Il Capitolo 4 del Vangelo di Matteo segna l'apertura del ministero pubblico di Gesù, introducendo eventi fondamentali come la tentazione nel deserto, l'inizio della sua predicazione in Galilea, la chiamata dei primi discepoli e i suoi primi miracoli. Questi eventi sono profondamente interconnessi, ma la narrazione delle tentazioni di Cristo (Mt 4:1-11) rappresenta un momento cruciale che ne definisce lo stile e la missione. Subito dopo essere stato dichiarato Figlio di Dio e Salvatore del mondo al suo battesimo, Gesù fu condotto nel deserto per essere tentato, dimostrando che grandi privilegi e segni speciali del favore divino non escludono nessuno dalla prova.
Il Contesto delle Tentazioni nel Deserto
Il Vangelo di Matteo si apre con l'annotazione: “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo” (Mt 4:1). La prima azione spirituale di Gesù, mossa dallo Spirito Santo subito dopo il battesimo, fu questo faccia a faccia con il tentatore. Non furono visioni celesti, ma la visione della possibilità dell’idolatria e del male che attraversa il proprio cuore.
Il luogo geografico del deserto, inospitale e antitetico all'Eden, è molto eloquente. Da un passo della Sacra Scrittura si può pensare che derivi la credenza ebraica di un certo spirito malefico del deserto chiamato Azazel (cfr. Lv 16, 10 e Tb 8, 3). Così Gesù sarebbe spinto nell’ambito del tentatore. Inoltre, il deserto era stato un luogo di prova per il popolo eletto. Gesù va per uscire vittorioso là dove Israele non aveva potuto far altro che soccombere.
Gesù digiuna per “quaranta giorni e quaranta notti”. Questo atto penitenziale del Signore è ricco di simbolismi: quaranta giorni e quaranta notti durò il castigo del diluvio (cfr. Gn 7, 4); Mosè passò quaranta giorni e quaranta notti nella nube del Sinai senza mangiare né bere, supplicando Dio a favore del popolo (Dt 9, 25) prima che gli fosse consegnata la Legge (cfr. Es 24, 18); anche Elia passò quaranta giorni e quaranta notti senza mangiare né bere, camminando fino al monte Oreb per incontrare il Signore (cfr. 1 Re 19, 8). Soprattutto, per 40 anni Israele dovette vivere nel deserto, tra prove e tentazioni, come castigo dei 40 giorni che aveva dedicato a esplorare la terra per suo conto, senza considerare Dio (cfr. Nm 14, 34).
Il Testo Evangelico
Ecco il brano del Vangelo di Matteo (4:1-11) che narra le tentazioni di Gesù nel deserto:
In quel tempo Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.
Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane».
Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del Tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai».
Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Analisi Dettagliata delle Tre Tentazioni
Nel racconto delle tentazioni, Matteo riassume simbolicamente tutti i problemi con i quali Gesù si confronterà nel corso della sua intera missione. Gesù affronta le tentazioni aderendo fedelmente alla sua realtà umana e creazionale, restando uomo e umano, custodendo il suo cuore di carne. Egli attraversa la tentazione, non la rimuove, accettando di misurarsi con essa in se stesso, senza proiettare l’immagine del nemico su realtà esterne.
La vittoria di Gesù è interiore e spirituale: egli vince ricordando la Parola di Dio. La parola ricordata gli fa ripercorrere il cammino del popolo dopo l’uscita dall’Egitto. Le tentazioni matteane riproducono il cammino di Israele nei quarant’anni nel deserto rinviando, attraverso le tre citazioni del Deuteronomio in bocca a Gesù, a tre episodi fondamentali dell’esodo: la manna e le quaglie (Dt 8,3); Massa e Meriba (Dt 6,16); il vitello d’oro (Dt 6,13).
La Prima Tentazione: Il Pane e il Bisogno Umano (Mt 4:3-4)
Dopo aver digiunato, Gesù ebbe fame, apparentemente privo di ogni aiuto divino e di potere materiale. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane» (Mt 4:3). Qui il diavolo propone a Gesù di usare il proprio potere per saziare il proprio bisogno, mutando le pietre in pane. Questa tentazione mira a spingere Gesù a peccare contro Dio, tentandolo a disperare della bontà di suo Padre e a non fidarsi della sua cura nei suoi confronti. Chi si trova in difficoltà deve raddoppiare la guardia.
