Tra la seconda metà del XIII secolo e la prima metà del XIV secolo, l'Italia fu teatro di un vasto movimento ereticale che minò le radici del potere costituito, sia religioso che sociale e politico. In questo scenario convulso, in particolare nell'Italia centro-settentrionale, fiorirono movimenti di attesa escatologica, spinti da un profondo desiderio di rinnovamento spirituale e sociale. L'anno 1260, in particolare, fu un periodo cruciale, poiché avrebbe dovuto segnare l'inizio dell'Era dello Spirito secondo le profezie dell'abate Gioacchino da Fiore. In questo contesto di fermento nacque il movimento degli Apostolici, fondato da Gherardo Segarelli e successivamente guidato da Fra Dolcino.

Le Origini del Movimento: Gherardo Segarelli
Vita e Chiamata alla Povertà
Gherardo Segarelli nacque a Segalara, vicino a Ozzano Taro (Parma), nel 1240 circa, probabilmente da una famiglia di bassa estrazione sociale del contado parmense. Il 1260, anno delle flagellazioni di massa che lo lasciarono profondamente colpito, vide Segarelli chiedere di essere ammesso al convento dei Frati Minori di Parma, ma gli fu rifiutato l'ingresso. Decise allora di seguire autonomamente una propria strada di povertà francescana: vendette i suoi averi, donando il ricavato ai poveri, e si lasciò crescere barba e capelli, vestendosi con una tunica grezza, un mantello bianco e dei sandali.
A questo punto, egli iniziò una vita di rinunce ad ogni possesso e di predicazione del messaggio evangelico, esortando alla penitenza. La sua conversione alla povertà trasse probabilmente le sue origini dalla frequentazione della chiesa francescana di Parma, assimilando e meditando sui temi uditi sia dalla predicazione minorita sia da contatti personali. Il suo stile di vita e la sua predicazione fecero subito dei proseliti, e il movimento prese il nome di Ordo Apostolorum, o "Apostolici" (chiamati anche "Minimi"), conducendo una vita a imitazione di Cristo e dei primi apostoli.

I Principi e la Dottrina degli Apostolici
A dir la verità, il movimento degli Apostolici non aveva una vera e propria dottrina complessa: essi non predicavano una nuova interpretazione del Vangelo come i Valdesi, né contestavano il clero corrotto come i Patarini, né erano eretici dualisti come i Catari. Il loro principale riferimento evangelico era il brano degli Atti degli Apostoli (2,44-45): "E tutti quelli che avevano creduto stavano insieme e avevano tutto in comune". Questa dottrina, così semplice e indefinita, dimostra una libera adesione interiore ai precetti evangelici e alla volontà di Dio.
Gli Apostolici conducevano quindi una vita semplice, fatta di digiuni e preghiere, spesso lavorando per guadagnare il cibo o vivendo di carità, e predicando con frequenti richiami al pentimento. Infatti, il loro motto era "Penitentiam agite" (fate penitenza), corrotto poi in "Penitençagite! quia appropinquabit Regnum Coelorum". Segarelli si rifiutò sempre di essere riconosciuto come capo o guida spirituale del movimento, permettendo così anche l'avvento di nuovi capi auto-proclamatisi, come Matteo d'Ancona e Guido Putagio, che portarono scompiglio e divisioni interne.
Ciò che scandalizzò maggiormente la Chiesa fu che il movimento degli Apostolici fosse formato sia da donne che da uomini, i quali conducevano una vita in comune, sebbene non necessariamente con la condanna della castità che caratterizzava i Fratelli del Libero Spirito. La cerimonia di accettazione di nuovi seguaci, sia donne che uomini, prevedeva che si spogliassero nudi in pubblico, perché, come aveva fatto anche San Francesco, essi dovevano "seguire nudi il Cristo nudo". Questa scelta di assoluta povertà e il rifiuto di qualsiasi gerarchia o compromesso con le autorità religiose e istituzionali rappresentavano una critica radicale verso l'ordine costituito e la gerarchia ecclesiastica, per la quale era inconcepibile che semplici laici potessero parlare di Dio senza l'intermediazione ecclesiastica.
La Reazione della Chiesa e la Persecuzione
Condanne Papali e Tentativi di Repressione
Tutto ciò allarmò la Chiesa ufficiale. Già nel 1274, al II Concilio di Lione, Papa Gregorio X (1271-1276) stabilì la proibizione di fondare nuovi movimenti religiosi mendicanti e l'obbligo per quelli esistenti di confluire in organizzazioni ufficialmente approvate dal clero. Poiché gli Apostolici non si adeguarono a queste direttive, furono condannati per due volte da Papa Onorio IV (1285-1287), preoccupato per il diffondersi della "setta": nel 1286 con la bolla papale "Olim felicis recordationis" e nel 1287 con il Concilio di Würzburg.
