Biglietto ridotto per il solo Chiostro: € 1.00.

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