Gesù rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4:4). Gesù non sovverte la creazione per soddisfare il proprio bisogno; egli non assolutizza il proprio bisogno, non ne cerca una soddisfazione im-mediata e non cede alla tentazione del miracolo che sopprime la fatica e il sudore del lavoro per trarre dalla terra il pane da mangiare (Gen 3,19). Questa è la battaglia dell’accettare che non si vive solamente di soddisfazioni, ma c’è qualcosa che sazia di più: la volontà del Padre, la missione da compiere. L'uomo deve vivere di ogni parola che esce dalla bocca di Dio, la missione a cui Dio ci ha chiamati. Non si può vivere come degli infantili, pensando solo a soddisfarsi.
La tentazione tendeva a dichiarare superfluo l’umano, a farne a meno, a evitarlo. Gesù dimostra che il necessario è ciò che consente all’uomo di vivere umanamente davanti a Dio, senza tradire la propria umanità e il volto di Dio.
La Seconda Tentazione: Il Miracolo Spettacolare (Mt 4:5-7)
Nella seconda tentazione, il diavolo lo condusse nella città santa, lo pose sul punto più alto del Tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra» (Mt 4:5-6). Qui Satana tenta Cristo a presumere del potere e della protezione del Padre suo, in un punto di sicurezza. Non ci sono estremi più pericolosi della disperazione e della presunzione, soprattutto negli affari della nostra anima.
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo» (Mt 4:7). Gesù rifiuta di fare del tempio lo sgabello della sua affermazione personale, rifiuta la tentazione del prodigioso, dello spettacolare, dello stra-ordinario e non si sottrae al limite del proprio corpo, non impone la propria messianicità alla gente con l’evidenza di una simile ostentazione di forza prodigiosa. Gesù non violenta le coscienze, non le costringe a dargli l’adesione, non piega le Scritture (il Salmo 91 citato dal diavolo) a questo utilizzo “impudico”, tutto volto all’affermazione di sé. Non fa delle Scritture una polizza assicurativa e della fede una garanzia di riuscita personale. Gesù resta nella “castità” e nel rischio di chi accetta incondizionatamente la limitatezza della condizione umana. Questa è la tentazione del successo, dell’affermazione, di avere subito riscontro e risposte, di fronte a cose chiare, dove Dio risponde subito, dove tutto va in maniera efficace.
La vita, invece, prevede anche il fallimento, l’attesa, l’irrisolvibilità. Molte cose si fanno con pazienza, cominciando dal piccolo. L’uomo che ragiona secondo questa logica è un figlio della fretta e dell’ansia, incapace di vivere nella precarietà e nell'indefinizione del reale.
La Terza Tentazione: Il Potere e la Gloria del Mondo (Mt 4:8-10)
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai» (Mt 4:8-9). La gloria del mondo è la tentazione più affascinante per i non pensanti e gli sprovveduti; con essa gli uomini sono più facilmente soggiogati. Questa tentazione mira all'idolatria, l'offerta dei regni del mondo e della loro gloria. Il diavolo propone un do ut des, vantaggiosissimo per Gesù: che sarà mai un gesto di adorazione in cambio di potenza, ricchezza, forza e gloria che resteranno e che scongiurano la morte? In realtà qui abbiamo l’attentato più radicale all’immagine di Dio e alla fede: l’immissione sul mercato del divino.

Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto» (Mt 4:10). Egli respinse la proposta con avversione. Alcune tentazioni sono apertamente malvagie e non vanno semplicemente contrastate, ma respinte subito. È bene essere rapidi e fermi nel resistere alle tentazioni. Se resistiamo al diavolo, egli fuggirà da noi.
Gesù non cede alla tentazione del possesso, del potere, del dominio, non si lascia trascinare dal delirio dell’onnipotenza, dal fascino perverso del “tutto”, non cede alla inebriante hýbris del potere e della gloria. Non si fa Dio, non ambisce il tutto, ma custodisce il senso del limite, dell’unicità di Dio e della distanza rispetto a Lui. La tentazione è qui un miraggio, un abbaglio, un travisamento della realtà che induce a scelte tanto convinte quanto illusorie e ingannevoli. La tentazione è non adesione alla realtà. Come ha ben compreso Dostoevskji nella Leggenda del Grande Inquisitore, al cuore delle tentazioni vi è il problema della libertà. Gesù rifiuta le tentazioni del miracolo, dell’autorità e del mistero, tre elementi che possono essere facilmente usati per manipolare il consenso di una persona, per ergersi a padroni della sua coscienza.