In seguito a quest'ultima condanna, Segarelli fu imprigionato a Parma, ma fu successivamente rilasciato dal vescovo parmense Obizzo Sanvitali, che sembra fosse un segreto ammiratore di Segarelli e degli Apostolici. Anche il successore di Onorio IV, Papa Niccolò IV (1288-1292), rinnovò nel 1290 la condanna del movimento. Tuttavia, solo nel 1294 Segarelli fu nuovamente messo in prigione, da cui comunque riuscì a fuggire poco dopo. La persecuzione contro la setta fu dura fin da subito: già nel 1294 furono bruciati a Parma i primi quattro Apostolici.
L'Esecuzione di Segarelli
Con l'ascesa di Papa Bonifacio VIII (1294-1303), noto per la sua severità verso i predicatori "irregolari", la situazione degli Apostolici mutò radicalmente. Nell'ottobre 1296, il papa emanò una bolla diretta contro tutti coloro che giravano mendicando e predicando senza autorizzazione, scagliandosi duramente contro i prelati giudicati negligenti nella caccia all'eretico. La bolla sancì definitivamente la classificazione dell'Apostolico come eretico. Nel 1299, un inquisitore domenicano arrivò a Parma per indagare sul fenomeno apostolico. Senza la protezione del vescovo Obizzo, diventato nel frattempo vescovo di Ravenna, Gherardo Segarelli fu catturato e consegnato al braccio secolare.
Il 18 luglio 1300, Gherardo Segarelli fu arso sul rogo a Parma per volere di Papa Bonifacio VIII, ponendo fine alla vita del fondatore di un movimento che aveva tanto scandalizzato la Chiesa.
La Guida di Fra Dolcino e la Radicalizzazione del Movimento
L'Ascesa di Fra Dolcino
Nonostante la morte del fondatore, il movimento degli Apostolici non finì. Il suo successore fu Fra Dolcino, originario probabilmente di Prato Sesia nel novarese. Di lui sappiamo ben poco prima del suo ingresso nel movimento; alcune fonti suggeriscono che fosse un figlio illegittimo di un sacerdote o che fosse stato costretto a fuggire da Vercelli per furto. Dolcino divenne "capo" spirituale e militare, radicalizzando il messaggio originario e trasformando il movimento in una forza scismatica che si poneva in conflitto aperto con la Chiesa Romana.
Dolcino accusava il clero di essere corrotto e Roma di essere "la nuova Babilonia", che aveva tradito l'insegnamento di Cristo. Annunciava una punizione divina per la Chiesa corrotta e profetizzava l'avvento di un regno di pace, giustizia e amore, identificandosi a volte con il "nuovo grande Federico II" o un santo che doveva ancora venire, su cui avevano riposto molte speranze anche i Ghibellini italiani. Le profezie di Gioacchino da Fiore, con la divisione del tempo in tre età (Padre, Figlio e Spirito Santo), divennero un elemento centrale della sua "teologia", rafforzando la convinzione che Dio fosse con gli Apostolici e che la vittoria fosse vicina.
L’anticristo e l’Islam nelle profezie di Gioacchino da fiore
La Campagna Militare in Valsesia
Dal 1305 al 1307, Fra Dolcino guidò una vera e propria guerriglia che coinvolse le masse contadine della Valsesia e del Biellese, spinte dalla speranza nell'avvento di una nuova giustizia, una nuova Chiesa e una nuova società. Gli Apostolici, radunando un esercito di fedeli (alcune fonti parlano addirittura di 4000 ribelli), si rifugiarono prima sulle pendici della Cima Balme, poi sul Monte Parete Calva (l'attuale Monte Rubello), trasformando la loro resistenza in una lotta armata.
Per sopravvivere, compivano scorrerie per saccheggiare e rubare nei villaggi sottostanti, giustificando tali azioni con la convinzione che Dio li avrebbe aiutati a raggiungere i loro scopi. Questo portò a drammatici episodi di violenza e, secondo alcune fonti ostili, persino di cannibalismo, sebbene quest'ultima accusa sia stata spesso usata dalla storiografia tradizionale per demonizzare il movimento.

La Fine di Dolcino e del Suo Movimento
Le autorità ecclesiastiche e politiche non tollerarono questa minaccia. Nel 1307, le milizie del vescovo Ranieri di Vercelli e di Novara, sostenute da un'ampia crociata indetta da Papa Clemente V (1305-1314) e da altre milizie mercenarie, sferrarono l'attacco decisivo. La battaglia infuriò nella piana di Stavello e gli Apostolici, stremati dalla fame e dal freddo, furono sopraffatti. Il 1° giugno 1307, Dolcino e la sua compagna e luogotenente, Margherita di Trento, furono catturati vivi insieme ad altri 150 prigionieri.
L'epilogo fu cruento. Dolcino e Margherita furono condotti a Vercelli e, dopo atroci torture, furono arsi sul rogo in un luogo appositamente scelto per essere ben visibile a tutti, come monito. Sebbene la storiografia tradizionale abbia spesso voluto rappresentare Dolcino come un sanguinario capo guerrigliero, il suo sacrificio e quello dei suoi seguaci rimase un simbolo di resistenza. Nonostante la loro morte atroce, il movimento apostolico non si estinse immediatamente, subendo l'ultima condanna ufficiale al Concilio di Narbona del 1374, sebbene i "Dolcini" continuarono a esistere clandestinamente, specie in Germania.