Le tentazioni di Gesù nel deserto (film d'animazione)
La Fede di Gesù e il Modello per il Credente
Gesù, al contrario della coppia originaria che aveva cercato ad ogni costo di diventare "come Dio", e diversamente dagli Ebrei dell'esodo che nel deserto si ribellarono a Dio chiedendo pane, non si lascia vincere dalla tentazione. Affronterà la sua missione in obbedienza al Padre, agendo in tutto e per tutto come un semplice uomo. Il suo potere di Figlio di Dio, che appare con chiarezza nei miracoli, non sarà mai usato per costringere gli altri, né per difendere se stesso. I miracoli saranno gesti di amore, mai di potere o di comodo. Gesù si affida alla parola del Padre, sia quella scritta nella Bibbia, che quella che lo Spirito gli ispira nel cuore, conducendolo passo per passo. In questo ci offre un modello, uno stile a cui ogni cristiano è chiamato a conformarsi.
Tutte e tre le tentazioni mettono in evidenza la sovranità unica e assoluta di Dio nella vita del credente. Dio nella vita del cristiano non può non avere il primo posto. Ma per vincere la tentazione e dare a Dio nella nostra vita il posto che gli spetta è necessario un cammino in salita, un impegno umano, che la tradizione chiama proprio ascesi. Oggi l'ideale della vita è presentato come il facile raggiungimento di ogni desiderio, ma le cose preziose costano sacrificio, e anche la fede non cresce senza impegno, silenzio, ascolto della parola di Dio, preghiera.
Come Gesù, anche noi veniamo tentati dal demonio. Satana si insinua nella nostra vita, nei nostri pensieri, e fa di tutto per allontanarci da Dio e dalla via della salvezza. La vita spirituale è dunque lotta, scontro impegnativo dal quale non possiamo sottrarci e nel quale dobbiamo entrare ben consigliati e fiduciosi nella vittoria. Questo è il motivo per cui la tradizione cristiana ha lungamente scrutato il racconto delle tentazioni, offrendo il commento quasi ad ogni sua parola.
Il diavolo, il dia-bolos, il “divisore”, opera divisione, ci divide: e se ci divide da Dio, essa anzitutto ci divide dalla realtà. Le tentazioni attentano all’umanità di Gesù, dunque al suo essere immagine e somiglianza di Dio. Gesù reagisce custodendo austeramente e con vigore la propria umanità, senza scendere nel subumano e senza innalzarsi nel sovrumano. E così custodisce anche l’immagine di Dio rivelata dalle Scritture e non vi sostituisce una propria immagine “manufatta”.
Papa Francesco spiegava che Satana vuole distogliere Gesù dalla via dell’obbedienza e dell’umiliazione, e portarlo sulla falsa scorciatoia del successo e della gloria. Ma le frecce velenose del diavolo vengono tutte “parate” da Gesù con lo scudo della Parola di Dio che esprime la volontà del Padre. Gesù non dice alcuna parola propria: risponde soltanto con la Parola di Dio. E così il Figlio, pieno della forza dello Spirito Santo, esce vittorioso dal deserto. Il nucleo di ogni tentazione è lasciare in disparte Dio, che, a paragone con tutto ciò che sembra urgente nella nostra vita, è considerato secondario, quando non superfluo o molesto.
Conclusione della Narrazione
Dopo che Gesù ebbe respinto le tentazioni, “allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano” (Mt 4:11). Cristo fu soccorso dopo la tentazione, per incoraggiarci a proseguire nella sua impresa e per incoraggiarci a confidare in lui. Infatti, come sapeva per esperienza cosa significava soffrire essendo tentato, così sapeva cosa significava essere soccorsi essendo tentati. Possiamo aspettarci che non solo si senta a favore del suo popolo tentato, ma che venga loro incontro con un sollievo tempestivo.
Dio dà con ordine e proporzione ciò che il demonio usava come trasgressione. San Josemaría commentava che nel tempo di Quaresima, un tempo in cui ci riconosciamo peccatori e bisognosi di purificazione, c’è posto anche per la gioia. La Quaresima è anche tempo di fortezza e di gaudio, perché la grazia del Signore non può mancare: Dio sarà sempre accanto a noi e manderà i suoi angeli perché siano i nostri compagni di viaggio, i nostri prudenti consiglieri lungo la via, i collaboratori in tutte le nostre imprese.