Contesto Teologico e Paralleli
Influenza di Gioacchino da Fiore e degli Spirituali Francescani
L'atmosfera del XIII secolo era profondamente influenzata dalle profezie di Gioacchino da Fiore, che divise la storia in tre ere, con il 1260 che avrebbe dovuto segnare l'inizio dell'Era dello Spirito, caratterizzata da un nuovo ordine di monaci perfetti nella totale povertà. La dottrina di Gherardo Segarelli, pur non essendo formalmente gioachimita, si inscriveva in questa attesa escatologica, predicando la penitenza in funzione dell'avvicinarsi del regno dei cieli.
In questo periodo, anche l'ordine fondato da Francesco d'Assisi si divise tra "conventuali" e "spirituali". Questi ultimi, rifacendosi a Gioacchino da Fiore, vedevano in Francesco l'inizio di una nuova era dello Spirito, vivendo in estrema povertà e senza fissa dimora, seguendo alla lettera la Regola dettata da Francesco alla luce del suo testamento. La corrente più rigorista dei Frati Minori, i cosiddetti Fraticelli ribelli, si diffuse in diverse regioni, inclusa la Marca, ruotando attorno a figure come Pietro da Macerata (Fra Liberato) e Pietro da Fossombrone (Angelo del Chiarino o Clareno).
Sebbene i Fraticelli marchigiani adottassero una radicalità pauperistica simile, la loro fu principalmente una resistenza passiva, con rituali più individuali e un'adesione interiore ai precetti. Il movimento degli Apostolici, invece, soprattutto sotto Dolcino, divenne un fenomeno di resistenza armata e attiva, distinguendosi per la sua veemenza e il suo impatto sociale.
Confronto con Altri Movimenti Ereticali
Il movimento degli Apostolici si distingue da altre eresie del tempo. Non predicavano una nuova interpretazione del Vangelo come i Valdesi, né contestavano solo il clero corrotto come i Patarini, né erano eretici dualisti come i Catari. La loro "eresia" risiedeva principalmente nella disobbedienza all'autorità ecclesiastica, nel rifiuto dell'intermediazione del clero e nella scelta di una povertà radicale e comunitaria, spesso includendo donne in un ruolo attivo e non subordinato, cosa considerata scandalosa dalla Chiesa.
L'Eredità e l'Attualità degli Apostolici
La Memoria Storica
L'eredità di Gherardo Segarelli e Fra Dolcino non si è spenta con la loro morte. La loro vicenda ha continuato a risuonare nei secoli. A seicento anni dal rogo di Dolcino, l'11 agosto 1907, su esplicita richiesta del movimento operaio socialista del Biellese, fu eretto un obelisco di dodici metri sul monte Massaro, alla presenza di oltre 10.000 persone, per lo più operai biellesi e della Valsesia. Nel 1927, l'obelisco fu abbattuto a cannonate dai clerico-fascisti, testimonianza della sua forza simbolica e della continua paura che esso evocava.
Più tardi, la vicenda degli Apostolici si è legata anche alla storia della Resistenza partigiana in quelle zone di montagna. Nel 1974, a seicento anni dall'ultima condanna ufficiale degli Apostolici (Sinodo di Narbona, 1374), fu inaugurato il cippo a Fra Dolcino sui ruderi dell'obelisco abbattuto. A questa iniziativa parteciparono figure di spicco come Cino Moscatelli, comandante partigiano, Dario Fo e Franca Rame; in quell'occasione nacque il Centro Studi Dolciniani. Nel 1988, la sinistra indipendente di Novara propose di erigere una statua a Fra Dolcino nella centralissima piazza Martiri, al posto di quella a Vittorio Emanuele II, come provocazione e per far conoscere le vicende dolciniane.

Il Messaggio Attuale
L'utopia dolciniana (dal greco hairesis, "scelta", e utopia, "non luogo") non ci parla di un "luogo che non c'è", ma di un "luogo che non c'è ancora". Qualcosa del sogno utopico di Gherardo Segarelli e Fra Dolcino è rimasto e non va rigettato, tanto meno dimenticato. Nessuna disillusione deve indurre a rinunciare a credere che "un mondo migliore è possibile" e alla speranza di cambiare le cose e le regole del gioco. Perciò, nel grande marasma della modernità e di questo secolo, c'è chi pensa come unica possibilità dell'agire politico e sociale che occorra rovesciare la logica dei valori dati.
La loro "resistenza" radicale alla logica dei valori dati, la ricerca di una chiesa povera, estranea alle ricchezze e al potere, il tentativo di recuperare il messaggio evangelico in un piano puramente spirituale e la comunità dei beni, sono temi che continuano a risuonare e a ispirare il dibattito contemporaneo sull'uguaglianza, la giustizia sociale e la critica all'ordine costituito.
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